Le fioriture in primavera

Quali piante fioriscono in primavera? Ecco alcuni esempi: Violaciocca gialla (Erysimum cheiri), Raponzolo con foglie di scorzonera (Phyteuma scorzonerifolium), Cinquefoglia eretta (Potentilla erecta), Malva (Malva sylvestris), Barba di becco violetta (Tragopogon porrifolius), Ravastrello marittimo (Cakile maritima), Salsola erba cali (Salsola kali), Anemone dei fiorai (Anemone coronaria), Farinello comune (Chenopodium album), Iva strisciante (Ajuga reptans)...

Violaciocca gialla

Erysimum cheiri

Fusto lignificato, ramoso dalla base, talvolta con ramifusto a candelabro; tunica assente. Foglie 20-30 ravvicinate (lunghe 1.3-1.5 volte l'internodo soprastante), raramente con fascetti ascellari; lamina ovato-allungata a lineare (4-10 X 27-100-meri), intera (raramente una coppia di dentelli in ⅓ superiori), acuta o acuminata. Inflorescenza generalmente 7-15 flora, indivisa, scarsamente allungata dopo l'antesi, con fiori a forte profumo di vaniglia; peduncoli 5-7 (fruttificazione 8-10) mm; sepali oblanceolati a lineari-spatolati (2-3 X 8-10 mm), spesso tinti di violaceo; petali spatolati (5-7 X 12-20 mm), giallo-scuri a bruno-aranciati e raramente fino a bruno-violetti; silique subparallele, decisamente ristrette alla base, bicompresse (2.8-4 X 45-65 mm); stilo 1.8-2.8 mm; stimma smarginato a bilobo.
Nota - Si tratta di una stirpe ottenuta attraverso la coltura da specie endemiche nel bacino Egeo, nota già nel Medioevo (forse anche prima) e naturalizzata in tutto il territorio; va comunque considerata un elemento non spontaneo nella nostra flora.

Raponzolo con foglie di scorzonera

Phyteuma scorzonerifolium

Simile a Sp. Phyteuma zahlbruckneri, ma foglie basali (alla fior, generalmente scomparse) con lamina insensibilmente attenuata nel picciolo, senza distinzione chiara fra l'u-na e l'altro; foglie inferiori seghettate, con denti più o meno spaziati; foglie med. e superiori spesso con margine intero; inflor. molto allungata, spesso interrotta; corolla più chiara.SubendementeAlpi Occid. dal L. di Como alla Lig. ed App. Sett. fino all'alta Val Tiberina: R; segnalato pure sulle A. Apuane e M. Amiata, va invece eliminato dalle Alpi Or. Anche sulle vicine montagne della Svizzera e Francia.

Cinquefoglia eretta

Potentilla erecta

Rizoma legnoso grosso; fusti eretti o ascendenti, ramosi con pelosità scarsa. Foglie basali scomparse alla fioritura, le cauline sessili con 5 segmenti palmati, obcuneati, i maggiori di 1 X 2 cm, con 2-3 denti per lato. Fiori 4-meri in cime fogliose; petali gialli, obcordato-retusi (2.5 X 2.5 mm), generalmente con macchia basale gialla.
Variabilità - Statura, portamento, pelosità, lunghezza dei piccioli, peduncoli e petali, aspetto delle stipole e dei segmenti fogliari sono caratteri incostanti; anche il numero dei petali varia da 4 a 3-6. Si tratta di specie normalmente sessuale senza tendenza a segregare tipi elementari.

Malva

Malva sylvestris

Fusti tenaci legnosi alla base, generalmente prostrato-diffusi o ascendenti, striati, ispidi. Foglie con picciolo di 3-7 cm e lamina a contorno circolare o pentagonale (diametro 2-4 cm), con 5 lobi arrotondati, margine dentellato, base cuoriforme con sinus di 2-7 mm Fiori appaiati all'ascella delle foglie superiori; peduncoli 1-2 cm; sepali 5 mm; segmenti dell'epicalice con facce pelose, densamente cigliati sul bordo; petali rosei con (generalmente 3) strie violacee longitudinali, spatolato-bilobi (8-10 X 20-22, raramente 12-30 mm); mericarpi glabri o pubescenti, appiattiti e reticolati sul dorso.
Variabilità - Pelosità (anche per la presenza di peli stellati), forma delle foglie e dimensioni dei petali sono caratteri incostanti.
Confusione - Cfr. Sp. Lavatera cretica.

Barba di becco violetta

Tragopogon porrifolius

Fusto glauco (!). Radice verticale legnosa; scapo eretto. Foglie basali lineari 0.5 X 10-15 cm, strettamente conduplicate, ragnatelose sul margine: foglie cauline con guaina amplessicaule (2X3 cm) e lamina abbreviata (4-10 cm). Capolino (diametro 6-7 cm) su un peduncolo ingrossato (4-5 e fino a 10 mm); squame 2.5-4 cm; corolla bruno-violacea, 23-26 mm; frutti 6-8 cm (compreso il becco ed il pappo).
Nota - Piante con fusti più gracili e foglie sottili, fiori generalmente superanti le squame ed acheni lunghi (compreso il becco ed il pappo), 4-5.5 cm sono state descritte come T. eriospermus Ten. Esse si presentano sporadicamente nella Penisola e forse possono venire interpretate come una sottospecie distinta, endemica.

Ravastrello marittimo

Cakile maritima

Pianta succulenta (!). Fusti ascendenti o prostrati, flaccidi, glabri. Racemi brevi, con fiori addensati (diametro 1 cm); sepali giallo-verdastri di 5 mm; petali spatolati, con unghia di 4 mm e lembo rifiatino di 4x5 mm; siliqua (15-20 mm) formata da 2 articoli sovrapposti, l'inferiore più meno rombico, il superiore conico.

Salsola erba cali

Salsola kali

Fusto prostrato o eretto con rami patenti e portamento a pulvino. Foglie inferiori opposte, patenti. Perianzio di 5 (4) tepali liberi# antere appena sporgenti.

  • Sinonimi accettati: Kali soda Moench, non (L.) Scop., Kali turgidum (Dumort.) Gutermann, Salsola turgida Dumort.
  • Fioritura: da maggio fino ad agosto
  • Sistema Raunkiær: Terofite (T) - Scapose (T scap)
  • Formula fiorale: * P 3-5, A 2-5, G (2) (supero)

Anemone dei fiorai

Anemone coronaria

Fusti eretti, ingrossati, flessuosi. Foglie basali bipennate, divise in lacinie lineari; foglie cauline formanti un involucro poco sotto del fiore con base allargata-bratteiforme e bordo sfrangiato. Fiori (diam. 3.5-6.5 cm) di regola con 6-8 petali ellittici o subrotondi; antere blu-violette. Il colore dei petali nelle forme selvatiche è per lo più violetto o rosso-violetto con tendenza in singoli individui a sbiancare; questo tipo (var. cyanea Risso) prevale sul versante adriatico ed in Sicilia; nell'area occidentale sono invece frequenti popolazioni a fiori rosso o purpureo (var. phoenicea Jordan). Anche la forma dei petali varia molto, dalla normale (ellittica o subrotonda) a più o meno dentata o irregolarm. lobata, cuoriforme, oppure ristretta o carenata; si conoscono pure forme a petali acuti, brevi e stretti oppure con fiori pieno. Non pare che tutte queste variazioni possano esser fissate in tipi con reale valore tassonomico. In generale si ammette che Sp. Anemone coronaria sia originaria dal Medio Oriente, però la sua introduzione in Italia, almeno per quanto riguarda la forma a fiori violetto infestante le colture è certo assai antica (archeofita); nell'It. Centr. si presenta vicino alle rovine etrusche di Fesulae, Cures, Tibur (Montelucci in litt.), il che testimonia un'antica introduzione; le colonie sparse nell'It. Sett. (spesso effìmere) sono invece probabilm. più recenti e derivate da ceppi coltivati per ornamento a partire dal secolo XVI.

Farinello comune

Chenopodium album

Fusto eretto, semplice o ramificato, striato, glabro ed un po' glauco, sparsamente farinoso soprattutto in alto. Foglie alterne, le maggiori lungamente (2-4 cm) picciolate, lanceolate (2.5-5 X 5-9 cm), con base progressivamente ristretta nel picciolo e 3-6 denti grossolani, poco differenti fra loro per lato; foglie minori (3-4 cm) lanceolate, subintere; lamina farinosa, soprattutto di sotto. Inflorescenza fogliosa in basso; glomeruli (diametro 3 mm) con parecchi fiori verdastri di 1.5 mm; frutto verdastro diametro più o meno 1.5 mm, avvolgente un solo seme nero, lucido diametro 1.2-1.6 mm.

Iva strisciante

Ajuga reptans

Fusti fioriferi eretti, alternativamente lanosi in alto, alla base con lunghi (1-3 dm) stoloni striscianti e radicanti ai nodi. Foglie basali spatolate, crenate (2-4 x 8-12 cm), con picciolo lungo quanto la lamina; foglia cauline subsessili (1.5-2 x 3-4 , cm). Inflorescenza generalmente densa; brattee fogliacee, non colorate, le superiori minori dei fiori; calice 4-6 mm con denti lunghi quanto il tubo; corolla azzurro-violetta venata di bianco, con tubo pubescente di 9-10 mm, labbro superiori nullo, labbro inferiori di 6 mm; stami emergenti dal tubo.
Variabilità - Sporadicamente si presentano individui privi di stoloni, che potrebbero esser confusi con Sp. Ajuga genevensis, da cui si distinguono tuttavia per la caratteristica pubescenza sulle facce opposte ad internodi alterni.

Eliantemo irto

Helianthemum hirtum

Fusti legnosi a corteccia scura, i fiorali bianco-tomentosi. Foglie strettamente lanceolate 1-1.5 X 7-9 mm, le inferiori fino a 4 X 13 mm, subglabre di sopra, grigio-tomentose di sotto; stipole lesiniformi 2-4 mm. Peli (5-6 mm) con setole patenti lunghe fino ad 1 mm; petali bianchi e gialli (7-9 mm).

Garofano di Balbis

Dianthus balbisii

Assieme a Sp. Dianthus carthusianorum, che è più nettamente differenziato, rappresentano le specie con fiori riuniti in denso fascetto apicale. Si tratta di piante poco frequenti, che mostrano tendenza a segregare stirpi locali, e la cui sistemazione va considerata ancora provvisoria. Nella Flora Europaea queste specie sono riunite sotto il binomio «D. ferrugineus», che in senso stretto (cfr. Lacaita, cit.) va limitato a Sp. Dianthus ferrugineus: questo ha procurato una notevole confusione anche dal punto di vista nomenclaturale.

Borsa del pastore

Capsella bursa-pastoris

Fusti eretti, glabri o poco pelosi. Foglie basali in rosetta a contorno spatolato (0.5-2 X 3-10 cm), irregolarmente pennato-partite, le cauline progressivamente intere a sagittato-amplessicauli. Racemo allungato; sepali verdastri di 1-2 mm; petali di 2-3 mm, bianchi; siliquetta triangolare, all'apice troncato-retusa di 4-6 mm, stilo persistente di 0.5 mm; peduncoli patenti di 0.5-2 cm. Variab. - Forma delle foglie, colore dei fiori, portamento, aspetto del fr. sono estremamente variabili e per la diffusa autogamia tendono a fissarsi nelle popolazioni naturali.

Ortica membranosa

Urtica membranacea

Pianta monoica (!). Fusti scanalati ascendenti. Foglie con picciolo lungo circa quanto la lamina, questa ovata (15-25 x 18-30 mm), con base cordata e 8-15 denti per lato; stipole 2. Racemi unisessuali, i femminili maggiori della foglia ascellante, arcuato-eretti, i maschili con asse appiattito.
Variabilità - A volte i racemi presentano commisti fiori dei due sessi ed asse non appiattito.

Grespino spinoso

Sonchus asper

Fusto robusto, poco ramoso; foglie spesse, pungenti, generalmente lucide di sopra; orecchiette avvolgenti il fusto ed arrotolate a chiocciola; capolini in cime ombrelliformi, raramente fioccosi alla base; acheni 1 X 2.5 mm, obovato-ellittici, bruscamente ristretti all'apice, con 3 coste longitudinali marcate, ma per il resto lisci.

Mazza d'oro comune

Lysimachia vulgaris

Fusto eretto, pubescente, scanalato, spesso ampiamente ramoso. Foglie con picciolo di 1-2 cm e lamina lanceolata (2-3 X 7-12 cm) ovvero oblanceolata (fino a 4 X 12-14 cm), glabra e lucida di sopra, più chiara e pubescente sui nervi di sotto; margine intero ondulato; nervature reticolate. Fiori (diametro 1.5 cm) in pannocchie piramidali alla base fogliose, in alto con brattee lineari; peduncoli con densi peli semplici e ghiandolari; calice con lacinie acute, bordate di rosso, 1 x 3-4 mm; corolla gialla, con tubo brevissimo e segmenti ellittici (5 X 10 mm); stami saldati su ½; capsula subsferica (4-6 mm) con stilo presto caduco.
Eurasiatica.
Settentrione e Centro, Corsica: C; ancora provincia Potenza, sul Pollino e Sicilia a Spaccaforno.
Variabilità - In relazione all'habitat palustre è specie piuttosto polimorfa. Normalmente essa cresce negli ambienti in fase d'interramento, nella vegetazione a Phragmites e nelle fasi di consolidamento ad Agrostis stolonifera; sporadicamente può mantenersi anche nelle boscaglie ripariali. In genere la pianta radica su fango, talora anche ricoperto da un velo d'acqua. In condizioni ecologiche particolari (stazioni inondate) può sviluppare stoloni epigei lunghi fino a qualche metro; in Germania è stata pure osservata una forma submersa Gliick del tutto glabra, sterile e con foglia pellucide.

Mirto

Myrtus communis

Pianta con profumo aromatico resinoso (terpeni) (!). Arbusto sempreverde con corteccia rosea a frattura longitudinale, desquamante in fascetti fibrosi; rami opposti. Foglia opposte, coriacee, sessili; lamina lanceolata o ellittica (8-11 X 20-24, raramente 12 x 32 mm). Fiori solitari o appaiati al fascio delle foglie; peduncoli 12-18 mm; petali bianchi, subrotondi (7 mm); bacca ellissoide o subsferica (6-9 mm), sormontata dai rudimenti del calice.
Variabilità - Forma e dimensioni delle foglie sono caratteri incostanti: le misure date nella nostra descrizione sono quelle normali delle piante selvatiche, però si trovano spesso singoli rami oppure anche interi individui con foglie di dimensioni maggiori o minori. Tipi macrofilli e con petali pure maggiori (diametro 8-12 mm) sono stati descritti già dal Linneo come var. romana L. e var. baetica L., però rappresentano solo stati individuali. Il frutto è di regola alla maturità di un azzurro-nerastro, a volte però (almeno in parte) biancastro o screziato. Maggior valore viene attribuita alla subsp. tarentina (L.) Arcang., che si differenzia per le foglie di 4-6 X 10-15 mm, addensate (portamento simile a quello del Tasso) e la bacca sferica: essa è segnalata in Corsica, Sardegna (S. Rocco di Pula), provincia Firenze, Capri, Napoli e Gallipoli, però forse solo come relitto di antiche colture. Il Mirto è uno dei principali componenti della macchia mediterranea, nella quale caratterizza gli aspetti più aridi e termofili; è distribuito soprattutto lungo le coste, con decisa preferenza per quelle occidentali.

Sonaglini minori

Briza minor

Fusti gracili, fascicolati. Foglie con lamina larga fino a 8 mm; ligula acuta lunga 5-10 mm. Pannocchia piramidale, ampia e multiflora, assai densa; spighette 5-7flore, tremolanti, lunghe 3-4 mm.
Nota - Molto frequente nella zona mediterranea, ai margini della quale però il suo areale si interrompe abbastanza bruscamente; le segnalazioni di Sp. Briza minor nell'Italia Settentrionale si riferiscono spesso ad avventiziati transeunti (questa specie infatti viene spesso usata come ornamentale per mazzi o composizioni di fiori secchi).

Costolina giuncolina

Hypochaeris radicata

Rizoma legnoso ingrossato; scapi eretti, glauchi, scarsamente ramosi in alto, glabri, con sparse brattee di 1 X 3 mm Foglie tutte in rosetta, a contorno spatolato (1.5-2 X 5-10 cm), pennato-lobate o pennatifide, cigliate. Capolini terminali (2-4 cm); involucro cilindrico; fiori gialli; pappo (1 cm) con setole esterne più brevi.
Il polimorfismo della specie attende uno studio esauriente. Negli ambienti collinari dell'Italia Settentrionale e Centrale è diffuso un tipo (corrispondente al medioeuropeo) di dimensioni maggiori, con involucro lungo 15-25 mm, acheni (6 mm) con becco lungo 2 volte tanto (raramente gli acheni periferici a becco abbreviato). Nell'Abruzzo, Italia Meridionale e Sicilia questo è sostituito completamente da piante a capolini minori (involucro di 8 X 10-12 mm) con acheni di 3.5-4 mm, dei quali solo gli interni con becco lungo 2-3 volte tanto, gli esterni senza becco; esso può esser indicato come la subsp. neapolitana (DC.) Guadagno (= H. neapolitana DC; H. tenoni Guss.). Sulle spiagge adriatiche infine Sp. Hypochaeris radicata si presenta in individui a capolini grandi con acheni di 6 mm e becco breve (5 mm) che forse vanno riferiti ad un tipo speciale (confuso con Sp. Leontodon autumnalis) che ha scapi verdi anziché glauchi.

Orchide a farfalla

Anacamptis papilionacea

Fusto eretto con 2-8 foglie basali eretto-patenti, lineari-lanceolate, e 2-5 foglie caulinari, guainanti, le superiori bratteiformi, spesso arrossate. Inflorescenza di solito ovoide, lassa e pauciflora, talvolta però cilindrica e abbastanza densa, con 2-12 fiori; brattee lunghe come o più dell'ovario. Sepali e petali rosso-bruni con nervature molto evidenti, più o meno conniventi a formare un casco allargato; labello intero, ristretto alla base e con margini rialzati più o meno profondamente incisi, di forma e dimensioni assai variabili, di solito di colore roseo uniforme o biancastro con linee e punti porporini divergenti a ventaglio, spesso più chiaro alla base; sperone alquanto sottile, conico, lungo più o meno come l'ovario, arcuato verso il basso.
Garighe, prati magri, boschi chiari.
Nota - Specie polimorfa, da alcuni Autori suddivisa in diverse varianti o sottospecie, in particolare la subsp. papilionacea a labello con colore uniforme e fiori medi, e la subsp. grandiflora (Boiss.) Kreutz, a fiori grandi e labello striato; recenti ricerche su materiale genetico portano a escludere, almeno per le popolazioni italiane, una differenziazione a livello intraspecifico.

Radicchio raggiato

Hyoseris radiata

Radice grossa, robusta, portante una rosetta di foglia pennatosette (2-2.5 X 10-14 cm) con 7-8 segmenti per lato (dalla base verso l'alto progressivamente ingranditi) e picciolo lungo ⅛-⅕ della lamina; peli ispidi patenti presenti almeno sulla rachide. Scapi eretti, più o meno ispidi, afilli e indivisi. Capolini (diametro 4-4.5 cm) 20-60 fiori e più: involucro cilindrico-campanulato diametro 7-8 mm, formato da 5-8 squame lanceolate, rinforzate da 3 squamette esterne lunghe ⅓: fiori gialli, gli esterni con ligula di 3-4.5 X 15-17 mm, inferiormente verdastra e spesso arrossata, gli interni progressivamente minori ed interamente gialli; acheni periferici cilindrico-angolosi, sterili.
Variabilità - La pelosità mostra variazioni saltuarie (come del resto in tutte le specie nostrane di questo genere): individui ispidi ed altri del tutto glabri possono venire incontrati nella stessa popolazione; le foglia tuttavia sono quasi sempre ispide almeno sulla pagina inferiore attorno alla nervatura centrale i segmenti fogliari sono spesso diretti verso il basso e si ricoprono parzialmente, i maggiori hanno forma irregolarmente triangolare con un dente sul lato superiori ed 1-2 denti sull'inferiore, però anche a questo proposito esiste una elevata variabilità individuale. Popolazioni con foglie quasi del tutto glabre e segmenti laterali interi, con apice arrotondato, osservati in ambienti litorali della Sardegna ed a Pantelleria (forse anche sulle coste tirreniche della Penisola) hanno aspetto molto caratteristico e sono state indicate come H. lucida L., ma è poco verosimile che si tratti di specie distinta.

Centauro giallo

Blackstonia perfoliata

Pianta glabra e glauca (!). Fusti eretti o ginocchiati, ramosi in alto. Foglie basali lanceolate (6 X 12 mm) a ovate, le mediane triangolari-acuminate (8-14 X 15-26 mm), generalmente lunghe ⅙-⅓ degli internodi. Fiori su peduncoli di 2-4 cm; calice quasi completamente diviso in lacinie lesiniformi di 1 X 9-10 mm; corolla gialla (diametro 10-15 mm) ad imbuto, con (6-)7-8 lacinie di 4 X 8 mm; capsula ellissoide, 6-10 mm.

Romice crespo

Rumex crispus

Erba perenne con breve rizoma verticale, a fusti eretti, robusti, 30-100 cm, glabri, angolosi, semplici o famosi. Foglie basali lungamente picciolate, con lembo lanceolato o oblungo-lanceolato, fino a 12 x 4 cm, glabro, ondulato-crespato al margine; le caulinari progressivamente decrescenti fino a lineari-lanceolate, attenuate alla base. Fiori ermafroditi o unisessuali in densi verticillastri multiflori, disposti in spicastri terminali, fogliosi alla base, formanti una pannocchia lassa. Sepali esterni patenti, lineari-lanceolati. Valve fruttifere cordate e subtriangolari, 3,5-5 x 4 mm, reticolate, brevemente pedicellate. Acheni ovato-trigoni, 2,5-3 mm, lucenti, lisci, bruni.

Euforbia marittima

Euphorbia paralias

Suffrutice a fusti eretti, 20-60 cm, glabri, glauchi, densamente fogliosi. Foglie sparse, sessili, coriacee, da lineari-acute in basso a oblungo-ellittiche in alto, 0,5-3 x 0,3-1,5 cm, un poco concave superiormente. Brattee cordato-ovali, acute, le fiorali cordato-reniformi, apicolate. Ombrella di 5(6) raggi, più volte dicotomi. Glandule 4, gialle o brune, arcuato-ellittiche. Capsula globosa, 3-5 x 4,5-6 mm, un poco depressa superiormente, profondamente trisolcata, granulata al dorso. Semi ovoideo-globosi, lisci, bianco-cenerini.

Viperina delle spiagge

Echium sabulicola

Camomilla marittima

Anthemis maritima

Pianta aromatica (!). Pianta glabra o quasi con fusto prostrato-ascendenti, fogliosi fino a ⅔ almeno. Foglie punteggiato-ghiandolari di sotto, le basali (2-4 cm) 2pennato-sette con lacinie di 1 X 3 mm; foglie cau-line (1-2 cm) con rachide allargato (1.5-2 mm) e 2-4 denti divergenti per lato; apice generalmente ottuso. Capolini (diam. 1.5-3 cm) su peduncoli sottili; squame acute a margine chiaro; pagliette brevemente mucronate; fiori periferici ligulati con ligule ovate (3.5-5 X 5-7 mm) generalmente ripiegate verso il basso; fiori centrali tubulosi gialli; acheni 2-2.5 mm, denticolati all'apice. Con Sp. Anthemis secundiramea, che però è pianta annua, non aromatica, generalmente con capolini rivolti tutti dalla stessa parte e su peduncoli ingrossati. Tuttavia non è certo che Sp. Anthemis maritima sia sempre perenne: sulle spiagge, dove il dinamismo del substrato è intensissimo, è possibile che anche individui dell'annata raggiungano la fioritura. Probabilmente va qui riferita anche A. aeolica Lojac. delle coste siciliane, che si differenzia per essere annua, con fusto elevati e fogliosi fino ai capolini e foglie più completamente divise.

Piantaggine maggiore

Plantago major

Foglie tutte in rosetta, presenti tutto l'anno; picciuolo lungo 0.3-1.2 volte la lamina, scanalato di sopra ed alato, soprattutto in basso; lamina ovale (3-8 X 4-12 cm) appressata al suolo, irregolarm. dentata, soprattutto alla base, ottusa o arrotondata all'apice. Scapi eretti, angolosi, generalmente pubescenti; spiga lineare (5-12 cm) generalmente interrotta alla base; brattee ovali 1.5-1.7 mm; corolla con lobi di 0.4 X 0.8-0.9 mm; antere 0.6-0.8 mm.

  • Fioritura: da marzo fino a settembre
  • Sistema Raunkiær: Emicriptofite (H) - Rosulate (H ros)
  • Formula fiorale: X oppure *, K (4-5), [C (2+3) oppure (4), A 2+2 oppure 2] G (2), (supero), capsula

Erba perla rupestre

Moltkia suffruticosa

Fusto legnoso contorto diviso in numerosi rami fioriferi nutanti o ascendenti, indivisi fino all'inflor.; peli eretto-appressati di 0.6-1 mm Foglie lineari lunghe 3-6 cm, le inferiori larghe meno di 1 mm, le superiori 1.7-2.5 mm; lamina verde-scura di sopra, chiara di sotto. Cime dense con foglie bratteali; calice con denti lineari (1 X 4-5 mm), saldati fra loro solo alla base; corolla violetto-cerulea con tubo di 10 mm e lobi di 3 mm; stilo sporgente di 3-4 mm; mericarpi ovoidi, ricurvi (3 mm).EndementePrealpi Ven. sul M. Grappa e Vicentino e Alpi Apuane: R.Moltke J. G. (f 1818), fondatore del Museo di Storia Naturale a Kopenhagen.

Cicerchia annuale

Lathyrus annuus

Fusti scandenti, con ali di 1-1.5 mm Foglie inferiori con picciolo alato ed 1 coppia di segmenti lineari (6-11 X 50-75 mm), acuti ed aristulati, le superiori più sottili; cirro presente; stipole lineari (0.3-1 X 10-16 mm). Racemo 1(-3) floro con asse minore delle foglie; calice con tubo di 4 mm e denti triangolari di 4 mm; corolla gialla o giallo-aranciata 12-15 mm; legume 1 X 5 cm.

Forasacco peloso

Bromus hordeaceus

Nontiscordardimè a fiori piccoli

Myosotis stricta

Simile a Sp. Myosotis speluncicola, ma più robusta; asse dell'inflorescenza con peli patenti, eretto-patenti ed appressati; fiori ravvicinati; calice non caduco, con peli diritti e peli uncinati; nucule senza piega longitudinale.

Becco di gru aromatico

Erodium moschatum

Erba annua, talora bienne, con caule eretto (30-60 cm), ascendente o decombente, raramente acaule, glanduloso-pubescente. Foglie picciolate, le inferiori assai allungate, pennatosettc con pinne ovali, dentate o inciso-dentate, pubescenti-glandulose. Brattee infiorescenziali ovali, bianchicce, ciliate. Fiori in ombrella di 6-10 fiori. Calice formato da 5 sepali ovali-ellittici, 6-10 mm, mucronati e pubescenti-glandulosi. Petali violacei o porporini, 6-10 mm, subeguali. Mericarpi 5-6,5 mm, con peli eretti, patenti, abbondanti. Foveola glandulosa come il solco infra-faveolare. Arista del frutto 3-4,5 cm.

Cisto bianco

Cistus salviifolius

Carota selvatica

Daucus carota

Erba annua o bienne a fusti eretti (30-100 cm), rugosi, irsuti o glabrescenti in alto. Foglie inferiori guainanti alla base, a lamina triangolare-acuta, bi-tripennatosette, con segmenti e lobi lanceolato-acuti. Infiorescenze terminali o laterali, 5-10 cm di diametro e piane all’antesi, convesse alla fruttificazione. Brattee setacee, trifide o pennatosette, a segmenti lineari. Bratteole lineari più lunghe dei pedicelli. Petali bianchi, gli esterni vessilliferi. Acheni 2-3,2 mm, con aculei non o poco confluenti alla base. Linee intercostali con setole brevi, divergenti.

Viperina piantaginea

Echium plantagineum

Pianta con peli molli su tutti gli organi. Fusti eretti, con peli brevi e setole molli appressate. Foglie basali lanceolate 2-4 X 8-14 cm, picciolate; foglie cauline oblanceolato-lineari, sessili. Inflorescenza generalmente con rami nutanti; calice 8-10 mm alla fior., fino a 15 mm alla fruttificazione; corolla purpurea, largamente imbutiforme; filamenti più o meno sparsamente pelosi; mericarpi a contorno triangolare, di un grigio-bruno chiaro, tubercolati.

Falsa ortica macchiata

Lamium maculatum

Fusto ascendente o eretto, fabuloso, glabro e lucido o più o meno pubescente. Foglie con picciolo di 2-4 cm e lamina triangolare-ovata a -cuoriforme (3-4 X 3.5-5 cm), dentata. Calice con tubo di 3-4 mm e denti di 3-5 mm; corolla 20-30 mm, con tubo biancastro ricurvo a S (10-15 mm), labbro superiore roseo a purpureo e labbro inferiore bilobo, chiaro con macchie purpuree.
Variabilità - La forma e la dentatura delle foglie sono caratteri incostanti, che hanno portato alla descrizione di sp. (L. columnae Ten.; L. rugosum Ait. non S. et S.) probabilmente prive di valore; qui vanno pure riferite le var. rubrum Wallr. e var. nemorale Rchb.

Ortica comune

Urtica dioica

Pianta generalmente dioica (!). Rizoma stolonifero; fusti eretti, striati, in alto scanalati. Foglie opposte con picciolo lungo ⅔-⅘ della lamina, questa lanceolata (3-6X5-10 Cm), grossamente dentata, cuoriforme alla base; 4 stipole. Racemi in verticilli all'ascella delle foglie superiori arcuati, patenti o più o meno penduli, semplici o brevemente ramosi, di 2-3 cm (nel frutto fino a 5 cm). Fiori giallo-verdastri, minuti, con 4 tepali irsuti e persistenti nel frutto; stimmi arrossati all'apice.
Variabilità - La variabilità di questa specie non è stata ancora indagata in modo soddisfacente. I caratteristici peli urticanti sono di regola fitti, raramente assai scarsi (pianta quasi glabra) oppure in gran parte sostituiti da peli semplici appressati (var. galeopsidifolia Kanitz) oppure patenti (var. pubescens Trautv.); i peli semplici possono anche mancare del tutto. Un tipo meridionale con fusto prostrato, ramosissimo, legnoso alla base e foglie di 1-2 X 2-3 cm è descritto dalla Sicilia come U. sicula Gasparr. e merita ulteriore studio. In generale le piante hanno fiori tutti dello stesso sesso, sporadicamente accompagnati da fiori dell'altro sesso; molto raramente si osservano piante monoiche con inflorescenze inferiori femminili, le superiori con fiori maschili e femminili mescolati ed anche con fiori ermafroditi. Nei boschi umidi lungo i fiumi si presenta una var. subinermis Uechtr. caratterizzata dalla mancanza quasi completa di peli urticanti, che sembra abbastanza costante e ben segregata rispetto agli altri tipi.

Euforbia minore

Euphorbia peplus

Erba annua, glabra, semplice o ramosa, 5-25 cm. Foglie sparse, ovali-cuneate o obovali, brevemente picciolate, intere. Brattee 3, ovali-cuneate o obovali, brevemente picciolate, intere, rattee ovali-ellittiche, sessili. Ombrella a 3 raggi ripetutamente dicotomi, eretto-patenti. Glandule 4, sessili, giallo-verdi, a corna filiformi-setacee. Capsula pendula, ovato-trigona, solcata, bialata al dorso, liscia. Semi cenerini, bislunghi, l.l-l.4 mm, esagonali, a facce solcate o con 3-4 fossette.

Erba codola, Orzo selvatico

Hordeum murinum

Culmi numerosi, ginocchiati o eretti, ramificati alla base, robusti, glabri. Foglia con guaina glabra e lamina mollemente pubescente, piana, larga 3-5 mm; ligula membranacea breve (1 mm), tronca. Spiga lanceolata terminale (8-10 cm); spighette ternate, le laterali sterili su un peduncolo di 2 mm, la centrale fertile; glume aristiformi lunghe 25-35 mm, nelle spighette laterali, la gluma interna cigliata su un lato, sull'altro scabra; lemmi 1.5X6-7 mm con resta di 25-30 mm
Osservazione - Cfr. Sp. Hordeum leporinum.

Erba cornacchia comune, erba dei cantori

Sisymbrium officinale

Pianta erbacea annua con unico caule, radice fittonante e di colore bianco (20 ) 30 - 90 cm. Fusto eretto, con ramificazioni patenti o eretto-patenti ad angolo retto, rigidi e di colore verde opaco o violaceo e con sparsi peli di 1 mm. Foglie basali picciolate, disposte in rosetta, pennatosette ± lirate con segmenti oblungo - obovati, con lobo terminale più lungo e inciso - dentato (2 - 3 x 6 x 12 cm); foglie intermedie semiamplessicauli con 2 lobi laterali ± pelosi, dentate e lunghe fino a 5 cm; le foglie superiori amplessicauli, generalmente astate con lobo terminale oblungo-lanceolato e 2 lobi laterali patenti. Infiorescenza spiciforme, in racemo nudo, terminale, denso all'antesi e ± lasso alla fruttificazione. Peduncoli fruttiferi appressati al caule, ingrossati, densamente pelosi o talvolta glabri (2 mm) ± quanto le silique. Sepali 4 ± eretto-patenti di c. 2 mm e con peli radi. Petali 4 di colore giallo chiaro e lunghi 3 - 4,2 mm. Stami 6 esterni 2,2 - 2,5 mm, quelli intermedi 2,5 - 3 mm. Antere gialle 0,4 - 0,5 mm. Il frutto è una siliqua con peduncolo appressato al caule, eretta di forma cilindro-conica a 2 valve trinervate e ricoperta di densa peluria (9) 13 - 17(25) x 1,5 mm; a maturità si apre lungo le 3 nervature liberando da ognuna delle 2 valve 1 rango di semi bruni (8 - 14 (20) che misurano 1 - 1,3 x 0,6 - 0,8 mm.
Note, possibili confusioni: potrebbe essere scambiato, allo stadio di rosetta, con Sisymbrium erysimoides Desf. perchè poi all'antesi presenta fiori biancastri e silique non appressate ma patenti.
Etimologia: il nome del genere deriva dal greco " σισύμβριον" = " sisymbrion" nome del crescione e di altre erbe usate nell'antichità e menzionate da Teofrasto, Aristotile e Aristofane. Oppure, secondo Varrone, il nome era stato preso dall'effige di donna "Sisymbria" che ornava gli antichi teatri. L'epiteto della specie ricorda che la pianta veniva trattata nell'officina = "laboratorio" "farmacia" . Classificata dal botanico italiano Giovanni Antonio Scopoli (1723 - 1788), uomo poliedrico in grado di lasciare traccia importante di se attraversando argomenti scentifici come la medicina, la chimica, la metallurgia, l'ornitologia e la botanica.
Proprietà ed utilizzi: pur non essendo ancora provato scentificamente il principio attivo, l'uso dell'erisimo è molto antico, infatti nella medicina popolare è stato utilizzato in modo sistematico come decongestionante della mucosa faringea, antidiafonico, diuretico, espettorante. Tali proprietà si fanno risalire alla presenza di inirosina (essenza solforata), mucillagini, destrina, pectina, glucosidi, L'infuso unito all'acqua è un ottimo decongestionante della pelle da usare durante il bagno.
Curiosità: questa specie viene chiamata anche "erba dei cantori" per l'uso che ne facevano per i piccoli dei cori di voce bianche; di questo si hanno testimonianze sin dal periodo rinascimentale quando Jacques Dalechamps (1513 - 1588), da testimonianza che il medico Guillaume Rondelet con questa pianta riuscì a guarire uno dei ragazzi del coro.

Vedovella annuale

Jasione montana

Fusto eretto o ascendente, senza stoloni, generalmente ramosissimo. Foglie basali subspatolate (5-8 X 20-28 mm), le cauline sessili e lanceolate (5-6 X 25-30 mm), tutte villose ed ondulate sul bordo. Capolini subsferici diametro 1-1.5(2) cm; brattee lanceolate o triangolari (1-2 X 3-5 mm), intere o raramente crenate o dentellate; corolla violaceo-azzurra 6-10 mm, con stilo sporgente.
Variabilità - Aspetto polimorfo, presentandosi spesso popolazioni a ciclo annuale anziché bienne e persino perennanti (a meno che non si tratti di confusione con Sp. Jasione echinata). Il fusto è ramoso o semplice, eretto o ascendente o anche prostrato. Anche la pelosità è variabile, come pure la grandezza dei capolini.

Specchio di Venere comune

Legousia speculum-veneris

Pianta erbacea annuale più o meno pubescente con radice fittonante, alta 10-40cm, con fusto eretto, talvolta prostrato-ascendente e ramosa nella parte superiore.
Foglie da ovato-spatolate a lanceolate, un po' ruvide, lunghe da 1-3 cm, sessili, le inferiori ovato-spatolate, le superiori lanceolate, generalmente patenti, ondulate o crenulate ai bordi.
Infiorescenze a racemo o pannocchia pauciflora lassa.
Corolla viola-scuro brillante ( di rado bianca), diametro 1,5-2.2 cm, a forma di fiore rotato, ossia con tubo basale poco evidente, composta da 5 lobi profondi arrotondato-acuminati fin quasi alla base, gola biancastra e fauce allargata.
Calice con tubo di 8-1,2 mm, a lacinie lesiniformi patenti o falcate, lunghe più o meno come i lembi della corolla.
Stami 5, ovario supero sincarpico a 3 carpelli.
Frutto: capsula prismatica deiscente a 3 logge.

