Piante "a fiori viola": 43

Pervinca minore

Vinca minor

Pianta glabra (!). Fusti tenaci, lungamente (1 m e più) striscianti sulla superficie del suolo. Foglie sempreverdi con picciolo di 2-4 mm e lamina lanceolata (10-16 X 22-35 mm), intera, ottusa all'apice, di sotto con nervature reticolate sporgenti. Fiori  isolati ascellari; peduncoli 9-15 mm; calice 3 mm diviso su ⅔ in lacinie triangolari (1 X 2.2 mm ca.); corolla (diametro 2.5-3 cm) azzurro-violetta con tubo di 1 cm e lobi spatolati di 8 x 10 mm.

Violaciocca marina

Matthiola tricuspidata

Pianta grigio-tomentosa (!). Fusti ramosi dalla base con rami procumbenti. Foglie oblanceolato-spatolate (1-1.5 X 3-5 cm) con 3-4 lobi regolari subrotondi per lato; apice arrotondato. Sepali grigio-violetti 9 mm; petali rosei o viola cei, 3-5 X 14-17 mm; siliqua cilindrica, 2-3 X 40-70 mm, all'apice con 3 corni acuti di 3-4 mm; peduncolo 2-7 mm, grosso quasi quanto il frutto.

  • Sinonimi accettati: Cheiranthus tricuspidatus L.
  • Fioritura: IV-VII
  • Sistema Raunkiær: Terofite (T) - Scapose (T scap)
  • Formula fiorale: * K 2+2, C 4, A 2+4, G 2

Fiordaliso stoppione

Centaurea jacea

Piante a foglie generalmente intere, ovate, lanceolate o lineari; pelosità generalmente ridotta; capolini per lo più grossi (2-4 cm), con involucro cilindrico a ovoide diametro 7-14 mm; squame con appendice molto sviluppata, e parte laminare separata dall'appendice mediante una evidente strozzatura; appendice membranosa, piana o più o meno concava, intera, lacerata o regolarmente pettinata (fra i due estremi vi è una serie continua di aspetti); fiori  rosei, rossi, rosso-aranciati o purpurei, gli esterni raggianti (tranne in Sp. Centaurea transalpina e Sp. Centaurea carniolica); acheni 2.5-3 mm, con pappo mancante o rudimentale. Questo gruppo è stato variamente interpretato, come un'unica specie polimorfa, come due specie (C. jacea = Sp. Centaurea haynaldii-Sp. Centaurea pratensis e C. nigrescens = Sp. Centaurea transalpina-Sp. Centaurea carniolica) oppure come una dozzina di specie indipendenti. In realtà tutte le stirpi sono tra loro ibridabili, il che deporrebbe in favore della prima interpretazione (specie unica). D'altra parte è stato messo in evidenza il frequente passaggio all'apomissia, come pure la possibilità di copulazione tra gameti non ridotti con conseguente poliploidizzazione; inoltre le varie stirpi appaiono ben, segregate ecologicamente. In attesa di un giudizio definitivo sembra dunque più opportuno considerarle al livello di specie, sottolineando tuttavia che l'intensa differenziazione nell'ambito di questo gruppo è in gran parte l'effetto dell'azione antropica che mediante la creazione dei prati stabili ne ha favorito l'espansione.

Cicoria comune

Cichorium intybus

Erba perenne o talora bienne, 2-12 dm. Fusto prostrato o eretto, ispido per peli rivolti in basso, privo di spine. Foglie irregolarmente pennatopartite o pennatosette (3-5 x 10-25 cm) in segmenti triangolari-acuti, generalmente alterni; foglie cauline lanceolate, sessili e più o meno ridotte. Capolini numerosi (diametro 2-5 cm), con peduncoli non o debolmente ingrossati nella parte superiore e circa 13-18 fiori  raggianti; involucro cilindrico (diametro 11-14 mm); brattee triangolari, le esterne (5 mm) patenti, le interne lunghe il doppio eretto-conniventi; corolla azzurra, raramente rosata (tinta facilmente disciolta in acqua); antere blu-viola ceo scuro; stimmi da bianchi a celesti; acheni 2-3 mm, lunghi 8-10 volte il pappo.

