Centocchio comune

Stellaria media

Le specie Sp. Stellaria media,Sp. Stellaria neglecta e Sp. Stellaria pallida formano un complesso variabilissimo nella pelosità, forma delle foglie, lunghezza degli internodi e dei peduncoli, forma dei sepali, sviluppo dei petali, numero degli stami. Queste forme sono in maggior parte fondate su caratteri ereditari fra loro non concatenati e si incontrano in ogni possibile combinazione; per alcune si può constatare segregazione geografica oppure selezione dovuta all'ambiente; vengono generalmente considerate autonome le specie Sp. Stellaria neglecta e Sp. Stellaria pallida, diploidi con 2n = 22; il complesso tetraploide (2n = 40,42,44) corrispondente a St. media (L.) Vill. s.s. può parimenti venire diviso in due gruppi abbastanza ben differenziabili (ma facilmente ibridatali!) con rango di sottospecie ed una terza (subsp. romana Bég.) ancora dubbia. Le altre varianti o forme distinte degli AA. vanno considerate fino a prova contraria stati individuali, sprovvisti di valore tassonomico.

Silene bianca

Silene latifolia

Pubescenza appressata e foglie spesso glabrescenti sulle facce; calice subsferico (soprattutto alla fruttificazione) con denti acuti lunghi ⅔ del tubo; petali spesso rosei; capsula alla deiscenza con denti patenti o revoluti.

Silene gallica

Silene gallica

Fusti ascendenti, vischiosi con setole patenti. Fg. spatolatp-lineari, le basali ed inferiori fino ad 8 X 30 mm, le superiori 2-4 X 15-25 mm Monocasio-unilaterale con 7-10 fiori; brattee di 7-10 mm raggiungenti il sommo del calice; peduncoli 2-5 mm, calice piriforme di 3 X 7-8 mm con setole patenti lunghe fino a 2 mm, nervi non anastomosanti e denti lesiniformi di 2 mm; petali interi sporgenti di 3-4 mm, filamenti barbati alla base; capsula piriforme 6-9 mm; carpoforo subnullo.Eurimedit., divenuta Sub-cosmop.In tutta l'area medit., nella Lig., Penisola, Sic, Sard., Cors. ed Isole minori: C; inoltre sporadicamente nelle valli aride alpine (in Piemente fino ad Ivrea, nel bacino dell'Adige fino a Trento ed alla V. Isarco); manca nella Pad.Variab. -I petali sono comunemente rosei, talora sbiaditi e quasi bianchi oppure con una macchia rosso-cupa; il lembo è generalmente intero, raramente dentellato; il calice alla frutt. è eretto oppure (soprattutto in piante a fioritura tardiva) inclinato.

Garofano minore

Dianthus deltoides

Fusti ascendenti o prostrati, minutamente pubescenti, pluriflori. Foglie dei rigetti sterili lineari-spatolate (1.5-2 X 6-15 mm), ravvicinate, le cauline sessili ( 1 X 15-25 mm). Squame 2, lanceolato-lineari, acuminate; calice cilindrico (2 X 15 mm), arrossato, con denti acutissimi di 3 mm; petali purpurei lunghi 22 mm.

Garofano di Balbis

Dianthus balbisii

Assieme a Sp. Dianthus carthusianorum, che è più nettamente differenziato, rappresentano le specie con fiori riuniti in denso fascetto apicale. Si tratta di piante poco frequenti, che mostrano tendenza a segregare stirpi locali, e la cui sistemazione va considerata ancora provvisoria. Nella Flora Europaea queste specie sono riunite sotto il binomio «D. ferrugineus», che in senso stretto (cfr. Lacaita, cit.) va limitato a Sp. Dianthus ferrugineus: questo ha procurato una notevole confusione anche dal punto di vista nomenclaturale.