Tipo corologico: Euri-Medit. - Entità con areale centrato sulle coste mediterranee, ma con prolungamenti verso nord e verso est (area della Vite).
Antesi: aprile -luglio ( nel periodo in cui maturano le messi)
Distribuzione in Italia: Presente in quasi tutto il territorio, anche se in fase di recessione.
Habitat: l'ambiente ideale sono sempre stati i campi di cereali. Un tempo molto frequente, ma a seguito dei diserbi chimici e delle sementi sempre più selezionate, sta recedendo dai suoi ambienti naturali. Si trova con una certa frequenza sulle colline 500-800 m, in prossimità di coltivazioni, lungo i bordi stradali e fossati, in zone molto soleggiate, da 0 a 1300 m.
Etimologia: Legousia nome dedicato solennemente dall'Accademia di Digione al botanico francese Legouz de Garland, fondatore del giardino botanico di questa città nel 1773, mentre la specie "speculum-veneris", dal latino =specchio di venere per la forma piatta rotata della corolla.

Zafferano selvatico

Crocus biflorus

Bulbo ovale (1.5-2 cm) interamente avvolto da guaine cartacee bruno-ferruginee. Foglie basali ridotte alle guaine, le superiori erette, con lamina larga 1-2 mm e lunga quanto i fiori o superantili di ¼-⅓. Fiori 1-2, inodori; spate 2, allargate (6-9 mm), avvolgenti molto lassamente la base dei fiori; perigonio con fauce gialla e lacinie violacee, spesso più o meno ingiallite, generalmente con 3-5 vene longitudinali più scure; antere 8-10 mm, lunghe il doppio dei filamenti, che sono bianchi e pelosi; stimmi rosso-aranciati, generalmente lobati.
Variabilità - Il polimorfismo di Sp. Crocus biflorus deve essere ancora in gran parte analizzato; le lacinie del perigonio presentano forti differenze come dimensioni e colorazione; piante siciliane, descritte come C. pusillus Ten. hanno le tuniche in alto smembrate in un manicotto di fibre che avvolge la base del fusto, inoltre perigonio con lacinie maggiori (11-13 X 27-35 mm) e tubo più breve., Brighton ed altri (cit.) hanno determinato per Sp. Crocus biflorus 6 diversi numeri cromosomici compresi tra 2n = 8 e 2n = 22 e suppongono che in esso siano comprese stirpi diverse. Anche la distribuzione italiana è interessante. Ampiamente diffusa sulla Penisola dal Pollino alle Puglie, risale sul versante tirrenico lungo la valle del Tevere fino a Perugia ed in Toscana, fino a Firenze, Lucca e Massa; manca invece nelle zone corrispondenti sul versante adriatico; raggiunge Genova e sporadicamente supera il crinale appenninico (Alba, Parma, Bologna). Manca nelle Alpi Liguri e Piemonte; ricompare nell'Insubria, dove è comune nel Varesotto e Bergamasco a Verona; manca più ad oriente nel Veneto (un'antica indicazione per Spresiano andrebbe confermata) e nel Friuli; l'unica località del Carso Triestino va riferita a Sp. Crocus weldeni. Anche quest'areale frammentato fa ritenere verosimile la segregazione di stirpi locali.

Cicerchia cicerchiella

Lathyrus cicera

F. scandente, alato. Fg. con 1(2) paia di segmenti strettamente lanceolati (2-8 X 20-60 mm); cirro ben sviluppato nelle foglie superiori, ridotto ad una breve seta nelle inferiori; stipole lunghe fino ad ⅓ del segmenti corrispondente (3-5 X 8-20 mm). Fiori isolati, su peduncoli di 1-3 cm; calice con tubo di 3 mm e denti di 5 mm; corolla purpurea di 13-15 mm; legume (5-10 X 20-40 mm) con 3-5 semi, solcato lungo la sutura dorsale.Euri-Medit. (?).In tutto il territorio, nel N spesso come relitto di antiche colture: C.

Crotonella fior di cuculo

Lychnis flos-cuculi

Fusti eretti, arrossati, pubescenti, ramosi in alto. Foglie basali lineari-spatolate (1 X 4-6 cm), le superiori strettamente lineari (3 X 40-50 mm). Cime ampie; fiori (diametro 2-3 cm) su peduncoli di 12-15 mm; calice striato di bruno con tubo di 4 X 5 mm e denti acuti di 2-3 mm; petali roseo-violetti lunghi 20-25 mm con lembo profondamente 4-fido.

Bella di notte

Mirabilis jalapa

Erba perenne glabra o debolmente pelosa. Radice tuberosa esternamente scura e fusti eretti, 40-90 cm, ramosi, macchiati di rosso ai nodi. Foglie alterne. Cordate alla base, ovali-acuminate, lisce o finemente ciliate. Fiori 3-6 in cime terminali bratteate con calice petaloideo di colore variabile secondo le varietà, bianco, giallo o rosso. Tubo lungo 2-3,5 cm con lembo aperto in alto di 2,5 cm di diametro. Stami e stilo sporgenti dalla fauce. Semi neri.

Viola del pensiero

Viola tricolor

Fusti ascendenti o eretti, ramificati e fogliosi, glabri o con peli brevi. Stipole con segmento apicale lanceolato, intero o crenato sul bordo, e 4-10 piccoli segmenti laterali, addensate alla base o più o meno regolarmente pennate, inferiormente spesso pennatifide; foglie inferiori con lamina cuoriforme a ovale, le superiori fino a lanceolato-cuneate, tutte crenate. Sepali 8-16 mm; corolla 1-2.5 cm, violetta, gialla ovvero bi-tricolore, con petali superiori sempre più lunghi del calice; sperone sottile, 3-6 mm.
La distribuzione in Italia è mal nota, a causa di confusione con Sp. Viola arvensis-Sp. Viola hymettia; Italia Settentrionale: C (?), segnalata in molti posti della Penisola, ma da verificare.
Nota - Le Viole del Pensiero coltivate derivano probabilmente, almeno in parte, da Sp. Viola tricolor, attraverso ibridi con V. lutea Hudson (Europa Centr. e Settentrionale), V. altaica Ker-Gawl. e forse altre specie; sono indicate come V. hortensis Auct. oppure V. X wittrockiana Gams. La coltura sembra sia stata iniziata in Inghilterra ai primi del secolo XIX, ed ha portato rapidamente alla selezione di un incredibile numero di cultivar e cloni con i petali dei colori più diversi.

Aristolochia clematide

Aristolochia clematitis

Rizoma strisciante, ramoso; fusti eretti, semplici o ramificati alla base, completamente erbacei. Foglie con lamina ovato-cordata (2-10 X 3-15 cm), ottusa all'apice e picciolo lungo ½-⅓ di questa; sinus basale profondo. Fiori (2-3 cm) su peduncoli lunghi ¼-½ dei piccioli corrispondenti; perianzio ingrossato alla base, giallo, brunastro sul lembo. Capsula ovoide (2-3 X 2-4 cm), penduta.

Veronica comune

Veronica persica

Erba annua procumbente, 5-30 cm, spesso ramosa alla base, con fusti pubescenti. Foglie opposte in basso, poi alterne, brevemente picciolate, pubescenti, ovali-triangolari, troncate alla base. 5-25 x 4-15 mm, oppure cuneato-lanceolate. Fiori isolati ascellari, con pedicelli pubescenti di 1-4 cm. Calice con sepali ovali-lanceolati, 4-8 x 2-3 mm, leggermente ineguali, ciliati. Corolla azzurra, 8-12 mm di diametro. Capsula compressa ai lati, 4-7 x 6-9 mm, con due lobi divergenti separati da un profondo seno, pelosa e glandulosa soprattutto lungo la carena. Semi ovali-ellittici 1,5-2 mm, bruni, rugosi trasversalmente.

Gallinella carenata

Valerianella carinata

Fusti dicotomo-ramosi spessi dalla base, da striati a strettamente alati, più o meno scabri. Foglie Inervie, spatolate (6-9 X 30-40 mm), le superiori sessili, oscuramente dentellate, con base tronca semiamplessicaule e nervature inferiormente reticolate. Inflorescenza con 2-4 dicotomie allungate portanti cime dense; corolla bianco-violacea di 1.5 mm; frutto 2 mm, generalmente glabro con calice ridotto ad un breve dentello (in sezione trasversale frutto isodiametrico con loggia fertile poco maggiore delle sterili, queste incompletamente saldate, così da delimitare un profondo solco longitudinale).

Becco di gru malvaceo

Erodium malacoides

Fusti ascendenti o eretti, scanalati, ispidi per setole rivolte verso il basso. Foglie basali con picciolo di 4-6 cm e lamina ovata (2-3 X 3-6 cm), grossamente lobata e dentellata o crenulata tutt'attorno; foglie cauline simili, ma minori e subsessili. Ombrelle 3-8 flore su peduncoli di 3-7 cm; brattee ispide, membranose, ovate (2.5 X 4-6 cm); fiori su peduncoli di 1 cm, alla fruttificazione spesso ripiegati; sepali 5-6 mm; petali purpurei, 5-9 mm; achenio (5-6 mm) bruno con sparse setole eretto-patenti rossastre di 0.5 mm; becco 2-3 cm.
Variabilità - Forma e dentatura della lamina fogliare, dimensioni del fiori e del frutto sono caratteri variabili; a Linosa è descritta una var. linosae (Sommier) Fiori con foglie basali completamente pennatifide o pennato-partite, che va ulteriormente studiata.

Euforbia cipressina

Euphorbia cyparissias

Erba rizomatosa glaucescente a fusti eretti, 15-50 cm, glabri in basso, brevemente ramosi in alto. Foglie lineari o lineari-setacee, 5-40 x 1-3 mm, intere, ottuse o con una piccola punta apicale, patenti o riflesse. Brattee numerose simili alle foglie cauline, le fiorali 2, opposte, ovali-cordate. Ombrella multiradiata, con raggi bifidi. Glandule 4, sessili, gialle, semilunari con corna brevi. Cassula globosa, 3 x 3,5 mm, un po' depressa superiormente, trisolcata, granulato-punteggiata al dorso. Semi ovoidi, lisci, grigi, lucidi.

Damigella scapigliata

Nigella damascena

Erba annua, eretta, 20-40 (60) cm, glabra. Foglie bipennatosette con lacinie lineari, le inferiori in rosetta picciolate, secche alla fioritura, le altre sessili o subsessili. Fiori inclusi fra 3-4 brattee involucrali divaricato-laciniate, più lunghe di essi. Sepali ovali o ovali-lanceolati, cerulei, con unghia breve. Stami con antere muriche. Capsula formata da 5 carpelli, globulosa, 2x2 cm. Semi neri, trigoni, rugoso-reticolati.

Limonio di Narbona

Limonium narbonense

  • Sinonimi accettati: Limonium angustifolium (Tausch) Turrill, Limonium serotinum (Rchb.) Pignatti, Limonium vulgare Mill. subsp. serotinum (Rchb.) Gams
  • Fioritura: da giugno fino a settembre
  • Sistema Raunkiær: Emicriptofite (H) - Rosulate (H ros)
  • Formula fiorale: * K 5, C 5, A 5, G (5)

Euforbia delle spiagge

Euphorbia peplis

Fusti robusti serpeggianti sulla sabbia, spesso arrossati. Foglie grassette, glauche, falcate, molto asimmetriche (5-10 X 8-13 mm); picciolo 2-3 mm. Ghiandole rosso-brune con appendice più chiara; capsula 4-5 mm; semi ovali (3 mm), grigi o con macchie brune.

Piantaggine lanceolata

Plantago lanceolata

Tre specie molto somiglianti fra loro, ma ben distinte come ecologia; caratteri comuni sono le foglie lanceolato-lineari, intere o quasi e gli scapi allungati, generalmente striato-scanalati. Le specie Sp. Plantago lanceolata-Sp. Plantago argentea risultano molto simili e sono state spesso considerate come un'unica specie: in realtà i caratteri distintivi soho costanti e non vi è dubbio che le tre vadano distinte a livello specifico. Anche l'ecologia è diversa: Sp. Plantago altissima e Sp. Plantago argentea vivono nella vegetazione naturale, mentre una posizione secondaria ha Sp. Plantago lanceolata, sempre sinantropica. È dubbio se le tre specie formino un complesso poliploide: Sp. Plantago lanceolata e Sp. Plantago altissima son diploidi (2n = 12), mentre Sp. Plantago argentea è esaploide (2n = 72).

Euphorbia spinosa

Euphorbia spinosa

Suffrutice ramosissimo; rami delle annate precedenti persistenti, rigidi, legnoso-spinosi. Foglie glauche, sessili, lanceolate (3-7 X 5-20 mm), intere. Ombrella a 3-5 raggi; brattee ovate, giallastre; ghiandole ovali.
Variabilità - La forma delle verruche e delle ghiandole sono caratteri mutevoli. La popolazione maltese, largamente disgiunta, è stata descritta come E. melitensis Parl., che si differenzierebbe per l'assenza di rami spinosi e le ghiandole ad appendice ricurva, quasi semilunare; non è noto se si tratti di pianta realmente distinta.

Papavero comune

Papaver rhoeas

Fusto eretto, ramoso, setoloso. Foglie inferiori pennatosette con 2-3 denti per lato, a contorno spatolato (2 X 10 cm), le cauline a contorno triangolare (3-5 X 5-7 cm) con due lacinie basali patenti. Fiori (diametro 5-7 cm) con petali scarlatti; capsula subsferica (7-12 X 8-14 mm).
Osservazione - Non è sicuro che i Papaveri infestanti le colture (Sp. Papaver setigerum-Sp. Papaver dubium e Sp. Papaver pinnatifidum-Sp. Papaver hybridum) siano veramente spontanei da noi: il gruppo ha stretti collegamenti con la flora della regione subdesertica compresa tra l'Iran ed il Pamir, cioè la stessa area dalla quale derivano i Frumenti coltivati; pare dunque verosimile che queste specie siano state introdotte nel bacino del Mediterraneo assieme ai Cereali e vi siano rimaste come specie spontaneizzate, ma sempre legate all'attività antropica (Archeofite).

Lisca a foglie strette

Typha angustifolia

Aglio porraccio

Allium ampeloprasum

Raperonzolo

Campanula rapunculus

Radice ingrossata, fusiforme; fusto eretto, glabro o sparsamente peloso, ramoso in alto. Foglie oblanceolato-spatolate (1-2 X 6-12 cm), dentellate, le cauline ridotte, lanceolate o lineari. Pannocchia ampia, ricca, con fiori più o meno eretti; calice con denti lineari lunghi ⅔ della corolla, spesso patenti o riflessi; corolla 1-2 cm, azzurra, generalmente pallida, raramente roseo-violacea o biancastra, con tubo lungo ⅔ del tot. e denti acuti, ripiegati all'infuori.

Agrimonia comune

Agrimonia eupatoria

Fusto eretto, cilindrico con peli brevi e lunghi misti. Foglie imparipennate a contorno oblanceolato (6-8 x 10-15 cm) con 4-5 paia di segmenti principali (fino a 2.5 X 5 cm) e segmenti brevi (5-15 mm) intercalati; pagina inferiore più chiara; generalmente foglie cauline minori intenodi. Racemo spiciforme allungato (1-3 dm); peduncoli 2 mm, nel frutto riflessi; sepali 1.5 mm; petali gialli (2x3.5 mm); stami 10-20; frutto clavato (3x7 mm) all'ascella di una brattea divisa in 5 lacinie, nella metà superiore con un anello di aculei uncinati.

Garofano selvatico

Dianthus sylvestris

Vengono qui riunite le specie con fiore isolati e distanziati (spesso anche un unico fiore su ciascun fusto fiorifero), con petali appena dentellati e squame dell'epicalice brevi. Questo gruppo è caratterizzato da una notevole variabilità geografica, non ancora interpretata soddisfacentemente, ed ulteriormente confusa dalla selezione di numerosi ceppi coltivati (piante ornamentali!). Per una discussione della bibliogr. cfr Pignatti S., Giorn. Bot. hai 107: 209 (1973). Gruppo polimorfo nel quale possono venire distinte numerose razze locali, che tuttora attendono una sistemazione soddisfacente. Come D. longicaulis Ten. viene comunemente intesa la pianta dell'Italia Meridionale, spesso indicata anche come var. nodosus Auct Fl. Ital. non Tausch, var. garganicus (Ten.) Fiori, ecc.; essa presenta squame dell'epicalice in alto troncate e brevemente mucronate; il calice non presenta nervi evidenti nella metà basale. Dalla Gravina di Leucaspide pr. Taranto è descritto D. tarentinus Lacaita, che per tutti i caratteri più significativi rientra qui, però ha fiore in ogni parte più piccoli (calice di 20 mm con denti di 4-5 mm; petali con lembo di 4-5 X 5-8 mm, appena dentellati). Pure scarsamente differenziato è D. siculus Presi, noto della Calabria, Sicilia, Sardegna e Corsica, che si distingue da D. longicaulis Ten. per le squame ad apice più acuto ed il calice con nervi quasi raggiungenti la base. Qui va (fide Strobl) riferito anche D. gasparrinii Guss. Probabilmente anche il D. godronianus Jordan, che gli AA. francesi indicano per la Cors. e la Francia Merid. può rientrare in questo complesso di razze locali. Più fortemente differenziato è Sp. Dianthus arrostii, che è più robusto in ogni parte, ha foglie più larghe, dentellate sul bordo, ecc. Quest'ultima sp. si distingue ancora per le squame dell'epicalice leggermente patenti anziché strettamente avvolgenti il calice, però questo carattere può presentarsi in via eccezionale anche in singoli fiore di Sp. Dianthus sylvestris e quindi non può essere considerato esclusivo. D. gratianopolitanus Vill. ( = D. caesius Smente) si differenzia per i petali barbati e le foglie cauline con guaine brevi (1-2 mm). Il monografo (Novak in Acta Fac. Rer. Nat. Carol. 51:9) segnala questa sp. per «Agordo, Belluno, M. Baldo, Ponte di Legno, Adamello, V. Brembana, S. Bernardino in V. Mesocco, ecc.», però nessuna di queste indicazioni è stata recentemente confermata; l'indicazione per il Braulio (Comolli) va riferita a Sp. Dianthus arrostii (Furrer e Longa). È segnalato ancora nella Valtournanche e Val Susa il che apparirebbe più credibile, per la vicinanza con l'areale parziale nel Delfinato (Grenoble [l'antica Gratianopolis], Lautaret). Comunque, per il momento non ci sono prove certe che questa specie viva in Italia. D. caryophyllus L. è un binomio che, usato in senso collettivo, include Sp. Dianthus sylvestris e Sp. Dianthus arrostii, mentre in senso stretto (var. coronarius L.) è limitato alle sole piante coltivate per uso familiare (Garofanini). Queste si distinguono da Sp. Dianthus sylvestris per le foglie più larghe (2-4 mm), il fiore pieno e generalmente sterile, molto profumato ed i petali maggiori, cioè proprio per i caratteri selezionati dagli orticultori. Si tratta di ceppi derivanti verosimilmente da diverse razze di Sp. Dianthus arrostii o di sp. vicine, che hanno in comune solo caratteri esteriori, di scarso peso tassonomico. Allo stato spontaneo sono segnalate «qua e là nella Penisola e Sardegna» da Fiori, in Dalmazia da Strobl, nel settore Ibero-atlantico da Fournier, ed in varie zone dell'Europa Meridionale da Tutin in Fl. Europ., però non sembra che alcuno di questi AA. abbia constatato direttamente l'esistenza di popolazioni selvatiche: sembra dunque che non si tratti di una vera unità biologica, ma piuttosto di un esempio di «specie immaginaria». Il Garofano coltivato industrialmente in Riviera è ancora più grande (foglie larghe fino ad 1 cm, fiore pieni con calice diametro 1-2 cm e corolla diametro 6-8 cm). Esso forse deriva da Sp. Dianthus rupicola e Sp. Dianthus arrostii e pare sia esistito già nell'antichità, però diviene comune solo in epoca recente (Hehn lo definisce «die Blume der italienischen Renaissance»).

Cimiciotta comune

Ballota nigra

Odore fetido (!). Fusti ascendenti, legnosi in basso, irti di peli ripiegati verso il basso. Fg. con picciolo di 1-3 cm e lamina ovale-lanceolata a cuoriforme, crenata o dentata, generalmente pubescente o tomentosa. Verticillastri 15-30flori, subsferici o più o meno unilaterali, all'asc. di foglie normali; calice (7-)9-10(-13) mm; corolla rosea, viola-pallido o biancastra (9-)12-13(-15) mm Ciclo polimorfo, dentro il quale il monografo Patzak ha distinto almeno 7 entità, classificate come sottospecie, delle quali almeno 4 sono per noi interessanti. Esse si distinguono per la forma del calice, pertanto si rimanda alle figure ed alle diagnosi, più chiare di una chiave analitica:(a) subsp. nigra (= B. ruderalis Swartz) -Pubescente, raramente subglabra, con peli di 0.2-0.6(1.2) mm misti a papille e ghiandole sessili; calice 9-13 mm con denti eretti o eretto-patenti lunghi 3-6(-6.5) mm - Stirpe E-Europ. -steppica, non conosciuta con sicurezza dal nostro territorio, però la località più vicina (Hochosterwitz in Carinzia) lascia pensare alla possibilità che, almeno come avvent., possa essere rinvenuta anche da noi.(b) subsp. foetida Hayek - Pubescente, raramente subglabra, con peli di 0.2-0.5(-0.8) mm misti a papille e ghiandole sessili; calice 7-12 mm con denti eretto-patenti o eretti di (1.5-)2.5(-3) mm, con mucrone di 0.2-0.5(-1.7) mm - La stirpe esclusiva nell'It. Seti, prevalente nella Penisola fino al Garg. e Napol. sporadica in Basii. (Stigliano). -Sub -Medit. - Subatl.(c) subsp. uncinata (Fiori et Bég.) Patzak ( = B. nigra var. meridionalis Fiori et Bég.) -Pubescente, raramente subglabra con peli di 0.3-0.5(-1.0) mm misti a ghiandole sessili; calice 9-11 mm con denti patenti a 90° lunghi 1-2 mm, con mucrone di 0.2-0.6 mm - La stirpe esclusiva in Cai, Sic, Sard., Cors. ed Isole minori, anche in Puglia (fino al Garg.) e Basii; nell'It. Centr. sporadica (Colli Albani, Argentario, Lucca). - Steno-Medit.(d) subsp. velutina (Pospichal) Patzak - Grigio-tomentosa, vellutata, con peli flessuosi di 1.5-2 mm misti a papille e ghiandole sessili; calice 9-10(-l 1) mm con denti patenti a 90° lunghi 1(-1.5) mm, con mucrone > 0.5 mm - Diffusa in Dalmazia, da dove irradia fino all'Istria (Pirano) e da ricercare anche da noi. - Illirica.

Calendula, Fiorrancio selvaggio

Calendula arvensis

Fusti eretti o ascendenti, ramosi,e più o meno corimbosi. Foglie inferiori lanceolato-spatolate (6-15 X 20-50 mm) irregolarmente dentellate al margine, le cauline minori. Capolini (diam. 2-3 cm) numerosi, alla fioritura inclinati; squame 7-9 mm; fiori gialli, raramente aranciati, i periferici ligulati; acheni esterni rostrati lunghi fino a 15 mm, i mediani cimbiformi ed i centrali anulari.
Variabilità - La pelosità può essere scarsa o più o meno densa ed allora vellutata oppure scabra per peli uncinati. Nella subsp. (a) il tipo più diffuso presenta ligule lunghe 10-15 mm; le popolazioni a ligule brevi (5-6 mm) sono molto differenziate e danno spesso l'impressione di sp. distinte: esse sono state indicate come C. parviflora Rafin., C. stellata Cav., C. micrantha Tineo.

Fiordaliso tirreno

Centaurea paniculata

Specie bienne con fusto ampiamente ramoso, policefalo e foglia 2pennatosette, divise in lacinie strette (1-2 mm); capolini generalmente piccoli; squame con appendice triangolare terminante in un ciglio breve, non spinoso e portante sui lati ciglia allungate, regolarmente pettinate; pappo più o meno sviluppato, ma sempre presente. Parecchie stirpi, che vivono nei prati aridi steppici (Brometalia) e come altri gruppi degli ambienti antropogeni mostrano scarsa caratterizzazione così da risultare spesso di significato controverso.

  • Sinonimi accettati: Acosta paniculata (L.) Holub
  • Fioritura: da giugno fino a luglio
  • Sistema Raunkiær: Emicriptofite (H) - Bienni (H bienn)
  • Formula fiorale: K 0, C (5), A (5), G 2 infero

Cardo asinino

Cirsium vulgare

Pianta con aculei patenti di 3 mm su fusto e foglie (!). Fusto eretto, angoloso con ali spinose, con grosso midollo centrale. Foglie pennato-partite, decorrenti, le inferiori di 7-10 X 20-30 cm; segmenti circa 5 per lato acutamente spinosi. Capolini subsessili (diametro 4-5 cm); involucro piriforme di 2.5 X 3 cm (senza le spine divergenti); corolla roseo-violetta 33-40 mm (20-24; 6-7; 7-9); pappo 20 mm.

Erba vetriola, Parietaria

Parietaria officinalis

Specie perenni, di taglia relativamente elevata, generalmente sinantropiche ed assai comuni. Esse risultano ben distinte in individui tipici, tendono però ad esser collegate da forme intermedie quando, come da noi, crescono assieme. Ricerche sperimentali e genetiche hanno dato finora risultati contradditori, in quanto certe esperienze hanno confermato l'autonomia delle due specie, altre invece hanno fatto pensare si tratti di morfosi indotte dall'ambiente. Le ricerche più recenti sembrano tuttavia avere dimostrato chiaramente che si tratta di specie indipendenti: Sp. Parietaria officinalis ha 2n = 14 (raramente anche 28 in singoli individui), mentre Sp. Parietaria diffusa ha 2n = 26: stando così le cose, anche le possibilità di ibridazione sembrerebbero ridotte.

Viperina costiera

Echium arenarium

Fusti generalmente parecchi, ascendenti, poco ramificati, con setole più o meno appressate e sotto queste peli sottili. Foglie basali e cauline inferiori peduncolate, lineari-spatolate 0.5-1 X 3-6 cm Calice alla fior. 5-7 mm, alla fruttificazione solo poco più lungo: corolla 6-10 mm, blu scura, omogeneamente pelosa; mericarpi più o meno triangolari 2 X 2.5 mm, grigio-bruni, rugosi alla superficie.

Perlina maggiore

Bellardia viscosa

Pianta irta di peli ghiandolari patenti (0.3-0.6 mm), e vischiosa (!). Fusto eretto, semplice o poco ramoso. Foglie lineari (2-6 X 30-80 mm), le maggiori anche lanceolate (15-20 X 40-50 mm), dentate sul bordo, spesso patenti o riflesse, annerenti con la disseccazione. Inflorescenza densa, piramidale; brattee 15-30 mm, ovali a lineari, le superiori formanti un ciuffo apicale; calice con tubo di 9-11 mm e denti di 6-7 mm; corolla gialla, 18-24 mm, precocemente caduca; capsula 6-9 mm, densamente pubescente.

Cinquefoglia comune

Potentilla reptans

Fusti striscianti, radicanti ai nodi, lunghi fino ad 1 m. Foglie con 5 segmenti, i maggiori di 8-20 X 16-60 mm, con 6-7 denti per lato. Fiori isolati su peduncoli eretti (5-8 cm), ascellari alle foglia delle rosette; segmenti dell'epicalice e sepali di 2 X 4-6 mm; petali gialli, obeordati (10 X 12 mm).

Ginestra comune

Spartium junceum

Fusti verdi, cilindrici, compressibili ma tenaci, eretti o ascendenti, ramosissimi. Foglie precocemente caduche, alla fioritura più o meno scomparse, lanceolate (3-6 x 18-25 mm). Fiori in racemi terminali lassi; peduncoli obconici (3 mm, nel frutto 6 mm); calice 4 mm; corolla giallo-intensa con carena di 22-25 mm e vessillo di 20 X 18 mm; legume eretto, un po' falciforme, 6 X 50-80 mm, pubescente.
Nota - La Ginestra si presenta di regola in popolamenti densi, anche su ampie estensioni, e costituisce un elemento caratteristico del paesaggio vegetale italiano; tuttavia essa non forma una propria associazione, e la florula che l'accompagna è costituita principalmente da specie ubiquiste. La ginestra è generalmente pioniera sui suoli pesanti (es. le argille plioceniche dell'Appennino Settentrionale e Centrale, le marne cale, dei Colli Euganei, le arenane flyschoidi del ciglione carsico provincia Trieste), e contrariamente a quanto si pensa, richiede una buona disponibilità d'acqua nel terreno; è calcifila preferente ma non esclusiva; ha il suo optimum nella fascia submediterranea, ma penetra comunemente anche in quella mediterranea, anche nella macchia sempreverde. Per la sua capacità di colonizzare ambienti scoperti è stata cantata da Leopardi; ha attirato d'altronde l'attenzione dei forestali, prestandosi egregiamente al consolidamento di pendii franosi. Nel complesso, nonostante l'habitus insolito, dà l'impressione di una specie recente, probabilmente postglaciale, in vigorosa espansione solo nelle nicchie ecologiche che presentano scarsa o nulla concorrenza da parte di altre specie arbustive.

Trifoglino irsuto

Lotus hirsutus

  • Sinonimi accettati: Dorycnium hirsutum (L.) Ser.
  • Fioritura: da maggio fino a giugno
  • Sistema Raunkiær: Camefite (Ch) - Suffruticose (Ch suffr)
  • Formula fiorale: K (5), C 5, A (5+5) oppure (9) + 1, G 1

Avena comune

Avena sativa

Simile a Sp. Avena fatua e generalmente glauca e glabrescente; foglie larghe 8-15 mm; pannocchia ampia e ricca; spighette con 2-3 fiori non articolate sulla rachide e quindi persistenti dentro alle glume fino a quando non si rompe la rachide stessa; glume 20-30 mm; lemma 20 mm, glabro o con pochi peli basali, con resta di 3-5 cm. Coltivata comunemente soprattutto nel Settentrione, e spesso inselvatichita.
Nota - Non si conosce allo stato spontaneo: probabilmente ottenuta per selezione da Sp. Avena fatua oppure Sp. Avena sterilis nelle zone montuose dell'Europa meridionale e già diffusa in coltura nell'età del bronzo. Veniva usata soprattutto per l'alimentazione umana e come foraggio per i cavalli, però la sua importanza è negli ultimi secoli assai diminuita e la coltura è oggi in regresso. Strettamente collegata è A. orientalis Schreber (A. sativa var. contratta Neilr.), che ha pannocchia contratta, lineare, strettamente unilaterale: questa avrebbe origine centro asiatica (Kazhakistan?) e sarebbe stata introdotta in Europa dalle popolazioni indo-europee migranti da Est nell'età del ferro; la coltura ne è oggi quasi abbandonata.
Il nome Avena è noto già dall'antichità e viene usato dagli Autori latini, ad es. Vairone. Secondo Hehn esso si collega al paleoslavo ovisu, (lituano owiza, pruss. vyse, wisge) ed al sanscrito avasa. È stato supposto che derivi dal nome della pecora (lat. ovis), ma questa etimologia appare fantasiosa; si tratta piuttosto di un'antica radice indoeuropea.

Orchide ballerina

Orchis anthropophora

Digitale gialla piccola

Digitalis lutea

Simile a Sp. Digitalis micrantha, ma foglie basali di 2-3 X 9-14 cm, grossamente dentate; inflorescenza con la maggioranza dei fiori rivolti in un senso, pochi anche in senso contrario; fiori (almeno gli inferiori) distanziati; calice diviso in lacinie ovali-lanceolate (2.8 X 9 mm); corolla 5-7 X 16-19 mm Nota - Sulle Alpi avanza verso E fino alla linea Merano-V. Isarco, V. Ega, Cavalese, Vetriolo, Asiago, C. Berici, C. Euganei; è ancora segnalata in Friuli (Spessa, Brazzano), ma da confermare. Verso S in generale non supera le pendici merid. dell'App. Tosc; è segnalata ancora pr. Volterra e Terni.Bibl.: Béguinot A., Bull Soc. Bot. Ital. 1902: 190-202 e 1903: 44-54 (1902-1903); cfr. anche Béguinot A., ibid. 1921:24-30(1922).

Salvia minore

Salvia verbenaca

Fusti eretti, ramosi in alto, con peli patenti e peli ghiandolari. Foglie basali con picciolo di 2-5 cm e lamina ellittica (3-4 X 6-10 cm), con 3-4 lobi ottusi, più o meno profondi per lato; foglie cauline progressivamente sessili e ovali (3-4 X 4-6 cm), con lobi più profondi oppure pennatosette. Inflorescenza allungata, generalmente semplice; brattee verdi, poco più brevi del calice, questo di 6-7 mm con peli lanosi biancastri soprattutto nelle insenature fra i denti; corolla violetta, raramente azzurrina, rosea o pallida, 6-10(-15) mm.
Variabilità - Le foglie basali presentano incisioni profonde ⅓-⅔ della semilamina, più raramente esse sono soltanto crenate. La corolla varia in colore dal roseo e celeste pallido al violaceo e violetto cupo; essa talora sporge appena dal calice, talora è lunga il doppio di questo o più; anche la forma delle labbra e la lunghezza dello stilo sono variabili. I caratteri della corolla sono correlati alla biologia della riproduzione: fiori ermafroditi presentano corolla grande, mentre i fiori a corolla piccola sono femminili oppure (soprattutto alla fine della stagione) autoimpollinantisi. Le molte entità descritte (S. clandestina L., S. horminoides Pourret, S. neglecta Ten., S. oblongata Vahl, S. praecox Savi, S. hiemalis Brot. etc.) sono probabilmente solo dei tipi estremi.

Vincetossico comune

Vincetoxicum hirundinaria

Fusto lignificato alla base, striato, con 2 linee di peli; portamento prostrato o scandente, spesso un po' avvolto a sinistra. Foglie opposte con picciolo di 1 cm e lamina lanceolato-acuminata (3-5 X 5-9 cm), di sotto reticolate e più chiare. Fiore (diametro 8 mm) su peduncoli di 5-6 mm in cime corimbose ascellari; calice con denti lineari (0.3 X 1.5 mm); corolla bianco-crema con lobi di 4 mm; stami giallo-verdastri; follicolo fusiforme (5 X 40-50 mm), acuto, su un peduncolo riflesso.

Trifoglio incarnato

Trifolium incarnatum

Pubescente per peli appressati. Foglie cauline con picciolo di 2-4 cm, segmenti obcordati e stipole avvolgenti il fusto su 3-4 mm biauriculate. Capolino unico terminale, ovato (1x2 cm); calice di 8-10 cm.

Melica barbata

Melica ciliata

Fusti eretti, lisci, fogliosi fino in alto. Foglie con guaina glabra e lamina sparsamente cigliata, larga fino a 3 mm, canalicolata o alla fine più o meno convoluta; ligula ed antiligula (2) 2 mm Pannocchia lineare (6-10 cm), generalmente unilaterale portante alla base 1 squama sterile di 0.2-0.5 mm; rami inferiori brevi con 5-7 spighette a 1(2) fiori fertili ed 1 fiori superiori abortivo ridotto ad un corpo clavato; glume 5-8 mm, scabre e talora sparsamente pubescenti; lemma 3-4 mm, nella parte inferiori e sul bordo con peli di 2-3 mm. Euri-Mediterranea. In tutto il territorio: Critica; zone elevate delle AIpi e Padania: Rara o assente.
Variabilità - Le glume sono di lunghezza quasi eguale oppure l'inferiori è fino ad ⅓ più breve delle superiori: piante del primo tipo sono state indicate come M. glauca F. Schultz, le altre come M. nebrodensis Pari., ma la distinzione tra le due non è netta. Sp. Melica ciliata, Sp. Melica transsylvanica e Sp. Melica magnolii sono ben poco distinte l'una dall'altra e la loro distribuzione italiana andrebbe riveduta criticamente; anche l'ecologia pare sia distinta, in quanto Sp. Melica ciliata è elemento meridionale, Sp. Melica magnolii è sudoccidentale, mentre Sp. Melica transsylvanica è pianta continentale-steppica. L'antiligula è assai differente da quella di Sp. Melica uniflora: è formata da un anello membranoso che circonda il fusto e che nelle foglie più vecchie tende a scomparire.

Achillea millefoglie, Millefoglio comune

Achillea millefolium

Caratteri generali: perenne, con fusto di 2-10 dm e odore aromatico; rizoma orizzontale allungato, generalmente con stoloni epigei; pelosità su fusto e foglie per peli semplici molli lunghi 1-3 mm. Foglie a contorno lanceolato, 2(3)pennatosette (divisioni di 1° ordine completamente divise in lacinie intere o più o meno profondamente dentate), le basali molto (anche 3-5 volte) più lunghe delle cauline e picciolate, le cauline sessili. Corimbi ampi; capolini piccoli con involucro ovoide e 4-6 fiori ligulati; squame con margine membranoso, generalmente chiaro, corolla bianca, rosea o più o meno arrossata; talora anche giallastra; fiori ligulati 2 mm con tubo alato, verso il basso progressivamente allargato; ligula più larga che lunga, generalmente 3loba (con lobo centrale minore dei laterali); fiori tubulosi 2 mm, con tubo un poco espanso a cuffia sopra l'ovario; acheni 1.7-2 mm. Il Millefoglio è pianta diffusissima, che i botanici hanno tradizionalmente considerato «polimorfa» o «difficile». Il più serio tentativo di darne un inquadramento morfologico è di Briquet et Cavillier in Burnat, FI. Alp. Mar. 6: 199-214 (1917): esso porta alla definizione di 2 sottospecie con complessivamente 11 varietà, e mostra chiaramente i limiti del metodo morfologico in questi casi. L'indagine citogenetica ha permesso invece di definire un gruppo di specie, in massima parte già intraviste da Autori precedenti e molto simili tra loro, ma distinte da caratteri sufficientemente stabili. Esse rappresentano il risultato di un processo evolutivo che parte da specie diploidi ben separate e costanti, dalle quali per ibridazione sono derivati tetra- ed esaploidi, progressivamente più. incostanti e collegati l'un l'altro da popolazioni ibridogene di aspetto intermedio. A questo proposito cfr. Ehrendorfer F., Oesterr. Bqt. Z. 100: 583-592 (1953) e 106: 363-368 (1959), id. Gold Spring Harbor Symposia Quant. Biol. 24: 141-152 (1959) e Schneider I., Oesterr. Bot. Z. 105: 112-158 (1958). Sulla distribuzione di queste specie in Italia si hanno solo notizie frammentarie, per lo più limitate alle Alpi: i loro areali nella Penisola ed Isole restano in gran parte da accertare. Le specie di questo gruppo già dall'antichità vengono ricordate tra te piante medicinali, soprattutto come emostatico, vulnerario ed emmenagogo, di qui i loro nomi popolari più diffusi; dall'odore aromatico derivano invece denominazioni quali Camomilla selvatica, Finocchiella, Trementina, etc. Il fieno aromatico di queste piante è adatto all'alimentazione della pecora e dei polli.