Viola mammola

Viola odorata

Stoloni allungati, striscianti, radicanti al 1° anno, ma fiori feri al 2°. Foglie tutte in rosetta basale; stipole largamente ovali, con frange brevi (< 1 mm), ghiandolose; lamina rotondato-reniforme, con larghezza massima alla metà ed insenatura basale profonda. Peduncoli fiorali inseriti sulla rosetta portanti una brattea alla metà o più in su; sepali ovali, ottusi; corolla diametro 1.5 cm, violetto-scura (raramente bianca), profumata; sperone 6 mm circa; peduncoli fruttiferi prostrati; capsula subsferica, con fitti peli brevi.
Etimologia: l’epiteto del genere è il nome latino viola , -ae, f. = “viola , violetta; viola cciocca” [Virgilio, Plinio] che i Romani utilizzavano per indicarne le specie; Alessandro de Théis (1765-1842), nel suo Glossario di botanica (1810), dice che «Viola  nome greco venuto dalla Ninfa Io. I poeti hanno supposto che dopo la di lei metamorfosi in vacca, sia comparsa la viola  per servirle di pascolo» (per il racconto della leggenda vedi oltre). L’epiteto specifico è l’aggettivo latino odoratus, -a, -um = “profumato” [Ovidio, Sesto Properzio 4, 3, 64], con allusione al profumo dei fiori .
Sinonimi: nessuno.
Nomi volgari:Viola  mammola, Viola  maura, Viola  odorata, Viola  odorosa (italiano). Liguria: Vioretta (Porto Maurizio); Viuetta (S. Maria di Libiola); Viuleta (Sarzana); Viuvetta (Genova). Piemonte: Violitta, Vioritta (Asti); Viuletto (Val S. Martino). Lombardia: Vioela campagnola (Mantova); Vioela sopa (Brescia); Viola  zoppina (Como). Veneto: Viola  sota; Ciocchette, Viola  zotta (Venezia); Fior de San Bastian, Fior de Zennar (Verona); Vivuola, Vivuola a ciochette (Padova); Zoppina (Treviso). Friuli: Viole. Emilia-Romagna: Viola  zopa (Romagna). Toscana: Mammola, Mammoletta, Mammolina, Viola  mammola, Viola  maura, Viola cea, Violetta, Vivola mammola. Abruzzi: Vijole; Viola  di S. Giuseppe (Larino). Calabria: Roseviole. Sicilia: Viola  di jardinu. Sardegna: Balcu, Bascu, Violedda.
Forma biologica e di crescita: emicriptofita scaposa.Tipo corologico: euromediterraneo. Diffusa nei Pirenei, sul Massiccio Centrale, sul Massiccio del Giura, sui Vosgi, nella Foresta Nera, sulle Alpi, Appennini, Alpi Carniche, Alpi Dinariche, Monti Balcani.
Fenologia: fiore: II-IV, frutto: III-V, diaspora: IV-VI.
Limiti altitudinali: dal piano a 1200 m di altitudine.Abbondanza relativa e distribuzione geografica in Italia: nel nostro Paese la specie è comune in tutto il territorio continentale e insulare.
Habitus: erbacea perenne, acaule, pubescente, alta dagli 8 ai 15 cm e caratterizzata da un grosso rizoma da cui partono numerosi stoloni aerei sottili, striscianti e radicanti, che portano fiori  e foglie soltanto nel secondo anno di vita; nella sua parte inferiore il rizoma è provvisto di numerose radichette sottili.
Foglie: le foglie, sorrette da piccioli lunghi fino a 5 cm con peli rivolti verso il basso, sono tutte riunite in rosette basali e hanno la lamina di forma arrotondato reniforme sugli stoloni dell’annata, largamente ovali e profondamente cordate alla base, ottuse, crenate al margine sui fusti fiori feri, generalmente pubescenti; la pagina inferiore è talvolta lucente. Alla base delle foglie sono presenti alcune stipole fogliacee, glandulose e largamente ovali, larghe fino a 4 mm, a margine intero e un po’ cigliate.
Fiore: i fiori , larghi 1-2,5 cm, che sbocciano solitari alla sommità di lunghi peduncoli, glabri o raramente pelosi, muniti a metà lunghezza di due bratteole, sono intensamente profumati. Il calice è composto da 5 sepali ovali, ottusi all’apice, quasi uguali, prolungati alquanto al disotto della loro inserzione; la corolla, irregolare, è formata da 5 petali ineguali, i due laterali barbati alla base e patenti e i due superiori glabri e diretti in alto, di una colorazione viola  più o meno scura, con la base bianchiccia e linee viola cee sui tre petali inferiori, oppure bianchi, quello inferiore, più grande, è prolungato in uno sperone sottile e diritto, lungo all’incirca 6 mm. Androceo di 5 stami, a filamenti brevi allargati e muniti, nei due inferiori, di una appendice nettarifera che si prolunga nello sperone, con il connettivo delle antere prolungato oltre le logge polliniche in forma di squametta. Gineceo con ovario uniloculare, pluriovulato, sormontato da un corto stilo ricurvo ad uncino.
Frutto: il frutto è costituito da una capsula subglobosa involucrata dal calice persistente, dalla superficie leggermente pubescente o più raramente glabra, loculicida, deiscente a scatto per tre valve, che cade a terra ancora chiusa; peduncolo fruttifero ricadente.
Semi: molti semi, piccoli, sferici, bruni, muniti di una piccola caruncola arilloide, diffusi dalle formiche.
Polline: granuli pollinici monadi, di dimensioni medie (26-50 mµ), sferoidali; perimetro in vista equatoriale: circolare, tricolporati; esina: granulata-perforata, eutectata. L’impollinazione è entomofila.
Numero cromosomico: 2n = 20.
Sottospecie e/o varietà: nessuna.
Habitat ed ecologia: boscaglie e boschi aridi, margini dei boschi, siepi, prati, luoghi ombrosi, margini stradali; di solito in terreni ricchi di elementi nutritivi e leggermente azotati, indifferente al substrato; pianta diffusa; spesso inselvatichita lungo le strade vicino a luoghi abitati.
Syntaxon (syntaxa) di riferimento: Galio-Alliarietalia.
Life-strategy (sensu Grime & Co.): Stress tolleranti (S).
IUCN: N.A..
Farmacopea: tutte le parti della pianta contengono un alcaloide amaro affine all’emetina (violina), un glucoside (viola  quercitrina), un olio di colore verde intenso, e i fiori  in particolare, irone, ionone, un pigmento azzurro che arrossa per azione degli acidi ed inverdisce per quella degli alcali, cosicché può essere usato come reattivo chimico; inoltre acido salicilico e zuccheri e il rizoma anche amido e mucillaggine, oltre ad una proporzione particolarmente abbondante di violina, un glucoside contenente salicilato di metile, acidi organici, tannini. I fiori  hanno proprietà bechiche, diaforetiche ed emollienti e se ne prepara, a tale scopo, uno sciroppo (petali freschi di Violette g 100, acqua bollente g 1.000, infusione per 12 ore in recipiente coperto, filtrare, lasciare depositare per qualche ora, decantare il liquido limpido ed aggiungervi g 1.800 di zucchero, Leclerc). Quanto al rizoma, impiegato come emetico, si usa in decozioni di 15-20 g su 300 di acqua da bollirsi sino a riduzione a metà del liquido. Una azione espettorante si ottiene con dosi più deboli, sia del rizoma stesso (4-5 g su 300 d’acqua bollita sino a riduzione a metà ed edulcorata), oppure con 1 cucchiaio da tè di foglie e fiori  per tazza in infuso (3 tazze al giorno), ovvero ancora semplicemente con i fiori  mescolati al tè.La pianta ha anche un impiego esterno, mediante infusi e cataplasmi, sulle irritazioni della bocca e della gola, sulle eruzioni cutanee, le contusioni, le ragadi e le scottature. I petali della Viola  mammola, mescolati alle insalate, le rendono leggermente lassative.
Usi: l’olio distillato dai suoi petali è usato quale aroma alimentare, nonché per ottenere una dolcissima essenza chiamata parfait amour, utilizzata dall’industria profumiera. I fiori  sono utilizzati dai pasticceri che ne ottengono canditi e dall’industria confettiera per produrre fiori  freschi cristallizzati nello zucchero. I bonbons à la violette sono una specialità della città di Tolosa in Francia.Le foglie servono da nutrimento a diverse specie di farfalle: Argynnis adippe, Argynnis niobe, Issoria lathonia, Boloria dia.
Curiosità: in tempi meno attenti all’igiene, i fiori  di Viola  odorata venivano sparsi sui pavimenti di case e chiese per profumare l’aria e nascondere così l’odore di umido e di muffa, sebbene il profumo di questa Viola  si disperda nell’aria non appena la si coglie. Ma proprio questa caratteristica ne determinava l’uso: il fiore produce, infatti, anche una sostanza detta ionina, che smorza il senso dell’odorato, cosicché non solo svanisce il profumo di Viola , ma anche ogni altro odore. Ci se ne può rendere conto annusando una Viola , finché non se ne sente più il profumo; poi, la si tiene un attimo lontano e la si annusa di nuovo: il profumo ricomparirà fino a quando la ionina non eserciterà di nuovo la sua efficace azione.I Greci ed i Romani usavano spesso la Viola  mammola per ornare le tavole imbandite perché pensavano che servisse a combattere l’ubriachezza. Quando Joséphine Beauharnais incontrò per la prima volta Napoleone gli donò un mazzolino di Viole mammole che adornavano il suo vestito. L’imperatrice adorava questi fiori , tant’è vero che ne riempì i suoi giardini e li volle ricamati sull’abito da sposa. Circondato da così tante Viole, Napoleone le adottò anche per l’amante, Maria Walewska, alla quale scriveva nell’aprile del 1807: «Maria, mia dolce, accetta questo mazzolino di Violette e possa diventare un misterioso legame fra noi, un vincolo segreto in mezzo alla folla che ci circonda. Esposti agli sguardi altrui potremo così capirci: quando porrò la mano sul cuore saprai che esso è ricolmo di te e per rispondere tu premerai al seno i tuoi fiori . Amami, mia dolce Maria, e che la tua mano non si stacchi mai da queste Violette». Alla partenza per l’esilio dell’Elba, era ormai talmente dominato dal pensiero di questi fiori  che promise di tornare a Parigi «alla stagione delle Viole». E i bonapartisti ne fecero il loro fiore, contrapponendolo ai Gigli dei Borboni.
Miti e leggende: narra la leggenda di una ninfa fluviale, Io, così seducente che persino Zeus non resistette alla tentazione di amarla. Un giorno le ordinò in sogno di recarsi sulle rive del lago di Lerna dove si sarebbe dovuta abbandonare all’amplesso del re degli dei. Io, sconcertata, si confidò col padre il quale prudentemente volle consultare gli oracoli di Dodona e Delfi: gli risposero di obbedire se non voleva essere fulminato insieme con tutta la casa.Mentre Zeus si abbandonava alle gioie dell’amore, Era, volgendo lo sguardo verso l’Argolide, si accorse di una densa nebbia in pieno giorno che non sembrava sorta dal fiume o dall’umidità del suolo e aveva creato in un certo sito una cappa di oscurità impenetrabile. Ben conoscendo le scappatelle del marito, che lei aveva spesso colto in flagrante, scese sulla terra ordinando alle nebbie di dissolversi. Ma il divino consorte, avendo presentito l’arrivo della gelosissima moglie, aveva già tramutato Io in una bianca giovenca.Era, che osservava con sospetto quell’animale d’inquietante bellezza, gli chiese di donarglielo. Il re degli dei non sapeva che fare: alla fine, per evitare che un rifiuto potesse aggravare la situazione già delicatissima, le consegnò la giovenca, sia pure a malincuore.Per evitare che la bestia misteriosamente sparisse, la dea l’affidò ad Argo dai cento occhi. Proprio allora cominciarono le prove di Io che prese a errare senza pace. Ma non sapeva come nutrirsi perché non amava il cibo delle giovenche: sicché Zeus, temendo che morisse, fece nascere dalla terra la Viola  mammola che la ricordava nel nome, ion, e divenne il suo cibo. La leggenda ha un seguito, ma ininfluente, ormai, allo scopo di spiegare l’etimologia del nome generico di questa specie.Una versione del mito frigio di Attis narra che il giovane, impazzito per opera della dea Agdistis, la quale non voleva si sposasse con la principessa Atta, figlia del re Mida di Pessinonte, si evirò sotto un pino e morì. Dal suo sangue crebbero Viole dai petali rosseggianti. Disperata per la sua morte, anche Atta si uccise e dal suo sangue nacquero altre Viole.Il culto in onore di Attis, che si praticava nella Roma imperiale, prevedeva che il 22 marzo, detto dies viola e, il giorno della Viola , si svolgesse una processione sacra durante la quale si trasportava un tronco di pino ornato di ghirlande di questi fiori  (cfr. Arnobio, Adversus nationes, V, 7, 5 ss.).Si racconta che Ione - il capostipite degli Ioni, il cui nome presenta la stessa radice della parola greca che designa la Viola  - dopo avere inseguito a lungo un cinghiale, giunse alle rive dell’Alfeo dove le Ioniàdes, le ninfe delle Viole, gli offrirono una corona intrecciata di Viole gialle, simbolo di regalità divina e umana, con la quale egli ricevette l’investitura della Pisatide. Perciò questi fiori  furono detti gli ánthe Iaonínthe, i fiori  della Ionia (cfr. Nicandro in Ateneo, 683 A)Gli ateniesi, che si vantavano di essere discendenti degli Ioni, avevano una particolare predilezione per la Viola , tanto è vero che si dicevano “coronati di Viole” e chiamavano la loro stessa città, come ci ricorda Pindaro (fr. 46), iostéphanoi Athênai, Atene coronata di Viole, cinta con il fiore sacro che conferiva regalità e potenza.Ma coronate di Viole erano anche molte dee, da Afrodite alle Muse, da Thetis a Core: quest’ultima per ricordare che nel prato dov’era stata rapita vi era, accanto al Narciso e ad altri fiori , anche la Viola  (Bacchilide, III, 3; VII, 22). Sicché non sarebbe del tutto infondato ritenere che in epoca arcaica la Viola  fosse l’attributo di una divinità androgina.
Bibliografia:

  • AESCHIMAN D., LAUBER K., MOSER D.M., THEURILLAT J.-P., Flora alpina, atlante delle 4500 piante vascolari delle Alpi, I vol., p. 430, Zanichelli, Bologna.
  • AICHELE D., GOLTE-BECHTLE M., Che fiore è questo? Edizione Club degli Editori, Milano.
  • BANASINSKA A., KUTA E. Allogamy in Viola  odorata L. Acta Biologica Cracoviensia, Botanica, 38, 41-51,1996
  • BONI U., PATRI G., Scoprire, riconoscere, usare le erbe, Edizione Mondolibri SpA, Milano, 2000
  • CATTABIANI A., Florario (Miti, leggende e simboli di fiori  e piante), Oscar Saggi Mondadori, I edizione, 1998.
  • CULVER D. C., BEATTIE A. J. The Fate of Viola  Seeds Dispersed by Ants. American Journal of Botany, 67, 5, 710-714, 1980
  • DELLA BEFFA M.T., Fiori  di campo (Conoscere, riconoscere e osservare tutte le specie di fiori  selvatici più noti), Istituto Geografico De Agostini SpA, Novara, 1999.
  • FERRARI C., Guida pratica ai fiori  spontanei in Italia, Edizione italiana, VI ristampa febbraio 2001, Camuzzi Editoriale SpA Milano, licenziataria di The Reader’s Digest Association, Inc.
  • HALBRITTER H., Viola  odorata. In: BUCHNER R. & WEBER M. (2000 onwards). PalDat - a palynological database: Descriptions, illustrations, identification, and information retrieval.
  • LAUBER K., WAGNER G., Flora Helvetica (Flore illustrée de Suisse), 2ème édition, Editions Paul Haupt, 2001.
  • MAYERS A. M., LORD E. M. Comparative Flower Development in the Cleistogamous Species Viola  odorata. II. An Organographic Study. American Journal of Botany, 70, 10, 1556-1563, 1983
  • http://dryades.units.it
  • www.paldat.org