Garofano di bosco

Dianthus hyssopifolius

Garofano selvatico

Dianthus sylvestris

Vengono qui riunite le specie con fiore isolati e distanziati (spesso anche un unico fiore su ciascun fusto fiorifero), con petali appena dentellati e squame dell'epicalice brevi. Questo gruppo è caratterizzato da una notevole variabilità geografica, non ancora interpretata soddisfacentemente, ed ulteriormente confusa dalla selezione di numerosi ceppi coltivati (piante ornamentali!). Per una discussione della bibliogr. cfr Pignatti S., Giorn. Bot. hai 107: 209 (1973). Gruppo polimorfo nel quale possono venire distinte numerose razze locali, che tuttora attendono una sistemazione soddisfacente. Come D. longicaulis Ten. viene comunemente intesa la pianta dell'Italia Meridionale, spesso indicata anche come var. nodosus Auct Fl. Ital. non Tausch, var. garganicus (Ten.) Fiori, ecc.; essa presenta squame dell'epicalice in alto troncate e brevemente mucronate; il calice non presenta nervi evidenti nella metà basale. Dalla Gravina di Leucaspide pr. Taranto è descritto D. tarentinus Lacaita, che per tutti i caratteri più significativi rientra qui, però ha fiore in ogni parte più piccoli (calice di 20 mm con denti di 4-5 mm; petali con lembo di 4-5 X 5-8 mm, appena dentellati). Pure scarsamente differenziato è D. siculus Presi, noto della Calabria, Sicilia, Sardegna e Corsica, che si distingue da D. longicaulis Ten. per le squame ad apice più acuto ed il calice con nervi quasi raggiungenti la base. Qui va (fide Strobl) riferito anche D. gasparrinii Guss. Probabilmente anche il D. godronianus Jordan, che gli AA. francesi indicano per la Cors. e la Francia Merid. può rientrare in questo complesso di razze locali. Più fortemente differenziato è Sp. Dianthus arrostii, che è più robusto in ogni parte, ha foglie più larghe, dentellate sul bordo, ecc. Quest'ultima sp. si distingue ancora per le squame dell'epicalice leggermente patenti anziché strettamente avvolgenti il calice, però questo carattere può presentarsi in via eccezionale anche in singoli fiore di Sp. Dianthus sylvestris e quindi non può essere considerato esclusivo. D. gratianopolitanus Vill. ( = D. caesius Smente) si differenzia per i petali barbati e le foglie cauline con guaine brevi (1-2 mm). Il monografo (Novak in Acta Fac. Rer. Nat. Carol. 51:9) segnala questa sp. per «Agordo, Belluno, M. Baldo, Ponte di Legno, Adamello, V. Brembana, S. Bernardino in V. Mesocco, ecc.», però nessuna di queste indicazioni è stata recentemente confermata; l'indicazione per il Braulio (Comolli) va riferita a Sp. Dianthus arrostii (Furrer e Longa). È segnalato ancora nella Valtournanche e Val Susa il che apparirebbe più credibile, per la vicinanza con l'areale parziale nel Delfinato (Grenoble [l'antica Gratianopolis], Lautaret). Comunque, per il momento non ci sono prove certe che questa specie viva in Italia. D. caryophyllus L. è un binomio che, usato in senso collettivo, include Sp. Dianthus sylvestris e Sp. Dianthus arrostii, mentre in senso stretto (var. coronarius L.) è limitato alle sole piante coltivate per uso familiare (Garofanini). Queste si distinguono da Sp. Dianthus sylvestris per le foglie più larghe (2-4 mm), il fiore pieno e generalmente sterile, molto profumato ed i petali maggiori, cioè proprio per i caratteri selezionati dagli orticultori. Si tratta di ceppi derivanti verosimilmente da diverse razze di Sp. Dianthus arrostii o di sp. vicine, che hanno in comune solo caratteri esteriori, di scarso peso tassonomico. Allo stato spontaneo sono segnalate «qua e là nella Penisola e Sardegna» da Fiori, in Dalmazia da Strobl, nel settore Ibero-atlantico da Fournier, ed in varie zone dell'Europa Meridionale da Tutin in Fl. Europ., però non sembra che alcuno di questi AA. abbia constatato direttamente l'esistenza di popolazioni selvatiche: sembra dunque che non si tratti di una vera unità biologica, ma piuttosto di un esempio di «specie immaginaria». Il Garofano coltivato industrialmente in Riviera è ancora più grande (foglie larghe fino ad 1 cm, fiore pieni con calice diametro 1-2 cm e corolla diametro 6-8 cm). Esso forse deriva da Sp. Dianthus rupicola e Sp. Dianthus arrostii e pare sia esistito già nell'antichità, però diviene comune solo in epoca recente (Hehn lo definisce «die Blume der italienischen Renaissance»).

Garofano di Seguier

Dianthus seguieri

Fusto gracile, strisciante. Foglie lineari-lanceolate larghe 1-3 (-6) mm; guaine 1-2 mm Fiore unico o pochi; squame dell'epicalice 2-6, ovali-mucronate, lunghe ½/¾ del calice, questo di 14-18 mm, cilindrico; petali rosei screziati di purpureo con lembo di 6-10 (-12) mm, dentellato sul bordo.
Variabilità - La lamina delle foglia in generale non supera i 3 mm di larghezza, però individui con foglia larghe fino a 4 mm non sono rari, assieme agli stenofìlli (Prealpi Veronesi, Appennino sopra Pontremoli, Alpi Apuane); una forma estrema brachifilla, con lamina larga fino a 6 mm e fiori un po' maggiori è stata descritta dalle A. Apuane (M. Altissimo) come subsp. italicus Tutin, ma va ulteriormente precisata. D. collinus W. et K., citato dal Goriz., Veron. ed Avell., è certo da escludere. Séguier J.-F. (1703-1784) botanico francese, descrittore della flora veronese.