Geranio lucido

Geranium lucidum

Fusti cilindrici, glabri, lucidi, rossi, ramosissimi. Foglie con picciolo di 3-5 cm e lamina reniforme (25 X 20 mm) divisa su ⅗ in 5 lobi dentato-crenati sul margine. Sepali (2x5 mm) acuminati con 3 nervi longitudinali e 5 coste trasversali; petali rosei 2x8 mm, profondamente bilobi; frutto con becco di 1 cm.

Eliantemo maggiore

Helianthemum nummularium

Fusti legnosi alla base ispidi e rugosi; rami ascendenti. Foglia tutte stipolate, con lamine ellittiche o lanceolate, le maggiori di 20-35 mm; picciolo di 2-4 mm; stipole di 1(2) X 6-10 mm Cime 4-7flore, più o meno unilaterali; peduncoli incurvati; sepali esterne lineari, lunghi la metà degli interni, ovato-acuminati; petali spatolati a cuoriformi; capsula 6-9 mm, ricurva. Europeo-Caucas. In tutto il territorio: C,però manca nella Pad. e nelle altre piane alluvionali. Gruppo problematico, perché tutti i caratteri qui sotto utilizzati tendono a sfumare nelle aree di contatto fra le varie subsp. Una determinazione si può dare solo in base a raccolte abbondanti: singoli individui possono però fare eccezione e presentarsi come inclassificabili. Tutto il gruppo attende una revisione esauriente.Nota - Nell'It. di NE le subsp. appaiono ben segregate, anche come ecologia, e cioè la subsp. (a) sulle sabbie calc., del litorale (Scabiosetum), la subsp. (c) nei prati aridi a Bromus erectus, la subsp. (g) in alta montagna su dolomia nel Seslerio-Semperviretum e la subsp. (b) allo stesso livello ma su lave quasi prive di calcare nei pendii a Festuca nigricans. In queste zone sono esclusivi i tipi a petali gialli. Il problema è più complesso attorno alle Alpi Maritt., che probabilmente rappresentano il massimo centro di differenziazione di questo gruppo, per l'instabilità dei caratteri riguardanti la pelosità ed il colore dei petali.

Pratolina autunnale

Bellis sylvestris

Fusto semplice, afillo, ispessito. Foglia tutte in rosetta con lamina pubescente, oblanceolata (2-3 X 5-8 cm), ottusa, dentellata, a 3-5 nervi sporgenti, progressivamente ristretta in picciolo di 2-4 cm, strettamente alato. Capolino (diametro 3-4 cm) con squame di 7-10 mm, acute; fiori ligulati bianchi o arrossati (12-15 mm): fiori tubulosi gialli o arrossati; acheni 2 mm, irsuti.
Variabilità - La fioritura, di regola autunnale-invernale, nelle zone più alte si sposta alla primavera e può prolungarsi fino a giugno: in sostanza anche questa specie può dunque considerarsi «a fioritura perenne» come Sp. Bellis perennis. Del resto le differenze tra le due sono più che altro di carattere quantitativo e manca la dimostrazione che si tratti di entità veramente distinte. Sono inoltre noti ibridi Sp. Bellis annua X Sp. Bellis sylvestris, quindi anche tra queste due le differenze non sono nette.

Convolvolo delle spiagge, Vilucchio marittimo

Convolvulus soldanella

  • Sinonimi accettati: Calystegia soldanella (L.) Roem. & Schult.
  • Fioritura: da giugno fino ad agosto
  • Sistema Raunkiær: Geofite (G) - Rizomatose (G rhiz)
  • Formula fiorale: * K (5), [C (5), A (5)], G (2) (ovario supero)

Elleborina comune

Epipactis helleborine

Rizoma breve, non stolonifero; fusto eretto, cilindrico, foglioso, densamente pubescente. Foglie 6-15, le inferiori ovato-ellittiche e amplessicauli (3-4 X 5-6 cm), le mediane sottili ed allungate (1.5-2 X 8-10, raramente 18 cm), ondulate sul bordo; foglie superiori progressivamente minori. Inflorescenza lineare, quasi unilaterale, con fiori numerosi, spaziati, debolmente profumati; brattee inferiori simili alle foglie superiori (1X5-6 cm), ma pendule, le altre minori (2-3 X 12-18 mm); ovario piriforme 5X10 mm, su un peduncolo incurvato di 2-3 mm; tepali interni ed esterni simili, acuti, patenti, 7-8 mm; labello (4 mm) con ipochilo ed epichilo rigidamente connessi; fiori verdastri sul labello bianchi e talora soffusi di violaceo-pallido.
Variabilità - Accanto ad una maggioranza di popolazioni che praticano normalmente la fecondazione incrociata, in Sp. Epipactis helleborine si presentano pure regolarmente popolazioni autogame. Queste ultime tendono a differenziare stirpi separate, almeno quattro delle quali sono state finora riconosciute nell'Europa Centrale: esse andrebbero ricercate anche in Italia. Le popolazioni autogame si riconoscono (Young, cit.) dai caratteri del rostello: esso è nelle piante allogame sferico e ghiandoloso, nelle autogame invece, il rostello manca oppure è rudimentale. Nelle piante allogame è possibile estrarre i pollini introducendo la punta della matita nel fiore, nelle autogame invece il polline si disperde già all'inizio della fioritura all'interno del fiore stesso. In Italia è probabile si presentino due specie:

  • E. leptochila Godfr. - Foglie con lamina tenue, quasi piana; tepali 12-15 mm; epichilo acuminato. Soprattutto nelle faggete; Triesterne, Alpi Mariti, e certo altrove.
  • E. muelleri Godfr. - Foglie con lamina coriacea, scanalata; tepali 10 mm circa; epichilo ottuso. Soprattutto nelle quercete e carpineti.
  • E. purpurata Smente - G rhiz - 2-6 dm Simile a Sp. Epipactis helleborine, ma fusto spesso riuniti in cespuglietto; pianta per lo più sfumata di violaceo; foglie mediane in generale lunghe circa quanto l'internodo soprastante o poco più; inflorescenza densa, scabra, multiflora. Faggete. Non segnalata finora dal nostro territorio, però conosciuta per il Tirolo e quindi da ricercare. (500 - 1000 m).

Soldinella acquatica

Hydrocotyle vulgaris

Rizoma orizzontale strisciante e radicante ai nodi. Foglia peltate, con picciolo sottile di 5-10 cm e lamina arrotondata (diametro 3-4, raramente 6 cm), tipicamente con 9 nervi palmati ed altrettante crenature poco profonde. Fiori subsessili in inflorescenza subcapitata (ombrella semplice contratta) < foglie; frutti 2 mm con coste rilevate. Europeo-Caucasica. (Submediterranea-Subatlantica). Pian. Veneto-Friulana ed Emilia, V. Susa, Toscana, Umbria, Lazio, Campania, Sicilia e Corsica: Molto rara e spesso estinta.

Aglio delle streghe

Allium carinatum

Prunella comune

Prunella vulgaris

Pianta più o meno pubescente (!). Rizoma orizzontale con fusti ascendenti generalmente semplici. Foglie con picciolo di 1 cm e lamina lanceolata di l-1.5(-4) X 2.5-5(-9) cm intera o irregolarmente crenulata. Spiga cilindrica (2 X 4-5 cm) compatta avvolta alla base dalle 2 foglie più elevate; brattee reniformi (9-12 X 6-9 mm, prolungate da un'appendice sottile di 3-5 mm); calice irto di peli patenti, 7 mm, con denti inferiori lanceolati; corolla violetta con tubo di 7-8 mm e labbro superiori di 5 mm Ibridi - Sp. Prunella laciniata-Sp. Prunella vulgaris, che da alcuni Autori sono considerate varietà di una stessa specie, si ibridano facilmente quando crescono assieme: Sp. Prunella laciniata X Sp. Prunella grandiflora = X P. bicolor BeckSp. Prunella laciniata X Sp. Prunella vulgaris = X P. intermedia Link. Sp. Prunella grandiflora X Sp. Prunella vulgaris = X P. spuria Stapf.

Acetosella carnicina

Oxalis incarnata

  • Fioritura: da maggio fino ad agosto
  • Formula fiorale: K5 C5 A(5+5) G5 superiore

Tasso barbasso

Verbascum thapsus

Pianta con lanosità bianca o più o meno giallastra (!). Fusto semplice, densamente foglioso. Foglie lanceolate, le inferiori di 3-4 X 10-15 (e fino a 10 X 30) cm, crenulate, le cauline minori, alla base lungamente decorrenti sul fusto e formanti ali larghe 2-3 cm. Inflorescenza semplice, cilindrica; brattee lanceolato-acuminate 12-18 mm; fiori subsessili; calice bianco-lanoso 7-10 mm; corolla giallo-pallida a bianco-lattea, pubescente all'esterno; stami dimorfi, gli inferiori glabri, i superiori bianco-lanosi; antere gialle 1 mm; capsule 7-10 mm.

Crespolina a foglie pennate

Santolina pinnata

Pianta cespugliosa a fusto legnoso ingrossato alla base; glabra, con rami fioriferi nudi all'apice. Foglie lineari (1-3.5 cm), pinnate a lacinie sottili (2-4 mm) su 2-4 file; picciolo evidente (3-8 cm) allargato alla base. Capolini piccoli (diametro 5-8 mm) con squame involucrali carenate, leggermente scariose all'apice; pagliette acute o mucronulate; corolla biancastra con lacinie triangolari acute (2n = 18).
Endemica Alpi Apuane.

Acanto comune

Acanthus mollis

Erba perenne rizomatosa a fusti eretti, 30-80 cm, pelosa o glabra. Foglie basali picciolate. ovali o ellittiche, 20-60 x 10-25 cm, irregolarmente lobato-dentate o pennatofide, le superiori sessili. bratteiformi, ovali-lanceolate, 1,5-4 cm, spinose all’apice. Infiorescenza spiciforme. densa con fiori muniti di bratteole ovali o lineari. Calice puberulo a sepali esterni di 4-5,5 cm. ovali-romboidali, bifidi, ciliati, gli interni brevi, 6-7 mm, tridentati. Corolla più lunga del calice. bilabiata, con labbro inferiore coriaceo, il superiore trilobo, 3,5-5 mm, rotondato, bianco con nervatura porporina. Stami arcuati con filamenti glabri, inseriti alla base della corolla. Cassula ovoide apicolata, con 3-4 semi lisci.

Viperina azzurra

Echium vulgare

Fusto eretto, più o meno ramoso, portante getti laterali ascendenti e con peli di due tipi: peli brevi densi e setole allungate, patenti, inserite su un tubercolo spesso rosso-bluastro alla base. Foglie basali in rosetta, appressate al suolo, oblanceolate a lineari-spatolate (1-1.5 X 6-10 cm), per lo più con setole tubercolate dirette verso l'apice e con brevi peli molli. Inflorescenza spiciforme o poco ramosa; calice con lacinie di 4-9 mm, alla fruttificazione generalmente molto allungate; corolla 10-17(20) mm generalmente assai zigomorfa; stami inseriti nel tubo corollino a varie altezze; filamenti glabri; mericarpi 2-3.5 mm, con sculture delicate.

Primula odorosa

Primula veris

Rz. obliquo o suborizzontale, generalmente arcuato (2-3 cm); scapo eretto 12-22 cm, indiviso ed afillo. Foglia tutte basali con picciolo (3-8 cm) abbastanza nettamente distinto dalla lamina che è ovata (3-5 X 5-8 cm). Fi. 5-15 in ombrella densa; peduncoli 5-20 mm; calice con tubo di 4-5 X 8-10 mm e denti triangolari-acuti 2.5-3.5 X 2.0-3.0 mm (tanto lunghi che larghi o più larghi che lunghi); corolla gialla con tubo diametro 1-2 mm e lembo diametro 10-13 mmAlpi, App. Sett. e Centr. fino alla Camp.: C. Nota - La distinzione tra le subsp. (c) e (d) è poco chiara e forse esse non sono veramente diverse. I peli delle due subsp. secondo O. Schwarz sarebbero ramificati e lunghi fino a 2 mm, ma nel materiale da noi controllato (Alpi Or.) essi invece sono semplici ed assai più brevi (non oltre 0.6 mm). Le 3 specie sopra descritte (Sp. Primula vulgaris, Sp. Primula elatior e Sp. Primula veris) possono frequentemente produrre ibridi, sia come individui sporadici inter parentes, sia come popolazioni compatte: il loro riconoscimento dalle forme parentali è spesso difficile e richiede un confronto statistico. Le combinazioni più frequenti sono: P. X tommasinii G. et G. (Sp. Primula vulgaris X Sp. Primula veris) e P. X digenea Kerner (Sp. Primula vulgaris X Sp. Primula elatior).

Veronica thè svizzero

Veronica officinalis

Fusto prostrato, strisciante, pubescente, ramoso, appena ascendente (5 cm). Foglie subsessili a brevemente picciolate con lamina ovale a strettamente ellittica (7-22 X 15-40 mm), seghettato-crenulata, fittamente pubescente. Racemi 1-3, sottili ed allungati, a 15-25 fiori spaziati, con peli ghiandolari allungati; fiori subsessili; corolla blu-lilla o roseo-violetta, diametro 6-8 mm, lunga circa il doppio del calice, con lacinie ovali; capsula triangolare obeordata (4x4 mm), con smarginatura superficiale, pubescente; stilo 3-4 mm.
Nota - I peli del fusto sono lunghi 0.5-1 mm, patenti; i peli ghiandolari nell'inflorescenza sono lunghi invece (0.2)-0.3-0.5 mm.

Scrofularia annuale

Scrophularia peregrina

Pianta sparsam. ghiandolosa (!). F. eretti, ramosi, 4an-golari. Fg. inf. con picciuolo di 6-10 cm e lamina 3angolare-cuoriforme (3-5 X 4-6 cm), irregolarm. dentata; fg. cauline inf. opposte, le sup. alterne, ± simili alle basali, ma progressivam. sessili. Calice 4-5 mm con lacinie lanceolate, acute, senza bordo membranoso; corolla purpurea 5-7 mm; staminodio spatolato; capsula subsferica (diam. 5 mm) con mucrone di 1 mm.

Salcerella comune

Lythrum salicaria

Erba rizomatosa, robusta, 50-90 cm, a fusti quadrangolari, semplici o famosi. Foglie opposte o verticillate a tre, lineari o lanceolate, sessili. Fiori esameri in fascetti ascellari riuniti in infiorescenze terminali spiciforrni fino a 40 cm. Tubo fiorale da infundibuliforme a cilindrico, 5-7 x 2-3 mm, peloso, con 12 nervi marcati. Sepali 6, largamente triangolari, 0,5-1 mm; appendici tra i sepali lineari, di lunghezza doppia di questi. Petali lineari-lanceolati, 6-10 x 2 mm, porporino-violacei. Stami 12 di cui almeno 6 exserti. Frutto ovoideo.

Sulla

Sulla coronaria

Fusti prostrato-ascendenti, striati, glabri o sparsamente pelosi. Foglie (4-10 cm) con 5-9 segmenti ellittici (6-15 x 10-20 mm), i margini subrotondi, lanosi di sotto; stipole triangolari-acute (1-2 x 4-6 mm). Racemi ovoidi (3 x 3-8 cm) con fiori eretto-patenti e peduncolo lungo 0.7-1.3 volte la foglia ascellante; calice 7-8 mm, con denti subeguali al tubo; corolla rosso-ocracea o -violetta con vessillo di 15-20 mm; legume con 2-3 articoli discoidali spinulosi sul bordo e facce.

  • Sinonimi accettati: Hedysarum coronarium L.
  • Fioritura: da aprile fino a giugno
  • Sistema Raunkiær: Emicriptofite (H) - Scapose (H scap)
  • Formula fiorale: K (5), C 5, A (5+5) oppure (9) + 1, G 1

Caglio zolfino

Galium verum

Due specie, ben individuate dal caratteristico annerimento nel secco, il fusto cilindrico (almeno inferiormente), le foglie sottili e la corolla gialla con lobi più o meno acuti. Ad esse va aggiunto G. X pomeranicum Retz., l'ibrido Sp. Galium verum X Sp. Galium album, che ha corolla di un giallo biancastro, fusto più o meno quadrangolare nella parte inferiore ed inflorescenza lassa, non molto pelosa. Questo ibrido si presenta sporadicamente nelle zone montane del nostro territorio.

Morso del diavolo

Succisa pratensis

Rizoma obliquo, breve; fusto eretto, cilindrico, pubescente almeno in alto, semplice o con 1-2 coppie di rami nella metà superiore. Foglie basali con picciolo alato (2-3 cm) e lamina lanceolata (2-3 X 6-8 cm), oscuramente dentellata, irsuta di sotto; foglie cauline lineari, più o meno dentate. Capolini dapprima sferici, alla fioritura emisferici (diam. 1.5-2 cm), lungamente (4-15 cm) peduncolati; squame patenti, all'antesi superate dai fiori; pagliette lineari-spatolate, acute; corolla lillacina, 5-7 mm con 4 lobi (l'inferiore allungato); stilo sporgente oltre la fauce; frutto (3 mm) irsuto per peli rivolti verso l'alto con involucretto ridotto a 4 denti e calice di 4-5 setole scure.

Santolina delle spiagge

Achillea maritima

Descrizione: Pianta suffruticosa rizomatosa, cespugliosa, alta 20-40 cm, densamente bianco-tomentosa per peli spessi e feltrosi, con fusti grossi, prostrato-ascendenti o eretti, semplici o brevemente ramosi, alla base formanti un pulvino lasso.
Foglie alterne, sessili, semiamplessicauli e patenti, a lamina (4-5 x 9-12 mm) oblanceolata, ottusa all'apice, intera o debolmente crenulata ai margini.
Infiorescenza in denso corimbo terminale composto da pochi capolini brevemente peduncolati, piccoli e subglobosi, di circa 10 mm di Ø; involucro embriciato con squame ovate e ottuse, bianco-cotonose, scariose ai margini.
Fiori tutti tubulosi, ermafroditi, di colore giallo-oro, racchiusi dentro l'involucro, con tubo corollino compresso e bialato alla base, persistente attorno alla cipsela.
Ricettacolo munito di pagliette spatolate, cigliate all'apice.
Il frutto è una cipsela (achenio) oblunga e angolosa, sprovvista di pappo, di colore bianco-brunastro.
Numero cromosomico: 2n=18
Habitat: Dune e sabbie marittime (lit.)
Specie xerofila e psammofila, caratteristica dell'associazione pioniera dell'Agropireto mediterraneo (Elymus farctus=Agropyron junceum), in grado di colonizzare le sabbie dei litorali, resistendo alla salsedine. Molto minacciata per lo sfruttamento dei litorali a scopi balneari. Etimologia: Il nome del genere è in onore di Achille, che si suppone avesse usato questa piante durante l’assedio di Troia, per curare le ferite dei suoi soldati. L'epiteto specifico dal lat. 'maritimus, -a, -um', in riferimento all'ambiente di crescita della pianta.

Crisantemo campestre

Glebionis segetum

Tifa, Lisca maggiore

Typha latifolia

Castalda, Girardina silvestre

Aegopodium podagraria

Pianta perenne di 30-80 cm, glabre, ceppo lungo strisciante. Stelo robusto, cavo, scanalato, poco vogatore - foglie inferiori a lungo inseguito, anemone, volantini a foglia larga 3-4 cm, ovato-lanceolate, acute, inegualmente seghettato, sessili cauline sulla guaina e Ternate - fiori bianchi in ombrelle 12-20 quasi uguali raggi sottili, l'unica centrale fertile - buccia e Zero involucel - nessun calice arto - obovate petali, emarginate, a punta ricurva - stili riflessa, 3 volte più a lungo rispetto al stylopod conica - frutta piccola, ovale-oblunga lato tavoletta, glabra - mericarps bordi contigui, pari a 5 costole filiformi - vallecules colpo strisce - commissural fronte seme planare.

Meliloto comune

Trigonella officinalis

Erba ruota, Falsa ortica reniforme

Lamium amplexicaule

Erba annua a fusti eretti o decombenti, 5-30 cm, glabra alla base e appressato-pelosa all'apice. Foglie reniformi o cordate alla base, romboidali, picciolate, irregolarmente crenate. Verticillastri 3-5 con 6-20 fiori. Calice assai nervato, da pubescente a irsuto con qualche pelo glanduloso: denti subeguali eguaglianti il tubo. Corolla porporina, 1,5-2 cm, con lungo tubo bruscamente dilatato all’apice. Stili 2-5 mm, glabri, più corti della corolla.

Erba di San Giovanni di Richer de Belleval

Hypericum richeri

Pianta glabra (!). Fusti brevemente striscianti, quindi eretti, robusti, indivisi fino all'inflorescenza. Foglie lanceolate a ovato-lanceolate (1-1.5 X 2.5-4 cm), in generale decisamente più lunghe dell'internodo corrispondente (carattere distintivo rispetto a Sp. Hypericum montanum!), per cui il fusto ne risulta quasi completamente avvolto; nervi prominenti sulla pagina inferiore e reticolati. Corimbi densi; sepali lanceolati 2.5x6 mm.
Nota - Da noi solo la subsp. richeri con foglie più o meno acute e ghiandole dei sepali portate da frange lunghe 1 mm e più; nei Balcani è diffusa la subsp. grisebachii (Boiss.) Nyman ( = H. alpinum W. et K. p.p.) con ghiandole peduncolate o frange brevi (0.4 mm) e foglie più ottuse, che all'estremo nordoccidentale del suo areale si avvicina al nostro territorio raggiungendo le Alpi della Slovenia. Essa potrebbe venire ricercata nell'Italia nordorientale.
P. Richer de Belleval (1564-1602), fondatore dell'Orto Botanico di Montpellier.

Vilucchio bianco

Convolvulus sepium

Pianta perenne, erbacea, destrosa, rizomatosa, con fusti volubili, glabri, lunghi sino a 3 m.
Le foglie picciolate, alterne, ovate o ovato-lanceolate, sagittate, con base cordata ed apice acuto, margine ondulato, lunghe sino a 10 cm .
I fiori solitari, su lunghi peduncoli, all'ascella delle foglie; calice con cinque lobi spesso screziato di rosso, racchiuso da 2 grandi brattee, ovali, fogliacee, piane e avvolgenti il calice non completamente. La corolla, campanulata con diametro di 4÷6 cm è leggermente lobata, bianca, raramente appena tendente al rosa.
I frutti sono capsule globose contenenti 2÷4 semi tondi e neri.

Tipo corologico: Eurasiat. - Eurasiatiche in senso stretto, dall'Europa al Giappone.
Paleotemp. - Eurasiatiche in senso lato, che ricompaiono anche nel Nordafrica.

Antesi: maggio÷ottobre
Distribuzione in Italia: Pianta comune in tutto il territorio.
Habitat: Infestante delle colture erbacee, dei cereali, dei vigneti e degli incolti, sulle siepi, nelle radure dei boschi da 0 a 1.400 m. Predilige suoli argillosi, umidi e ricchi di elementi nutritivi.
Note di Sistematica: Nel nostro territorio, oltre alla subspecie nominale sopra descritta, sono presenti:
Convolvulus silvaticus Kit., con brattee rigonfie e avvolgenti il calice completamente.
Convolvulus soldanella L., con foglie reniformi e corolla rosea, specie delle dune e dei litorali.

Simile è Ipomea purpurea (L.) Roth., con grandi corolle azzurre o porporine, coltivata come ornamentale; originaria dell'America tropicale.
Etimologia: ll nome del genere da convólvo avvolgere, per i fusti spesso volubili delle specie di questo genere. Il nome specifico indica la sua preferenza per le siepi.
Proprietà ed utilizzi: pianta colagoga, purgante, lenitiva, febbrifuga, diuretica.
L'infuso di foglie risulta utile per favorire le funzioni del fegato e nella cura della stitichezza.
Curiosità: I fiori si chiudono quando piove o il cielo è coperto, ma spesso restano aperti di notte, quando possono giovarsi della frequentazione di grandi falene ed altri insetti notturni. In particolare il fiore attrae una farfalla, la Sfinge del Convolvolo (Herse convolvuli) dalla lunga spirotromba, adatta a succhiare il nettare secreto alla base del fiore, che così viene impollinato.
La rapidità di crescita di questa pianta le consente di sfruttare anche i terreni soggetti ad allagamento stagionale, ove si insedia tardivamente e fiorisce fine settembre÷ottobre.

  • Sinonimi accettati: Calystegia sepium (L.) R.Br.
  • Fioritura: da maggio fino a settembre
  • Sistema Raunkiær: Emicriptofite (H) - Scandenti (H scand)
  • Formula fiorale: * K (5), [C (5), A (5)], G (2) (ovario supero)

Garofano dei Certosini

Dianthus carthusianorum

Fusti legnosi alla base, eretti, semplici. Foglie lineari, a guaina 3-8 volte più lunga che larga. Fiori in fascetti apicali all'ascella di brattee più o meno ovato-acuminate, aristate; squame dell'epicalice bruscamente ristrette in alto ed aristate; calice fusiforme 2-4 X 10-13 (-20) mm; petali con lembo roseo a rosso, barbato alla base.
Centro- e S-Europea
In tutto il territorio: C (manca Sardegna e Corsica). Dedicato all'ordine dei Certosini oppure, secondo altra etimologia, ai fratelli Karthäuser, naturalisti tedeschi del sec. XVIII. Pontedera G. (1688-1757), botanico padovano.
Osservazione - La delimitazione rispetto alle sp. vicine è spesso problematica. Tipicamente le squame dell'epicalice sono bruscamente ristrette o quasi troncate all'apice e portano una resta che pertanto è ben distinta dalla porzione laminare delle squame; raramente si presentano popolazioni con squame acute, progressivamente ristrette nella resta. Con questo si passa a D. pontederae 2 Kerner (calice di 10-15 mm, il caso più frequente) oppure a D. giganteus D'Urv. (calice 18-22 mm), ed effettivamente queste due sp. sono state ripetutamente segnalate per la flora italiana. D. pontederae è stato indicato in più luoghi del Trentino-Alto Adige ed anche distribuito in exsiccata da Fortezza, però si tratta di sp. dell'area balcanico-danubiana, le cui località sicure più prossime sono nel bacino di Vienna; su una popolazione del M. Morrone in Abruzzo, è stato descritto D. gìganteus subsp. italicus Tutin: è probabile che nell'uno e nell'altro caso si tratti di individui atipici di Sp. Dianthus carthusianorum.
Variabilità - La straordinaria plasticità di questa sp. ha dato luogo a diversi tentativi di inquadramento (i più completi di Hegi in Ill. Fl. Mitteleur. 3: 323-326 ed Allg. Bot. Zeitschr., 1911) fra loro contradditori, ciò che ha indotto Tutin in Fl. Europ. 1: 203 a rinunziare ad una analisi approfondita, ritenendo che non vi sia correlazione fra le variazioni dei singoli caratteri e che tali variazioni abbiano carattere continuo e senza gradienti geografici.

Campanula media

Campanula medium

Fusti eretti, ispidi, semplici o poco ramosi. Foglie fittamente setolose, crenate o dentate, le basali oblanceolato-spatolate, le superiori lanceolate, sessili. Fiori isolati o pochi in racemo, penduli o inclinati; peduncoli 2-10 cm; calice con tubo di 8-10 mm, denti lanceolato-cuoriformi di 7-9 X 13-17 mm ed appendici ripiegate di 8-10 mm; corolla azzurro-violetta o spesso decolorata con tubo a botticella (1.5 X 4-5 cm) e denti brevi; stimmi 5; capsula 5loculare.
Nota - Questa splendida Campanula è uno dei rari rappresentanti dell'elemento ligure-provenzale, con areale esteso dall'Italia Centrale alla Francia Meridionale (Gard). In Italia avanza verso Sud fino all'Armata, verso Est fino all'Appennino Romagnolo, verso Nord fino alla Valle d'Aosta (dove è molto rara). Per la bellezza del fiore (che nei giardini prolunga la fioritura, per tutta l'estate) è spesso coltivata e subspontanea in Lombardia, Veneto, Lazio e certo altrove.

Geranio nodoso

Geranium nodosum

Fusti gracili, ascendenti, ramosi, sparsamente pubescenti, ingrossati ai nodi. Foglie basali con picciolo di 6-12 cm, lamina di 7-9 X 5-7 cm, profondamente 5partita, con segmenti dentati sui bordi; foglie cauline con picciolo più breve e 3partite con 2 lobi basali. Sepali di 3 X 9 con mucrone apicale di 1-2 mm; petali lillacino-violetti 5 X 15-16 mm; acheni pubescenti.
Nota - La distribuzione geografica presenta problemi interessanti. Sulle Alpi Sp. Geranium nodosum è circoscritto alle catene periferiche (Gorizia, Alpi Giulie, Cansiglio, Prealpi Bellunesi, Vette di Feltre, Grappa, Lessini, Baldo, Bondone, Giudicarie, Bresciano, Bergamasco, Grigne, Lugano; inoltre nelle valli del Piemonte, verso N fino ad Ivrea) il che fa pensare che si tratti di un relitto preglaciale. Nella Penisola non avanza a S della linea M. Amiata - Senese - Pratomagno - Casentino - M. Nerone - M. Catria (indicazioni antiche per i Sibillini, Gr. Sasso e M. Simbruini attendono conferma), quindi Sp. Geranium nodosum risulta vicariante di Sp. Geranium versicolor: la sola area di contatto sarebbe nelle Marche. Si tratta di specie dei boschi di latifoglie, soprattutto faggete, querceti e castagneti, spesso diffusa più ai margini che nell'ambiente nemorale vero e proprio.

Clematide Vitalba

Clematis vitalba

Fusti legnosi volubili, fascicolati; rami giovani erbacei, angolosi. Foglie completamente divise in (3) 5 segmenti imparipennati; lanceolati o ovali (2-4 X 4-6 cm), dentati, alcuni anche profondamente lobati, su peduncoli patenti e ingrossati alla base. Fiori (diametro 2.5 cm) profumati in pannocchie multiflore; petali bianco-verdastri, ellittici (3-4 X 10-12 mm); acheni fusiformi (2x3 mm) con resta piumosa, argentea, lunga 2-3 cm.
Variabilità - Gli individui con foglia a segmenti lobati o più o meno divisi (descritti come var. taurica Besser) non rappresentano una razza autonoma.

Acetosella gialla sudafricana

Oxalis pes-caprae

Fusto sotterraneo con bulbilli di 5-8 mm. Foglie con picciolo eretto e 3 segmenti obcordati di 15-25 X 10-15 mm. Scapo pubescente afillo portante una cima ombrelliforme con 5-12 fiori penduli; sepali 7 mm; petali giallo-citrini 20-22 mm.
Nota - Sommier e Caruana nella loro Flora Maltese si dilungano su questa interessante pianta, divenuta ormai «la pianta più comune delle Isole Maltesi». Essa sarebbe stata introdotta in Malta poco dopo l'occupazione inglese dell'isola durante le guerre napoleoniche: una signora inglese ne avrebbe donato una pianta proveniente dalla Colonia del Capo a Padre Giacinto, botanico locale, che effettivamente ricorda O. cernua Thunb. nel suo «Index Piantarum» del 1806. Dal 1811 la specie sarebbe abbondante. In Sicilia era coltivata dal 1796 però solo nella seconda metà del secolo XIX è detta come abbondante; in Corsica la prima indicazione è del 1837, in Toscana (Massa) del 1923, in Lazio (Guidonia) del 1934, a Pantelleria è stata osservata dopo il 1920, provincia Brescia (Pontoglio) attorno al 1950. O. pes-caprae L. si diffonde essenzialmente per via vegetativa (bulbi): è pianta eterostila, da noi presente solo nella forma microstila (il che fa supporre che tutte le popolazioni avventizie nel Mediterraneo si siano originate dalla pianta di Padre Giacinto!) e per lungo tempo non fu osservata produzione di semi; dall'inizio del nostro secolo viene invece anche indicata come fruttificante, benché di rado, forse per un adattamento secondario che l'ha messa in grado di auto-fecondarsi.

Cefalantera rossa

Cephalanthera rubra

Rizoma orizzontale; fusto eretto, spesso arrossato alla base. Fg. 5-8, strettamente lanceolate (1-3 X 7-14 cm). Fiore fino a 12 in racemo lasso; brattee inferiori fogliacee, le superiori lunghe quasi quanto il fiori; perianzio roseo-purpureo; tepali lanceolati (20 mm), acuti, gli interni un po' più brevi degli esterni; labello 18-23 mm a ipochilo concavo con lobi lat. eretti; epi-chilo ovato-lanceolato, acuminato.Nota - Vari Autori (Irmscher, Ziegenspeck) insistono sul fatto che di questa specie non si osservano plantule germinanti: pare che la riproduzione per semi sia dunque quantomeno rarissima; invece essa produce sulle radici gemme avventizie che le permettono un'agevole riproduzione vegetativa.

Silene colorata

Silene colorata

Fusto ascendente o eretto, ramificato alla base, irsuto per peli riflessi. Foglie oblanceolato-spatolate (4-12 X 12-25 mm), le cauline ridotte. Fiori in monocasi racemiformi 3-6-flori; peduncoli inferiori lunghi fino a 25 mm; brattee di 1.5 X 5 mm, generalmente minori del peduncolo; calice di 10-14 (-17) mm con denti triangolari di 1.5 mm e setole brevi (minori di 1 mm) patenti; petali con lembo patente, roseo, bipartito o quasi intero lungo 6 mm; capsula di 5-7 mm, eguale al carpoforo; semi sul dorso con 2 ali ondulate separate da un solco stretto.
Osservazione - Facile confusione con Sp. Silene sericea (dalla quale si distingue con certezza solo per i caratteri dei semi) e non separata da questa dalla maggioranza dei fioristi italiani. La subsp. (c) è quasi intermedia fra Sp. Silene sericea e Sp. Silene colorata.

Latte di gallina comune

Ornithogalum umbellatum

Erba bulbosa perenne con scapo di 25-35 cm. Bulbo ovoide, 1,5-3 cm di diametro, con numerosi bulbilli di moltiplicazione e 3-8 foglie basali lineari di 25-30 x 0,6-0,8 cm. Infiorescenza subcorimbosa. 10-15 cm, con brattee più corte o subeguali ai pedicelli. Fiori con pedicelli lunghi fino a 9 cm. Tepali ellittici o oblanceolati, 15-25 x 4-8 mm, bianchi con una banda verde al dorso. gli interni più piccoli. Stami circa la metà dei tepali. Ovario obovoide con stilo di 3-4 mm. Capsula obovoide, 1,8 x 1,3 cm, con 6 coste più o meno equidistanti.

Cresta di gallo minore

Rhinanthus minor

Brattee glabre o sparsamente ispide più lunghe o (le inferiori) poco più corte del calice, con denti inferiori maggiori dei superiori, non aristati; calice glabro o con sparsi peli semplici; corolla anectolema 13-15 mm con naso arrotondato di 0.5 mm. Nota - Sp. Rhinanthus minor è segnalata in tutto il terr. (escluse le isole), però quasi sempre col binomio Rh. minor Ehrh., sotto il quale sono passate le specie più diverse ed anche (essendo indicato dal Fori come la var. a del suo Rh. crista-galli) l'intero genere come aggregato di specie. L'areale va dunque riaccertato. Corolla anectolema: è caratterizzata dal naso corallino, che costituisce una protuberanza breve ( più o meno 0.5 mm), emisferica, in visione laterale con margine a semicerchio.

  • Fioritura: da maggio fino a settembre
  • Sistema Raunkiær: Terofite (T) - Scapose (T scap)
  • Formula fiorale: X, K (4), [C (2+3), A 2+2], G (2), (supero), capsula

Acetosella debole

Oxalis debilis

Ginestrino delle scogliere

Lotus cytisoides

Piccoli suffrutici striscianti con base legnosa e foglie carnose, grigio-tomentose; vivono in ambienti litoranei, sulle dune, sulle scogliere, rupi marittime e ghiaie dei litorali. La sistematica è ancora confusa.

Porcellana comune

Portulaca oleracea

Pianta glabra e grassetta (!). Fusti cilindrici, spesso arrossati e cavi all'interno. Foglie spatolate (6-7x12-16 mm) ed anche fino a 1.5x3 cm) con picciolo di 2 mm, all'apice tronche o un po' retuse. Fiori a 2-5 all'ascella delle foglie; petali gialli, 5 (4-6); sepali 2; capsula compresso-fusiforme (2.5 X 7 mm).

Zafferanetto di Rolli

Romulea rollii

Lavanda selvatica

Lavandula stoechas

Pianta grigio-pubescente e con forte odore aromatico (!). Fusti eretti, rigidi, ramosi, con corteccia bruno-rossastra, quelli dell'annata, tomentosi. Foglie intere, lineari-lanceolate (2-3 X 10-20 mm, le superiori fino a 7 X 35 mm), con nervi reticolati di sotto; ciuffi ascellari di foglie minori spesso presenti. Spighe terminali ovoidi (15 X 25 mm), sormontate da 2-3 brattee petaloidi violette (15 X 20 mm); calice 4-5 mm: corolla violaceo-scura (5-6 mm).
Nota - Tipico componente della vegetazione mediterranea, la Steca è ampiamente diffusi nella ganga a Cisti su graniti ed altri substrati acidi, più raramente anche su calcare lisciviato in superficie. È particolarmente frequente nelle stazioni ripetutamente percorse dal fuoco, però strettamente limitata al versante occidentale della Penisola: manca completamente sul versante adriatico. In Toscana è frequente nella fascia costiera, mentre diviene progressivamente più rara verso l'interno: raggiunge la Val di Nievole. Pistoia, il Monte Albano ed i dintorni di Firenze sulle colline a Sud della città e più a Sud si ritrova nella zona di Siena; non raggiunge tuttavia la valle del Tevere. Verso Nord si arresta alla base delle Alpi Apuane poco oltre Massa e nella bassa Valle del Serchio a Nord di Lucca.