(a cura di Giuseppe Laino)

Campanula media

Campanula medium

Fusti eretti, ispidi, semplici o poco ramosi. Foglie fittamente setolose, crenate o dentate, le basali oblanceolato-spatolate, le superiori lanceolate, sessili. Fiori  isolati o pochi in racemo, penduli o inclinati; peduncoli 2-10 cm; calice con tubo di 8-10 mm, denti lanceolato-cuoriformi di 7-9 X 13-17 mm ed appendici ripiegate di 8-10 mm; corolla azzurro-violetta o spesso decolorata con tubo a botticella (1.5 X 4-5 cm) e denti brevi; stimmi 5; capsula 5loculare.
Nota - Questa splendida Campanula è uno dei rari rappresentanti dell'elemento ligure-provenzale, con areale esteso dall'Italia Centrale alla Francia Meridionale (Gard). In Italia avanza verso Sud fino all'Armata, verso Est fino all'Appennino Romagnolo, verso Nord fino alla Valle d'Aosta (dove è molto rara). Per la bellezza del fiore (che nei giardini prolunga la fiori tura, per tutta l'estate) è spesso coltivata e subspontanea in Lombardia, Veneto, Lazio e certo altrove.

Malva

Malva sylvestris

Fusti tenaci legnosi alla base, generalmente prostrato-diffusi o ascendenti, striati, ispidi. Foglie con picciolo di 3-7 cm e lamina a contorno circolare o pentagonale (diametro 2-4 cm), con 5 lobi arrotondati, margine dentellato, base cuoriforme con sinus di 2-7 mm Fiori  appaiati all'ascella delle foglie superiori; peduncoli 1-2 cm; sepali 5 mm; segmenti dell'epicalice con facce pelose, densamente cigliati sul bordo; petali rosei con (generalmente 3) strie viola cee longitudinali, spatolato-bilobi (8-10 X 20-22, raramente 12-30 mm); mericarpi glabri o pubescenti, appiattiti e reticolati sul dorso.
Variabilità - Pelosità (anche per la presenza di peli stellati), forma delle foglie e dimensioni dei petali sono caratteri incostanti.
Confusione - Cfr. Sp. Lavatera cretica.

Morella rampicante

Solanum dulcamara

Fusto in basso legnoso e ramosissimo, in alto erbaceo, scandente; rami con pubescenza appressata. Foglie triangolari con picciolo alato di 2-3 cm e lamina triangolare di 3-6 X 5-10 cm, le superiori composte, con 1 In tutto il territorio : C.scun lato del picciolo. Cime più o meno ombrelliformi 10-20flore; calice 3 mm; corolla violetta con lacinie di 6 mm; antere gialle 5 mm; bacca verde, a maturità rossa, ovoide (7x8 mm).

Giaggiolo

Iris germanica

Viola del pensiero

Viola tricolor

Fusti ascendenti o eretti, ramificati e fogliosi, glabri o con peli brevi. Stipole con segmento apicale lanceolato, intero o crenato sul bordo, e 4-10 piccoli segmenti laterali, addensate alla base o più o meno regolarmente pennate, inferiormente spesso pennatifide; foglie inferiori con lamina cuoriforme a ovale, le superiori fino a lanceolato-cuneate, tutte crenate. Sepali 8-16 mm; corolla 1-2.5 cm, violetta, gialla ovvero bi-tricolore, con petali superiori sempre più lunghi del calice; sperone sottile, 3-6 mm.
La distribuzione in Italia è mal nota, a causa di confusione con Sp. Viola  arvensis-Sp. Viola  hymettia; Italia Settentrionale: C (?), segnalata in molti posti della Penisola, ma da verificare.
Nota - Le Viole del Pensiero coltivate derivano probabilmente, almeno in parte, da Sp. Viola  tricolor, attraverso ibridi con V. lutea Hudson (Europa Centr. e Settentrionale), V. altaica Ker-Gawl. e forse altre specie; sono indicate come V. hortensis Auct. oppure V. X wittrockiana Gams. La coltura sembra sia stata iniziata in Inghilterra ai primi del secolo XIX, ed ha portato rapidamente alla selezione di un incredibile numero di cultivar e cloni con i petali dei colori più diversi.

Rosmarino

Rosmarinus officinalis

Pianta con profumo aromatico intenso (!). Cespuglio con rami prostrati o ascendenti, raramente eretti; corteccia bruno-chiara. Foglie lineari, revolute sul bordo, dunque apparentemente di 2-3 X 15-28 mm, verde-scure e lucide di sopra, bianco-tomentose di sotto; fascetti ascellari generalmente presenti. Racemi ascellari brevi, 4-16 fiori ; calice pubescente bilabiato 5-6 mm, diviso su 1/3; corolla 10-12 mm, azzurro-chiara o lilla, raramente rosea o bianca.
Nota - Questo diffuso e caratteristico componente della macchia bassa e gariga mediterranea, già dall'antichità è comunemente impiegato come pianta medicinale, aromatica e condimento. Nella cucina italiana il Rosmarino è di uso frequentissimo, soprattutto per arrosti e condimenti; per questo motivo è coltivato comunemente negli orti e giardini in tutta la zona dell'Olivo e della Vite, e spesso al riparo dei muri esposti a mezzogiorno o su rupi soleggiate può essere incontrato come pianta apparentemente selvatica. Si può ritenere spontaneo tuttavia solo lungo le coste, con esclusione di quelle del Medio ed Alto Adriatico; solo nell'Italia Meridionale, Sicilia e Sardegna penetra anche ad una certa distanza dal mare, però sempre in ambiente di macchia. Nell'Italia Settentrionale è spontaneo solo in Liguria e sul Garda: le località citate da Fiori  (Duino, Lit. Veneto al Cavallino) sono certamente dovute a piante inselvatichite; anche sul Garda il Rosmarino è generalmente inselvatichito, però il Béguinot {Pubbl. Ist. Bot. Messina, 1924) descrivendo le stazioni sulle rupi sopra Tignale, Campione e Limone annota «Nessun dubbio sull'assoluta spontaneità della specie in questo tratto della riviera», che dunque rappresenterebbe l'estremo avamposto, isolatissimo, della specie in Italia.

Raponzolo italiano

Phyteuma italicum

  • Formula fiorale: K (5), C (5), A (5), G (2-5), infero, capsula

Orchidea apifera

Ophrys apifera

Fiori  4-12 in spiga lassa; tepali esterni ovati, acuti, equidistanti, rosei, rosso-viola cei o bianchi; gli interni lunghi ⅙-⅛ degli esterni, subtriangolari, ottusi, pubescenti; labello rosso-bruno con linee gialle, piccolo, fortemente trilobo; lobo mediano fortemente revoluto, esteso in appendice volta in giù, glabro eccetto nella parte apicale; lobi laterali pubescenti, formanti gibbosità basali.

Campanula selvatica

Campanula trachelium

Fusto eretto con 5 spigoli acuti o strettamente alati, arrossati; peli irsuti patenti. Foglie basali con picciolo di 8-15 cm e lamina cuoriforme (5-9 cm); foglia cauline con picciolo largamente alato di 5-10 mm e lamina lanceolata (4 x 7 cm), grossamente dentata, ispida e ruvida. Inflorescenza semplice o ramosa; calice diviso per ⅔ con tubo di 4 mm e denti triangolari di 7-8 mm; corolla con tubo di 14 X 15-25 mm e denti triangolari di 8 X 9-12 mm; frutto (2 cm) con calice accrescente.
Variabilità - La pelosità del fusto, foglia e soprattutto del calice variano in maniera irregolare anche nell'ambito di una stessa popolazione.

Zafferano selvatico

Crocus biflorus

Bulbo ovale (1.5-2 cm) interamente avvolto da guaine cartacee bruno-ferruginee. Foglie basali ridotte alle guaine, le superiori erette, con lamina larga 1-2 mm e lunga quanto i fiori  o superantili di ¼-⅓. Fiori  1-2, inodori; spate 2, allargate (6-9 mm), avvolgenti molto lassamente la base dei fiori ; perigonio con fauce gialla e lacinie viola cee, spesso più o meno ingiallite, generalmente con 3-5 vene longitudinali più scure; antere 8-10 mm, lunghe il doppio dei filamenti, che sono bianchi e pelosi; stimmi rosso-aranciati, generalmente lobati.
Variabilità - Il polimorfismo di Sp. Crocus biflorus deve essere ancora in gran parte analizzato; le lacinie del perigonio presentano forti differenze come dimensioni e colorazione; piante siciliane, descritte come C. pusillus Ten. hanno le tuniche in alto smembrate in un manicotto di fibre che avvolge la base del fusto, inoltre perigonio con lacinie maggiori (11-13 X 27-35 mm) e tubo più breve., Brighton ed altri (cit.) hanno determinato per Sp. Crocus biflorus 6 diversi numeri cromosomici compresi tra 2n = 8 e 2n = 22 e suppongono che in esso siano comprese stirpi diverse. Anche la distribuzione italiana è interessante. Ampiamente diffusa sulla Penisola dal Pollino alle Puglie, risale sul versante tirrenico lungo la valle del Tevere fino a Perugia ed in Toscana, fino a Firenze, Lucca e Massa; manca invece nelle zone corrispondenti sul versante adriatico; raggiunge Genova e sporadicamente supera il crinale appenninico (Alba, Parma, Bologna). Manca nelle Alpi Liguri e Piemonte; ricompare nell'Insubria, dove è comune nel Varesotto e Bergamasco a Verona; manca più ad oriente nel Veneto (un'antica indicazione per Spresiano andrebbe confermata) e nel Friuli; l'unica località del Carso Triestino va riferita a Sp. Crocus weldeni. Anche quest'areale frammentato fa ritenere verosimile la segregazione di stirpi locali.

Trifoglio a foglie strette

Trifolium angustifolium

Fusti eretti, ramosi, con pubescenza appressata. Foglie scarse per lo più erette. Capolino unico terminale lungo 2-8 cm su un peduncolo di 1-5 cm; calice 10-12 mm, con tubo poco più breve dei denti, questi più o meno eguali fra loro; corolla bianco-rosea, circa eguagliarne i denti.

Viperina piantaginea

Echium plantagineum

Pianta con peli molli su tutti gli organi. Fusti eretti, con peli brevi e setole molli appressate. Foglie basali lanceolate 2-4 X 8-14 cm, picciolate; foglie cauline oblanceolato-lineari, sessili. Inflorescenza generalmente con rami nutanti; calice 8-10 mm alla fior., fino a 15 mm alla fruttificazione; corolla purpurea, largamente imbutiforme; filamenti più o meno sparsamente pelosi; mericarpi a contorno triangolare, di un grigio-bruno chiaro, tubercolati.

Acanto comune

Acanthus mollis

Erba perenne rizomatosa a fusti eretti, 30-80 cm, pelosa o glabra. Foglie basali picciolate. ovali o ellittiche, 20-60 x 10-25 cm, irregolarmente lobato-dentate o pennatofide, le superiori sessili. bratteiformi, ovali-lanceolate, 1,5-4 cm, spinose all’apice. Infiorescenza spiciforme. densa con fiori  muniti di bratteole ovali o lineari. Calice puberulo a sepali esterni di 4-5,5 cm. ovali-romboidali, bifidi, ciliati, gli interni brevi, 6-7 mm, tridentati. Corolla più lunga del calice. bilabiata, con labbro inferiore coriaceo, il superiore trilobo, 3,5-5 mm, rotondato, bianco con nervatura porporina. Stami arcuati con filamenti glabri, inseriti alla base della corolla. Cassula ovoide apicolata, con 3-4 semi lisci.