Lino d'acqua

Samolus valerandi

Fusti eretti, di altezza assai variabile, i più sviluppati ramosi in alto. Foglie basali in rosetta, oblanceolato-spatolate; foglia cauline simili, ma molto poche. Racemo semplice o ramificato; fiori su peduncoli di 1-2 cm, portanti a metà una brattea e quivi ginocchiati, calice (1.5 mm) diviso su ⅓-⅕; corolla bianca (3 mm); capsula ovoide, quasi completamente avvolta dal calice. Subcosmopolita.
In tutto il territorio: R. Valerand Dourez (sec. XVI), corrispondente del Bauhin. Nota - Neofita Settentrionale. si può incontrare soprattutto lungo i litorali; nella Padania era certo frequente un tempo, però ora è quasi ovunque estinto. Nel Meridione si allontana dalle coste e vive anche sulle montagne.

Arabetta cigliata

Arabis hirsuta

Fusto eretto, rigido. Foglie basali lanceolato-obovate, ristrette in picciolo breve, intere o dentate, con peli a 2-4 raggi e talora anche peli semplici; foglie cauline sessili, ovali a lanceolate, con base astata, cuoriforme o semplicemente troncata, apice più o meno acuto, bordo dentato o intero; l'indumento delle foglie inferiori è simile a quello delle basali, nelle foglie superiori diminuisce tanto la densità dei peli quanto il grado di ramificazione di questi; foglie superiori con pochi peli semplici o biforcati. Racemo multifloro, con generalmente più di (15) 20 fiori; sepali 2-4 mm; petali lineari-cuneati (0.6-2 X 3-8 mm), bianchi o raramente soffusi di roseo; stilo alla fior, largo più di metà dell'ovario; silique più o meno erette (0.6-1.5 X 20-75 mm) con valve piane; peduncoli generalmente 3-10 mm; semi 0.4-1.2 X 0.8-1.8 mm. almeno all'apice con ala sottile (< 0.2 mm, raramente 0.4 mm) Complesso poliploide la cui interpretazione presenta grande difficoltà, distribuito su tutto il territorio italiano; per una determinazione sicura è necessario studiare frutti maturi e l'indumento del f. (lente!).

Ombrellini pugliesi

Tordylium apulum

Erba annua eretta, 20-50 cm, pubescente, talora irta. Foglie basali pennatosette, 5-20 cm con 5-9 segmenti ovali, lobato-crenati, le cauline progressivamente più brevi e a segmenti lineari. Infiorescenza di 3-7 ombrelle con 6-10 raggi. Brattee e bratteole lineari denticulato-spinulose. Fiori bianchi con un petalo esterno bilobo vessillare evidente. Diachenio ellittico, 5-6 x 4 mm, a margine moniliforme, con dorso rivestito di peli vesciculosi.

Arabetta collinare

Arabis collina

Perenni con indumento più o meno denso del fusto e foglia formato soprattutto da peli peduncolati a 3-5 raggi (nelle foglia anche a 6 raggi), peli semplici e biforcati per lo più presenti particolarmente nella parte inferiori del fusto ed anche al margine delle foglia F. principale eretto, generalmente accompagnato da altri laterali ascendenti, tutti indivisi, Foglie basali lanceolato-obovate a quasi spatolate, pro-gressivamente ristrette nel picciolo e generalmente grossamente dentate, ottuse; foglia cauline 3-20 con base ristretta, arrotondata o debolmente cuoriforme, sessili, obovate, lanceolate, ovv. ovate, generalmente dentate, le inferiori ottuse, le superiori talora glabrescenti di sopra. Inflor. 7-20 (25) flora, densa e quindi allungata; sepali 1-2 X 2.5-5.5 mm; petali obovato-cuneati 1.8-4 X 6-10 mm, troncati all'apice; peduncoli frutt. eretti, i maggiori di 5-16 mm; silique appressate all'asse, le maggiori di 1-2 X 40-90 mm, con nervo med. visibile non oltre i ¾ delle valve; semi 1.1-1.3 X 1.6-2.1 mm, tutt'attorno con ala larga fino a 0.2-0.5 mmGruppo difficile, incompletamente studiato. Attualmente sembra di poter distinguere abbastanza chiaramente due sp., mediante una combinazione di caratteri: esse tuttavia sono collegate da forme di passaggio.

Pervinca maggiore

Vinca major

Erba perenne, eretta o decombente, 40-80 cm. Foglie brevemente picciolate, opposte, ovali, 3-6 x 2-4 cm, lucide, ciliate al margine. Fiori solitari, ascellari, lungamente pedicellati. Calice sub-campanulato, quasi subito diviso alla base in 5 lacinie lineari—acuminate, 1-1,5 cm, a margine ciliato. Corolla azzurra, 4-5 cm di diametro, con tubo di 1,2-1,6 cm. Lobi corollini patenti obliquamente troncati. Follicoli di 2-4 cm.

Ofride verde

Ophrys classica

  • Sinonimi accettati: Ophrys sphegodes Mill.
  • Fioritura: da marzo fino a maggio
  • Sistema Raunkiær: Geofite (G) - Bulbose (G bulb)
  • Formula fiorale: X, P 3+3, [A 1, G (3)], infero, capsula

Campanula selvatica

Campanula trachelium

Fusto eretto con 5 spigoli acuti o strettamente alati, arrossati; peli irsuti patenti. Foglie basali con picciolo di 8-15 cm e lamina cuoriforme (5-9 cm); foglia cauline con picciolo largamente alato di 5-10 mm e lamina lanceolata (4 x 7 cm), grossamente dentata, ispida e ruvida. Inflorescenza semplice o ramosa; calice diviso per ⅔ con tubo di 4 mm e denti triangolari di 7-8 mm; corolla con tubo di 14 X 15-25 mm e denti triangolari di 8 X 9-12 mm; frutto (2 cm) con calice accrescente.
Variabilità - La pelosità del fusto, foglia e soprattutto del calice variano in maniera irregolare anche nell'ambito di una stessa popolazione.

Boccione maggiore

Urospermum dalechampii

Fusto villoso per peli patenti (!). Fusto eretto o ascendente, foglioso nella metà inferiore. Foglie basali pennatosette lunghe 5-6 cm, le cauline inferiori progressivamente maggiori (2 X 6-8 cm) e meno profondamente divise, le superiori lanceolate, subintere. Capolino su un lungo peduncolo ingrossato; squame concresciute nel terzo inferiore, quindi libere (12-14 mm); fiori periferici con tubo incoloro di 12 mm e ligula raggiante (3 X 20 mm) giallo-chiara, di sotto ed all'apice generalmente con strie purpuree; achenio rugoso (6-8 mm) con becco lungo il doppio.

  • Sinonimi accettati: Tragopogon dalechampii L
  • Fioritura: da marzo fino ad agosto
  • Sistema Raunkiær: Emicriptofite (H) - Scapose (H scap)
  • Formula fiorale: K 0, C (5), A (5), G 2 infero

Toccamano

Sherardia arvensis

Fusti gracili, ramificati dalla base, ascendenti, ruvidi se accarezzati dal basso verso l'alto. Foglia verticillate a 6, lanceolate (2 X 5-8 nini). Fiori subsessili, 4meri, in fascetti apicali avvolti da 6-8 foglia disposte a stella; corolla rosea (3 mm) con tubo cilindrico lungo circa 1.5 volte i lobi; frutto 2-5 mm scuro, ispido, con reste di 0.3-1 mm.

Sonaglini maggiori

Briza maxima

Erba annua, 2-4(-8) dm. Culmi generalmente solitari, gracili, eretti o ginocchiati, glabri o glabrescenti. Foglie larghe con lamina allungata, anche superiormente, 4-7 x 0,2-0,8 cm. Ligula oblunga, 3-5 mm, irregolarmente dentata. Pannocchia povera, con 3-8 spighette ovato-oblunghe, 12-25 mm, glabre o puberule, 5-20 flore su lunghi e gracili peduncoli, pendenti e tremolanti per effetto della brezza, verdi-argentate, rosso-ferruginee nel secco; glume e glumette subeguali, ovato-rotondate, 5-6 mm; lemmi dei fiori inferiori 4 mm, i superiori progressivamente minori.

Bellavedova, Bocca di lupo

Hermodactylus tuberosus

Rizoma ± orizzontale con tubercoli allungati; fusto eretto, cilindrico. Foglie inferiori ridotte a squame pallide, le altre lineari, lunghe 3-6 dm e con sezione quadrangolare (3-4 mm). Fiore unico (5 cm), alla base avvolto dalla spata lanceolata; tepali esterni ± orizzontali, ovali (12X20 mm), bruni con bordo chiaro; tepali interni eretti, lineari-lanceolati, verde-giallastri; stimmi eretti, bilobi, acuminati; ovario fusiforme (1.5 cm), uniloculare.

  • Sinonimi accettati: Iris tuberosa L.
  • Fioritura: da febbraio fino a marzo
  • Sistema Raunkiær: Geofite (G) - Rizomatose (G rhiz)
  • Formula fiorale: P 3+3, A 3, G (3) (ovario infero)

Narciso

Narcissus tazetta

Bulbo piriforme (3X4 cm) con tuniche brune talora allungate ad avvolgere lo scapo, questo robusto. Foglie 4-6, piane, larghe 1(2) cm e lunghe quanto lo scapo, ottuse. Fiori 3-8(20), generalmente profumati; spata membranosa generalmente biancastra 5-6 cm; perigonio con tubo di 15-20 mm e lacinie lanceolate (4-8 X 9-12, raramente 15 mm); paracorolla a forma di tazzina diametro 6-8 mm, lunga 3-5 mm; capsula obovoide (1/1.5 cm), coriacea; semi neri, 3 mm.
Variabilità. N. tazetta subsp. tazetta (perigonio con lacinie bianche; paracorolla gialla). N. tazetta subsp. bertolonii (perigonio con lacinie giallastre; paracorolla di un giallo più intenso) Le due subspecie, ben caratterizzate allo stato puro, sono in realtà collegate da una miriade di forme intermedie, spesso fissate dalla coltura. La variabilità si rende evidente soprattutto nei caratteri seguenti: fusti, da cilindrico a compresso-bitagliente; foglia larghe da 5 a 20 mm, di colore dal verde al glauco; fiori più o meno numerosi; perigonio da piccolo (diametro 2 cm) a grande (4 cm); lacinie perigoniali in tutte le gradazioni dal bianco al giallo carico; paracorolla di un giallo più o meno intenso oppure anche bianca (pare solo in ceppi coltivati); inoltre si distinguono popolazioni brevi- e longistile. Con la combinazione di questi caratteri è possibile individuare un numero pressoché illimitato di entità, di valore tassonomico scarso o nullo.Nome popolare italiano (diffuso in Liguria, Lombardia, Veneto, Friuli ed Emilia) ripreso e codificato dal Linneo, evidentemente ispirato alla forma della paracorolla; oggi diremmo piuttosto «tazzina».

Verbena comune

Verbena officinalis

Fusti legnosi solo alla base, ascendenti, 4angolari-solcati e pubescenti sugli spigoli. Foglie spatolate (1-2. x 3-5 cm), lobate o pennatosette, le superiori ridotte e più o meno intere: nervature sporgenti di sotto. Spighe 3-6 cm alla fioritura; alla fruttificazione 10-25 cm, con 1-2 paia di rami basali arcuati; brattee lanceolato-acuminate: calice 15 mm: corolla 4 mm, roseo-violetta sul bordo; acheni 1.5-2 mm, con 4-5 strie longitudinali sul dorso.
Nota - È dubbio se si tratta di pianta indigena da noi, essa vive sempre in contatto con gli insediamenti umani e non si inserisce in alcun tipo di vegetazione naturale. Nell'antichita era considerata medicinale ed avere una parte importante in pratiche magiche, superstiziose o folcoristiche. Molte specie di Verbena sono coltivate per ornamento, però nessuna tende a naturalizzarsi.

Geranio sbrandellato

Geranium dissectum

Pianta erbacea annuale, pelosa, con la radice principale assai sviluppata, fusto prostrato-ascendente molto ramificato, lungo 10-50 cm, con peli sparsi e ruvidi alla base. Foglie orbicolari, tutte con picciolo di 15 cm circa, con nervature che si irradiano da un punto centrale (palminervie), profondamente divise in 5 – 7 segmenti stretti, ma non lineari, che si dividono ulteriormente nella metà superiore; foglie cauline generalmente opposte, stipole lanceolate e a volte lobate.
Infiorescenze in cime biflore con peduncoli pelosi che si allungano alla fruttificazione fino a 1-2 cm, brateole lanceolate, Fiori ermafroditi, appaiati, con il peduncolo comune più corto della foglia dalla quale sorgono, e il peduncolo di ciascun fiore appena più lungo dei sepali. Calice con 5 sepali lancelati, trinervi, mucronati con margine scarioso, più o meno patenti. più lunghi dei petali. Corolla con 5 petali, semplici, di 4-5 mm, eretto patenti, con il bordo superiore smarginato e diviso, cordiforme, e di colore rosa o rosso-porpora chiaro. 10 fertili, eretti, con il filamenti cigliati rosei all'apice, più corti dei sepali. Stimma purpureo. Ovario supero semplice e pubescente con 5 carpelli che si anneriscono alla fruttificazione Il frutto è uno schizocarpo con becco di 15 mm, formato da 5 mericarpi pubescenti, che contiene 5 semi, bruno rossastri, ellittici, del diametro di 1-2 mm .
Antesi: Fiorisce da Aprile a Settembre.
Habitat: vegeta in ambienti ruderali, praterie, siepi, discariche, margini stradali, infestante di coltivi sarchiati, su terreni asciutti, sassosi, ma ricchi di elementi nutritivi, da 0 a 1300 m di altitudine.
Note: possibili confusioni: simile è Geranium columbinum L. che però ha peduncoli fiorali molto più lunghi delle foglie, petali appena più lunghi dei sepali e fiori più grandi.
"Le foglie delle piante adulte sono divise in lacinie strette, quelle giovanili sono appena lobate e sono facilmente confondibili con quelle di Geranium molle, dal quale si può facilmente distinguere osservando la diversa pelosità dei piccioli: peli brevi mescolati a peli lunghetti, rigidi e riflessi in G.dissectum (vedi foto Geranium-dissectum-05670.jpg), peli lunghi, molli, ondulati e patenti in Geranium molle. Questo carattere, che permane nelle piante adulte, consente di riconoscere questa specie anche in assenza dei fiori."
Etimologia: Il nome generico dal greco géranos = gru per la forma dei frutti, quello specifico dal latino per le sue foglie profondamente divise.
Proprietà ed utilizzi: Pianta antisettica, atringente, stiptica, tonica. Le sue parti sotterranee venivano un tempo usate contro le angine, nefriti, emorragie e contusioni. Dalla pianta si ricavano tannini e coloranti.

Enagra comune

Oenothera biennis

Fusto eretto, semplice o poco ramoso, alla base ingrossato-fusiforme. Foglie da glabre a ispide, strettamente lanceolate (2-3 X 8-15 cm), acute, grossamente dentate, alla fine arrossate lungo il nervo principale. Fiori in racemo foglioso terminale; calice verde; petali 24-30 mm, gialli; capsula clavata 8 X 25-35 mm. Verosimilmente originatasi in Europa ed indicata in coltura all'Orto Botanico di Padova già nel 1612.

Kummel delle Apuane

Carum appuanum

Finocchio selvatico

Foeniculum vulgare

Pianta dall'aroma dolce intenso (!). Rizoma orizzontale nodoso ed anulato, biancastro; fusto eretto, verde-scuro, cilindrico, ramoso. Foglie 3-4 pennatosette, completamente divise in lacinie capillari, per lo più giallastre. Ombrelle senza involucro; petali gialli; frutti 4-7 mm.

Ombellico di Venere

Umbilicus rupestris

Rizoma tuberoso; fusto eretto, glabro, fiorifero su più di metà della lunghezza. Foglie carnose, le basali con lamina circolare, peltata (diametro 2-5 cm), crenata e picciolo lungo 2-3 volte tanto, le cauline progressivamente ridotte a squame lanceolate. Racemo lineare, raramente ramoso alla base, generalmente unilaterale; peduncoli 3-9 mm minori delle brattee; fiori più o meno penduli; corolla giallo-verdastra o arrossata lunga 7 (-10) mm.

  • Sinonimi accettati: Cotyledon rupestris Salisb.
  • Fioritura: da marzo fino a giugno
  • Sistema Raunkiær: Geofite (G) - Bulbose (G bulb)
  • Formula fiorale: K n, C n, A n+n, G n

Centonchio dei campi

Lysimachia arvensis

Pianta erbacea annuale, glabra, di colore verde cupo, alta 7-20 cm, con fusto prostrato o ascendente, un poco radicante ai nodi inferiori, a sezione quadrangolare e molto ramoso.
Foglie ovate-oblunghe raramente lanceolate, di 5-20(30) x 3-15(17) mm, appuntite, sessili e normalmente opposte, le superiori a volte 3verticillate, punteggiate di nero nella pagine inferiore.
All'ascella delle foglie superiori i peduncoli fiorali, ricurvi alla fruttificazione e più lunghi delle foglie ascellanti, portano i fiori ermafroditi del diametro di 0,5 cm, che hanno il calice con 5 lacinie lanceolato-acute con bordo ampiamente scarioso e saldate alla base; la corolla rotata formata da 5 lobi obovati, cuneati, con bordo intero o raramente più o meno seghettato, lunghi poco di più dei sepali e di colore rosso mattone o rosso aranciato o rosso salmone con un anello purpureo alla gola, ma anche azzurri con anello rosso alla gola. Il margine è munito di numerosi peli ghiandolari tricellulari; 5 stami con filamenti ricoperti da peli purpurei o a volte giallastri o biancastri, antere gialle; ovario supero. Il frutto è una capsula a pisside sferica che si apre orizzontalmente in due emisfere, lasciando fuoriuscire 20-35 semi.
Habitat: Cresce negli incolti e luoghi aridi, terreni coltivati, bordo strade e aree antropizzate, dal piano fino a 1200 m (raramente fino a 1.700 m)
Note di Sistematica: Oltre alla subsp. nominale vengono descritte:
Lysimachia arvensis subsp. latifolia (L.) Peruzzi con foglie ampiamente ovate e grandi.
Lysimachia arvensis subsp. parviflora (Hoffmanns. & Link) Peruzzi con fiori piccoli.
Note, possibili confusioni: Specie molto somigliante è Lysimachia foemina (Mill.) U. Manns & Anderb. - Centocchio azzurro, che vegeta in aree più calde e che ha fiori sempre azzurri con le lacinie della corolla a margine seghettato o sinuoso e che non si sovrappongono tra loro; margine corollino è munito di scarsissimi peli ghiandolari tetracellulari; foglie superiori lanceolate e le inferiori ovate, e le corolle che quando sono ancora chiuse, non sporgono dal calice. Lysimachia arvensis ha foglie tutte più o meno uguali e la punta della corolla chiusa che spunta dal calice, fiori più raramente azzurri e le lacinie corolline con margine intero o più o meno seghettato che spesso si sovrappongono.
Etimologia: Il nome generico ricorda Lisimaco, medico greco dell'antichità; il nome specifico dal latino arvensis = dei campi con riferimento al suo habitat.
Proprietà ed utilizzi: specie officinale tossica
Per i suoi contenuti di triterpenoidi e saponina nelle parti aeree, glicoside=ciclamina nelle radici, acri oli volatili, primina nelle parti pelose ha proprietà bechiche, diaforetiche, espettoranti, colagoghe, omeopatiche, purganti, stimolanti, vulnerarie, diuretiche e nervine, ma è pianta tossica, responsabile di alcune intossicazioni avvenute per il suo consumo nelle insalate con le quali era stata raccolta incidentalmente.

  • Sinonimi accettati: Anagallis arvensis L.
  • Fioritura: da maggio fino a novembre
  • Sistema Raunkiær: Terofite (T) - Reptanti (T rept)
  • Formula fiorale: K (5), C (5), A 5, G (5)

Perpetuini profumati

Helichrysum stoechas

Pianta di odore aromatico (!). Fusti legnosi ramificati formanti un denso pulvino basale, bianco-tomentosi; peli crespi (diam. 3.8-5.7 µ) formanti uno strato sottile, che nei fusti e nelle foglie alla fine tende a distaccarsi lasciando trasparire i parenchimi sottostanti. Foglie 1 x 15-25(-35) mm, con bordo completamente revoluto. Capolini a 5-10 in corimbi densi, spesso glomeruliformi; involucro generalmente subsferico, alla fine emisferico (5-6 X 5-6 mm); squame giallo-chiare, alla fine brune, le superiori acute; fiori circa 20, giallastri (3.5-4.0 mm); tubo allargantesi nella metà superiore.

Cardo scolimo

Scolymus hispanicus

Fusto ramoso-corimboso, con ali brevi e interrotte. Foglia pennatopartite o pennatosette (5-12 cm) con denti profondi, spine robuste, lamina verde, non o scarsamente coriacea; foglie superiori largamente amplessicauli. Capolini sia ascellari che terminali, avvolti da generalmente 3 brattee, queste con spine larghe circa quanto l'area centrale indivisa; squame lesiniformi, progressivamente assottigliate in punta acutissima; corolla gialla, 1 X 16-17 mm (nei fiori centrali spesso minore); antere gialle; achenio ovoide-compresso con piccola coroncina e 2(4) setole caduche.

Ginepro feniceo

Juniperus phoenicea

Corteccia desquamante in nastri arrotolati, che lasciano vedere lo strato sottostante rossastro. Rami estremi completamente ricoperti dalle foglie squamiformi (1 mm), densamente embriciate. Bacche rossastre, ovali (10-13 mm), pendule.
Nota - In aspetto tipico Sp. Juniperus phoenicea è la pianta delle macchie e delle formazioni arbustive su rupi calcaree, con rami più o meno a ventaglio (l'asse principale supera di poco i laterali); sulle spiagge si trovano popolazioni con rami piramidali (l'asse principale supera largamente i laterali); anche la bacca è un po' maggiore: S. Rivas Martinez (Madrid) comunica di aver osservato popolazioni di questo secondo tipo sulla costa toscana presso Viareggio. Esse corrispondono a J. oophora (Willk.) Kunze (= J. phoenicea subsp. lycia Molinier et Bolòs).

Pervinca minore

Vinca minor

Pianta glabra (!). Fusti tenaci, lungamente (1 m e più) striscianti sulla superficie del suolo. Foglie sempreverdi con picciolo di 2-4 mm e lamina lanceolata (10-16 X 22-35 mm), intera, ottusa all'apice, di sotto con nervature reticolate sporgenti. Fiori isolati ascellari; peduncoli 9-15 mm; calice 3 mm diviso su ⅔ in lacinie triangolari (1 X 2.2 mm ca.); corolla (diametro 2.5-3 cm) azzurro-violetta con tubo di 1 cm e lobi spatolati di 8 x 10 mm.

Erba ginestrina

Securigera varia

  • Sinonimi accettati: Coronilla varia L.
  • Fioritura: da giugno fino ad agosto
  • Sistema Raunkiær: Emicriptofite (H) - Scapose (H scap)
  • Formula fiorale: K (5), C 5, A (5+5) oppure (9) + 1, G 1

Garofano di Seguier

Dianthus seguieri

Fusto gracile, strisciante. Foglie lineari-lanceolate larghe 1-3 (-6) mm; guaine 1-2 mm Fiore unico o pochi; squame dell'epicalice 2-6, ovali-mucronate, lunghe ½/¾ del calice, questo di 14-18 mm, cilindrico; petali rosei screziati di purpureo con lembo di 6-10 (-12) mm, dentellato sul bordo.
Variabilità - La lamina delle foglia in generale non supera i 3 mm di larghezza, però individui con foglia larghe fino a 4 mm non sono rari, assieme agli stenofìlli (Prealpi Veronesi, Appennino sopra Pontremoli, Alpi Apuane); una forma estrema brachifilla, con lamina larga fino a 6 mm e fiori un po' maggiori è stata descritta dalle A. Apuane (M. Altissimo) come subsp. italicus Tutin, ma va ulteriormente precisata. D. collinus W. et K., citato dal Goriz., Veron. ed Avell., è certo da escludere. Séguier J.-F. (1703-1784) botanico francese, descrittore della flora veronese.

Gigaro chiaro

Arum italicum

Pianta perenne e glabra di aspetto erbaceo, eretto, con un rizoma ovoide, tuberiforme sotterraneo, dal quale in autunno si sviluppano le foglie svernanti, astate lunghe sino a 30 cm, con la pagina superiore lucida e spesso con venature biancastre, trilobe con un lobo apicale a forma lanceolata e due basali divergenti.
I fiori molto piccoli, unisessuali, crescono alla base di una colonna (spadice) che è una speciale infiorescenza simile ad una clava generalmente più corta della metà della spata, con un' appendice di colore giallo, lunga quanto il peduncolo o poco meno.
La spata a forma di un cappuccio parzialmente circonda e racchiude lo spadice con funzione di protezione dagli agenti atmosferici, riuscendo a mantenere, con un notevole dispendio di energia metabolica, la temperatura interna in corrispondenza dei fiori, assai superiore a quella esterna, è lunga fino a 30 cm, ed è di colore giallo-verdastro con a volte sfumature purpuree.
I frutti sono bacche raccolte sull'asse, prima verdi poi rosse a maturità, della grandezza di un pisello.
Note di Sistematica: Pianta assai varibile nelle foglie che possono avere i lobi basali più o meno divergenti ed avere o no variegature bianche e/o macchie porpora o nerastre, e nella spata che puo essere più o meno sfumata di rosso-violaceo.
Etimologia: il nome generico è quello greco della pianta e la sua etimologia è incerta, quello della specie fa riferimento alla regione di maggior sviluppo.
Proprietà ed utilizzi: Tutta la pianta è velenosa, e può provocare serie intossicazioni soprattutto ingerendo i suoi frutti che per la loro colorazione possono attrarre la curiosità dei bambini, fortunatamente la loro masticazione che provoca immediati dolori alla bocca e l’odore cadaverico del fiore riducono la possibilità di ingerire quantità della pianta che potrebbero essere letali. Tra i sintomi, vomito, diarrea, emorragie, eccitazione psicomotoria, tachicardia, dermatiti e vesciche sono provocate dal contatto con la pianta.
Per i suoi principi attivi quali aroina, una saponina e glucosidi cianogenetici che in presenza di acqua liberano acido cianidrico, la pianta ha un uso officinale, per il quale sono utilizzate le foglie ed il rizoma, come coadiuvante nelle affezioni delle prime vie respiratorie.
Poiché i suoi principi tossici sono termolabili e si attenuano, sino quasi a scomparire, anche con l'essiccazione, in passato si sfruttava come commestibile il rizoma che contenendo il 70% di amido, veniva usato per mescolare alla farina o era venduto come amido col nome di Tapioca di Portland.
Curiosità: Nei tempi antichi il Gigaro era considerato una pianta magica, che teneva lontani gli spiriti maligni, proteggeva i neonati e donava amore a chi in amore era sfortunato.

Scarlina tomentosa

Galactites tomentosus

Simile a Carduus, ma fiori periferici sterili; stami con filamenti concresciuti; pappo di peli piumosi; achenio con coroncina emisferica. Il nome Galactites Moench (1794) è stato dichiarato nomen conservandum rispetto a Lupsia Neck. (1790), che risulterebbe precedente. Fusto eretto, generalmente ramoso, bianco-tomentoso e con ali provviste di spine. Foglie (1-2 dm) pennatosette, di sopra generalmente variegate di bianco, di sotto bianco-tomentose, acutamente spinose. Capolini isolati ovvero riuniti in fascetti; involucro campanulato; squame triangolari con una lunga spina apicale scanalata di sopra; corolla lillacina 21-23 mm (14-15; 1; 6-8), più lunga nei fiori periferici (sterili); acheni compressi con pappo di 13 mm.
Variabilità - Le foglie hanno di regola lamina pennatosetta, però raramente mostrano riduzione delle incisioni e lamina più o meno intera oppure al contrario sono ridotte alle sole nervature irte di spine; variano pure l'aspetto delle ali ed il colore delle corolle (lillacine, violette, azzurre, rosee o quasi bianche).

Cicoria comune

Cichorium intybus

Erba perenne o talora bienne, 2-12 dm. Fusto prostrato o eretto, ispido per peli rivolti in basso, privo di spine. Foglie irregolarmente pennatopartite o pennatosette (3-5 x 10-25 cm) in segmenti triangolari-acuti, generalmente alterni; foglie cauline lanceolate, sessili e più o meno ridotte. Capolini numerosi (diametro 2-5 cm), con peduncoli non o debolmente ingrossati nella parte superiore e circa 13-18 fiori raggianti; involucro cilindrico (diametro 11-14 mm); brattee triangolari, le esterne (5 mm) patenti, le interne lunghe il doppio eretto-conniventi; corolla azzurra, raramente rosata (tinta facilmente disciolta in acqua); antere blu-violaceo scuro; stimmi da bianchi a celesti; acheni 2-3 mm, lunghi 8-10 volte il pappo.

Rosmarino

Rosmarinus officinalis

Pianta con profumo aromatico intenso (!). Cespuglio con rami prostrati o ascendenti, raramente eretti; corteccia bruno-chiara. Foglie lineari, revolute sul bordo, dunque apparentemente di 2-3 X 15-28 mm, verde-scure e lucide di sopra, bianco-tomentose di sotto; fascetti ascellari generalmente presenti. Racemi ascellari brevi, 4-16 fiori; calice pubescente bilabiato 5-6 mm, diviso su 1/3; corolla 10-12 mm, azzurro-chiara o lilla, raramente rosea o bianca.
Nota - Questo diffuso e caratteristico componente della macchia bassa e gariga mediterranea, già dall'antichità è comunemente impiegato come pianta medicinale, aromatica e condimento. Nella cucina italiana il Rosmarino è di uso frequentissimo, soprattutto per arrosti e condimenti; per questo motivo è coltivato comunemente negli orti e giardini in tutta la zona dell'Olivo e della Vite, e spesso al riparo dei muri esposti a mezzogiorno o su rupi soleggiate può essere incontrato come pianta apparentemente selvatica. Si può ritenere spontaneo tuttavia solo lungo le coste, con esclusione di quelle del Medio ed Alto Adriatico; solo nell'Italia Meridionale, Sicilia e Sardegna penetra anche ad una certa distanza dal mare, però sempre in ambiente di macchia. Nell'Italia Settentrionale è spontaneo solo in Liguria e sul Garda: le località citate da Fiori (Duino, Lit. Veneto al Cavallino) sono certamente dovute a piante inselvatichite; anche sul Garda il Rosmarino è generalmente inselvatichito, però il Béguinot {Pubbl. Ist. Bot. Messina, 1924) descrivendo le stazioni sulle rupi sopra Tignale, Campione e Limone annota «Nessun dubbio sull'assoluta spontaneità della specie in questo tratto della riviera», che dunque rappresenterebbe l'estremo avamposto, isolatissimo, della specie in Italia.

Fico degli Ottentotti

Carpobrotus edulis

Pianta glabra e carnosa (!). Fusti striscianti erbacei, lunghi fino a parecchi metri. Foglie opposte, trigono-carenate (1 cm di spessore), larghe alla base fino a 13 mm e lunghe 8-12 cm, progressivamente ristrette nell'apice acuto. Fiori solitari (diametro 6 cm) gialli o purpurei; stami gialli.

Euforbia prostrata

Euphorbia prostrata

Erba annua prostrata, pelosa, ramosa alla base, spesso arrossata. Foglie opposte, brevemente picciolate, oblungo-ellittiche, 6-9 x 3-6 mm, asimmetriche alla base, maculate, da glabrescenti a pelose. Stipole dimorfedeltato-fimbriate, pelose. Ciazio peloso con nettari trasversalmente ellittici, rossastri. Cassiula ovoidea, 1,2-1,5 mm, pelosa, solcata, con cocche carenate. Semi subtetragoni, apicolati, circa 1 mm, grigiastri, granuloso-striati trasversalmente.

Valeriana rossa

Centranthus ruber

Cespuglio perenne, alto 30-70 cm, legnoso alla base, glabro, glauco e grassetto, con fusti eretti o ascendenti e ramosi che spuntano da un rizoma sotterraneo assai sviluppato. Le foglie sono opposte, intere o le cauline a volte appena dentate, ovato-lanceolate, le maggiori 2-3 volte più lunghe che larghe, lisce e acuminate all’apice, di colore verde azzurrognolo, le superiori sessili e generalmente amplessicauli con base arrotondata, le inferiori brevemente picciolate o cuneate.
I fiori zigomorfi, ermafroditi, profumati, di 9 -10 mm, sono raccolti in densi corimbi, hanno la corolla gamopetala di colore rosa più o meno carico, rosso-violaceo e talvolta bianco, formata da un tubo conico con lembo diviso in 5 lobi ineguali, munita alla base di uno sperone lineare 2-3 volte più lungo dell’ovario infero; stami con filamento glabro, a volte di colore rosa carico, antere giallastre o rosate; stilo sporgente, stimma a tre lobi Il frutto è un achenio sormontato da un pappo piumoso e persistente.
Tipo corologico: Steno-Medit. - Entità mediterranea in senso stretto (con areale limitato alle coste mediterranee: area dell'Olivo).
Antesi: da Maggio a Settembre. Impollinazione tramite farfalle e farfalle notturne.
Distribuzione in Italia: presente in tutte le regioni ma più comuni al centro-sud e isole.
Habitat: Vecchi muri, rupi, terreni rocciosi di natura calcarea, bordo strade dal piano fino a 1300 m.
Etimologia: Il nome del genere deriva dal greco kéntron = sperone e anthos = fiore per la sua corolla speronata, il nome della specie ruber = rosso è ispirato al suo colore.
Proprietà ed utilizzi: grazie ai suoi principi attivi quali tannini, resine, olii essenziali e alcaloidi le sue radici hanno proprietà sedative, antispasmodiche e antinevralgiche e in passato sono state usate quali succedanee della valeriana. I suoi semi pare fossero utilizzati in passato per ricavare pozioni adatte per imbalsamare.
Coltivata per ornamento talvolta le sue foglie possono anche essere consumate in insalata, nonostante il suo forte e poco piacevole profumo.
Curiosità: Le credenze popolari attribuivano a questa pianta poteri magici, le sue radici essicate e polverizzate, conservate in sacchetti erano usate per proteggere la casa dai fulmini e le sue foglie erano usate per placare gli animi nei litigi amorosi e riconciliare gli innamorati.

Trifoglio rosso dei prati

Trifolium pratense

Rizoma legnoso, avvolto da guaine scure; rami erbacei brevemente striscianti ed arcuato-eretti. Foglie con picciolo allungato e segmenti lanceolati, ellittici, ovati ovvero obeuneati; stipole allungate, terminanti in una breve resta. Capolini brevemente peduncolati o subsessili alfasc. delle foglie superiori; calice con tubo di 3.5-4 mm e denti di 2.5-4 mm l'inferiori lungo 1.5-2 volte tanto: corolla 12-16 mm, violetta, salvo subsp. (b).
Nota - Gruppo estremamente polimorfo: inquadramento qui proposto ha solo il significato di un tentativo. Verosimilmente Sp. Trifolium pratense ha il suo centro d'origine sulle montagne della Penisola e Sicilia, dove in effetti raggiunge la massima variabilità: come tipo originario si può probabilmente proporre la subsp. (c), che popola stazioni naturali; la subsp. (b), pure in stazioni, naturali, sembra segnare il passaggio verso Sp. Trifolium noricum ed è forse ibridogena. Da queste potrebbe essersi formata la subsp. (a), soprattutto attraverso l'invasione del nuovo spazio ecologico creato dall'uomo; i limiti di questa verso le altre due subsp. tuttavia non sono netti, e d'altra parte essa comprende una fortissima variabilità, in dipendenza di selezione a scopo agrario, ma anche come indice di una intrinseca instabilità. I problemi delle tre subsp. verranno esaminati separatamente:
subsp. (a) - I tipi spontanei hanno in generale segmenti fogliari di 10-20 X 17-35 mm, con apice ottuso o arrotondato, talora anche bilobo e portamento robusto, con rami alti 10-20 cm Nelle stazioni secche ed aride ed in generale al Sud, si nota riduzione delle dimensioni del fusto e foglie e segmenti progressivamente allargati fino a risultare circa tanto lunghi quanto larghi (var. microphyllum Bertol.); non è infrequente in questo caso un aumento della pelosità, come nelle popolazioni dei luoghi umidi subsalsi descritte come var. maritimum Zabel, che tuttavia rappresenta probabilmente soltanto un tipo estremo. Le piante coltivate si distinguono per la generale glabrescenza e lo sviluppo dei fusto (alti 4-7 e fino a 10 dm) e dei segmenti fogliari lunghi fino a 4 cm e più; tipi con segmenti obovati vengono indicati come var. sativum Schreber, altri con segmenti strettamente ellittici come var. americanum CO. Harz.
subsp. (b) - Molto caratteristica nei pascoli subalpini su terreno blandamente acido (suoli calcarei umificati, suoli di origine lavica) nelle Dolomiti, essa è stata confusa con tipi della subsp. (a) adattati alle condizioni ecologiche d'alta montagna e pertanto indicata da tutta la catena alpina; riteniamo invece che essa debba venire circoscritta alle popolazioni delle Alpi Orientale e che pertanto i sinonimi di Hoppe e di Gaudin vadano eliminati; a causa della grande confusione no-menclaturale sembra attualmente impossibile precisarne l'areale. Alcuni caratteri (soprattutto la colorazione della corolla) pongono questa subsp. in posizione intermedia fra 1879 subsp. (a) e 1882.
subsp. (c) - Pensiamo possano essere qui riunite le razze delle montagne merid. e della Sicilia per il caratteristico aspetto dei capolini cuneati alla base. Esse tuttavia presentano un notevole polimorfismo. Popolazioni della Sila con pelosità ridotta e talora glabrescenti sono state descritte come var. silvnum Fiori, e forse anche le indicazioni di T. baeticum Boiss. per la Sicilia, vanno qui ricondotte. Questa subsp. contrae stretti rapporti con subsp. (b).

Garofanino di montagna

Epilobium montanum

Fusto eretto, subcilindrico, sparsamente pubescente o subglabro. Foglie mediane opposte, le superiori alterne, sessili o quasi; lamina lanceolata (1.5-3 X 3.5-8 cm), seghettata, acuta. Sepali più o meno pubescenti 4-5 mm; petali 7-8(6-10) mm; semi 1.2 mm.

Farfaraccio bianco

Petasites albus

Pianta alla frutt. fino ad 8 decimetri. Rizoma sottile (diametro 1 cm), biancastro. Foglie formantisi dopo l'antesi; picciolo bianco-tomentoso (alla fine glabrescente) di 1-2 dm e lamina più o meno reniforme (diametro 1-2 dm, raramente fino a 4.5 dm), grigio-tomentosa di sotto; picciolo poco scanalato, alla base solamente appiattito; squame cauline verde-giallastre, spesso ripiegate all'apice. Capolini (7 X 25 mm), peduncolati, nelle piante [ ♂ ] in racemo ovale, nelle piante [ ♀ ] formanti una pannocchia allargata; corolla bianco-giallastra; acheni 2-3 mm con pappo candido.
Confusione - Con Sp. Adenostyles alliariae, che vive nello stesso ambiente, quando si tratta di individui sterili, ridotti alle sole fg.; però Sp. Petasites albus presenta fg. con lamina circa tanto larga che lunga, nella pag. inferiori con peli bianchi, nervo principale con diramazioni opposte e simmetriche, nervi di III-IV ordine formanti un reticolo verde, non rilevati, nella pag. superiori con pelosità ragnatelosa; invece Sp. Adenostyles alliariae ha lamina generalmente più larga che lunga, nella pag. inferiori con peli verdastri, nervo principale con diramazioni alterne, nervi di III-IV ordine dello stesso colore della lamina e decisamente rilevati, nella pag. superiori con setole isolate di 1-2 mm; inoltre in Sp. Adenostyles alliariae il piccioloo è più profondamente scanalato.

Platantera comune

Platanthera bifolia

Bulbi interi; fusto eretto, striato. Foglia dimorfe, le basali 2, subopposte, oblanceola-to-spatolate (2-3 X 8-12 cm, raramente 7X20 cm), arrotondate all'apice, con 13-15 nervi; foglia cauline strettamente lanceolate (4-6 X 15-25 mm), acute, pro-gressivamente ridotte. Inflor. allungata con 15-25 fiori spaziati; brattee strettamente triangolari 3X12 mm; ovario 12-15 mm incurvato a semicerchio; tepali esterni patenti, lanceolati (7-9 mm), gli interni eretti, più stretti; labello lineare, intero (1.5-2 X 12 mm), pendente; sperone sottile, progressivamente appuntito (25-30 mm); fiori profumati bianchi, talora il labello un po' verdognolo alla base. Nota - Sp. Platanthera bifolia è frequente soprattutto nei boschi di aghifoglie, Sp. Platanthera chlorantha invece in quelli di latifoglie, e con un substrato spesso ricco in calcare, però la distinzione non è netta; le due specie sono facilmente ibridabili tra loro.

Clematide fiammella

Clematis flammula

Rizoma legnoso; fusti legnosi in basso, volubili, tenaci, angolosi. Foglia opposte, 2-pennatosette, con segmenti di 2° ordine interi e più o meno lanceolati (circa 1 X 1.5 cm), ottusi, talora lobati o completamente divisi. Pannocchia ricca e ben fornita; fiori tetrameri con petali pelosi solo di sotto; achenio discoidale (diametro 3 mm) con resta piumosa di 1-2 cm. Le foglie hanno segmenti di 2° ordine da interi a completamente divisi; la forma stessa dei segmenti d'ultimo ordine varia dal lanceolato all'ovato e subrotondo, oppure fino a lineare (var. maritima L.); individui con questi caratteri si ritrovano mescolati nella stessa popolazione.

Lentisco

Pistacia lentiscus

Pianta con odore resinoso (!). Foglie paripennate con 8-10(6-12) segmenti lanceolati (7-9, raramente 4-15 X 22-30 mm). Pannocchia cilindrica; fiori rosso-bruni o gialli; drupe subsferiche (4 mm) rossastre e quindi nere.

Calcatreppola marina

Eryngium maritimum

Erba perenne, 20-50 cm, legnosa in basso e ramosa1n alto, con radice grossetta. Foglie basali con lungo picciolo, dilatato alla base in un'ampia guaina nervata, le superiori più o meno sessili, semiamplessicauli. Lamina 3-5 lobata, verde glauca, talora azzurrastra, con nervature ben evidenti terminanti all'apice dei lobi in un rigido acume; margine cartilagineo. Infiorescenza aperta con numerosi capolini apicali di 1-3 cm di diametro. Brattee 3-4 cm, ovate, con 3-5 lobi spinescenti. Bratteole cuspidate. Sepali ovali-lanceolati, 4-5 mm, aristati. Corolla bianca o celestlna. Frutto oblungo densamente squamoso.

Trifoglio strisciante

Trifolium repens

Fusto orizzontale strisciante e radicante ai nodi, lungo 1-3 dm. Foglie con picciolo di 5-12 cm e segmenti obovati ( 12-16 X 14-20 mm). Capolini (diametro 2 cm) isolati all'apice di scapi eretti (5-20 cm), nudi, glabri e striati; calice 4 mm; corolla bianca o più o meno rosea, dopo la fioritura bruna e inclinata verso il basso, lunga 8-10 mm. Questa descrizione si riferisce al tipo più frequente; per le altre forme vedi sotto.
Variabilità - Questa importantissima foraggera è coltivata su vasta scala nelle «marcite» lombarde; in coltura si hanno piante a fusto tuboloso, e foglie aventi picciolo di 20-60 cm e segmenti lunghi fino a 5 cm (anziché 5-15 e 2-3 cm rispettivamente), chiamate Trifoglio lodigiano (var. giganteum Lagr.-Fosset). Nelle popolazioni naturali si presentano sporadicamente individui con corolla rosea, verdastra oppure sostituita da brattee, foglie o altre malformazioni (fo. phyllanthum Ser.) causate da infezioni fungine o agenti chimici. In montagna Sp. Trifolium repens compare spontaneo in pascoli subalpini su silice (nardeti), in individui ridotti in ogni parte, descritti come var. alpinum Schur, che forse è solo una modificazione indotta dall'ambiente. T. orphanideum Boiss., ripetutamente segnalato in Italia è specie endemica della Grecia: le indicazioni della Penisola ed Isole vanno probabilmente riferite alla subsp. (b).

Millefoglio tomentoso

Achillea tomentosa

Rz. obliquo, legnoso; fusti eretti o ginocchiati alla base, grigio-tomentosi per peli molli lunghi 1 mm o più. Foglia a contorno lineare (3 X 20-30 mm), 2 pennatosette, divise in lacinie lineari, dapprima grigio-lanose, in seguito glabrescenti. Capolini addensati; involucro ovoide (2-3 X 4 mm), con squame bruno-chiaro, ialine sul bordo; fiori gialli; ligule sporgenti di 1-1.5 mm, generalmente ribattute e ricoprenti l'involucro nel terzo superiori (raramente fino a metà).S-Europ. -Sudsiber.Alpi, dal Trent. alla Lig., App. Sett. e Centr. fino all'Abr.: R.

Serapide trascurata

Serapias neglecta

Pianta erbacea, perenne, alta 15-30 (40) cm, robusta, che presenta due rizotuberi globosi oblunghi, collegati insieme da un breve peduncolo, e poche radici lineari.
Il fusto robusto, eretto, di colore verde nella parte inferiore fogliosa e a volte un poco arrossato in alto, ha una guaina basale verde.
Foglie basali opposte, lanceolate, acute, glabre, parallelinervie, prive di macchie, quelle in alto, sparse, gradatamente più brevi, sessili e inguainanti il fusto, bratteiformi nell’infiorescenza , le misure variano da 1 a 2 cm in larghezza e sono lunghe fino 14 cm. Infiorescenza ovoide, densa e compatta, con 3-8 (12)fiori grandi, con perigonio petaloideo e tepali lanceolati dello stesso colore e misure (o poco più lunghi) delle brattee, i 3 esterni e i 2 interni sono riuniti insieme a formare una specie di casco, leggermente rivolto in alto, di colore grigiastro con nervature porporine, la sua punta sorpassa leggermente la base del labello. Il labello trilobo è lungo circa 3 volte i tepali, è di colore rosso-mattone o rosso-ruggine ai bordi e giallo-ocraceo al centro, i due lobi laterali costituiscono l’ipochilo che in gran parte sporge dal casco ha due callosità scure e parallele alla base mentre il lobo centrale (epichilo) è cuoriforme o ovato lanceolato, pendulo, con nervature scure, lunghi peli chiari e margine sinuato. Ovario infero.
Il frutto è una capsula fissuricida che contiene semi piccolissimi.

Tipo corologico: Steno-Medit. - Entità mediterranea in senso stretto (con areale limitato alle coste mediterranee: area dell'Olivo).
Antesi: Marzo– Maggio.
Habitat: Cresce nei prati, oliveti, boschi chiari, terreno di preferenza leggermente acido ed incolto dal piano fino a 800 m di altitudine.
Note di Sistematica: Si conoscono ibridi con le altre Serapias ma anche con Anacamptis laxiflora (Lam.) R.M. Bateman, Pridgeon & M.W. Chase, Anacamptis palustris (Jacq.) R.M. Bateman, Pridgeon & M.W. Chase, Anacamptis papilionacea (L.) R.M. Bateman, Pridgeon & M.W. Chase, Anacamptis coriophora (L.) R.M. Bateman, Pridgeon & M.W. Chase , ed Anacamptis morio (L.) R.M. Bateman, Pridgeon & M.W. Chase (Anacamptis x gennarii Rchb. fil.)
Etimologia: Serapias da Serapis dio egiziano; l'epiteto specifico dal latino neglecta= trascurata o dimenticata forse per la sua rarità.

Attenzione: Entità protetta a livello nazionale
Entità protetta a livello regionale (EMR)

Orchide macchiata

Dactylorhiza maculata

Erba medica

Medicago sativa

Rizoma sotterraneo con rami ascendenti, per lo più ramoso-unilaterali. Foglie con stipole lineari e segmenti oblanceolati con margine dentellato ed apice troncato-mucronato. Racemi densi su peduncoli di 3-4 cm subeguali alla foglia ascellante.
Variabilità - La coltura dell'Erba medica fu introdotta in Grecia dalla Persia durante le guerre persiane (480-470 a.C): dal nome della Media, regione centrale dell'Impero persiano derivano il greco antico medikai, il latino herba medica, il nome italiano e nomi slavi come meteljka (croato); in Italia la coltura era già fiorente al tempo di Virgilio. Nel Medioevo fu estesa dagli Arabi soprattutto in Spagna (il nome usato ancor oggi in questo Paese - alfalfa - è di origine araba); in Italia la coltura scomparve quasi del tutto, e fu reintrodotta solo nell'evo moderno (di qui il nome Erba Spagna). Inspiegata è invece l'origine del nome germanico «Luzerne», che si ritrova pure nel francese, ed in molte lingue slave, compreso il russo (la derivazione da qualche paese italiano di nome Luserna - Piemonte, Trentino - o dalla città di Lucerna pare fantasiosa), che comunque lascia supporre una seconda via di diffusione, distinta da quella attraverso Greci, Romani ed Arabi. Nella regione Caspica i parenti selvatici dell'Erba medica potrebbero venire identificati nella subsp. falcata (L.) Arcang. con legume diritto o falcato e nella subsp. coerulea ( Less.) Schmalh. con legume avvolto in 2-3 spire; il legume della subsp. sativa si presenta a questo riguardo di aspetto intermedio; per il colore della corolla si avvicina invece più alla seconda che alla prima. Rispetto ad entrambe l'Erba medica si differenzia per la corolla maggiore ed il legume più grosso il che può esser risultato dalla selezione; inoltre la subsp. sativa è tetra-ploide (2n = 32) mentre le altre due sono per lo più diploidi (2n = 16). L'incrocio fra le subsp. (a) e (b) è assai frequente e spesso è stato trattato come una subsp. a sé stante.

Lattuga a foglie di salice

Lactuca saligna

Simile a {4398}, ma generalmente senza setole subspinose; foglie completamente divise in lacinie sottili, l'apicale spesso allungatissima; capolini subsessili in spighe allungate; fiore spesso scrziati di putpureo; acheni provo di setole, con becco lungo 1.5 volte il corpo.Eurimedit.-Turan.In tutto il territorio C.Nota - Anche le foglie di Sp. Lactuca saligna, come quelle di Sp. Lactuca serriola, tendono a disporsi parallelamente ai raggi del sole (Erba Bussola).

Erba di S. Giovanni montana

Hypericum montanum

Fusto eretto, robusto, glabro un po' ramoso solo nell'inflorescenza. Foglie lanceolate (1.5-3 X 4-6 cm), di sotto glauche e scabre o più o meno pubescenti; ghiandole nere abbondanti lungo il margine; foglie superiori anche con ghiandole traslucide; internodi allungati (spesso fino a 2-4 volte la foglie corrispondenti). Corimbi lungamente peduncolati, densi e quasi glomeruliformi; sepali lanceolati (1.5 X 4.5 mm), sul bordo subdentellati per ciglia lunghe 0.5 mm portanti una ghiandola nera; petali 9-10 mm, senza ghiandole nere.

Lappolina canaria

Torilis arvensis

Fusto eretto, scabro per sparse setole rivolte verso il basso. Fg. (3-6 cm) 2-4 pennatosette, divise in lacinie larghe 1-2 mm Ombrelle a 3-12 raggi, senza brattee (raramente 1-2 brattee effimere); fr. ovoide (3-6 mm), verde-scuro, irsuto per aculei lunghi 1-1.2 mm, all'apice foggiati a freccia.divenuta Subcosmop.In tutto ilterritorio: C; Pad.: R.

Camomilla dei tintori

Cota tinctoria

Camedrio scorodonia

Teucrium scorodonia

Odore sgradevole (!). Fusto eretto, pubescente con peli arrossati riflessi. Foglie con picciolo di 1 cm e lamina astata (25-35 x 40-55 mm), acuta, scura e rugosa di sopra, sui due lati pubescente ed irregolarmente crenato-dentata; nervi reticolati. Verticillastri distanziati, alla base ramosi; brattee ovali, progressivamente ristrette alla base; calice bilabiato 4 mm; corolla bianco-giallastra 9-10 mm, con tubo lungo il doppio del calice; acheni 2 mm.
Nota - T. arduini L. si distingue soprattutto per i verticillastri addensati in una spiga cilindrica compatta e le brattee lineari-lanceolate. È sp. illirica diffusa dal Montenegro alla Croazia, che raggiunge il suo estremo nordoccid. sul M. Ucka (M. Maggiore) in Istria, senza però avvicinarsi ai nostri confini.

Porcellana di mare

Halimione portulacoides

Fusti legnosi prostrati, radicanti ai nodi. Foglie grassette, glauche, opposte, da lineari-lanceolate a lanceolate (7-14x30-60 mm), raramente le superiori subastate e larghe fino a 25 mm, con un angolo ottuso su ciascun lato alla base della lamina. Fiori sessili in pannocchie talora fogliose; glomeruli gialli; bratteole (3-4 mm) triangolari, tridentate all'apice, sul dorso con 2 tubercoli.

Vedovina selvatica

Scabiosa columbaria

Queste specie (e forse anche Sp. Scabiosa silenifolia) formano un gruppo caratterizzato da elevato polimorfismo e caratteri fluttuanti, che rendono difficile o talora impossibile una distinzione obbiettiva. Parecchi Autori le hanno riunite in un'unica specie, ma in epoca moderna è invece prevalsa l'opinione di mantenerle distinte a livello specifico. Comunque, tra l'una e l'altra specie sono frequenti popolazioni intermedie, grazie alla facile ibridabilità. Già all'inizio del secolo Briquet et Cavillier in Burnat, Fl. Alp. Mar. V, scrivevano su questo gruppo (da loro sistemato a livello specifico): Espèce très riche en races subor-données qui ont une besoin urgent d'une revisione critique. Tuttavia finora è apparso un unico lavoro (Grossmann F., Veròf. Geobot. Inst. Rubel in Zurìch H. 52 pagg. 1-125, 1975), limitato alla zona centrale delle Alpi, quindi i problemi aperti sono ancora moltissimi e la sistemazione qui proposta è solo un tentativo.

Attaccaveste

Galium aparine

Fusti angolosi, scandenti robusti e tenaci, irti di aculei riflessi e pubescenti. Foglie verticillate a 6-9, oblanceolate (3-8 X 30-50 mm), pubescenti, ottuse all'apice, spinulose sul bordo e sul nervo centrale. Inflorescenza ovoide o cilindrica; peduncoli più o meno divaricati; corolla bianca diametro 1.5-1.7 mm; frutto con mericarpi di 3-5 mm, ispidi per densi peli uncinati.
Osservazione - Sp. Galium spurium e Sp. Galium aparine sono due specie molto affini: la prima è diploide (2n = 20); per la seconda sono indicati parecchi numeri cromosomici compresi tra 42 e 68, interpretabili come livelli tetra- ed esaploide.

Fiordaliso stoppione

Centaurea jacea

Piante a foglie generalmente intere, ovate, lanceolate o lineari; pelosità generalmente ridotta; capolini per lo più grossi (2-4 cm), con involucro cilindrico a ovoide diametro 7-14 mm; squame con appendice molto sviluppata, e parte laminare separata dall'appendice mediante una evidente strozzatura; appendice membranosa, piana o più o meno concava, intera, lacerata o regolarmente pettinata (fra i due estremi vi è una serie continua di aspetti); fiori rosei, rossi, rosso-aranciati o purpurei, gli esterni raggianti (tranne in Sp. Centaurea transalpina e Sp. Centaurea carniolica); acheni 2.5-3 mm, con pappo mancante o rudimentale. Questo gruppo è stato variamente interpretato, come un'unica specie polimorfa, come due specie (C. jacea = Sp. Centaurea haynaldii-Sp. Centaurea pratensis e C. nigrescens = Sp. Centaurea transalpina-Sp. Centaurea carniolica) oppure come una dozzina di specie indipendenti. In realtà tutte le stirpi sono tra loro ibridabili, il che deporrebbe in favore della prima interpretazione (specie unica). D'altra parte è stato messo in evidenza il frequente passaggio all'apomissia, come pure la possibilità di copulazione tra gameti non ridotti con conseguente poliploidizzazione; inoltre le varie stirpi appaiono ben, segregate ecologicamente. In attesa di un giudizio definitivo sembra dunque più opportuno considerarle al livello di specie, sottolineando tuttavia che l'intensa differenziazione nell'ambito di questo gruppo è in gran parte l'effetto dell'azione antropica che mediante la creazione dei prati stabili ne ha favorito l'espansione.

Gramigna tenacissima

Sporobolus indicus

Veronica a foglie di cimbalaria

Veronica cymbalaria

Erba annua a fusti ascendenti, 10-40 cm. Foglie picciolate, con lamina lanceolato-rotondata, 5-20 x 5-20 mm. 5-9 lobe, pubescenti sulle due facce. Fiori in racemi terminali allungati, all’ascella delle foglie, con pedicelli di 1-4 cm, con peli semplici o glandulosi. Calice con 4 sepali ovali o ovali-lanceolati, 3-4 x 2-3 mm, ciliato-glandulosi al margine. Corolla 6-10 mm di diametro, bianca. Capsula globuso-depressa, 2-4 mm, debolmente biloba, pubescente per peli semplici, talora con qualche pelo glanduloso. Semi ovoidi, 2-2,7 mm, bruno-nerastri.

Anacio

Chaerophyllum temulum

Fusti ascendenti, ramosi, con peli brevi rivolti verso il basso. Foglie inferiori 2pennate con lamina a contorno triangolare e segmenti di 2° ordine ovati (11-26 X 20-40 mm), pennato-partiti. Ombrelle a 6-10 raggi; involucro nullo ovv. 1 brattea lanceolata, precocemente caduca; involucretto di brattee lanceolate ribattute; petali bianco-rosei (1 mm); frutti lineare (5-7 mm).
Variabilità - Nella.Penisola prevale la fo. eriocarpum Guss. con frutti irsuti per setole erette.

Lino coltivato

Linum usitatissimum

Simile a Sp. Linum bienne, ma sempre annuo; fusti tenaci, ge-neralmente semplici; foglie lineari-lanceolate, le maggiori di 3-4 X 20-30 mm, 3ner-vie; sepali cigliati 6-9 mm; petali lunghi 3 volte il calice, di un azzurro più intenso; capsula 6-9 mm Usi, Orig. e Variab. - Sp. Linum usitatissimum è nota solo come sp. coltivata oppure inselvatichita in seguito a colture, nel bacino mediterraneo e nelle aree limitrofe dell'Europa Media ed Asia Occid.; non pare che essa cresca in nessun luogo come pianta veramente spontanea. Se ne distinguono due tipi, e cioè la var. usitatis-simum (= var. vulgare Boenn.) coltivata per la fibra, e la var. humile (Miller) Pers. (= var. crepitans Boenn.) coltivata per il seme. La fibra ottenuta per macerazione dei fusti all'aria oppure in acqua, e successiva battitura e filatura, è da tempo immemorabile il più importante tessile per i popoli europei e mediterranei, e solo nell'ultimo secolo è stata in gran parte sostituita da altre fibre vegetali (cotone, juta) o sintetiche; in Italia la coltura ne è quasi abbandonata. Dal seme si ricavano una farina alimentare (oggi usata soprattutto in zootecnia) ed un olio di alto valore dietetico (per la presenza di acidi grassi fortemente insaturi); essi hanno inoltre uso officinale. L'origine del Lino coltivato è incerta. I reperti più antichi risalgono a circa 5000 anni fa, sia in Mesopotamia che in Egitto e presso i palafitticoli del Neolitico recente in Svizzera. Generalmente si ammette che possa esser derivato da Sp. Linum bienne, probabilmente per progressivo ingentilimento ad opera dell'uomo, mediante un accorciamento del ciclo vitale da pianta perenne a pianta annua; le maggiori dimensioni del fusti e del frutto sono verosimilmente il risultato della selezione dei ceppi con la fibra più lunga e con i semi più grossi. Anche Sp. Linum collinum viene ricordato fra i possibili parenti del Lino coltivato. Del tutto isolata l'opinione dello Strobl (Fl. d. Aetna n. 1193), che suppone una derivazione da un tipo a foglie lanceolate di Sp. Linum narbonense, da lui osservato pr. Catania e nominato L. catanense Strobl. Non è escluso che il Lino possa esser stato specializzato indipendentemente in più luoghi e forse da parenti diversi, come si potrebbe dedurre dalla sua presenza presso popoli lontani e dall'esistenza di due distinte denominazioni presso i popoli indoeuropei: (a) Unum (lat.), da cui l'ital. lino, franc., lin, ted. Lein, serbo-croato lan e (b) flahs (antico alto tedesco), da cui il ted. Flachs, ingl. fiax.Bibl.: Kulpa W. und. Danert S., Kulturpflanze Beih. 3: 341-388 (1962).

Primula comune

Primula vulgaris

Rizoma obliquo, breve (3-5 X 30-40 mm) con grosse radici secondarie; fusto nullo (cfr. Nota). Foglie tutte basali, oblanceolato-spatolate (alla fior. 1-2 X 5-9 cm, in seguito grandi fino al doppio e più), con apice arrotondato e margine irregolarmente eroso-dentellato, progressivamente ristretto fino alla base. Fiori portati da piccioli di 4-7 cm; calice con tubo di 3 X 10 mm e denti lesiniformi di 5-7 mm; corolla gialla (nel secco spesso verde-azzurra) con tubo di 13-20 mm e lobi obcordati (7-12 X 10-15 mm), portanti una macchia più scura alla base.
Nota - Sp. Primula vulgaris è strettamente collegata a Sp. Primula elatior per i caratteri del calice, di notevole peso tassonomico, e per la colorazione della corolla (giallo-chiara, anziché giallo-uovo). La caratteristica disposizione dei fiori si potrebbe interpretare come derivata da una normale ombrella (simile a quella di Sp. Primula elatior e delle Primula in maggioranza) per progressiva riduzione dell'asse comune fino a totale annullamento di questo. In effetti, singole specie prive di scapo si presentano in varie sezioni del subgen. Primula (ad es. P. juliae Kusn. del Caucaso, P. heterochroma Stapf dell'Iran Settentrionale ed il trio P. tibetica Watt - P. urticifolia Maxim, e P. fasciculata Balf. et Ward dell'Asia Centr. e Cina), sempre assieme ad una maggioranza di specie scapose. In Sp. Primula vulgaris l'esistenza dei tipi ancestrali scaposi può ritenersi verosimile in quanto nelle popolazioni selvatiche sporadicamente compaiono individui con uno scapo più o meno allungato: essi sono stati indicati come var. caulescens Koch, ma rappresentano solo una variazione accidentale.
P. sibthorpii Hoffmgg. (probabilmente, una sottospecie di Sp. Primula vulgaris) dell'Albania, Macedonia, Asia Minore e Caucaso è simile, ma con corolla rossa o purpurea: introdotta nell'Europa Occidentale (la prima notizia risale al 1622) per ornamento è spesso coltivata, anche in ibridi con Sp. Primula vulgaris, che sporadicamente si osservano più o meno spontaneizzati presso i centri abitati e nei parchi e giardini.
Eterostilia - Nelle popolazioni naturali di Sp. Primula vulgaris si riconoscono facilmente individui a fiori longistili ed altri (per il resto identici) con fiori brevistili: il fenomeno è molto evidente e venne descritto già da Darwin. Il rapporto quantitativo normale è 1:1 (secondo altre misure 0.6:0.4), ma in generale è necessario misurare un gran numero di individui per ottenere cifre non troppo divergenti da questo.

Pianta perenne erbacea, acaule; rizoma obliquo od orizzontale, breve, con grosse radici secondarie. Altezza 8÷15 cm.
Le foglie sono tutte basali in rosetta, spatolate od oblanceolate, con margine crenato-dentato; la lamina è glabra e verrucoso-reticolata sulla pagina superiore, villosa su quella inferiore. La lamina fogliare gradualmente si restringe in picciolo alato. Le foglie giovani, hanno margine revoluto, sono lunghe quanto i fiori; da adulte si aprono completamente divenendo quasi piane, raddoppiando la loro lunghezza.
I fiori imbutiformi, numerosi e poco profumati, portati da peduncoli radicali lanuginosi, eretti o divaricati, muniti alla base di brattee lanceolato-lesiniformi. Calice con tubo di 3 x 10 mm e denti lesiniformi. Corolla giallo pallida con sfumature aranciate alla fauce, con cinque lobi e tubo di 13-20 mm.
I frutti sono capsule ovate, deiscenti longitudinalmente per 5 denti, contenenti numerosi semi, viscidi con caruncola oleosa.

Habitat: Prati ai margini dei boschi di latifoglie, lungo i sentieri, faggete, quercete, carpineti. 0÷2.000 m s.l.m.
Etimologia: Il nome del genere dal latino”primus” = primo, a indicare la precoce fioritura. Il nome specifico ad indicare una pianta comune.
Proprietà ed utilizzi: Specie commestibile officinale
La pianta è apprezzata per le molteplici qualità medicinali. Erba espettorante, antiinfiammatoria, ad azione analagesica e antispastica.
Nel passato venivano usate le foglie come decotto per combattere i reumatismi, con le radici venivano realizzati infusi contro l'emicrania, il succo estratto dalle foglie si usava come cosmetico per attenuare macchie e rughe.
Plinio la consigliava in caso di paralisi, gotta e reumatismi.
I fiori, le foglie e le radici essiccate possono essere impiegati per aromatizzare vini e tisane.
In cucina, le foglie più giovani possono essere consumate in insalata, ottime anche lessate e nei minestroni.
I fiori possono essere utilizzati per preparare un ottimo tè, ad azione lievemente calmante, per preparare variopinte insalate, canditi come dolci e per farcire torte salate.
Curiosità: La primula è uno dei primi fiori che sboccia, anche nei paesi più freddi, proprio per questo motivo è da sempre considerata il simbolo della primavera, e del rinnovamento che questa stagione porta con sé, è anche considerata emblema di giovinezza e di precocità, è nella tradizione popolare di molti popoli, pianta augurale. A questo proposito la Regina Vittoria, quando il ministro Disdraeli le consegnò solennemente la corona delle Indie, lo ricambiò con un mazzolino di primule in segno di buona fortuna.

Molte sono le leggende che riguardano la primula, una che mi piace molto è quella che riporterò qui di seguito. Molto tempo fa, quando gli uomini e gli elfi vivevano entrambi la propria vita, senza danneggiarsi a vicenda, fu proprio in un prato di primule gialle, che il re degli elfi vide per la prima volta la principessa che lo fece innamorare. Vide la giovane mortale, passeggiare in un prato di primule giallo oro, come il colore dei suoi capelli, capì che non avrebbe potuto vivere senza lei. Lei era sposa di un nobile potente, arrogante e geloso, che la costringeva a vivere in solitudine; quando vide il giovane elfo, se ne innamorò perdutamente.Il re degli elfi, si presentò alla corte del re degli umani e lo sfidò ad un gioco simile agli scacchi, lo lasciò vincere per 2 partite. Quando ormai sicuro della sua superiorità, il re umano disse di voler giocare la terza partita invitando l'avversario a scegliere la posta. “Quello che il vincitore chiederà sarà suo” disse il re degli elfi, l'umano accecato dalla propria ambizione , non si accorse del tranello e fu così che perse la sua sposa. Si dice che ancor oggi, a primavera quando fioriscono le primule, i 2 amanti tornino a danzare nel luogo dove si videro per la prima volta. Allo spuntare della primula gli insetti sono ancora pochi e spesso i fiori non sono impollinati, nel "Racconto d'inverno" di Shakespeare c'è una metafora poetica sulle "pallide primule che muoiono nubili". Nel linguaggio dei fiori rappresenta l'emblema della prima Giovinezza.

Ninfea comune

Nymphaea alba

Rizoma carnoso affondato nel fango; fusto flaccido, tenace. Foglie con lamina piana, a contorno circolare, intera (diametro 1-3 dm), galleggiante sull'acqua; picciolo inserito ad ⅓ della lamina, in un sinus stretto e profondo. Fiori natanti diametro 10-12 cm; sepali 4; petali più o meno 20, candidi (raramente rosei), spiralati, gli interni progressivamente trasformati in stami.
Eurasiatica Padana e valli alpine: Critica; nella Penisola progressivamente rarefatta (manca: Marche, Abruzzo, Calabria); Sicilia, Sardegna e Corsica: Rara.
Nota - Segnalata come N. candida Presl., che ha pure stigma concavo, ma si distingue per avere i filamente degli stami interni larghi 2-3 volte l'antera e granuli pollinici di 35 μ. con poche papille lunghe al max. il doppio del proprio diametro (in entrambe le subsp. di Sp. Nymphaea alba filamenti larghi 0.7-1.3 volte l'antera e granuli pollinici di 20 (i con sparse spinule lunghe fino a 3-5 volte il proprio diametro); cfr. Stucchi, N. Giorn. Bot. Ital. 62: 3,56 (1955).

Menta a foglie rotonde

Mentha suaveolens

Pianta di odore acre. Fusto eretto o ascendente, spesso stolonifero; pelosità variabile. Foglie rugose, ovate a subrotonde (2-4 X 3-4.5 cm), dentate o crenato-dentate, arrotondate all'apice; sulla pagina inferiore, peli semplici misti a peli ramosi con cellule basali diametro 43-57 fiori. Verticillastri contigui formanti spighe apicali (0.7 X 3-9 cm), fusiformi, appuntite all'apice; calice conico 1-2 mm, grigio-tomentoso, con denti triangolari-allungati; corolla biancastra o rosea.
Variabilità - Produce ibridi con Sp. M. longifolia, Sp. M. microphylla e Sp. Mentha X villosa, che per lungo tempo sono stati interpretati erroneamente, confusi con i genitori oppure descritti sotto nomi diversi; le ricerche di Harley hanno notevolmente chiarito questo problema.

Serapide maggiore

Serapias vomeracea

Pianta erbacea perenne con due piccoli rizotuberi ovoidi ed alcune radichette secondarie, il più giovane dei rizotuberi è dotato di un corto peduncolo.
Il fusto verde chiaro con qualche sfumatura rossiccia in alto, misura 15-40 (60) cm, è inguainato alla base da una o due foglie membranacee, mentre quelle sopra in numero di 6-8 sono lineari lanceolate, dapprima riflesse poi progressivamente più corte e aderenti all'asse e le ultime bratteiformi.
L'infiorescenza è una spiga lassa, stretta ed allungata con 3 - 8 (10) fiori e brattee lanceolate, acute, glabre, più lunghe dei tepali, di colore rosso-violaceo con nervature evidenti di colore più intenso.
I tepali esterni lanceolati, acuti, eretti e riuniti in alto a formare un casco, sono di colore rosso purpureo o rosa, con nervature di colore più intenso all'esterno. I tepali interni laterali, molto più corti, di colore bruno-porpora, sono nascosti quasi interamente dal casco. Il labello di colore rosso scuro è più grande degli altri tepali è trilobo ed diviso in due zone: l'inferiore (ipochilo) concava, reniforme, più breve, lunga all'incirca la metà di quella superiore, racchiuso nel casco insieme ai due lobi laterali rialzati, ricoperti di abbondanti peli più chiari, davanti a due callosità parallele o divergenti; la zona superiore (epichilo) più stretta, triangolare lanceolata o lanceolata acuta, rosso porpora o rosso ruggine, più raramente giallo-ocracea, più chiara e con vene al centro, ricoperta di peli lunghi, è pendula o ribattuta verso l'interno.
L'ovario cilindrico, lungo, verde, non ritorto ha sezione triangolare. Pollinii di color giallo-verdastro.
Il frutto è una capsula eretta, oblunga, fissuricida con semi picolissimo di colore bruno-ocraceo.

Tipo corologico: Euri-Medit. - Entità con areale centrato sulle coste mediterranee, ma con prolungamenti verso nord e verso est (area della Vite).
Steno-Medit. - Entità mediterranea in senso stretto (con areale limitato alle coste mediterranee: area dell'Olivo).
Antesi: Aprile-÷Giugno - Impollinazione: entomogama - Inseminazione: anemocora.
Habitat: prati aridi, pascoli, cespuglieti, macchie; spesso su suolo argilloso fino a 1300 m.
Note di Sistematica: Forma ibridi interspecifici con le altre Serapias ma anche intergenerici con le Anacamptis come A. morio, A. coriophora, A. laxiflora, A. papilionacea.
Etimologia: Il nome generico dal greco Serapis in onore del dio greco-egiziano della fertilità e della medicina, adottato da Dioscoride e Plinio per indicare alcune orchidee; quello specifico, vomeracea suggerisce la forma della parte esterna del labello (epichilo) che ricorda il vomere dell'aratro.
Curiosità: Le orchidee del genere Serapias, per assicurare l'impollinazione ospitano, all'interno del casco dove è posto l'ipochilo e il gimnostemio, gli insetti pronubi che trovano un caldo ed asciutto rifugio per difendersi dalla notte che, in tal modo, vengono a contatto col polline che depositeranno successivamente in altri fiori fecondandoli.

Euforbia cespugliosa

Euphorbia characias

Frutice cespitoso, pluricaule, 30-90 cm, tomentoso, glaucescente. Fusti legnosi in basso, ramosi, fogliosi e denudati in basso, a foglie bislungo-lanceolate o oblanceolate, 3-12 x 0,5-1,3 cm, le superiori patenti, le inferiori più lunghe e rivolte in basso. Brattee bislunghe o ovali-bislunghe, saldate per metà e più, formanti una scodella, in genere rivolte verso il basso, le fiorali 2, opposte, ovali-rombiche. Ombrella a numerosi raggi pubescenti, eretti e bifidi. Glandule 4, disposte a croce, semilunari o subtrigone, rosso-brune. Cassula globoso-ovoidea, 4-7 x 5-6 mm, densamente villosa, profondamente solcata, tricocca, con stili allungati. Semi ovoidi, cinerini, lisci.

Silene gallica

Silene gallica

Fusti ascendenti, vischiosi con setole patenti. Fg. spatolatp-lineari, le basali ed inferiori fino ad 8 X 30 mm, le superiori 2-4 X 15-25 mm Monocasio-unilaterale con 7-10 fiori; brattee di 7-10 mm raggiungenti il sommo del calice; peduncoli 2-5 mm, calice piriforme di 3 X 7-8 mm con setole patenti lunghe fino a 2 mm, nervi non anastomosanti e denti lesiniformi di 2 mm; petali interi sporgenti di 3-4 mm, filamenti barbati alla base; capsula piriforme 6-9 mm; carpoforo subnullo.Eurimedit., divenuta Sub-cosmop.In tutta l'area medit., nella Lig., Penisola, Sic, Sard., Cors. ed Isole minori: C; inoltre sporadicamente nelle valli aride alpine (in Piemente fino ad Ivrea, nel bacino dell'Adige fino a Trento ed alla V. Isarco); manca nella Pad.Variab. -I petali sono comunemente rosei, talora sbiaditi e quasi bianchi oppure con una macchia rosso-cupa; il lembo è generalmente intero, raramente dentellato; il calice alla frutt. è eretto oppure (soprattutto in piante a fioritura tardiva) inclinato.