Specchio di Venere comune

Legousia speculum-veneris

Erba annua, 10-30 cm, pubescente o ispida, pelosità più o meno densa. Fusto eretto, ascendente o prostrato, generalmente ramoso. Foglie inferiori oblanceolato-spatolate, le superiori più o meno lanceolate, tutte generalmente patenti (5-10 x 14-30 mm), ondulate o crenulate sul bordo (forma e dentatura incostanti). Fiori  numerosi, generalmente in pannocchia fogliosa; calice con tubo di 8-12 mm e denti lesiniformi (0,5-0,6 x 5-7 mm), patenti o un po' falcati, alla fiori tura lunghi circa quanto i lobi corollini o poco più; corolla viola cea, spesso roseo pallido, lunga 8-12 mm, lobi subrotondi, apiculati, in superficie piana ;capsula prismatica, verso l'apice un po' ristretta e qui deiscente con 3 valve aprentisi dal basso all'alto. Infestante nei campi di cereali, strettamente legata alle colture primaverili, su terreno prossimo alla neutralità, ricco di nutrienti.

Limonio di Narbona

Limonium narbonense

  • Sinonimi accettati: Limonium angustifolium (Tausch) Turrill, Limonium serotinum (Rchb.) Pignatti, Limonium vulgare Mill. subsp. serotinum (Rchb.) Gams
  • Fioritura: VI-IX
  • Sistema Raunkiær: Emicriptofite (H) - Rosulate (H ros)
  • Formula fiorale: * K 5, C 5, A 5, G (5)

Lavanda selvatica

Lavandula stoechas

Pianta grigio-pubescente e con forte odore aromatico (!). Fusti eretti, rigidi, ramosi, con corteccia bruno-rossastra, quelli dell'annata, tomentosi. Foglie intere, lineari-lanceolate (2-3 X 10-20 mm, le superiori fino a 7 X 35 mm), con nervi reticolati di sotto; ciuffi ascellari di foglie minori spesso presenti. Spighe terminali ovoidi (15 X 25 mm), sormontate da 2-3 brattee petaloidi violette (15 X 20 mm); calice 4-5 mm: corolla viola ceo-scura (5-6 mm).
Nota - Tipico componente della vegetazione mediterranea, la Steca è ampiamente diffusi nella ganga a Cisti su graniti ed altri substrati acidi, più raramente anche su calcare lisciviato in superficie. È particolarmente frequente nelle stazioni ripetutamente percorse dal fuoco, però strettamente limitata al versante occidentale della Penisola: manca completamente sul versante adriatico. In Toscana è frequente nella fascia costiera, mentre diviene progressivamente più rara verso l'interno: raggiunge la Val di Nievole. Pistoia, il Monte Albano ed i dintorni di Firenze sulle colline a Sud della città e più a Sud si ritrova nella zona di Siena; non raggiunge tuttavia la valle del Tevere. Verso Nord si arresta alla base delle Alpi Apuane poco oltre Massa e nella bassa Valle del Serchio a Nord di Lucca.

Garofano di Balbis

Dianthus balbisii

Assieme a Sp. Dianthus carthusianorum, che è più nettamente differenziato, rappresentano le specie con fiori  riuniti in denso fascetto apicale. Si tratta di piante poco frequenti, che mostrano tendenza a segregare stirpi locali, e la cui sistemazione va considerata ancora provvisoria. Nella Flora Europaea queste specie sono riunite sotto il binomio «D. ferrugineus», che in senso stretto (cfr. Lacaita, cit.) va limitato a Sp. Dianthus ferrugineus: questo ha procurato una notevole confusione anche dal punto di vista nomenclaturale.

Pervinca maggiore

Vinca major

Erba perenne, eretta o decombente, 40-80 cm. Foglie brevemente picciolate, opposte, ovali, 3-6 x 2-4 cm, lucide, ciliate al margine. Fiori  solitari, ascellari, lungamente pedicellati. Calice sub-campanulato, quasi subito diviso alla base in 5 lacinie lineari—acuminate, 1-1,5 cm, a margine ciliato. Corolla azzurra, 4-5 cm di diametro, con tubo di 1,2-1,6 cm. Lobi corollini patenti obliquamente troncati. Follicoli di 2-4 cm.

Viperina costiera

Echium arenarium

Fusti generalmente parecchi, ascendenti, poco ramificati, con setole più o meno appressate e sotto queste peli sottili. Foglie basali e cauline inferiori peduncolate, lineari-spatolate 0.5-1 X 3-6 cm Calice alla fior. 5-7 mm, alla fruttificazione solo poco più lungo: corolla 6-10 mm, blu scura, omogeneamente pelosa; mericarpi più o meno triangolari 2 X 2.5 mm, grigio-bruni, rugosi alla superficie.

Salvia minore

Salvia verbenaca

Fusti eretti, ramosi in alto, con peli patenti e peli ghiandolari. Foglie basali con picciolo di 2-5 cm e lamina ellittica (3-4 X 6-10 cm), con 3-4 lobi ottusi, più o meno profondi per lato; foglie cauline progressivamente sessili e ovali (3-4 X 4-6 cm), con lobi più profondi oppure pennatosette. Inflorescenza allungata, generalmente semplice; brattee verdi, poco più brevi del calice, questo di 6-7 mm con peli lanosi biancastri soprattutto nelle insenature fra i denti; corolla violetta, raramente azzurrina, rosea o pallida, 6-10(-15) mm.
Variabilità - Le foglie basali presentano incisioni profonde ⅓-⅔ della semilamina, più raramente esse sono soltanto crenate. La corolla varia in colore dal roseo e celeste pallido al viola ceo e violetto cupo; essa talora sporge appena dal calice, talora è lunga il doppio di questo o più; anche la forma delle labbra e la lunghezza dello stilo sono variabili. I caratteri della corolla sono correlati alla biologia della riproduzione: fiori  ermafroditi presentano corolla grande, mentre i fiori  a corolla piccola sono femminili oppure (soprattutto alla fine della stagione) autoimpollinantisi. Le molte entità descritte (S. clandestina L., S. horminoides Pourret, S. neglecta Ten., S. oblongata Vahl, S. praecox Savi, S. hiemalis Brot. etc.) sono probabilmente solo dei tipi estremi.

Nontiscordardimè a fiori piccoli

Myosotis stricta

Simile a Sp. Myosotis speluncicola, ma più robusta; asse dell'inflorescenza con peli patenti, eretto-patenti ed appressati; fiori  ravvicinati; calice non caduco, con peli diritti e peli uncinati; nucule senza piega longitudinale.