Lattugaccio comune

Chondrilla juncea

Fusti eretti, in basso glaucescenti e con spinule retroflesse di 1-2 mm, in alto ramosissimi, lisci. Foglie basali (4-8 cm) in rosetta, oblanceolate, grossamente dentate, alla fioritura, per lo più scomparse; foglie cauline lineari (2-4 X 22-55 mm), generalmente spinulose sul bordo. Capolini numerosissimi, subsessili, spesso in fascetti di 2-4; involucro cilindrico (3X8 mm); squame inferiori ovate (1-2 mm), le superiori lineari (0.5-1 X 8-14 mm); fiori gialli 10-13 mm; achenio cimbiforme (3.5 mm) sormontato da un becco filiforme (4 mm), che porta il pappo niveo (6-8 mm). Le foglie del fusto sono strettamente lineari, più raramente lanceolate, con margine intero o più o meno denticolato-setolose. Anche C. juncea, come certe Lactuca mostra la caratteristica disposizione delle foglie in senso parallelo ai raggi solari (pianta bussola). In molte zone d'Italia si tratta di specie legata all'ambiente sinantropico e più o meno in costante, che negli ultimi anni sembra alquanto rarefatta.

Gallinetta comune

Misopates orontium

Fusto ascendente, ramoso, con sparsi peli ghiandolari. Foglie lineari-lanceolate (4-6 X 30-40 mm), ottuse, le superiori strettamente lineari. Fiori sub-sessili in racemo allungato, distanziati; calice completamente diviso in lacinie lineari (8-11 mm), poco differenti come lunghezza, ispide alla base; corolla rosea o violacea (10)13-15(17) mm, alla base del tubo rigonfia; capsula ovoide, gozzuta (5 X 8 mm).

Cipollaccio azzurro col fiocco, lampascione

Muscari comosum

Euforbia calenzuola

Euphorbia helioscopia

Fusto ascendente, in alto con peli patenti. Foglie obeuneate, le inferiori di 6-12 mm, le superiori grandi il doppio, con apice arrotondato o retuso, dentellato-eroso. Ombrella a 5 raggi; brattee simili alle foglie superiori; ghiandole ovali; capsula 3 mm, liscia; semi 2 mm, irregolarmente rugosi.
Variabilità - Foglie e brattee sono spesso vistosamente ingiallite; la capsula matura è talora arrossata su un lato; forme prostrate o nane, generalmente arrossate sui fusti e capsule si presentano in condizioni ecologiche sfavorevoli. Un'aspetto vagamente simile ha E. geniculata Ortega, originaria dell'America Tropicale, che negli ultimi anni è divenuta frequente a Palermo e dintorni. È una pianta annua, alta fino a 80 cm, con foglie alterne lungamente picciolate, con lamina ovale, ellittica oppure obovata di circa 4.5 X 8.5 cm, le superiori avvolgenti i corimbi; capsula glabra e liscia.

Lantana, Viburno lantana

Viburnum lantana

Fusti legnosi con corteccia bruno-rosea; rami giovani pubescenti per peli stellati e squame furfuracee. Foglie con picciolo arcuato di 1 cm e lamina ovale-lanceolata o ellittica (4-6 X 6-12 cm), ottusa, dentellata, scura e subglabra di sopra, ruvida e pubescente di sotto. Cime corimbose multiflore (diametro 1 dm); calice subnullo; corolla (6-8 mm) candida, nel boccio talora arrossata; drupa ovoide (5 X 6-9 mm) più o meno appiattita sui lati, rossa e poi nero-lucida.

Aglio napoletano

Allium neapolitanum

Falsa ortica purpurea

Lamium purpureum

Erba annua, 15-30 cm, a fusti eretti o decombenti, tetragoni, talora radicanti ai nodi. Foglie picciolate, ovali, cordate alla base, irregolarmente incise o crenate, pubescenti su entrambi i lati. Verticillastri pauciflori (3-5) in corona intorno ai nodi. Calice tubuloso-campanulato, 5-7 mm, con 10 nervi e denti divaricati, triangolari-acuti più corti del tubo, ciliati. Corolla porporina, 0,8-1,3 cm circa, maculata di roseo più intenso, sporgente fuori del tubo calicino, bilabiata, con anello di peli all'interno del tubo. Labbro superiore della corolla intero e quello inferiore patente, lobato e smarginato all'apice. Stami 4, didinami, saldati in basso col tubo corollino.

Giaggiolo tirrenico

Iris lutescens

Iperico, Erba di San Giovanni comune

Hypericum perforatum

Pianta glabra (!). Fusto alla base prostrato e lignificato, con rami orizzontali afilli e più o meno arrossati e rami eretti fioriferi, con 2 linee longitudinali su lati alterni negli internodi successivi. Foglie lanceolate, cosparse di ghiandole traslucide e con ghiandole scure sul bordo. Corimbi multiflori; brattee strettamente lanceolate 1x5 mm; sepali lesiniformi, interi, acutissimi; petali ellittici (6 X 10-12 mm), spesso asimmetrici, dentellati, con ghiandole scure sul bordo.

Vulneraria

Anthyllis vulneraria

Specie polimorfa.
Nota - La straordinaria variabilità di Sp. Anthyllis vulneraria non ha finora avuto una spiegazione sperimentale. Singole popolazioni o gruppi di popolazioni appaiono ben distinti, tuttavia sono collegati tra loro da altre popolazioni intermedie, che rendono illusoria ogni divisione netta. Pertanto sembra opportuno considerare Sp. Anthyllis vulneraria come un'unica specie, benché alcuni AA. (ad es. Asch. et Gr.) la dividano in specie distinte. I gruppi meglio tipizzabili sono indicati come sottospecie, seguendo la sistemazione di Cullen in Fl. Europ. 2: 179-180, però anch'essi sono per lo più collegati da intermedi e d'altra parte possono venir riuniti in gruppi più o meno differenziati. Verosimilmente in condizioni naturali Sp. Anthyllis vulneraria era formata da una serie di stirpi degli ambienti aridi rupestri, ben differenziate e isolate geograficamente dalle aree boschive ricoprenti l'Europa: l'uomo, distruggendo il bosco, ha esteso su tutto il continente l'ambiente adatto a queste stirpi che si sono diffuse entrando in contatto l'una con l'altra, formando ibridi e spesso più o meno perdendo la propria caratterizzazione. L'opera dell'uomo avrebbe determinato quindi una vera e propria «evoluzione a rovescio» per sdifferenziazione delle singole stirpi. La bibliografia è scarsa: una monografia di Sagorski è ormai superata, più moderni gli studi di Becker W. in Beih. Boi. Centralbl. Abt. II voi. 27: 256-287 (1910) e voi. 29: 16-40 (1912), che sono serviti di base per la trattazione in Asch. et Gr., Svn. Mitteleurop. FI. 6. 2: 620-640 (1908) e Rothmaler W., Feddes Rep. 50: 177-192; 233-245 (1941). Per il materiale italiano mancano analisi approfondite; la distribuzione delle varie entità resta da precisare.Consigli per la determinazione - È pericoloso avventurarsi a tentare una determinazione dettagliata ed analitica, se non si dispone di materiale di confronto che comprenda le stirpi più rappresentative per la flora d'Italia: collezioni locali, anche se ricche, possono essere formate soprattutto da ibridi che. in mancanza di piante d'aspetto tipico, costituiscono un vero rompicapo. Per chi vuole approfondire si consiglia di raccogliere alcune stirpi, che possono servire come «cardine» per inserire le serie ibride, e cioè: la subsp. alpestris (Kit.) Asch. et Gr. sulle Dolomiti nei pascoli alpini sopra i 2000 mente dove è praticamente esclusiva; la subsp. vulnerarioides (Ali.) Arcang. nei Seslerieti d'altitudine dell'App. Centr. (però attenti a piante che derivano verso la subsp. pulchella [Vis.] Bornmente!); la subsp. maura (Beck) Lindb. oppure la subsp. praepropera (Kern.) Bornmente. esclusive nell'area dell'Ulivo a S dell'Arno.Con la collaborazione di W. Gutermann e H. Niklfeld (Vienna).

Camedrio maro

Teucrium marum

Fusti cespugliosi, legnosi, bianco-tomentosi, alla fine induriti e subspinosi. Foglie sessili, intere, lanceolate (2-3 x 6-8 mm), acute, bianco-tomentose di sotto. Verticillastri 1-2flori, addensati in spiga cilindrica; brattee simili a foglia, minori dei fiori; calice lanoso 5 mm (denti lunghi 1/4 del tubo); corolla purpurea, 10-12 mm, con peli ghiandolari. Sard, Corsica, Arcip. Tose, alla Gorgona, Capraia, Montecristo ed Elba: R. (Ancora sulla costa provenzale alle Isole Hyères ed in Dalmazia provincia Sebenico allo Scoglio Morter; dubbia nelle Baleari).
Variabilità - I calici possono essere provvisti di peli ghiandolari più o meno densi, oppure anche con soli peli ramificati. Un tempo Teucrium marum era coltivata come pianta medicinale (l'aroma simile a quello della Valeriana e della Gattaia, attira i gatti), ed in molti luoghi si era spontaneizzata (L. di Lugano, L. Maggiore alle Isole Borromee, Marche, Teramano, Sic, forse anche in Spagna), però quasi ovunque essa è scomparsa. Teucrium subspinosum Pourret Simile a Teucrium marum ma rami decisamente spinosi all'apice; foglia addensate 1-6 mm; calice 2-3 mm - Segnalata in Sardegna provincia Iglesias, ma da verificare.

Erba franca legnosa

Frankenia laevis

Fusti legnosi, prostrati e striscianti, aderenti al suolo; rami ascendenti erbacei, glabri o pubescenti. Foglie glaucescenti, in pseudoverticilli o fascetti ascellari; lamina revoluta così da formare un cilindro (1x3-7 mm), spesso ricurvo ad uncino; incrostazioni biancastre per lo più presenti. Fiori isolati o in glomeruli pauciflori inseriti tra le foglie; calice spesso arrossato 2-3(-5) mm: petali gialli alla base, rosso carminio (raramente rosei o bianchi) sul lembo, 2 X 5-6 mm.

Cespica di Sumatra

Erigeron sumatrensis

  • Sinonimi accettati: Conyza albida Willd. ex Spreng.
  • Fioritura: da giugno fino a novembre
  • Sistema Raunkiær: Terofite (T) - Scapose (T scap)
  • Formula fiorale: K 0, C (5), A (5), G 2 infero

Billeri primaticcio

Cardamine hirsuta

F. ascendenti, ramosi dalla base. Fg. imparipennate, le basali generalmente a 7-11 segm. dei quali l'apicale reniforme; fg. cauline 1-3 a segm. spatolato-lineari oppure cuneato-tridentati, lunghe 1-6 cm, cioè generalmente più brevi delle basali. Sepali 2 mm; petali bianchi 2.5 mm; silique erette, appressate all'asse 1X15-20 mm, con stilo di 0.5 mm.Cosmopol.In tutto il terr.: CC.

Borracina azzurra

Sedum caeruleum

Pianta arrossata sul fusto e foglie, spesso pubescente in alto (!). Fusti eretti o ascendenti, ramosi in alto. Foglie alterne, erette o eretto-patenti, cilindriche (1.5 X 3.5-4 mm), arrotondate in alto. Pannocchia subcorimbosa; fiori generalmente 7-meri, su brevi peduncoli capillari; sepali 0.7-1 mm; petali azzurro-violetti, raramente bianchi, ottusi e a cappuccio (2.5 mm); stami 14; antere azzurre; follicoli alla fine patenti, progressivamente assottigliati in lungo stilo.

Dente di leone delle Apuane

Leontodon anomalus

Pianta ruvida. Radice fittonosa verticale, portante numerose rosette; scapo monocefalo, con alcune squame. Foglie lineari-lanceolate, debolmente sinuoso-dentate o quasi intere con peli di 0.2-0.8 mm con (2)3(4) raggi ripiegati verso il basso, più brevi dello stipite. Capolini dapprima penduti; squame sul bordo con peli semplici fitti, sul dorso con peli semplici sparsi e talora peli biforcati; corolla di un giallo chiaro, luminoso; acheni con pappo bruno-chiaro inizialmente piumoso, quindi (per caduta dei peli di II ordine) apparentemente con setole semplici. Endemica Lig. Occid. pr. Finale, A. Apuane, App. Moden. e Pistoiese: R.Variab: Si presenta in due aree (Lig. Occid.. Toscana) completamente disgiunte l'una dall'altra: le piante liguri sono state descritte come var. finalensis Bicknell et Fiori, ma risultano indistinguibili da quelle toscane. Sp. Leontodon anomalus presenta modeste variazioni (senza significato tassonomico) nella pelosità; raramente si osservano singoli individui con scapo biforcato e 2 capolini: alla biforcazione si sviluppa una foglia simile alle basali, ma lunga non oltre ⅔ di queste.

Rapa, Colza

Brassica rapa

Pianta glabra e glauca in alto (!). Fusto eretto, ramoso. Foglie basali (4-8 cm) lirate con segmento apicale subrotondo (diametro 2-5 cm) e 1-3 coppie di segmenti laterali; foglia cauline lanceolate completamente amplessicauli (1-2 X 5-8 cm), subintere. Racemo alla fioritura breve ed ombrelliforme; i fiori aperti sono inframmezzati ai boccioli e sporgono al di sopra di essi; alla fruttificazione racemo allungato, 2-4 dm; sepali patenti 3 mm; petali 2.5 X 7 mm; stami esterni ¼ più brevi degli interni; silique 1.5-2 X 40-60 mm con becco di 5-10 mm e peduncolo 8-15 mm.

Piumino, Coda di lepre

Lagurus ovatus

Culmi fascicolati ascendenti, lisci, glabri, avvolti dalle guaine solo nella metà inferiore. Foglie mollemente pubescenti con lamina larga 2-4(10) mm e ligula breve (1-2 mm); foglie superiori con guaina un po' rigonfia. Pannocchia spiciforme generalmente ovata, bianco-lanosa, sormontata dalle reste; glume subeguali (1 X 10 mm), villose; lemma 3 mm, con resta dorsale di 2 cm circa, alla base della quale sono due subule di 2-6 mm.

Reseda bianca

Reseda alba

Pianta generalmente glauca. Fusto eretto, semplice. Foglia tutte pennatosette con 5-15 coppie di segmenti laterali larghi 1-3 mm Racemo lineare allungato; fiori 5-meri o 6-meri; sepali 2-4 mm; petali bianchi 3-6 mm, nella metà apicale divisi in 3 lacinie lineari parallele; capsula più o meno patente, obovoide (7-15 dm).Steno-Medit.Lig., Penisola (verso N fino alla Romagna, Umbria, Maremma), Sic, Sard., Cors. e Isole minori: C; segnalata inoltre nel Par-mig. e sul Ut. pr. Venezia e nel Friuli, ma forse scomparsa.Variab. - Singole popolaz. presentano fg. con segmenti in numero particolarmente basso o elevato, ow. più o meno increspate, con glaucescenza più o meno accentuata; anche le misure dei segmenti (talora lineari e larghi fino a 3-4 mm) sono variabili. Nelle zone più calde il fusto è lignificato alla base, così da render la pianta suffruticosa.

Aglio pippolino, Aglio delle vigne

Allium vineale

Tribolo comune

Tribulus terrestris

Fusti striscianti, pubescenti e ruvidi. Foglie paripennate con rachide di 2-4 cm e 8-14 segmenti opposti di 2-3 X 6-8 mm. Sepali 3 mm; petali gialli 4 mm, frutti 5-10 mm, con spine acute.

Malva alcea

Malva alcea

Erba perenne eretta, 30-120 cm, con fusti sparsamente irsuti in basso, stellato-pubescenti in alto. Foglie inferiori cordato-orbicolari, le superiori palmatosette, con 3-5 lobi ottusamente dentati o pennatofidi. Pedicelli solo con peli stellati. Epicalice di 3 pezzi ovali-deltati, densamente pubescenti. Sepali ovali, acuti, densamente stellato-pubescenti. Petali rosei, 20-35 mm. Mericarpi glabri o pelosi, lisci o reticolati.

Erba cristallina a foglie cordate

Mesembryanthemum cordifolium

  • Sinonimi accettati: Aptenia cordifolia (L.f.) Schwantes
  • Fioritura: da gennaio fino a dicembre
  • Sistema Raunkiær: Camefite (Ch) - Suffruticose (Ch suffr)
  • Formula fiorale: * K (5) oppure 5, C molti, A 5-molti, G 3-5

Garofano di bosco

Dianthus hyssopifolius

Vilucchio rosso

Convolvulus althaeoides

Fusti legnosi alla base, con rami erbacei volubili; pianta ispida per peli patenti, spesso brunastri. Foglie inferiori con lamina irregolarmente triangolare (15-25 X 20-30 mm), le superiori quasi completamente divise in 5-9 lacinie molto differenti l'una dall'altra: la centrale più o meno lanceolata e grossamente dentata. Fiori all'ascella di foglie molto ridotte; peduncoli di 6-8 cm con 2 bratteole lineari a ⅕ dall'apice; calice a denti lanceolati, ottusi di (7)8-9(10) mm; corolla roseo-lillacina, più scura al centro, conica (diametro 2-3 cm), lunga 2(3-4) cm; capsula sferico-acuminata (diametro 6 mm).

Peverina annuale

Cerastium semidecandrum

Fusto ascendente o eretto, dicotomo-corimboso. Foglie lanceolate, ellittiche ovv. ovate (4-8 X 6-20 mm), ottuse o arrotondate. Peduncoli di 5-15 mm, alla fruttificazione spesso ripiegati; sepali 4-5 mm; petali glabri, lunghi quanto il calice o più dei filamenti, interi o bilobi (ed in questo caso divisi solo in ⅒-⅛ della lunghezza); filamenti glabri, spesso alcuni sterili; antere 0.25-0.5 mm; stili 1 mm; placenta a bastoncino; capsula 6 mm; semi bruno-chiari diametro 0.3-0.6 mm, con verruche alte fino a 0.03 mm.

Malva muschiata

Malva moschata

Fusto angoloso con peli semplici patenti. Foglie dimorfe: le inferiori con picciolo di 3-8 cm e lamina (5-6 cm) oscuramente lobata, con denti arrotondati, le superiori generalmente del tutto divise in lacinie larghe 1-4 mm. Segmenti dell'epicalice lanceolati (nel frutto 1.5-2 X 5-6 mm); sepali molto maggiori (5-7 X 9-10 mm); petali violetti (15 X 20-25 mm); mericarpi con lunghi peli bianchi.

Gladiolo dei campi

Gladiolus italicus

Morella rampicante

Solanum dulcamara

Fusto in basso legnoso e ramosissimo, in alto erbaceo, scandente; rami con pubescenza appressata. Foglie triangolari con picciolo alato di 2-3 cm e lamina triangolare di 3-6 X 5-10 cm, le superiori composte, con 1 In tutto il territorio : C.scun lato del picciolo. Cime più o meno ombrelliformi 10-20flore; calice 3 mm; corolla violetta con lacinie di 6 mm; antere gialle 5 mm; bacca verde, a maturità rossa, ovoide (7x8 mm).

Geranio di San Roberto

Geranium robertianum

Pianta con peli patenti lunghi fino a 2 mm (!). Fusto cilindrico, arrossato, prostrato o ascendente. Foglie con picciolo di 5-8 cm e lamina a contorno pentagonale, 2 palmatosetta, diametro 5-8 cm; segmenti di 2° ordine lanceolati (5-7 X 10-15 mm), lobati, all'apice arrotondati e con breve mucrone rosso. Fiori appaiati in racemi alla fine maggiori delle foglie; sepali 6 mm con resta di 2 mm; petali (9-13 mm) generalmente con unghia di 6 mm e lembo roseo-purpureo, arrotondato all'apice (2 X 5-6 mm); calice fruttifero piriforme, 5 X 10 mm; polline aranciato; becco 2 cm.

Filigrana marittima comune

Lobularia maritima

Fusti legnosi alla base, ramosissimi, ascendenti. Foglie basali subspatolate (fino a 5 X 15 mm), le cauline lanceolato-lineari (1.5-3 X 6-30 mm), acute, grigio-tomentose da giovani con peli a navetta (che sotto la lente sembrano peli semplici). Racemi allungati; sepali 1 mm; petali bianchi, spesso screziati di rosa oppure bianco-giallastri 2x3 mm; siliquetta 2-3 X 2.5-3.5 mm con setto argentino persistente; semi 1 per loggia, 1.2x 1.5 mm rossastri con ala di 0.1 mm; stilo 0.5-1 mm; peduncoli patenti 4-6 mm
Osservazioni - Pianta comunemente coltivata e con tendenza ad inselvatichire sui vecchi muri: è difficile precisarne l'area naturale, che probabilmente è limitata alle coste occidentali (dalla Liguria alla Calabria), jonie, adriatiche (verso nord fino al Gargano) ed Isole.

Viola mammola

Viola odorata

Stoloni allungati, striscianti, radicanti al 1° anno, ma fioriferi al 2°. Foglie tutte in rosetta basale; stipole largamente ovali, con frange brevi (< 1 mm), ghiandolose; lamina rotondato-reniforme, con larghezza massima alla metà ed insenatura basale profonda. Peduncoli fiorali inseriti sulla rosetta portanti una brattea alla metà o più in su; sepali ovali, ottusi; corolla diametro 1.5 cm, violetto-scura (raramente bianca), profumata; sperone 6 mm circa; peduncoli fruttiferi prostrati; capsula subsferica, con fitti peli brevi.
Etimologia: l’epiteto del genere è il nome latino viola, -ae, f. = “viola, violetta; violacciocca” [Virgilio, Plinio] che i Romani utilizzavano per indicarne le specie; Alessandro de Théis (1765-1842), nel suo Glossario di botanica (1810), dice che «Viola nome greco venuto dalla Ninfa Io. I poeti hanno supposto che dopo la di lei metamorfosi in vacca, sia comparsa la viola per servirle di pascolo» (per il racconto della leggenda vedi oltre). L’epiteto specifico è l’aggettivo latino odoratus, -a, -um = “profumato” [Ovidio, Sesto Properzio 4, 3, 64], con allusione al profumo dei fiori.
Sinonimi: nessuno.
Nomi volgari: Viola mammola, Viola maura, Viola odorata, Viola odorosa (italiano). Liguria: Vioretta (Porto Maurizio); Viuetta (S. Maria di Libiola); Viuleta (Sarzana); Viuvetta (Genova). Piemonte: Violitta, Vioritta (Asti); Viuletto (Val S. Martino). Lombardia: Vioela campagnola (Mantova); Vioela sopa (Brescia); Viola zoppina (Como). Veneto: Viola sota; Ciocchette, Viola zotta (Venezia); Fior de San Bastian, Fior de Zennar (Verona); Vivuola, Vivuola a ciochette (Padova); Zoppina (Treviso). Friuli: Viole. Emilia-Romagna: Viola zopa (Romagna). Toscana: Mammola, Mammoletta, Mammolina, Viola mammola, Viola maura, Violacea, Violetta, Vivola mammola. Abruzzi: Vijole; Viola di S. Giuseppe (Larino). Calabria: Roseviole. Sicilia: Viola di jardinu. Sardegna: Balcu, Bascu, Violedda.
Forma biologica e di crescita: emicriptofita scaposa. Tipo corologico: euromediterraneo. Diffusa nei Pirenei, sul Massiccio Centrale, sul Massiccio del Giura, sui Vosgi, nella Foresta Nera, sulle Alpi, Appennini, Alpi Carniche, Alpi Dinariche, Monti Balcani.
Fenologia: fiore: II-IV, frutto: III-V, diaspora: IV-VI.
Limiti altitudinali: dal piano a 1200 m di altitudine. Abbondanza relativa e distribuzione geografica in Italia: nel nostro Paese la specie è comune in tutto il territorio continentale e insulare.
Habitus: erbacea perenne, acaule, pubescente, alta dagli 8 ai 15 cm e caratterizzata da un grosso rizoma da cui partono numerosi stoloni aerei sottili, striscianti e radicanti, che portano fiori e foglie soltanto nel secondo anno di vita; nella sua parte inferiore il rizoma è provvisto di numerose radichette sottili.
Foglie: le foglie, sorrette da piccioli lunghi fino a 5 cm con peli rivolti verso il basso, sono tutte riunite in rosette basali e hanno la lamina di forma arrotondato reniforme sugli stoloni dell’annata, largamente ovali e profondamente cordate alla base, ottuse, crenate al margine sui fusti fioriferi, generalmente pubescenti; la pagina inferiore è talvolta lucente. Alla base delle foglie sono presenti alcune stipole fogliacee, glandulose e largamente ovali, larghe fino a 4 mm, a margine intero e un po’ cigliate.
Fiore: i fiori, larghi 1-2,5 cm, che sbocciano solitari alla sommità di lunghi peduncoli, glabri o raramente pelosi, muniti a metà lunghezza di due bratteole, sono intensamente profumati. Il calice è composto da 5 sepali ovali, ottusi all’apice, quasi uguali, prolungati alquanto al disotto della loro inserzione; la corolla, irregolare, è formata da 5 petali ineguali, i due laterali barbati alla base e patenti e i due superiori glabri e diretti in alto, di una colorazione viola più o meno scura, con la base bianchiccia e linee violacee sui tre petali inferiori, oppure bianchi, quello inferiore, più grande, è prolungato in uno sperone sottile e diritto, lungo all’incirca 6 mm. Androceo di 5 stami, a filamenti brevi allargati e muniti, nei due inferiori, di una appendice nettarifera che si prolunga nello sperone, con il connettivo delle antere prolungato oltre le logge polliniche in forma di squametta. Gineceo con ovario uniloculare, pluriovulato, sormontato da un corto stilo ricurvo ad uncino.
Frutto: il frutto è costituito da una capsula subglobosa involucrata dal calice persistente, dalla superficie leggermente pubescente o più raramente glabra, loculicida, deiscente a scatto per tre valve, che cade a terra ancora chiusa; peduncolo fruttifero ricadente.
Semi: molti semi, piccoli, sferici, bruni, muniti di una piccola caruncola arilloide, diffusi dalle formiche.
Polline: granuli pollinici monadi, di dimensioni medie (26-50 mµ), sferoidali; perimetro in vista equatoriale: circolare, tricolporati; esina: granulata-perforata, eutectata. L’impollinazione è entomofila.
Numero cromosomico: 2n = 20.
Sottospecie e/o varietà: nessuna.
Habitat ed ecologia: boscaglie e boschi aridi, margini dei boschi, siepi, prati, luoghi ombrosi, margini stradali; di solito in terreni ricchi di elementi nutritivi e leggermente azotati, indifferente al substrato; pianta diffusa; spesso inselvatichita lungo le strade vicino a luoghi abitati.
Syntaxon (syntaxa) di riferimento: Galio-Alliarietalia.
Life-strategy (sensu Grime & Co.): Stress tolleranti (S).
IUCN: N.A..
Farmacopea: tutte le parti della pianta contengono un alcaloide amaro affine all’emetina (violina), un glucoside (viola quercitrina), un olio di colore verde intenso, e i fiori in particolare, irone, ionone, un pigmento azzurro che arrossa per azione degli acidi ed inverdisce per quella degli alcali, cosicché può essere usato come reattivo chimico; inoltre acido salicilico e zuccheri e il rizoma anche amido e mucillaggine, oltre ad una proporzione particolarmente abbondante di violina, un glucoside contenente salicilato di metile, acidi organici, tannini. I fiori hanno proprietà bechiche, diaforetiche ed emollienti e se ne prepara, a tale scopo, uno sciroppo (petali freschi di Violette g 100, acqua bollente g 1.000, infusione per 12 ore in recipiente coperto, filtrare, lasciare depositare per qualche ora, decantare il liquido limpido ed aggiungervi g 1.800 di zucchero, Leclerc). Quanto al rizoma, impiegato come emetico, si usa in decozioni di 15-20 g su 300 di acqua da bollirsi sino a riduzione a metà del liquido. Una azione espettorante si ottiene con dosi più deboli, sia del rizoma stesso (4-5 g su 300 d’acqua bollita sino a riduzione a metà ed edulcorata), oppure con 1 cucchiaio da tè di foglie e fiori per tazza in infuso (3 tazze al giorno), ovvero ancora semplicemente con i fiori mescolati al tè. La pianta ha anche un impiego esterno, mediante infusi e cataplasmi, sulle irritazioni della bocca e della gola, sulle eruzioni cutanee, le contusioni, le ragadi e le scottature. I petali della Viola mammola, mescolati alle insalate, le rendono leggermente lassative.
Usi: l’olio distillato dai suoi petali è usato quale aroma alimentare, nonché per ottenere una dolcissima essenza chiamata parfait amour, utilizzata dall’industria profumiera. I fiori sono utilizzati dai pasticceri che ne ottengono canditi e dall’industria confettiera per produrre fiori freschi cristallizzati nello zucchero. I bonbons à la violette sono una specialità della città di Tolosa in Francia. Le foglie servono da nutrimento a diverse specie di farfalle: Argynnis adippe, Argynnis niobe, Issoria lathonia, Boloria dia.
Curiosità: in tempi meno attenti all’igiene, i fiori di Viola odorata venivano sparsi sui pavimenti di case e chiese per profumare l’aria e nascondere così l’odore di umido e di muffa, sebbene il profumo di questa Viola si disperda nell’aria non appena la si coglie. Ma proprio questa caratteristica ne determinava l’uso: il fiore produce, infatti, anche una sostanza detta ionina, che smorza il senso dell’odorato, cosicché non solo svanisce il profumo di Viola, ma anche ogni altro odore. Ci se ne può rendere conto annusando una Viola, finché non se ne sente più il profumo; poi, la si tiene un attimo lontano e la si annusa di nuovo: il profumo ricomparirà fino a quando la ionina non eserciterà di nuovo la sua efficace azione. I Greci ed i Romani usavano spesso la Viola mammola per ornare le tavole imbandite perché pensavano che servisse a combattere l’ubriachezza. Quando Joséphine Beauharnais incontrò per la prima volta Napoleone gli donò un mazzolino di Viole mammole che adornavano il suo vestito. L’imperatrice adorava questi fiori, tant’è vero che ne riempì i suoi giardini e li volle ricamati sull’abito da sposa. Circondato da così tante Viole, Napoleone le adottò anche per l’amante, Maria Walewska, alla quale scriveva nell’aprile del 1807: «Maria, mia dolce, accetta questo mazzolino di Violette e possa diventare un misterioso legame fra noi, un vincolo segreto in mezzo alla folla che ci circonda. Esposti agli sguardi altrui potremo così capirci: quando porrò la mano sul cuore saprai che esso è ricolmo di te e per rispondere tu premerai al seno i tuoi fiori. Amami, mia dolce Maria, e che la tua mano non si stacchi mai da queste Violette». Alla partenza per l’esilio dell’Elba, era ormai talmente dominato dal pensiero di questi fiori che promise di tornare a Parigi «alla stagione delle Viole». E i bonapartisti ne fecero il loro fiore, contrapponendolo ai Gigli dei Borboni.
Miti e leggende: narra la leggenda di una ninfa fluviale, Io, così seducente che persino Zeus non resistette alla tentazione di amarla. Un giorno le ordinò in sogno di recarsi sulle rive del lago di Lerna dove si sarebbe dovuta abbandonare all’amplesso del re degli dei. Io, sconcertata, si confidò col padre il quale prudentemente volle consultare gli oracoli di Dodona e Delfi: gli risposero di obbedire se non voleva essere fulminato insieme con tutta la casa. Mentre Zeus si abbandonava alle gioie dell’amore, Era, volgendo lo sguardo verso l’Argolide, si accorse di una densa nebbia in pieno giorno che non sembrava sorta dal fiume o dall’umidità del suolo e aveva creato in un certo sito una cappa di oscurità impenetrabile. Ben conoscendo le scappatelle del marito, che lei aveva spesso colto in flagrante, scese sulla terra ordinando alle nebbie di dissolversi. Ma il divino consorte, avendo presentito l’arrivo della gelosissima moglie, aveva già tramutato Io in una bianca giovenca. Era, che osservava con sospetto quell’animale d’inquietante bellezza, gli chiese di donarglielo. Il re degli dei non sapeva che fare: alla fine, per evitare che un rifiuto potesse aggravare la situazione già delicatissima, le consegnò la giovenca, sia pure a malincuore. Per evitare che la bestia misteriosamente sparisse, la dea l’affidò ad Argo dai cento occhi. Proprio allora cominciarono le prove di Io che prese a errare senza pace. Ma non sapeva come nutrirsi perché non amava il cibo delle giovenche: sicché Zeus, temendo che morisse, fece nascere dalla terra la Viola mammola che la ricordava nel nome, ion, e divenne il suo cibo. La leggenda ha un seguito, ma ininfluente, ormai, allo scopo di spiegare l’etimologia del nome generico di questa specie. Una versione del mito frigio di Attis narra che il giovane, impazzito per opera della dea Agdistis, la quale non voleva si sposasse con la principessa Atta, figlia del re Mida di Pessinonte, si evirò sotto un pino e morì. Dal suo sangue crebbero Viole dai petali rosseggianti. Disperata per la sua morte, anche Atta si uccise e dal suo sangue nacquero altre Viole. Il culto in onore di Attis, che si praticava nella Roma imperiale, prevedeva che il 22 marzo, detto dies violae, il giorno della Viola, si svolgesse una processione sacra durante la quale si trasportava un tronco di pino ornato di ghirlande di questi fiori (cfr. Arnobio, Adversus nationes, V, 7, 5 ss.). Si racconta che Ione - il capostipite degli Ioni, il cui nome presenta la stessa radice della parola greca che designa la Viola - dopo avere inseguito a lungo un cinghiale, giunse alle rive dell’Alfeo dove le Ioniàdes, le ninfe delle Viole, gli offrirono una corona intrecciata di Viole gialle, simbolo di regalità divina e umana, con la quale egli ricevette l’investitura della Pisatide. Perciò questi fiori furono detti gli ánthe Iaonínthe, i fiori della Ionia (cfr. Nicandro in Ateneo, 683 A) Gli ateniesi, che si vantavano di essere discendenti degli Ioni, avevano una particolare predilezione per la Viola, tanto è vero che si dicevano “coronati di Viole” e chiamavano la loro stessa città, come ci ricorda Pindaro (fr. 46), iostéphanoi Athênai, Atene coronata di Viole, cinta con il fiore sacro che conferiva regalità e potenza. Ma coronate di Viole erano anche molte dee, da Afrodite alle Muse, da Thetis a Core: quest’ultima per ricordare che nel prato dov’era stata rapita vi era, accanto al Narciso e ad altri fiori, anche la Viola (Bacchilide, III, 3; VII, 22). Sicché non sarebbe del tutto infondato ritenere che in epoca arcaica la Viola fosse l’attributo di una divinità androgina.
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  • CATTABIANI A., Florario (Miti, leggende e simboli di fiori e piante), Oscar Saggi Mondadori, I edizione, 1998.
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  • http://dryades.units.it
  • www.paldat.org

(a cura di Giuseppe Laino)

Papavero cornuto

Glaucium flavum

Fusto glaucescente (!). Fusto eretto, ramoso, con sparse setole patenti. Foglie basali (10-20 cm) pennatosette con 4-6 segni, opposti, ovali (2x3 cm), dentati o lobati e segmenti terminale (4x2 cm) profondamente 3-lobo; foglia cauline progressivamente abbreviate, le superiori lobate. Fiori (diametro 4-5 cm) con 4 petali obovati (3x3 cm) gialli; capsula lineare (fino a 20 cm).

Cinquefoglia fragola secca

Potentilla micrantha

Fusti brevi, pubescenti per peli patenti ovvero rivolti al basso; peli ghiandolari generalmente assenti. Foglie basali con picciolo di 6-12 cm e 3 segmenti ovati di 10-20 X 15-30 mm, con 7-11 dentelli per lato; foglie cauline subsessili. Fiori 1-2; petali bianchi, ovati (3 X 3-4 mm), più brevi dei sepali; stami con filamenti larghi quasi quanto l'antera, pubescenti.
Confusione - Si distingue (assieme all'affine Sp. Potentilla sterilis, assai più rara) da Fragaria vesca L. e Fragaria viridis Duchesne, che vivono nello stesso ambiente, per le foglia inferiormente grigio-azzurre, i petali minori, non toccantisi sul margine, patenti (corolla a piatto), il ricettacolo secco alla fruttificazione. Potentilla carniolica Kerner della Slovenia è caratterizzata da abbondante pelosità ghiandolare sui fusti, peduncoli fiorali e sul calice; all'estremo W della sua area (Idria) si avvicina al nostro confine orientale e potrebbe essere ritrovata anche da noi (forme affini sono segnalate dal monografo Wolf nella Valle del Po).

Convolvolo, Vilucchio comune

Convolvulus arvensis

Rizoma biancastro; fusti erbacei scandenti, volubili, striati, generalmente avvolti verso sinistra, sottili alla base, più in alto spesso ingrossati. Foglie con picciolo di 2-3 cm e lamina astata (generalmente 2-3 x 3-5 cm). Fiori (diametro 2.5 cm) all'ascella delle foglie mediane; calice campanulato 4-5 mm; corolla bianca a rosea, imbutiforme (10-)15(-25) mm; antere violette; stimma con 2 lobi candidi divergenti; capsula glabra, sferica.
Una delle nostre più dannose infestanti, oltremodo difficile da combattere; tra i nomi popolari vanno ricordati nel Veneto «broglia» e «trigarella», da cui potrebbero derivare parole di largo uso quali «imbrogliare, intrigare». Le foglia variano di forma, così da risultare a volte lunghe il doppio della larghezza a volte lunghe il quadruplo ( = var. lancifolius Presi), però si tratta solo di aspetti estremi. Nell'Italia Settentrionale ed in generale negli ambienti umidi prevalgono piante glabre o quasi, con corolla candida (o tutt'al più all'esterno screziata di roseo); al Sud e nelle stazioni aride si osservano invece piante pelose o irsute, con corolla più o meno arrossata, talora anche con fusto lignificato alla base (var. montanus Terr.): anche questi pare siano solo adattamenti alle condizioni stazionali.

Latte di gallina minore

Ornithogalum exscapum

Geofita bulbosa di piccola taglia (altezza 5-10 cm), con bulbo ovale, unico e non prolifero, relativamente grosso (diametro massimo compreso tra 20 e 40 mm); foglie (6-8) strettamente lineari (larghe 2-8 mm e lunghe fino a oltre 20 cm), canalicolate e interamente percorse da una sottile linea bianca longitudinale; scapo fiorale breve (3-10 cm), infiorescenza umbelliforme, recante da 3 a 10 fiori, gli inferiori portati assai vicino alla base; peduncoli allungati alla fruttificazione (4-6 cm), riflessi e incurvati ad esse, tepali da lanceolati a lineari-lanceolati (4-5 mm di larghezza x 5-15 di lunghezza), di colore bianco latteo all'interno, esternamente verdi con margini bianchi (oppure bianchi con linea longitudinale verde); frutto a capsula obovoide con costole alate e ravvicinate 2 a 2.
Note di Sistematica: specie assai simile è Ornithogalum refractum Kit. ex Willd., che si presenta un po' maggiore con infiorescenze più ricche (non di rado 10-15 fiori), capsule con costole ottuse e bulbi proliferi; è una specie SE Europ. (Submedit.)
Etimologia: il nome generico Ornithogalum L. (1753) deriva dal greco, ornithos=uccello e gala=latte cioè "latte d'uccello" e si riferisce al colore bianco latteo dei fiori; quello della specie "exscapum" (ossia "senza fusto) fa riferimento ai fusti abbreviati di questa specie.
Proprietà ed utilizzi: le specie del genere Ornithogalum contengono convallatossina, convallosidi e ossalati di calcio che le rendono decisamente tossiche, la concentrazione di questi composti è massima nei bulbi e decisamente inferiore nelle foglie e nei fiori. Le proprietà medicinali della pianta (soprattutto cardiotoniche) non ne giustificano uno sconsiderato utilizzo casalingo, l'intossicazione da Ornithogalum non va infatti sottovalutata, perché in rari casi ha avuto esito fatale.

Margheritina, Pratolina comune

Bellis perennis

Fusti semplici, afilli, pubescenti, oppure alla base fogliosi su 1-2 cm (raramente anche più). Foglie spatolate (14-16 X 35-40 mm), bruscamente ristrette in picciolo alato, dentellate o crenulate, raramente intere, a 1(3) nervi. Capolino unico apicale (diametro 2 cm); squame (1.2-1.7 X 3-5 mm) lineari-spatolate, ottuse o arrotondate all'apice; ricettacolo conico, lungo 2 volte il diametro; fiori ligulati bianchi o arrossati di sotto (1-1.7 X 8-9 mm); fiori tubulosi gialli (1.5-1.7 mm) antere 1 mm; acheni (1.5 mm) con peli a clava.
Variabilità - Dimensioni e pelosità dei vari organi, come pure la forma e dentellatura delle foglia differenziano fenotipi sporadici nelle popolazioni naturali, ma spesso geneticamente fissati. Piante con fiori ligulati particolarmente numerosi e sviluppati sono state fissate per la coltura a scopo ornamentale (B. hortensis Miller). Popolazioni particolarmente lussureggianti formano fusto brevemente foglioso alla base, spesso con foglia a lamina molto tenue, e sono state descritte come B. hybrida Ten., anche interpretata come ibrido Sp. Bellis perennis X Sp. Bellis sylvestris, però i caratteri distintivi non sono costanti. Nella Liguria, Penisola ed Isole è frequente una razza a capolini minori (diametro 10-17 mm; squame di 3-4 mm; fiori ligulati di 6-8 mm), sporadica anche nelle zone calde ed aride delle Alpi e Padania; essa non sembra avere relazioni con Sp. Bellis pusilla ed è nota come var. meridionalis Favrat. Tipi di collegamento Sp. Bellis perennis-Sp. Bellis margaritaefolia sono le var. peloritana ed aspromontana descritte da Béguinot e Mezzatesta. Sulle montagne della Sicilia si hanno popolazioni più irsute, con foglia più strette, indicate come var. strobliana Béguinot. La tassonomia di queste entità è confusa.

Vulneraria montana

Anthyllis montana

Fusto legnoso, ramificato alla base, con scapi prostrati o ascendenti. Foglie basali imparipennate con 15-27 segmenti ellittici o lanceolati o più o meno lineari, villosi per densi peli patenti; 1 sola foglia caulina, inserita verso la base oppure a metà dello scapo. Capolino unico, emisferico (2.5 cm), alla base con brattee a ventaglio, palmatopartite; calice villoso; legume ellissoidale glabro.Medit.-Mont.

Nepitella, Mentuccia comune

Clinopodium nepeta

  • Sinonimi accettati: Calamintha nepeta (L.) Savi, Melissa nepeta L., Satureja nepeta (L.) Scheele, Thymus nepeta (L.) Sm.
  • Fioritura: da giugno fino a settembre
  • Sistema Raunkiær: Emicriptofite (H) - Scapose (H scap)
  • Formula fiorale: X, K (5), [C (2+3), A 2+2] G (2), (supero), drupa, 4 nucule

Latte di gallina d'Arabia

Ornithogalum arabicum

Saponaria comune

Saponaria officinalis

Fusti eretti, cilindrici, glabri. Foglie ellittico-lanceolate (1-2.5 x 5-8 cm), sessili, 3(5)-nervie, acute, di sopra verdi-scure. Fi. (diametro 3 cm) in cime fogliose dense; peduncoli 2-4 mm; calice cilindrico (3x17 mm) spesso purpureo almeno in alto, con denti di 1-2 mm; petali con unghia di 20 mm e lembo obeuneato roseo a bianchiccio, di 8 X 13 mm.
Nota - Probabilmente da noi spontanea solo in popolazioni (oggi assai rare) viventi negli alvei dei grandi fiumi, soprattutto in ambiente boschivo periodicamente inondato; altrove solo sinantropica e da considerare naturalizzata. Un tempo anche coltivata per uso domestico.

Cocomero asinino

Ecballium elaterium

Fusti striscianti sul terreno, ispidi. Foglie con picciuolo allungato e lamina ovale o cuoriforme (3-7 X 4-10 cm) ondulata e dentellata sul bordo. Fiori monoici, i maschili in racemi ascellari, i femminili solitari; corolla più o meno rotata (15-20 mm), giallo-pallida; frutto ovoide (1-2 X 2-5 cm), ispido, a maturità proiettante ad un metro e più di distanza i semi ed un liquido amaro.

Tarassaco comune

Taraxacum officinale

Gruppo estremamente polimorfo; fittone dapprima indiviso, quindi generalmente ramificato, senza tunica, ma sempre al colletto avvolto da squame brunastre o nerastre. Foglie di un verde erba o più o meno scure, con nervature reticolate, generalmente grossamente dentate o lobate, più raramente del tutto intere oppure al contrario incise fino alla nervatura centrale; picciolo sempre ben evidente, talora largamente alato. Capolini grossi (diametro 2.5-4.0 cm); squame involucrali esterne lineari, generalmente ripiegate verso il basso; corolla di un giallo carico; acheni da grigio-biancastri a bruno-olivacei, dalla metà in su ricoperti d'aculei o almeno tubercolati; becco lungo almeno il doppio dell'achenio.
Osservazione - Non si tratta di una specie unitaria, ma di un complesso formato da numerosissime stirpi apogame (agamospecie), che per l'Italia sono ancora incompletamente note. La distribuzione di queste agamospecie è praticamente sconosciuta. Più diffuse nelle regioni settentrionali ed in bassa e media montagna, mentre nella zona Mediterranea e di alta montagna tendono ad essere sostituite da altre specie o da altri aggregati. Attualmente è impossibile dare un quadro sintetico di questa variabilità. Le agamospecie del gruppo di Sp. Taraxacum officinale vivono di regola in ambienti antropizzati: soprattutto nei prati stabili regolarmente falciati e concimati (arrenatereti), come pure nella vegetazione sinantropica contigua (ambienti calpestati, ruderi). Le foglie giovani vengono raccolte e forniscono un'ottima verdura da consumare fresca oppure cotta; sono anche medicinali (colagogo), ma di uso puramente locale. La fioritura è concentrata nella primavera e si verifica con caratteristiche «ondate».

Robbia selvatica

Rubia peregrina

Centonchio palustre

Lysimachia tenella

Pianta erbacea perenne di (3)7-15 cm, a portamento tappezzante, con fusti striscianti o prostrato-ascendenti, quadrangolari, filiformi, gracili, glabri, radicanti ai nodi. Foglie opposte, raramente alterne, brevemente picciolate (0-2 mm), più corte degli internodi, membranose e opache, a lamina suborbicolare di 3,5-7,5 x 3-7 mm, ottusa o arrotondata all'apice. Infiorescenze ascellari con fiori ermafroditi attinomorfi, solitari o geminati su peduncoli filiformi eretti di (10)20-37 mm, più lunghi della foglia ascellante, ricurvi in fruttificazione. Calice gamosepalo di 2,5-4 mm, con 5 lacinie lanceolato-lineari acuminate. Corolla gamopetala rosea venata di purpureo, campanulato-rotata di (5)6-10 mm, 2-3 volte più lunga del calice, con 5 lobi profondi eretti o eretto-patenti, ottusi o smarginati all'apice. Stami 5 con filamenti molto pelosi. Ovario supero, stilo persistente. Il frutto è una capsula globosa circumscissile, detta pissidio, di 2,5-4 mm di Ø, contenente numerosi piccoli semi. Numero cromosomico: 2n=22 Tipo corologico: Atl. - Areale centrato sulle coste atlantiche dell'Europa. Antesi: giugno÷luglio Habitat: Luoghi umidi, torbiere basse, prati acquitrinosi periodicamente inondati, zone rivali, argini, da 0 a 500 m s.l.m. Specie igrofila. Etimologia: Il nome del genere ha origine da Lisimaco, medico dell'antica Grecia. L'epiteto specifico dal diminutivo di 'tener, -a, -um', tenero, delicato, molle, morbido.

Centocchio comune

Stellaria media

Le specie Sp. Stellaria media,Sp. Stellaria neglecta e Sp. Stellaria pallida formano un complesso variabilissimo nella pelosità, forma delle foglie, lunghezza degli internodi e dei peduncoli, forma dei sepali, sviluppo dei petali, numero degli stami. Queste forme sono in maggior parte fondate su caratteri ereditari fra loro non concatenati e si incontrano in ogni possibile combinazione; per alcune si può constatare segregazione geografica oppure selezione dovuta all'ambiente; vengono generalmente considerate autonome le specie Sp. Stellaria neglecta e Sp. Stellaria pallida, diploidi con 2n = 22; il complesso tetraploide (2n = 40,42,44) corrispondente a St. media (L.) Vill. s.s. può parimenti venire diviso in due gruppi abbastanza ben differenziabili (ma facilmente ibridatali!) con rango di sottospecie ed una terza (subsp. romana Bég.) ancora dubbia. Le altre varianti o forme distinte degli AA. vanno considerate fino a prova contraria stati individuali, sprovvisti di valore tassonomico.

  • Sinonimi accettati: Alsine media L.
  • Fioritura: da gennaio fino a dicembre
  • Sistema Raunkiær: Terofite (T) - Reptanti (T rept)
  • Formula fiorale: * K (5), C 5, A 5+5, G 2-5 (infero)

Ravanello selvatico

Raphanus raphanistrum

Pianta peloso-ispida su fusto e foglia (!). Fusto ginocchiato, ascendente o eretto. Foglie lirate lunghe 8-15 cm, con segmento terminale lanceolato (2-3 X 4-6 cm) e 2-4 segmenti laterali minori; foglia cauline ridotte. Sepali violacei; petali spatolati 14-25 mm; silique erette, più o meno arcuate su peduncoli di 15-25 mm, con 3-11 ingrossamenti sovrapposti, lunghe in complesso 3-6 cm dei quali almeno la metà è costituita dal becco.

Ficaria, Ranuncolo favagello

Ficaria verna

Pianta glabra e lucida (!). Tuberetti sotterranei bianchi, fusiformi (4-5 X 10 mm) o allungati (fino a 3 cm); fusto prostrato-ascendente, spesso flaccido e tubuloso (diametro fino a 5 mm). Foglie radicali con picciolo di 7-11 cm e lamina cordata di 2 X 2.5 cm (anche fino a 5 X 6.5 cm), grassetta, lucida, con 5-9 nervi terminanti sul bordo con un punto bianco, margine crenato, faccia superiore spesso variegata di chiaro. Fiori solitari, con 3-4 sepali bianco-verdastri, ovati e 8-11 petali gialli, brunastri di sotto; acheni 2.5 mm pubescenti o irsuti.

  • Sinonimi accettati: Ranunculus ficaria L.
  • Fioritura: da settembre fino a marzo
  • Sistema Raunkiær: Geofite (G) - Bulbose (G bulb)
  • Formula fiorale: K 5, C 5, A molti G 1-molti

Orchide maschio

Orchis mascula

Foglie concentrate nella parte inferiori del fusto, oblanceolate (2-3 X 7-20 cm). acute. Inflorescenza abbastanza densa, lunga 8-15 e fino a 25 cm; tepali esterni 6-8 mm, il mediano eretto, i laterali ovali-acuminati ed eretto-riflessi; labello leggermente più lungo che largo, trilobo (6-7 X 7-8 mm) a lobo mediano più lungo dei laterali, ma per il resto di forma variabile; sperone cilindrico (10-12 mm), ottuso; fiore rosso-violacei.
Nota - Specie ornamentale, che in molte zone della sua area naturale tende a divenire abbastanza rara. Pur essendo ubiquista compare soprattutto sui substrati calcarei. La forma dei tepali e dello sperone ha permesso di individuare alcune varietà e forme di scarso significato; più importante appare la var. olbiensis (Reuter) Schlechter, che è pianta gracile alta fino a 25 cm, con inflorescenza pauciflora (5-10 fiore di colore pallido), con sperone più lungo dell'ovario e talora un po' clavato all'apice; Sono frequenti gli ibridi tra Sp. Orchis mascula e Sp. Orchis pauciflora.

Erba di S. Giovanni arbustiva,Androsemo

Hypericum androsaemum

Pianta inodora (!). Arbusto sempreverde con rami rossastri, percorsi da 2 linee longitud. Foglia ovate (2-5 X 5-10 cm), semiamplessicauli, glauche di sotto. Cime corimbose pauciflore; sepali ineguali, ovati, di 3-5 X 5-8 mm; petali 6-12 mm; stami in 5 gruppi; stili più brevi dell'ovario; capsula nero-bluastra diametro 8 mm, circondata dai sepali persistenti (i maggiori alla frutt. sono di 8 X15 mm).Euri-medit. - Occid. (Subatlant.).In tutto il territorio (manca in Trent.?), ma in molte zone solo inselvatichito: C.Nota - Frequentemente coltiv. nei parchi, sfugge alla coltura e si impianta nella vegetazione naturale; oggi è, impossibile precisare in quali zone d'Italia Sp. Hypericum androsaemum sia realmente pianta nativa, però tenderei a ritenerlo originario nelle isole ed in tutta la Penisola fino ai bordi dell'Emilia e della Lig.; più a N invece sembra specie naturalizzata.

Poligala comune

Polygala vulgaris

Pianta legnosa alla base, glabra o puberula; fusto ramoso alla base, ascendente. Foglie inferiori più o meno spatolate, le superiori lanceolato-lineari (2-4 X 10-20 mm), acute. Racemi 10-40 fiori; brattee (1-2 mm) minori del peduncolo (2-3 mm); fiori blu, violetti o raramente chiari; ali generalmente 4-7 mm, con 3 nervi (il centrale ramificato); tubo corollino 2.5-4 mm; petali sporgenti dalle ali; strofiolo con appendici lunghe un terzo del seme.
Variabilità - Molto polimorfa, però le numerose varianti descritte sono incompletamente distinte. Il colore del fiori individua forme senza importanza. Le ali sono generalmente obovato-acuminate, però è frequente un tipo ad ali più strette (lanceolate): var. oxyptera (Rchb.) Detkard.

Elleboro verde

Helleborus viridis

Simile a Sp. Helleborus odorus, ma foglie basali non svernanti, con nervi poco sporgenti di sotto; fiore diametro 3.5-5 cm non odorosi; tepali largamente ovali; follicoli lunghi 25-28 mm, con appendice lunga ¼-⅓ (-½) del follicolo stesso. Subatl. Segnalato quasi ovunque, ma per lo più per confusione con Sp. Helleborus odorus e Sp. Helleborus bocconei: R. Le sp. Sp. Helleborus viridis-Sp. Helleborus bocconei formano un gruppo di forme legate da grande affinità, spesso con transizioni fra l'una e l'altra: esse vanno ulteriormente studiate.
Nota - Se la subsp. (a) esista veramente in Italia è dubbio: forse si tratta di pianta esistente solo in coltura. La subsp. (b) è stata individuata con certezza alla Presolana e sulle Alpi Occid. (Merxmente, in litt.) e forse manca sull'App.

Manina rosea

Gymnadenia conopsea

Bulbi 2, profondane palmati; fusto robusto, foglioso. Fg. 3-7, lineari (1-2 X 10-25 cm) acute. In-flor. cilindrica, compatta e multiflora, lunga fino a 25 cm; tepali esterni patenti, gli interni lunghi circa quanto questi; labello con 3 lobi quasi eguali tra loro; fiore roseo-violacei.

Sambuco Ebbio

Sambucus ebulus

Pianta con odore fetido (!). Fusto erbaceo con coste chiare longitudinali; midollo bianco. Foglia opposte imparipennate a 5-9 segmenti di 2-4 X 10-15 cm, seghettati, glabri e verde-scuro di sopra, pubescenti e chiari di sotto; stipole ovate o subrotonde (1 cm), terminanti in punta acuta. Corimbi ampi (1-2 dm); calice (2 mm) ridotto al solo tubo, con denti indistinti; corolla bianco-rosea con lacinie di 4 mm; antere violette; drupe piriformi (4-6 mm) a maturità nere-lucide.
Variabilità - Sporadicamente si presentano individui con foglia a segni, profondamente dentati fino a pennatopartiti, che tuttavia rappresentano variazioni senza importanza tassonomica.

Fumaria comune

Fumaria officinalis

Pianta annua, erbacea, con radice fittonante bianco-giallastra; fusti ramificati, rampanti eretti, gracili di colore verdognolo spesso con sfumature porporine; altezza 10÷30 cm. Le foglie 2÷3 pennatosette, le incisioni raggiungono la nervatura principale e i segmenti che ne derivano, sono anch'essi incisi 1÷2 volte, sono alterne, sottili, glauche, glabre e lungamente picciolate, di colore bruno-verde. I fiori sono raccolti in infiorescenze terminali racemose, opposte alle foglie. I racemi densi durante la fioritura si allargano alla fruttificazione e sono formati normalmente da 20÷30 piccoli fiori, ad unico piano di simmetria, di forma irregolare e di colore rosa, rosso scuro alla fauce. Hanno 4 petali dei quali i 2 più interni sono oblunghi e saldati tra loro all’apice, quello esterno superiore è munito posteriormente di uno sperone e quello inferiore è semplice. Il calice ovale è composto da 2 sepali, dentati, che cadono rapidamente, più stretti della corolla; 2 stami; lo stilo a 2 stimmi laterali, termina con una piccola escrescenza. I frutti sono acheni tondeggianti, un po' schiacciati all’apice, con superficie verde e rugosetta che producono un singolo seme.
Note di Sistematica: sottospecie presenti in Italia:
Fumaria officinalis L. subsp. officinalis, che si distingue per racemo fiorale generalmente composto da 20÷30 fiori e sepali lunghi 2÷3 mm.
Fumaria officinalis subsp. wirtgenii (W.D.J. Koch) Arcang., che si distingue per racemo fiorale composto da 10÷20 fiori e sepali non + lunghi di 2 mm. Subsp. assai + rara della precedente.

Note, possibili confusioni: specie simile è Fumaria vaillantii Loisel. - Fumaria di Vaillant, che si distingue per fiori lunghi 4÷5 mm, roseo biancastri, scuri all'apice; peduncolo del frutto eretto-patente, lungo 1,5÷2 volte la brattea che sta alla sua base; frutto piriforme leggermente rugoso.
Etimologia: il nome generico deriva dal latino fúmus" = fumo, alcuni autori indicano questa scelta riferita all'aspetto nebuloso, simile a fumo, delle foglie grigio-verdi, altri la riferiscono al fumo irritante che produce quando bruciata; il nome specifico fa riferimento alle proprietà officinali della pianta.
Costituenti principali: alcaloide prototopina (fumarina), acido fumarico, sostanze amare, flavonoidi, tannino. Erba amara, tonica leggermente diuretica e lassativa, vermifuga, antinfiammatoria; migliora la funzione del fegato e della cistifellea. In medicina per uso interno in caso di coliche biliari ed emicrania legata a disturbi digestivi. Per uso esterno in caso di congiuntiviti. Per entrambi gli usi nelle malattie cutanee come eczema e dermatiti. In eccesso provoca sonnolenza.
Curiosità: questa specie è visitata dalle api che ne raccolgono il polline. In passato era utilizzata per curare un gran numero di disturbi. Lo sciroppo ricavato dal succo dell'erba, mescolato con fiori di Rosa damascena e di Pesco o di Senna, era "il rimedio più singolare contro la melanconia dell'ipocondriaco" (M. Grieve in A. Modernal Herbal, 1931). Viene considerata in molti paesi del mondo, pianta che aiuta a diventare "centenari". Il calendario repubblicano francese ( Calendrier de la République universelle et indivisibile) dedicava un giorno a questo fiore, infatti il 13 di Ventose, corrispondente al 3 di Marzo, era chiamato Fumeterre (che è il nome francese della Fumaria).

Radicchiella di Terrasanta

Crepis sancta

Pianta erbacea annua alta 5-30 cm. Fusto semplice o ramoso, subglabro. Foglie basali in rosetta, di forma oblanceolato-spatolata (0,5-2 x 2-10 cm), dentate o pennatifide, con picciolo irregolare, quelle cauline ridotte e squamiformi. Capolini singoli o in infiorescenza corimbosa (5-6), quelli medi di 2–2,5 cm. Fiori gialli, ligulati sfumati di rosso nella parte esterna. Brattee involucrali disposte in più serie, quelle esterne corte e di forma ovale (-11 mm), quelle interne più lunghe e lanceolate. Acheni periferici con tre ali di cui 2 laterali (5-7 mm) con ridotta capacità di dispersione rispetto a quelli centrali capaci di arrivare più lontano. Frutti di tre tipi: gli esterni stretti e lievemente compressi, gli intermedi fusiformi con aculeo e gli interni fusiformi ma lisci. Pappo setoloso e bianco.
Note, possibili confusioni: con Crepis sancta subsp. nemausensis (P. Fourn.) Babc. che però presenta acheni esterni alati ma privi di pappo o con pappo molto ridotto, i centrali senza ali e con becco e pappo.
Etimologia: dal greco "Crèpìs" = "Pantofola" riferendosi ai suoi frutti il cui involucro strozzato a metà ricordano una calzatura domestica. Crepis era anche il nome che i greci davano al legno di sandalo, quindi non si capisce quale criterio fu usato da Vaillant per denominare il genere che in seguito fu confermato da Linneo (1737). L'epiteto "sancta" perché molto comune in Terrasanta.
Proprietà ed utilizzi: la rosetta basale giovane viene generalmente consumata insieme ad altre misticanze quasi sempre lessata. Nella medicina popolare veniva usata come antinfiammatorio delle vie urinarie.
Curiosità: De Jusseau sistemò le Crepis nella famiglia delle Coriaceae. Il genere, molto comune nella nostra flora (circa 37 specie e 9 subsp.) si è diffuso influenzato dal clima. Le Crepis capostipiti sembra siano 4 : C. rubra, C. sibirica, C. aurea e C. foetida. Già nel XVIII sec. alcune Crepis venivano coltivate per scopi ornamentali nei "Giardini di lusso". La radicchiella in Toscana fu segnalata per la prima volta a Livorno nel 1827 e da li si diffuse in tutta la zona dell'ulivo. Si trova nell'elenco delle malerbe perché invasiva.

Centaurea maggiore

Centaurium erythraea

Tutta la pianta con sapore amaro (!). Fusto eretto, glabro, angoloso o con più o meno 6 nervi sporgenti subalati. Foglie basali in rosetta persistente, oblanceolate, ellittiche ovvero obovate (1-1.5 x 3-5 cm); foglie cauline opposte, più strette. Fiori in corimbi terminali fogliosi; calice 4-5 mm con lacinie lesiniformi, corolla rosea o più o meno purpurea; capsula cilindrica (2 X 10 mm); semi minutissimi.
Usi - Tutta la pianta (raccolta alla fioritura) contiene principi amari (il glucoside eritaurina) ed era usato con il nome di Centauro quale febbrifugo, soprattutto nel Meridione contro la malaria. Oggi rimane soprattutto fuso famigliare del thè, quale digestivo e stomachico.
Variabilità - Sp. estremamente polimorfa per il sovrapporsi di una variabilità individuale (priva di significato sistematico) su una incompleta differenziazione di sottospecie, delle quali alcune diploidi con 2n = 20, altre tetraploidi (2n = 40). La variabilità individuale riguarda soprattutto la statura, ramificazione, misure delle foglia, colore della corolla; individui ridotti possono apparire indistinguibili da Sp. Centaurium pulchellum e Sp. Centaurium tenuiflorumente. Le sottospecie, male differenziate sul piano morfologico, presentano distribuzioni assai interessanti: le diploidi sono strettamente localizzate e concentrate attorno alle isole centro-mediterranee (Sardegna e Sicilia sembrano aver rappresentato un importante centro di differenziazione) mentre le tetraploidi sono state in grado di espandersi ampiamente in tutta l'Eurasia temperata e temperato-fredda e più recentemente (introdotte dall'uomo) anche nel Nordamerica. Queste sottosp. sono tuttavia spesso interfertili e collegate da intermedi.

Arisaro comune

Arisarum vulgare

Tuberetto ovoide o cilindrico. Foglie 1 o poche, con picciolo molle di 15-20 cm; lamina ovale-cuoriforme (3-9 X 4-15 cm), acute. Scapo 10-20 cm; spata con tubo di 2-3.5 cm e lembo (1-1.5 cm) ripiegato a cappuccio, biancastra con venature olivacee o purpuree, oppure purpureo-olivacea con venature bianche; spadice verdastro, incurvato, sporgente sotto la spata; bacca verde (1 cm).

Raponzolo orbicolare

Phyteuma orbiculare

F. ascendente o eretto, glabro, striato. Foglie basali spatolate (4 X 80 mm) oppure con lamina strettamente lanceolata (6-12 X 30-50 mm) e picciolo di 3-7 cm; margine crenulato o dentellato; foglia cauline inferiori distintamente picciolate, le superiori sessili e semiabbraccianti, più o meno lineari. Capolino emisferico (diametro 3 cm); brattee triangolari, generalmente patenti e dopo la fior, riflesse, le maggiori di 6-10 X 16-21 mm, le minori di 4 X 11-13 mm; corolla violetta 15-20 mm; stimmi 3.Orofusto S-Europ.Alpi, App. Sett. e Centr.: C; avanza nell'It. Merid. fino ai rilievi del Salernit.Variab. - La forma delle foglia, la lunghezza relativa della lamina e piccioli, la dentatura, come pure la forma e la posizione delle brattee sono caratteri variabili, in base ai quali R. Schulz ha distinto 6 sottospecie (delle quali solo una subsp. pratense R. Schulz, sembra manchi da noi). Nel momento attuale sembra impossibile dare criteri distintivi sicuri, tuttavia è assai probabile che in effetti Sp. Phyteuma orbiculare comprenda diverse entità, che andrebbero chiarite con uno studio condotto secondo metodi più moderni.

Fumaria bianca

Fumaria capreolata

Pianta annua, erbacea, glabra a portamento rampante eretto, di colore verde chiaro o glauco, lattiginosa; fusti lievemente scanalati, ramificati che raggiungono anche la misura di un metro e che si arrotolano per sostenersi alle piante vicine. Le foglie basali sono in rosetta, alterne sul caule, bipennatosette a segmenti inciso-lobati, di colore grigio-verdi, spesso con sfumature porpora. I fiori ermafroditi, sono riuniti in infiorescenze racemose lunghe 6÷8 cm, sono lunghi 9÷14 mm, bilabiati con sperone, a forma tubolare e portati da un peduncolo che a maturità, è ripiegato ad uncino ed è lungo 1÷3 volte la brattea che sta alla sua base. I fiori prima eretti, invecchiando si inclinano verso il basso; hanno corolla composta da 4 petali , dei quali il superiore è compresso e quelli inferiori con bordo rivolto a verso l’alto; gli esterni sono di colore bianco, gli interni bianco vicino base e rosso o violaceo scuro nella parte apicale; 2 sepali oblunghi, bianchi con nervatura centrale verde, ± dentati, più larghi della corolla che raggiungono la metà della lunghezza della corolla stessa; e 2 stami trifidi. I frutti sono pendenti, lisci e globosi, lievemente compressi; contengono numerosi semi.
Habitat: Siepi, luoghi pietrosi, campi, muri, orti , vigne, incolti e giardini; 0÷1.200 m s.l.m.
Note, possibili confusioni: Specie simili sono:
Fumaria officinalis L. - Fumaria comune, che si distingue per le dimensioni < della pianta (10÷30) cm; fiori lunghi 7÷8 mm, rosa, rosso scuro alla fauce, con il petalo superiore speroniforme e sepali + stretti della corolla, racemo generalmente con 20÷30 fiori.
Fumaria vaillantii Loisel. - Fumaria di Vaillant, che si distingue per fiori lunghi 4÷5 mm, roseo biancastri, scuri all'apice; peduncolo del frutto eretto-patente, lungo 1,5÷2 volte la brattea che sta alla sua base; frutto piriforme leggermente rugoso.
Etimologia: Il nome generico deriva dal latino fúmus" = fumo, alcuni autori indicano questa scelta riferita all'aspetto nebuloso, simile a fumo, delle foglie girgio-verdi, altri la riferiscono al fumo irritante che produce quando bruciata; il nome specifico fa riferimento alle infiorescenze divise come corna.
Proprietà ed utilizzi: Specie officinale tossica
Per uso medico contro le coliche gastriche e la gastrite in genere, come lassativo, tonico, diuretico e depurante, per curare le infiammazioni cutanee e le ferite.
Per uso domestico come tintorio.

Acetosella a foglie larghe

Oxalis latifolia

Aglio roseo

Allium roseum

Silene bianca

Silene latifolia

Pubescenza appressata e foglie spesso glabrescenti sulle facce; calice subsferico (soprattutto alla fruttificazione) con denti acuti lunghi ⅔ del tubo; petali spesso rosei; capsula alla deiscenza con denti patenti o revoluti.

  • Sinonimi accettati: Silene alba (Mill.) E.H.L.Krause
  • Fioritura: da maggio fino a settembre
  • Sistema Raunkiær: Emicriptofite (H) - Bienni (H bienn)
  • Formula fiorale: * K (5), C 5, A 5+5, G 2-5 (infero)

Scardaccione selvatico

Dipsacus fullonum

Fusto eretto, tubuloso (alla base diametro 2 cm), striato, con molli spine patenti. Foglie più o meno lanceolate (le inferiori fino a 10-15 X 30-50 cm), con base amplessicaule e nervi laterali divergenti dal centro a 90°; bordo grossamente dentato; spine sparse, soprattutto sul nervo centrale; foglie superiori intere, glabre. Capolino ovoide (2-3 X 3-8 cm); squame lineari, le maggiori spesso superanti il capolino; pagliette acuminate; corolla 8-10 mm, lillacina (raramente bianca); frutto con involucretto quadrato, con 4 dentelli sugli angoli e calice a coppa.

Erba mazzolina, Dattile

Dactylis glomerata

Fusti ascendenti o eretti, alla base compresse-bitaglienti. Foglie con lamina larga (4)6-8 mm, verde-erbacea; ligula tronca ovvero ottusa (2 mm). Pannocchia con 1-2 rami basali distanziati, eretto-patenti, nudi su 1-4 cm; spighette 3-4flore (7 mm); glume 3-3.5 mm, generalmente violacee, l'inferiore 1nervia, la superiore 3nervia; legumi 5 mm; antere violette 2 mm.
Nota - Complesso poliploide, per il quale sono note popolazioni con 2n = 14, 28, 42 oppure con altri numeri intermedi irregolari; i tetraploidi con 2n = 28 prevalgono. Si ammette in generale un'origine ibrida dall'incrocio tra Sp. Dactylis hispanica e Sp. Dactylis polygama (entrambe diploidi con 2n = 14), oppure tra Sp. Dactylis polygama e D. woronowii Ovczinn. dell'Iran. Oppure potrebbe trattarsi di autopoliploidia. Questo può spiegare l'elevata variabilità morfologica per quanto riguarda i caratteri della pelosità, dimensioni delle foglie ed organi fiorali, aspetto della pannocchia. Nella situazione attuale Sp. Dactylis glomerata è specie sinantropica, quasi completamente legata all'insediametro umano e alle aree coltivate; negli ambienti naturali essa è per lo più sostituita da Sp. Dactylis hispanica e Sp. Dactylis polygama. Nelle zone di contatto sono frequenti popolazioni di aspetto intermedio, forse dovuti a introgressione.Le tre specie risultano nettamente distinte come ecologia: Sp. Dactylis hispanica - in generale solo negli aspetti di degradazione delle leccete stenomediterranee, quindi nelle macchie, garighe e rupi, sempre in ambiente caldo e arido; Sp. Dactylis glomerata - specie sinantropica, soprattutto nei prati regolarmente falciati e concimati; Sp. Dactylis polygama - soprattutto nei boschi di Quercus petraea, talora anche in faggete subacide. Tuttavia questo vale solo quando si verificano le più tipiche condizioni di crescita, infatti Sp. Dactylis glomerata, evidentemente più vitale, tende spesso ad invadere gli spazi ecologici delle altre due specie.

Linaiola comune

Linaria vulgaris

Fusti eretti, ramosi, in alto peloso-ghiandolosi. Foglie alterne, lineari di 1-1.5 X 35-50 mm, raramente 2.5(10) X 45-60 mm, uninervie, acute. Racemi densi; peduncoli 2-8 mm; calice con lacinie di 2-3 mm; corolla gialla 25-30 mm (sperone di 9-12 mm); capsula ovoide 5 X 6-10 mm.
Nel Meridione è diffusa una forma a fiori più grandi e colore più scuro, indicata come L. speciosa Ten.

Nontiscordardimè delle paludi

Myosotis scorpioides

Pianta annerente alla disseccazione. Rizoma strisciante stolonifero; fusti ascendenti a eretti, un po' carnosi, glabri o in alto con peli patenti. Fg. oblanceolato-lineari (1-1.5 X 5-8 cm), acute, glabrescenti o con peli appressati rivolti verso l'apice (raramente le inferiori con peli riflessi). Inflor. breve e densa, con asse a peli appressati; peduncoli alla frutt. 6-10 mm; calice 2.5-4 mm, frutt. fino a 6 mm, diviso su ⅖; corolla blu-violetta, rosea al centro, con lembo piano diametro 8 mm; nucule 1.2 X 1.8 mm, orlate in alto. Europ. W-Asiat. Pad. dal Friuli al Piemente: C; indicato anche per la Penisola e Sard., ma area da precisare.Per questa e le specie vicine cfr. Schuster R., Feddes Rep. 74: 39-98 (1967).

Prunella gialla

Prunella laciniata

Pianta densamente villosa per peli eretti (!). Fusti ascendenti, semplici. Foglie basali con picciolo di 1.5-2 cm e lamina lanceolata (1 X 2-3.5 cm), intera; foglie cauline progressivamente incise a pennatopartite, quelle ascellanti l'inflorescenza lineari (3 X 30-50 mm), dentate. Inflorescenza cilindrica (2x4 cm) densa; brattee reniformi con lamina di 2 X 1 cm sormontata da un mucrone di 5-6 mm; calice 10 mm con denti inferiori lineari-lanceolati; corolla giallo-pallida o biancastra con tubo di 10 mm, labbro superiori di 7 mm ed inferiori di 5 mm
Variabilità - Le foglie superiori sono incise, più raramente lobate, dentate o quasi intere.

Trifoglio ibrido

Trifolium hybridum

Simile a Sp. Trifolium pallescens, ma foglie più molli con segmenti maggiori, spesso subrotondi (8-15 X 15-22 mm); capolini maggiori; corolla bianco-rosea.

Violaciocca marina

Matthiola tricuspidata

Pianta grigio-tomentosa (!). Fusti ramosi dalla base con rami procumbenti. Foglie oblanceolato-spatolate (1-1.5 X 3-5 cm) con 3-4 lobi regolari subrotondi per lato; apice arrotondato. Sepali grigio-violetti 9 mm; petali rosei o violacei, 3-5 X 14-17 mm; siliqua cilindrica, 2-3 X 40-70 mm, all'apice con 3 corni acuti di 3-4 mm; peduncolo 2-7 mm, grosso quasi quanto il frutto.

  • Sinonimi accettati: Cheiranthus tricuspidatus L.
  • Fioritura: da aprile fino a luglio
  • Sistema Raunkiær: Terofite (T) - Scapose (T scap)
  • Formula fiorale: * K 2+2, C 4, A 2+4, G 2

Fumana mediterranea

Fumana ericoides

Simile a Sp. Fumana procumbens, ma generalmente maggiore e spesso con rami eretti; pelosità generalmente ghiandolare; foglie di 1 X 6-13 mm, appiattite di sopra ed oscuramente trinervie; peduncoli più allungati, più o meno diritti; petali 7x7 mm.
Nota - Sp. Fumana procumbens e Sp. Fumana ericoides sono in generale molto simili e sono state frequentemente confuse; oltre alle differenze riportate dalla chiave Sp. Fumana ericoides si distingue soprattutto per la statura maggiore ed il fusto più robusto e lignificato. Sp. Fumana procumbens è pianta degli ambienti continentali steppici, spesso con Bromus erectus, ed in generale associata a specie centroasiatiche, sudsiberiane o sudesteuropee; al suo limite meridionale si inserisce nelle cenosi submediterranee e mediterraneo-montane degli Ononidetalia strìatae. Sp. Fumana ericoides invece è negli aggruppamenti della fascia mediterranea su calcare (Rosmarinetalia), spesso associata a specie occidentali.