Vedovella annuale

Jasione montana

Fusto eretto o ascendente, senza stoloni, generalmente ramosissimo. Foglie basali subspatolate (5-8 X 20-28 mm), le cauline sessili e lanceolate (5-6 X 25-30 mm), tutte villose ed ondulate sul bordo. Capolini subsferici diametro 1-1.5(2) cm; brattee lanceolate o triangolari (1-2 X 3-5 mm), intere o raramente crenate o dentellate; corolla viola ceo-azzurra 6-10 mm, con stilo sporgente.
Variabilità - Aspetto polimorfo, presentandosi spesso popolazioni a ciclo annuale anziché bienne e persino perennanti (a meno che non si tratti di confusione con Sp. Jasione echinata). Il fusto è ramoso o semplice, eretto o ascendente o anche prostrato. Anche la pelosità è variabile, come pure la grandezza dei capolini.

Prunella comune

Prunella vulgaris

Pianta più o meno pubescente (!). Rizoma orizzontale con fusti ascendenti generalmente semplici. Foglie con picciolo di 1 cm e lamina lanceolata di l-1.5(-4) X 2.5-5(-9) cm intera o irregolarmente crenulata. Spiga cilindrica (2 X 4-5 cm) compatta avvolta alla base dalle 2 foglie più elevate; brattee reniformi (9-12 X 6-9 mm, prolungate da un'appendice sottile di 3-5 mm); calice irto di peli patenti, 7 mm, con denti inferiori lanceolati; corolla violetta con tubo di 7-8 mm e labbro superiori di 5 mm Ibridi - Sp. Prunella laciniata-Sp. Prunella vulgaris, che da alcuni Autori sono considerate varietà di una stessa specie, si ibridano facilmente quando crescono assieme: Sp. Prunella laciniata X Sp. Prunella grandiflora = X P. bicolor BeckSp. Prunella laciniata X Sp. Prunella vulgaris = X P. intermedia Link. Sp. Prunella grandiflora X Sp. Prunella vulgaris = X P. spuria Stapf.

Barba di becco violetta

Tragopogon porrifolius

Fusto glauco (!). Radice verticale legnosa; scapo eretto. Foglie basali lineari 0.5 X 10-15 cm, strettamente conduplicate, ragnatelose sul margine: foglie cauline con guaina amplessicaule (2X3 cm) e lamina abbreviata (4-10 cm). Capolino (diametro 6-7 cm) su un peduncolo ingrossato (4-5 e fino a 10 mm); squame 2.5-4 cm; corolla bruno-viola cea, 23-26 mm; frutti 6-8 cm (compreso il becco ed il pappo).
Nota - Piante con fusti più gracili e foglie sottili, fiori  generalmente superanti le squame ed acheni lunghi (compreso il becco ed il pappo), 4-5.5 cm sono state descritte come T. eriospermus Ten. Esse si presentano sporadicamente nella Penisola e forse possono venire interpretate come una sottospecie distinta, endemica.

Viperina delle spiagge

Echium sabulicola

Salcerella comune

Lythrum salicaria

Erba rizomatosa, robusta, 50-90 cm, a fusti quadrangolari, semplici o famosi. Foglie opposte o verticillate a tre, lineari o lanceolate, sessili. Fiori  esameri in fascetti ascellari riuniti in infiorescenze terminali spiciforrni fino a 40 cm. Tubo fiorale da infundibuliforme a cilindrico, 5-7 x 2-3 mm, peloso, con 12 nervi marcati. Sepali 6, largamente triangolari, 0,5-1 mm; appendici tra i sepali lineari, di lunghezza doppia di questi. Petali lineari-lanceolati, 6-10 x 2 mm, porporino-viola cei. Stami 12 di cui almeno 6 exserti. Frutto ovoideo.

Viperina azzurra

Echium vulgare

Fusto eretto, più o meno ramoso, portante getti laterali ascendenti e con peli di due tipi: peli brevi densi e setole allungate, patenti, inserite su un tubercolo spesso rosso-bluastro alla base. Foglie basali in rosetta, appressate al suolo, oblanceolate a lineari-spatolate (1-1.5 X 6-10 cm), per lo più con setole tubercolate dirette verso l'apice e con brevi peli molli. Inflorescenza spiciforme o poco ramosa; calice con lacinie di 4-9 mm, alla fruttificazione generalmente molto allungate; corolla 10-17(20) mm generalmente assai zigomorfa; stami inseriti nel tubo corollino a varie altezze; filamenti glabri; mericarpi 2-3.5 mm, con sculture delicate.

Geranio nodoso

Geranium nodosum

Fusti gracili, ascendenti, ramosi, sparsamente pubescenti, ingrossati ai nodi. Foglie basali con picciolo di 6-12 cm, lamina di 7-9 X 5-7 cm, profondamente 5partita, con segmenti dentati sui bordi; foglie cauline con picciolo più breve e 3partite con 2 lobi basali. Sepali di 3 X 9 con mucrone apicale di 1-2 mm; petali lillacino-violetti 5 X 15-16 mm; acheni pubescenti.
Nota - La distribuzione geografica presenta problemi interessanti. Sulle Alpi Sp. Geranium nodosum è circoscritto alle catene periferiche (Gorizia, Alpi Giulie, Cansiglio, Prealpi Bellunesi, Vette di Feltre, Grappa, Lessini, Baldo, Bondone, Giudicarie, Bresciano, Bergamasco, Grigne, Lugano; inoltre nelle valli del Piemonte, verso N fino ad Ivrea) il che fa pensare che si tratti di un relitto preglaciale. Nella Penisola non avanza a S della linea M. Amiata - Senese - Pratomagno - Casentino - M. Nerone - M. Catria (indicazioni antiche per i Sibillini, Gr. Sasso e M. Simbruini attendono conferma), quindi Sp. Geranium nodosum risulta vicariante di Sp. Geranium versicolor: la sola area di contatto sarebbe nelle Marche. Si tratta di specie dei boschi di latifoglie, soprattutto faggete, querceti e castagneti, spesso diffusa più ai margini che nell'ambiente nemorale vero e proprio.

Poligala comune

Polygala vulgaris

Pianta legnosa alla base, glabra o puberula; fusto ramoso alla base, ascendente. Foglie inferiori più o meno spatolate, le superiori lanceolato-lineari (2-4 X 10-20 mm), acute. Racemi 10-40 fiori ; brattee (1-2 mm) minori del peduncolo (2-3 mm); fiori  blu, violetti o raramente chiari; ali generalmente 4-7 mm, con 3 nervi (il centrale ramificato); tubo corollino 2.5-4 mm; petali sporgenti dalle ali; strofiolo con appendici lunghe un terzo del seme.
Variabilità - Molto polimorfa, però le numerose varianti descritte sono incompletamente distinte. Il colore del fiori  individua forme senza importanza. Le ali sono generalmente obovato-acuminate, però è frequente un tipo ad ali più strette (lanceolate): var. oxyptera (Rchb.) Detkard.

Damigella scapigliata

Nigella damascena

Erba annua, eretta, 20-40 (60) cm, glabra. Foglie bipennatosette con lacinie lineari, le inferiori in rosetta picciolate, secche alla fiori tura, le altre sessili o subsessili. Fiori  inclusi fra 3-4 brattee involucrali divaricato-laciniate, più lunghe di essi. Sepali ovali o ovali-lanceolati, cerulei, con unghia breve. Stami con antere muriche. Capsula formata da 5 carpelli, globulosa, 2x2 cm. Semi neri, trigoni, rugoso-reticolati.

Scarlina tomentosa

Galactites tomentosus

Simile a Carduus, ma fiori  periferici sterili; stami con filamenti concresciuti; pappo di peli piumosi; achenio con coroncina emisferica. Il nome Galactites Moench (1794) è stato dichiarato nomen conservandum rispetto a Lupsia Neck. (1790), che risulterebbe precedente. Fusto eretto, generalmente ramoso, bianco-tomentoso e con ali provviste di spine. Foglie (1-2 dm) pennatosette, di sopra generalmente variegate di bianco, di sotto bianco-tomentose, acutamente spinose. Capolini isolati ovvero riuniti in fascetti; involucro campanulato; squame triangolari con una lunga spina apicale scanalata di sopra; corolla lillacina 21-23 mm (14-15; 1; 6-8), più lunga nei fiori  periferici (sterili); acheni compressi con pappo di 13 mm.
Variabilità - Le foglie hanno di regola lamina pennatosetta, però raramente mostrano riduzione delle incisioni e lamina più o meno intera oppure al contrario sono ridotte alle sole nervature irte di spine; variano pure l'aspetto delle ali ed il colore delle corolle (lillacine, violette, azzurre, rosee o quasi bianche).

Iva strisciante

Ajuga reptans

Fusti fiori feri eretti, alternativamente lanosi in alto, alla base con lunghi (1-3 dm) stoloni striscianti e radicanti ai nodi. Foglie basali spatolate, crenate (2-4 x 8-12 cm), con picciolo lungo quanto la lamina; foglia cauline subsessili (1.5-2 x 3-4 cm). Inflorescenza generalmente densa; brattee fogliacee, non colorate, le superiori minori dei fiori ; calice 4-6 mm con denti lunghi quanto il tubo; corolla azzurro-violetta venata di bianco, con tubo pubescente di 9-10 mm, labbro superiori nullo, labbro inferiori di 6 mm; stami emergenti dal tubo.
Variabilità - Sporadicamente si presentano individui privi di stoloni, che potrebbero esser confusi con Sp. Ajuga genevensis, da cui si distinguono tuttavia per la caratteristica pubescenza sulle facce opposte ad internodi alterni.

Bardana maggiore

Arctium lappa

Simile a Sp. Arctium nemorosum, ma rami corimbosi; piccioli interamente midollari, non tubulosi; foglie di sotto grigio-tomentose; squame >fiori  completamente verdi; acheni 6-7 mm.
Segnalata quasi ovunque nella Penisola, ma spesso confusa con Sp. Arctium nemorosum.

Erba medica

Medicago sativa

Rizoma sotterraneo con rami ascendenti, per lo più ramoso-unilaterali. Foglie con stipole lineari e segmenti oblanceolati con margine dentellato ed apice troncato-mucronato. Racemi densi su peduncoli di 3-4 cm subeguali alla foglia ascellante.
Variabilità - La coltura dell'Erba medica fu introdotta in Grecia dalla Persia durante le guerre persiane (480-470 a.C): dal nome della Media, regione centrale dell'Impero persiano derivano il greco antico medikai, il latino herba medica, il nome italiano e nomi slavi come meteljka (croato); in Italia la coltura era già fiorente al tempo di Virgilio. Nel Medioevo fu estesa dagli Arabi soprattutto in Spagna (il nome usato ancor oggi in questo Paese - alfalfa - è di origine araba); in Italia la coltura scomparve quasi del tutto, e fu reintrodotta solo nell'evo moderno (di qui il nome Erba Spagna). Inspiegata è invece l'origine del nome germanico «Luzerne», che si ritrova pure nel francese, ed in molte lingue slave, compreso il russo (la derivazione da qualche paese italiano di nome Luserna - Piemonte, Trentino - o dalla città di Lucerna pare fantasiosa), che comunque lascia supporre una seconda via di diffusione, distinta da quella attraverso Greci, Romani ed Arabi. Nella regione Caspica i parenti selvatici dell'Erba medica potrebbero venire identificati nella subsp. falcata (L.) Arcang. con legume diritto o falcato e nella subsp. coerulea ( Less.) Schmalh. con legume avvolto in 2-3 spire; il legume della subsp. sativa si presenta a questo riguardo di aspetto intermedio; per il colore della corolla si avvicina invece più alla seconda che alla prima. Rispetto ad entrambe l'Erba medica si differenzia per la corolla maggiore ed il legume più grosso il che può esser risultato dalla selezione; inoltre la subsp. sativa è tetra-ploide (2n = 32) mentre le altre due sono per lo più diploidi (2n = 16). L'incrocio fra le subsp. (a) e (b) è assai frequente e spesso è stato trattato come una subsp. a sé stante.

Fiordaliso alpino

Centaurea nervosa

Erba perenne, 1-4 dm. Fusto eretto, striato, generalmente semplice e portante un solo capolino, arrossato, con peli patenti bianco-grigi. Foglie verdi, puberulente, le basali con picciolo di 2-3 cm e lamina oblanceolato-ovata (4-5x9-11 cm), acuta, intera o con dentelli distanziati; nervature arcuate, con base da tronca a semi-amplessicaule, le superiori ellittiche. Capolini solitari con involucri ovoidali (diametro 10-20[-25]); fiori violetti. Acheni 4mm com pappo di 1,5-3 mm. Pascoli soleggiati su suolo fertile, neutro-subacido ma ben provvisto di basi, sulle Alpi nella fascia subalpina e alpina. In generale su substrati silicei (soprattutto lave e tufi), e con presenza di materiale fine calcico e dolomitico (apporto eolico, frane).