Senecione comune

Senecio vulgaris

Fusto ascendente o eretto, ramoso-corimboso in alto. Foglie basali spatolate (fino a 2 X 7 cm), lobate o partite, le infime solamente dentate; foglia cauline semiamplessicauli, pennato-partite. Involucro cilindrico-piriforme (3-4 X 6-7 mm); squame esterne 10-12 (in visione laterale o su materiale essiccato 5-6 squame per lato), con punta nera o interamente nere; squame interne dopo la fioritura ribattute; fiori gialli, tutti tubulosi (7 mm), appena sporgenti dall'involucro; acheni 1-2 mm.
Nota - Pianta a ciclo breve (2-3 mesi dalla germinazione del seme alla maturità sessuale), con parecchie generazioni in un anno; nelle zone più fredde la fioritura si concentra nei mesi estivi e spesso Sp. Senecio vulgaris tende a passare a bienne. Varia notevolmente nella statura e ramificazione: individui ridotti, spesso con fusto semplice e pochi cm d'altezza, possono essere confusi con Sp. Senecio pygmaeus (S. pygmaeus sensu Strobl non DC). Sporadicamente si presentano individui con pochi fiori periferici ligulati (forse ibridi con le sp. precedenti, cfr. anche Sp. Senecio sylvaticus); in Sardegna sembra dominare un tipo con pelosità più densa (var. tyrrhenus Fiori), in Sicilia è indicata una var. siculus Guss. a squame esterne ridotte; nelle stazioni aride e subsalse compaiono ecotipi a foglie carnose e spesso un po' glabrescenti. Sp. Senecio leucanthemifolius-Sp. Senecio vulgaris costituiscono un gruppo di sp. affini, con spiccata tendenza alla formazione di tipi locali; è probabile che questo sia conseguenza di accentuata autogamia: i fiori, pare vengano solo raramente visitati da insetti impollinatori. È probabile che questo gruppo abbia il suo centro nel Mediterraneo, forse fra la Sicilia, Sardegna ed Italia Meridionale. Qui probabilmente va cercata anche l'origine di Sp. Senecio vulgaris; come mai solo questa sp. abbia poi potuto adattarsi agli ambienti creati dall'uomo ed espandersi su tutto il Globo non è chiaro.
Confusione - Con Sp. Senecio sylvaticus.

Erba medica araba

Medicago arabica

Fusti striscianti, angoloso-subtetragoni, con peli patenti. Foglie con stipole di 4-5 X 10-12 mm, con denti di 1 mm: picciolo di 5-8 cm: segmenti obeordati di 15-18 X 12-13 mm, troncati o retusi all'apice, nel centro generalmente con una macchia nera a V rovesciato. Racemi (2)4-5-flori minori delle foglie: corolla di 6 mm: legume diametro 5-7 mm con spine lunghe 2-3 mm.

Morella comune

Solanum nigrum

Fusto eretto, ascendente, con 2 strie longitudinali. Foglie con picciolo parzialmente alato (1-3 cm) e lamina asimmetrica, lanceolata a ovata (3-5 X 5-8 cm). Fiori in cime (3-)5-10flore; calice conico 2.5 mm; corolla bianca lunga 6 mm, diam. 7 mm; bacca sferica (6-7 mm) verde e poi nera-lucida.
Variabilità - Le inflorescenze sono irregolarmente ombrelliformi oppure allungate e più o meno racemiformi (S. moschatum Presl.); nel Meridione singoli individui tendono a passare a piante perenni suffruticose, con fusto lignificato alla base. Sp. Solanum nigrum e  Sp. Solanum luteum sono strettamente collegati: il primo è esaploide e deriva per incrocio fra S. luteum Miller (tetraploide) e S. americanum Miller (diploide); quest'ultimo si distingue per le cime ombrelliformi e la corolla minore, è stato segnalato ripetutamente in Europa, ma è dubbio se esista da noi realmente (Edmonds J. M., comente verb.). Sp. Solanum nigrum e Sp. Solanum luteum vengono generalmente considerate piante velenose; le parti vegetative contengono solo piccole quantità di un alcaloide non identificato. In alcuni casi invece è stata provata la presenza di quantità consistenti di solanina nei frutti, che pertanto risulterebbero tossici; casi di avvelenamento a bambini o animali domestici sono stati descritti. Invece fonti degne di fede (cfr. Hegi, Ill. Fl. Mitteleur. 5.4:2593, 1927) indicano anche le bacche di Sp. Solanum nigrum come commestibili. Forse il problema va spiegato con la variabilità del gruppo.

  • Sinonimi accettati: Solanum americanum Mill.
  • Fioritura: da marzo fino a settembre
  • Sistema Raunkiær: Terofite (T) - Scapose (T scap)
  • Formula fiorale: * K (5), [C (5), A 5], G (2)

Trifoglio campestre

Trifolium campestre

Fusti semplici o ramosi alla base, pubescenti, portanti 1-2 capolini. Foglie spaziate con stipole lanceolate (2 x 5mm), acuminate; piccioli di 4-6 mm; segmenti ellittici (4-8 X 5-10 mm), dentellati nella metà superiori, il centrale picciolettato. Capolini ovati (9-13 mm); corolla gialla, dopo l'antesi bruniccia, lunga 4(2-6) mm.
Variabilità - Sono descritte due varianti, incompletamente distinte:

  1. con fusti eretti o ascendenti, capolini lunghi 12-13 mm su peduncoli lunghi circa quanto la foglia ascellante, corolla giallo-dorata di 4(5) mm: var. campestre ( = T. camp. var. typicum Fiori, T. procumbens var. majus Koch)
  2. con f prostrato-ascendenti, capolini lunghi 9-10 mm su peduncoli lunghi 2-4 volte la foglia, corolla giallo-pallida di 2-3 mm: var. pseudoprocumbens (Gmelin) Asch. et Gr. (= T. procumbens Auct. FI. Ital. s.s., non L.; T. sehreberi Jordan; T. procumbens var. minus Koch);
La prima prevale al N e nei luoghi umidi, la seconda al S e nelle stazioni aride calcaree. La corolla si presenta sporadicamente rosea o bruno-violacea. Maggiore importanza pare avere la variante thionanthum (Hausskn.) Maly, con fiore giallo-pallidi, dopo l'antesi rossastri, foglie glauche, corolla di 4-6 mm, nota per la Corsica, ma probabilmente da ricercare nel Meridione.

Cappellini comuni

Agrostis stolonifera

F. striscianti, radicanti ai nodi, quindi arcuato-ascendenti, spesso con stoloni epigei. Fg. spesso glaucescenti con lamina larga 4-7 mm; ligula 2-6 mm, acuta e spesso sfrangiata. Pannocchia generalmente contratta lunga 5-15 cm, con rami eretto-patenti; glume subeguali, di 2 mm circa, talora arrossate; lemma troncato-denticolato a 5 nervi, lungo 1.5 mm, generalmente privo di resta; palea 1 mm.Circumbor.In tutto ilterr.: C. - Bibl: Feuillade M., Bull. Soc. Bot. Fr. 79: 789-804 (1932).Varìab. - Amplitudine ecologica ed elevato polimorfismo caratterizzano questa specie e ne hanno fatto un autentico rompicapo per i botanici. Sul piano morfologico si possono individuare delle forme, che in generale appaiono il risultato di variabilità casuale; d'altra parte il compianto amico Björkman aveva riconosciuto su amplissimo materiale l'esistenza di tre razze cromosomiche (rispett. tetra-, penta- ed esaploide) indistinguibili dall'aspetto esterno. I caratteri più variabili sono la forma ed il colore della pannocchia, la presenza o meno di una resta sul lemma, le dimensioni delle parti fiorali. Maggior importanza sembra avere A. maritima Lam. (= A. stol. subsp. maritima Meyer) che si distingue per il generale colore paglierino, i f. lungamente reptanti e radicanti ai nodi, la pannocchia contratta, rossastra, le fg. rigide, glauche, convoluto-pungenti: vive nelle bassure salmastre dietro le dune ed è diffusa sul litorale adriatico, dal Triest. al Venez., Romagna e lungo la Pen. fino alla Puglia, più raram. anche sul vers. tirrenico dalla Versilia all'Agro Pontino. Pure ben distinta è A. scabriglumis Boiss. et Reut. ( = A. stol. subsp. scabriglumis Maire; A. alba var. densiflora Guss.) con glume villoso-scabre sulla carena, diffusa in Sic, Cal. ed Ischia, Probabilm. queste due entità meritano di venire considerate buone specie oppure vanno collegate a Sp. Agrostis castellana. Per la Cors. viene segnalata una subsp. scabrida (Maire et Trabut) Maire, che si distingue per le fg. rigide e convolute, il portam. contratto, la generale glaucescenza ed il lemma brevem. peloso alla base. Essa andrebbe ulteriorm. studiata per accertare se si tratti veramente di stirpe distinta.

Eliotropio europeo

Heliotropium europaeum

Pianta vellutato-tomentosa (!). Fusti eretti o prostrato-ascendenti, ramoso-corimbosi. Foglie ellittiche a ellittico-lanceolate (1-2 X 2-3 cm) con picciuoli di 1-1.5 cm. Cime scorpioidi lungamente peduncolate, lineari (2-4 cm), dense; fiori inodori; calice con denti larghi 0.4-0.8 mm; corolla bianca (2-)2.5-3(-4.2) mm; frutto glabro o pubescente, zigrinato, 2 mm.

  • Sinonimi accettati: Heliotropium dolosum De Not.
  • Fioritura: da giugno fino a novembre
  • Sistema Raunkiær: Terofite (T) - Scapose (T scap)
  • Formula fiorale: K (5), [C (5), A 5], G (2)

Gramigna rossa

Cynodon dactylon

Rizoma tenace, strisciante e radicante ai nodi, con foglie distiche; culmi ascendenti, avvolti dalle guaine fino all'inflorescenza. Foglie con lamina larga 3-3.5 mm, quelle dei getti sterili brevi, lanceolate, le altre lunghe 3-5 cm; lamina canalicolata, rigida, irta di peli patenti; ligula sostituita da peli di 1.5 mm Spighe digitate a 3-5, sottili, generalmente violette; spighette uniflore (con il rudimento di un fiore superiore abortivo); glume di 0.7 e 2.6 mm rispettivamente; lemma 2.3mm.

Ipopitide

Monotropa hypopitys

Pianta di colore giallastro (senza clorofilla!), nel secco bruno-nera. Rizoma carnoso, intricato, odoroso. Fusto scanalato, semplice, alla fioritura, con apice incurvato, alla fruttificazione eretto. Foglie ridotte a squame ovate, le superiori distanziate. Inflorescenza con brattee lineari, dentellate; fiori 4meri (il terminale 5mero); petali giallastri, 7-12 mm, saccati alla base; capsule 5-7 mm con stilo persistente.
Variabilità - La sp. viene spesso ripartita fra una var. esaploide (2n = 48) con capsula ovoide e sparsi peli sui sepali, filamenti e frutti ed una var. diploide (2n = 16), glabra e con capsula sferica; la prima è la var. hypopitys (var. hirsuta Roth) e sarebbe propria dei boschi di conifere, la seconda corrisponde alla var. hypophegea (Wallr.) Auct. (var. glabra Roth), propria delle faggete. Sulle popolazioni delle Alpi Orientali non ci sembra che questa distinzione possa venire realmente mantenuta.

Cencio perennante

Kickxia commutata

Fusti prostrato-ascendenti con peli patenti di 1 mm e più. Foglie inferiori opposte, ovate, le superiori alterne, astate, ottuse. Fiori solitari all'ascella delle foglie superiori, peduncoli 6-30 mm; calice con lacinie lineari (1 X 4-5 mm); corolla 11-15 mm giallastra con labbro superiore violetto; sperone ricurvo; capsula 4-4.5 mm, avvolta dal calice accrescente (fino a 5 mm); semi con una rete di creste, delimitanti aree alveolate, coperti da brevi tubercoli o papille. Simile a Sp. Kickxia elatine, ma perenne.

Piantaggine barba di cappuccino

Plantago coronopus

Foglie tutte in rosetta, generalmente pennatosette, lunghe 3-7 cm e con lamina larga 2-5 mm. Scapo ascellare alle foglie, generalmente arcuato; spiga cilindrica (2-10 cm), prima dell'antesi ricurva; antere ellittiche 1.2 mm con appendice triangolare di 0.3 mm; semi bruni 1 mm.

Fiordaliso di Trionfetti

Centaurea triumfettii

  • Sinonimi accettati: Cyanus triumfettii (All.) Dostál ex Á.Löve & D.Löve
  • Fioritura: da maggio fino ad agosto
  • Sistema Raunkiær: Emicriptofite (H) - Scapose (H scap)
  • Formula fiorale: K 0, C (5), A (5), G 2 infero

Lunaria annuale

Lunaria annua

Fusto cilindrico, eretto, glabro a ispido per densi peli discendenti. Foglie inferiori e medie opposte, con picciuolo di 10-15 cm e lamina triangolare-astata (10-13 X 10-15 cm), regolarmente dentata sul bordo, foglie con dentatura grossolana e irregolare; denti non aristati; foglie cauline sessili; fiori generalmente grandi con sepali di 7-8 mm e petali di 8-10 X 15-20 mm; frutto ellittico, arrotondato alle due estremità; valve senza nervi evidenti; semi visibili in trasparenza; stilo 4-8 mm.

Garofanina annuale

Petrorhagia prolifera

Fusti eretti semplici o ramificate alla base, glabri. Foglie lineari (1 X 10-20 mm) denticolate sul bordo; guaina circa tanto lunga che larga. Fiori subsessili, riuniti a 2-5 o raramente solitari all'apice del fusto; calice (8-10 mm) quasi interamente nascosto dal calicetto rigonfio, paglierino; petali rosa pallidi, 10-13 mm; capsula clavata, alla fine lacerante il calice; semi più o meno ovoidi 0.8 X 1.3-1.9 i mm.

Zigolo delle spiagge

Cyperus capitatus

Erba perenne di colore verde glauco, con rizoma profondamente ingrossato e lungamente strisciante, ricoperto da squame e avvolto da fibre brunastre. Fusto eretto, alto 10-50 cm, cilindrico, glabro, glauco, non cavo, un po’ ricurvo alla base. foglie alterne, lineari, scanalate, incurvate, rigide, indivise, con guaina chiusa, senza stipole, larghe 2-6 mm e lunghe spesso più del fusto. Infiorescenza compatta costituita da un capolino subsferico, solitario e terminale all’apice del fusto, del diametro di 2-3 cm composto da spighette bruno rossastre a 4 - 12 fiori, e involucrato da 3-6 grandi brattee fogliacee, orizzontali-patenti, disuguali, con margine revoluto, sub-spinose, lunghe 3-12 cm, allargate alla base. Le spighette brunastre, oblunghe o lanceolate sono lunghe 8-20 e larghe 3-4 mm, glume da ovate a lanceolate, mucronate con margine scarioso. Il frutto è un achenio, coriaceo, indeiscente. Tipo corologico: Steno-Medit. - Entità mediterranea in senso stretto (con areale limitato alle coste mediterranee: area dell'Olivo). Antesi: Da Maggio a Settembre. Habitat: Litorali sabbiosi marini nella fascia delle prime dune, se ben conservate. Specie altamente specializzata che resiste alle severe condizioni ambientali degli aridi arenili litoranei, dove la permeabilità della sabbia, il soffio delle brezze marine che trasportano grandi quantità di sale, il caldo sole estivo, rendono estremamente difficile la vegetazione. Questa pianta tuttavia è riuscita ad adattarsi, svolgendo una importante funzione di consolidamento delle dune, grazie al suo apparato radicale molto sviluppato, alla limitata superficie traspirante e alla protezione (infossamento) degli stomi. Etimologia: Il nome del genere dal greco "kýpeiros" giunco con spigoli, cipero. Capitatus dal latino capus-capitis = testa, capo per la forma a capolino dell'infiorescenza.

Bocca di leone

Antirrhinum majus

Fusto eretto, semplice o poco ramoso in generale, glabro in basso, in alto con densi peli ghiandolari lunghi 0.5-1 mm. Foglie lanceolate (5-10 X 18-55 mm), ottuse, le superiori generalmente lineari-lanceolate. Racemo denso con fiori contigui; peduncoli 1-4(12) mm; calice quasi completamente diviso in lacinie ovali (4 X 8 mm); corolla purpurea alla fauce, più chiara sul tubo 33 X 45 mm; sperone sostituito da un ingrossamento basale del tubo corollino; capsula ellissoide (6 x 10-12 mm) con inserzione laterale.

Centocchio gramignola

Stellaria graminea

Fusto ascendente, tetragono, glabro. Foglie lineari, allargate alla base, 3-4 X 20-25 mm, le superiori con un getto sterile all'ascella. Fiori (diametro 9 mm) su peduncoli di 8-20 mm, alla fine riflessi; sepali lineari-acuti, 1x4 mm, 3-nervi; petali superanti i sepali di ¼, divisi fin quasi alla base; capsula pendula, 1.5 x 5 mm, superante il calice.

Trifoglio a foglie strette

Trifolium angustifolium

Fusti eretti, ramosi, con pubescenza appressata. Foglie scarse per lo più erette. Capolino unico terminale lungo 2-8 cm su un peduncolo di 1-5 cm; calice 10-12 mm, con tubo poco più breve dei denti, questi più o meno eguali fra loro; corolla bianco-rosea, circa eguagliarne i denti.

Peverina dei campi

Cerastium glomeratum

Fusti eretti, dicotomi, densamente pelosi. Foglie generalmente ovali o subspatolate (fino a 11 X 16 mm) o lanceolate (4-6 X 10-15 mm). Peduncoli brevissimi (1-3 mm) fino alla fruttificazione, quindi fiori riuniti in glomeruli; petali generalmente cigliati alla base; filamente glabri (spesso alcuni sterili o mancanti); antere 0.2-0.3 (-0.45) mm; stili lunghi fino a 1 mm; placenta a bastoncino; capsula 7-8 mm; semi diametro 0.5 mm, con verruche alte 0.02 mm.
Variabilità - Nelle popolazioni naturali si trovano mescolati individui a petali ben sviluppati, a petali brevi o del tutto mancanti: pare si tratti di modificazioni indotte dalle condizioni ecologiche e prive di base genetica. Di regola Sp. Cerastium glomeratum è abbondantemente ghiandolosa, raramente si presentano individui senza ghiandole (in questo caso è facile la confus. con Sp. Cerastium holosteoides e Sp. Cerastium tenoreanum). Il binomio più antico è C. viscosum L., la cui descrizione (pianta annua) corrisponde a Sp. Cerastium glomeratum, mentre l'esemplare typus conservato nell'erbario linneano di Londra è {t489]}: per questo tale binomio è da considerare nomen ambiguum.

Cardo di palude

Cirsium palustre

Fusto eretto, semplice, nella metà superiori quasi afillo, terminante con un denso grappolo di capolini; ali sviluppate in tutta la lungh. del fusto in alto però spesso ridotte a gruppi di spine patenti. Foglie basali pennatopartite (2-4 X 12-20 cm) con area centr. indivisa larga 5-8 mm e segmenti laterali acuti, con spine di 2-4 mm, villosi e bianco-ragnatelosi di sotto; foglie mediane simili, ma minori, decorrenti. Capolini, con involucro a bicchiere (diametro 7-11 mm); squame inferiori 1.2x4mm, le superiori di 1 X 10-12mm, a punta bruna; corolla rosso-vinosa 13-18 mm (6-8; 4-5; 3-5); stami con filamenti pubescenti; pappo 10-13 mm.
Paleotemperata Alpi, Appennino Settentrionale: Critica; Padania, Appennino Centrale: Rara; Italia Meridionale fino alla Sila e Serra S. Bruno: Molto rara.
Variabilità - Si presentano sporadicamente tipi con spine più robuste, lunghe fino a 13 mm (var. horridum Pospichal) oppure con corolle più o meno decolorate.

Vedovella a foglie cordate

Globularia cordifolia

Fusto lignificato, strisciante, lungo fino a parecchi dm, portante di tanto in tanto un ciuffo di radici ed una rosetta di foglie e gli scapi fioriferi che sono glabri, angolosi, afilli (raramente 1-2 foglie basali) e con una breve squama verso la metà. Foglia coriacee, spatolate; lamina 4-7 x 10-20 mm, obovata, all'apice generalmente mucronato-biloba o 3dentata; picciolo 2-4 cm Capolino emisferico diametro 1.5-2 cm: brattee lanceolate (1.2-1.5 X 3.5-4.5 mm), scure, pubescenti; calice con denti lunghi al massimo quanto il tubo; corolla azzurro-violetta 8-11 mmEndemente Alpica.Alpi, dalle Giulie alle Mariti: C; scende sui rilievi prealpini e lungo i greti fino al piano nel Triesterne, Friuli, Vicent., etc; segnalata anche su tutta la dorsale appenninica, ma con certezza nota solo sulle A. Apuane.Variab. - Le popolazioni appenniniche distribuite dall'App. Sett. all'Abr. sono spesso di dubbia attribuzione. Ritenute in generale identiche a Sp. Globularia cordifolia, O. Schwarz (cit.) le attribuisce invece a Sp. Globularia meridionalis: quelle da noi controllate dei monti della Forca Canapine e Terminillo hanno l'habitus di Sp. Globularia cordifolia e non si distinguono da questa se non per le brattee che portano sul bordo caratteristiche ciglia candide pettinato-patenti di 0.6-0.9 mm Riteniamo vadano incluse in Sp. Globularia meridionalis.

Ranuncolo strisciante

Ranunculus repens

Fusto ascendente, alla base per lo più strisciante. Foglie radicali lunghe 9-25 cm, con picciolo maggiore della lamina, questa a contorno triangolare formata da 5 segmenti (2 inferiori opposti, portati da un peduncolo, 1-2-pennatosetti, 2 superiori opposti sessili; il terminale peduncolato, rombico, acutamente lobato); segmenti 5-10 X 25-45 mm. Fiori (diametro 2 cm) su peduncoli striati; sepali patenti (2x6 mm); petali gialli 7x10 mm; ricettacolo pubescente; achenio 3-4 mm.
Variabilità - Sporadicamente si presentano piante a portamento eretto. Foglie e fusto sono di regola glabri, raramente (var. villosus Lamotte) con fitti peli patenti. Individui con foglie divise in segmenti stretti o più o meno laciniate, abbastanza comuni, sono stati descritti come var. oenanthifolius (Ten. et Guss.), var. reptabundus (Jordan), var. tenuifolius Wimmente et Grab. ( = R. myriophyllus Wallr.). Tutto il gruppo meriterebbe un'analisi approfondita, in quanto esso risulta composto da stirpi diploidi e tetraploi-di con possibilità di apomissia: accanto ad un'elevata variabilità fluttuante, esistono probabilmente stirpi ben segregate.

Peverina delle Apuane

Cerastium apuanum

Erba limona

Melissa officinalis

Pianta di odore gradevole di limone (!). Rizoma orizzontale; fusti eretti, ampiamente ramosi, sugli spigoli con setole patenti di 6-13 mm, ai nodi formanti ciuffi biancastri nel resto più o meno glabri. Foglie sparsamente pelose, con picciolo di 2-3 cm e lamina ovata (3-4 X 4-5 cm) con base ottusa (le inferiori spesso cuoriformi) e 6-14 denti arrotondati per lato. Verticillastri 2flori all'ascella di foglie normali; bratteole lanceolate 1.5-2 X 3-7 mm, intere; peduncoli 2-4 mm e fiori nutanti; calice 6-9 mm, alla fruttificazione con dente centrale del labbro superiori ben sviluppato; corolla giallastra, dopo la fecondazione bianca o rosea, 10-12 mm.
Nota - Pianta aromatica soprattutto per usi medicinali, di origine asiatica, ma introdotta in Italia già nell'antichità. Coltivata negli orti, era mantenuta in condizioni di subspontaneità in tutto il territorio; ora per il crescente disinteresse all'erboristeria, la coltura si è ridotta ed allo stato spontaneo Sp. Melissa officinalis è quasi ovunque scomparsa.

Garofano minore

Dianthus deltoides

Fusti ascendenti o prostrati, minutamente pubescenti, pluriflori. Foglie dei rigetti sterili lineari-spatolate (1.5-2 X 6-15 mm), ravvicinate, le cauline sessili ( 1 X 15-25 mm). Squame 2, lanceolato-lineari, acuminate; calice cilindrico (2 X 15 mm), arrossato, con denti acutissimi di 3 mm; petali purpurei lunghi 22 mm.

Borragine comune

Borago officinalis

Erba annua assai ispida per peli diseguali, a fusti eretti, carnosi, 20-40 cm, ramosi. Foglie basali in rosetta, ovali, ottuse, ristrette alla base in un picciolo più breve della lamina, crenato-dentate al margine; le cauline progressivamente ridotte, lanceolate, alterne, con picciolo ridotto o quasi nullo, decorrenti sul fusto con due ali. Fiori in brevi racemi terminali o ascellari delle foglie superiori. Pedicelli lunghi quanto o più delle foglie, dapprima eretti più rivolti al basso. Calice ispido, rossiccio, diviso fin quasi alla base in 5 denti lineari-lanceolati, patenti a stella. Corolla rotata, con tubo brevissimo biancastro, divisa in 5 lobi azzurri ovali. Fauce con 5 squame ovali-ottuse, smarginate all'apice, cerulee. Filamenti slargati alla base e antere sagittate, mucronate.

Descrizione: Pianta annua, erbacea, fusti eretti, ramosi in alto, sovente venati di rosso. Tutta la pianta è caratterizzata dalla presenza di lunghe setole subspinose patenti o riflesse, bianche, che la rendono ispida, alta sino a 70 cm. Le foglie inferiori lungamente picciolate, hanno lamina ovato-lanceolata, margine dentato, ondulato, e nervatura rilevata , le cauline sono lanceolate, brevemente picciolate o amplessicauli.
I fiori peduncolati, sono penduli in piena fioritura e di breve durata, riuniti in infiorescenze terminali, hanno calice composto da 5 sepali stretti e lanceolati saldati solo alla base, che durante la fioritura si aprono notevolmente, per poi richiudersi sul frutto. Corolla con tubo breve, azzurra-blu, più raramente bianca, è pentalobata, gli stami sono 5, le antere derivanti dall'unione degli stami , sono violette.
I frutti sono tetracheni marrone chiaro di forma ovale, molto duri che contengono al loro interno diversi semi di piccole dimensioni.
Etimologia: L'etimologia del nome generico è piuttosto controversa: secondo AA.VV. deriva dall'arabo “abou rach”= padre del sudore, con riferimento alle proprietà sudorifere della pianta; altri invece sostengono che avrebbe origine dal latino “burra” = stoffa grossolana pelosa, con riferimento ai peli del fusto e delle foglie, che rendono la pianta ruvida al tatto; altri invece ritengono che “ borago” derivi dalla corruzione di corago da “cor”= cuore e “ago” = agisco, per i suoi effetti stimolanti; infine alcuni sostengono che il nome derivi da “barrach” parola celtica che significa uomo coraggioso. Il nome specifico indica le proprietà officinali della pianta.
Proprietà ed utilizzi: Immagine Specie commestibile officinale
Principali costituenti: mucillagini, tannini, flavonoidi, saponine, è ricca di minerali essenziali quali calcio e potassio, acido palmitico e acidi grassi essenziali Omega-6.
Ha proprietà diuretiche, sudorifere e antinfiammatorie.
Nella medicina popolare è impiegata per depurare il sangue, in caso di reumatismi, tosse e mal di gola. I semi sono una ricca fonte di acido gammalinolenico: l'olio regola il sistema ormonale e abbassa la pressione del sangue; le mucillagini le conferiscono buone qualità emollienti con le quali protegge e ammorbidisce i tessuti a cui è applicata, ad esempio in caso di pelle secca. È un ottimo rimedio per la psoriasi e per condizioni infiammatorie come l'eczema. Con una manciata di fiori fatti macerare per una settimana nel vino, si ottiene un'ottima bevanda depurativa.
Vedendola così ispida, non la si direbbe una buona commestibile, invece le giovani foglie e i fiori sono ottimi in insalata, in frittate e in minestre. Come verdura cotta non ha nulla da invidiare agli spinaci, buona anche come farcimento per i ravioli.
È un componente del “preboggion” il mazzetto aromatico della cucina ligure e in Campania, viene cotta con le lenticchie. Può essere aggiunta alle "salse verdi". L'erba fresca dall'odore e sapore simili al cetriolo, è impiegata come erba aromatica, specialmente per la conservazione dei cetrioli. Il gusto lieve, la rende gradevole per insaporire il té freddo e bevande di frutta. I bellissimi fiori sono usati canditi in pasticceria, possono anche essere congelati in cubetti di ghiaccio per aggiungere qualcosa di originale alle bibite e come colorante naturale, messi a macerare nell'aceto bianco lo tingono d'azzurro. Buona mellifera. L'uso terapeutico della Borago officinalis, attualmente è vivamente sconsigliato, per la presenza nelle parti aeree della pianta di alcaloidi pirrolizidinici, con attività epatotossica, genotossica e carcinogenica. Per la stessa ragione si sconsiglia di utilizzarla a scopo alimentare. Gli alcoaloidi pirrolizidinici, sono assenti nei semi e nell'olio prodotto dai semi, quindi non ci sono problemi di tossicità nell'assunzione dell'olio. Nell'elenco redatto dal Ministero della Salute, gli estratti vegetali di Borago officinalis, sono fra quelli non ammessi negli integratori alimentari.
Curiosità: Il primo a descriverla e ad impiegarla a scopo curativo fu sant' Alberto Magno nel XIII secolo. Questa pianta ha fama di sollevare il morale come afferamava John Gerard nel suo The Herball, or General Histoire of Plantes (1597). Ancora prima, aggiunta al vino, veniva usata dagli antichi romani per curare la malinconia e la tristezza, dai Celti per dare coraggio ai guerrieri per affrontare i nemici in battaglia. Gli antichi Greci invece la usavano per curare il mal di testa da sbronza. Plinio la chiamava "Euphrosinum" perché rende l'uomo euforico: felice e contento come attesta l'antico verso "Ego Borago - Gaudia semper ago.". Sosteneva che i fiori consumati in insalata rendono propensi al riso e sgombrano la mente dai cattivi pensieri, le foglie e i fiori nel vino tolgono la tristezza e la malinconia e danno la felicità . Riteneva che la Borago fosse il famoso "Nepente di Omero" e che consumata nel vino portava all'oblio ed alla spensieratezza. "llawenlys"(nome gallese dell'erba), significa "erba della contentezza" (forse a causa del vino con cui la si gustava). Parkinson la raccomandava per espellere pensieri e malinconia. Bacon diceva essere un eccellente rimedio per reprimere i fuligginosi vapori della polverosa malinconia. Culpepper trovava la pianta utile nelle febbri putride e pestilenziali, nel morso di serpenti velenosi, nella tubercolosi, negli itteri, nel mal di gola e nei reumatismi.

Calcatreppola, Fiordaliso stellato

Centaurea calcitrapa

Fusto prostrato-ascendenti, ramosissimi, ragnatelosi o alla fine subglabri. Foglie inferiori (5-8 cm) per lo più semplicemente pennatosette con lacinie di 1-2 X 18-25 mm, dentellate sul bordo subpungenti-scabre. Capolini numerosi, ascellari e subsessili o apicali; involucro piriforme diametro 6-8(10) mm; squame portanti all'apice una spina robusta (14-25 mm), nella parte basale per lo più con 2 coppie di spinule patenti di 2-3 mm; corolla purpureo-pallido; acheni 3 mm senza pappo.
Variabilità - Il portamento, la forma delle foglie, la spinosità di queste, come pure lo sviluppo delle spine inserite sulle squame involucrali sono caratteri sottoposti a variazioni casuali. Maggiore importanza potrebbe avere C. torreana Ten. del Garg., con fusto e rami eretti e spine ridotte, sulla quale tuttavia mancano notizie recenti.

Verbasco sinuato

Verbascum sinuatum

Pianta densamente grigio- o giallo-lanosa (!). Fusti cilindrici, con abbondanti rami arcuati. Foglie basali 4-10 X 12-22 cm, sessili, lobate o partite con 4-5 incisioni per lato, e grossamente dentate; foglie cauline ovato-acuminate o più o meno lanceolate. Inflorescenza ampiamente ramosa; brattee (3-8 mm) con base cuoriforme di 3 X 3 mm ed apice allungato e sottile; peduncoli 2-4 mm; calice 2-4 mm; corolla diametro 15-30 mm; stami tutti con antere reniformi e filamenti violetto-tomentosi; stilo più o meno davate; capsula 2.5-4 mm.

Ciombolino comune

Cymbalaria muralis

Fusto prostrato-ascendenti, filiformi, radicanti ai nodi. Foglia alterne, reniformi o semicircolari, raramente suborbicolari; picciolo 2-4 cm; lamina cordata o reniforme (14-40 X 10-30 mm) con 5-9 lobi rotondati o ovato-acuti, talora mucronulati; pagina inferiore spesso arrossata. Calice glabro o debolmente peloso (2-2.5 mm); corolla 8-9 mm, liliacina con palato verrucoso giallo; sperone conico 1.5-3 mm; capsula sorpassante i lobi calicini; semi globosi o ovoidi, neri, rugoso-crestati, a volte tubercolati.
Variab. - Si presenta generalmente glabra oppure più o meno villosa sul fusto e foglie: var. pilosa (Vis.) Degen.

Orchide piramidale

Anacamptis pyramidalis

Fusto eretto, cilindrico, foglioso fino all'inflor., glabro e lucido. Foglie lineari-carenate, le inferiori di 1.5-2 X 12-15 cm, con apice acutissimo divergente, le cauline proporzionalmente ridotte ed avvolgenti strettamente il fusto Inflor. dapprima conica (3X3 cm) quindi allungata (fino a 7 cm); fiori densi; inodori; brattee lesiniformi (le inferiori di 2 X 12-14 mm), violacee; ovario incurvato ad S; corolla roseo-purpurea (spesso più o meno sbiancata); tepali esterni patenti, ova-to-lanceolati (5 mm), gli interni conniventi, lunghi quasi quanto gli esterni; labello con 2 lamelle petaloidi alla base, 31obo; lobi oblunghi, tutti circa di 5 mm; sperone filiforme (0.7 X 12-15 mm), flessuoso. Nota - A. urvilleana Sommente et C.-G. (= A. pyr. subsp. urvilleana Bég. et Landi) si distingue per la statura minore, i fiori più piccoli, roseo pallidi o talora bianchi, i tepali interni ed il superiori ottusetti, le brattee più brevi e Pinflor. dapprima ovata, quindi oblunga, mai conica; fiorisce già in febbraio; osservata ripetutamente nelle Isole di Malta e Gozo, andrebbe ulteriormente studiata.

Cretamo, Finocchio marino

Crithmum maritimum

Frutice legnoso in basso, di aspetto cespuglioso, 30-60 cm, glabro. Foglie grassette, guainanti in basso, le basali bi-tripennatosette, le cauline bipennate, a segmenti lanceolati o subellittici, acuti all'apice. Ombrelle terminali con brattee lanceolate-acuminate, trinervie, 0,5-1 cm; raggi 15-25 e bratteole lanceolate di 2-4 mm. Fiori bianchi, piccoli. Achenio oblungo, 4-5 mm, bruno-rossastro.

Geranio minore, Geranio selvatico comune

Geranium molle

Erba annua a fusti prostrato-ascendenti, mollemente pubescente. Foglie inferiori patenti o eretto-patenti, lungamente picciolate, con lamine quasi rotonde, incise alla base, 7-9 lobe, con denti o lacinie diseguali con un piccolo callo apicale. Stipole ampie, ovali o ovali-lanceolate, da ottuse ad acuminate, ciliate. Fiori su peduncoli opposti alle foglie, subeguali o più lunghi di queste. Sepali ovali-bislunghi, ottusetti, trinervi, glabri internamente, pubescenti-glandulosi interiormente. Petali obovali, smarginato-bilobi, roseo-violacei con venature, ristretti e ciliati in breve unghia. Stami subeguali al calice con filamenti lanceolato-lesiniformi. Antere violaceo-scure. Cassule ovate, rugose, glabre. Semi lisci.

Vedovelle delle Apuane

Globularia incanescens

Fusto legnoso, strisciante, abbreviato, con rami erbacei ascendenti. Foglie basali con picciolo di 3-4 cm e lamina obcordata 13-18 X 14-22 mm arrotondata o biloba all'apice, 3-7nervia, glabra e con secrezioni puntiformi bianche; foglia cauline progressivamente ridotte con lamina ovata, ellittica e lanceolata. Capolino diametro 1-1.2 mm; brattea inferiori lanceolata 1.5 X 5 mm, le altre 0.7-1 x 4-5.5 mm con peli lat. di 0.3-0.4 mm; corolla azzurra, con labbro superiori intero.
Endemica Alpi Apuane e vicino Appennino Tosco-Emiliano fino al M. Giovo e Corno alle Scale.

Anemone stellata

Anemone hortensis

Tuberetto superficiale legnoso nero 1x1-5 cm; fusto dapprima incurvato (5-15 cm), all'antesi eretto ed allungato, puberulo. Foglie basali con picciolo di 5-10 cm e lamina (3-4 cm) palmatosetta con 3-5 segmenti lobati, partiti o completamente divisi in lacinie lineari, glabri e di sotto glauchi; foglia cauline formanti un verticillo sotto il fiori, semplici o triforcate. Fiore unico, profumato (diametro 3-6 cm) con 12-13 (8-20) petali rosei, raramente carminio, violetti o quasi bianchi, di sotto più chiari, con nervature violette evidenti, strettamente ellittici (4-7 X 15-30 mm), acuti o arrotondati; stami azzurro-violetti.