Centocchio gramignola

Stellaria graminea

Fusto ascendente, tetragono, glabro. Foglie lineari, allargate alla base, 3-4 X 20-25 mm, le superiori con un getto sterile all'ascella. Fiori (diametro 9 mm) su peduncoli di 8-20 mm, alla fine riflessi; sepali lineari-acuti, 1x4 mm, 3-nervi; petali superanti i sepali di ¼, divisi fin quasi alla base; capsula pendula, 1.5 x 5 mm, superante il calice.

Saponaria comune

Saponaria officinalis

Fusti eretti, cilindrici, glabri. Foglie ellittico-lanceolate (1-2.5 x 5-8 cm), sessili, 3(5)-nervie, acute, di sopra verdi-scure. Fi. (diametro 3 cm) in cime fogliose dense; peduncoli 2-4 mm; calice cilindrico (3x17 mm) spesso purpureo almeno in alto, con denti di 1-2 mm; petali con unghia di 20 mm e lembo obeuneato roseo a bianchiccio, di 8 X 13 mm.
Nota - Probabilmente da noi spontanea solo in popolazioni (oggi assai rare) viventi negli alvei dei grandi fiumi, soprattutto in ambiente boschivo periodicamente inondato; altrove solo sinantropica e da considerare naturalizzata. Un tempo anche coltivata per uso domestico.

Crotonella fior di cuculo

Lychnis flos-cuculi

Fusti eretti, arrossati, pubescenti, ramosi in alto. Foglie basali lineari-spatolate (1 X 4-6 cm), le superiori strettamente lineari (3 X 40-50 mm). Cime ampie; fiori (diametro 2-3 cm) su peduncoli di 12-15 mm; calice striato di bruno con tubo di 4 X 5 mm e denti acuti di 2-3 mm; petali roseo-violetti lunghi 20-25 mm con lembo profondamente 4-fido.

Garofanina annuale

Petrorhagia prolifera

Fusti eretti semplici o ramificate alla base, glabri. Foglie lineari (1 X 10-20 mm) denticolate sul bordo; guaina circa tanto lunga che larga. Fiori subsessili, riuniti a 2-5 o raramente solitari all'apice del fusto; calice (8-10 mm) quasi interamente nascosto dal calicetto rigonfio, paglierino; petali rosa pallidi, 10-13 mm; capsula clavata, alla fine lacerante il calice; semi più o meno ovoidi 0.8 X 1.3-1.9 i mm.

Peverina dei campi

Cerastium glomeratum

Fusti eretti, dicotomi, densamente pelosi. Foglie generalmente ovali o subspatolate (fino a 11 X 16 mm) o lanceolate (4-6 X 10-15 mm). Peduncoli brevissimi (1-3 mm) fino alla fruttificazione, quindi fiori riuniti in glomeruli; petali generalmente cigliati alla base; filamente glabri (spesso alcuni sterili o mancanti); antere 0.2-0.3 (-0.45) mm; stili lunghi fino a 1 mm; placenta a bastoncino; capsula 7-8 mm; semi diametro 0.5 mm, con verruche alte 0.02 mm.
Variabilità - Nelle popolazioni naturali si trovano mescolati individui a petali ben sviluppati, a petali brevi o del tutto mancanti: pare si tratti di modificazioni indotte dalle condizioni ecologiche e prive di base genetica. Di regola Sp. Cerastium glomeratum è abbondantemente ghiandolosa, raramente si presentano individui senza ghiandole (in questo caso è facile la confus. con Sp. Cerastium holosteoides e Sp. Cerastium tenoreanum). Il binomio più antico è C. viscosum L., la cui descrizione (pianta annua) corrisponde a Sp. Cerastium glomeratum, mentre l'esemplare typus conservato nell'erbario linneano di Londra è {t489]}: per questo tale binomio è da considerare nomen ambiguum.

Silene colorata

Silene colorata

Fusto ascendente o eretto, ramificato alla base, irsuto per peli riflessi. Foglie oblanceolato-spatolate (4-12 X 12-25 mm), le cauline ridotte. Fiori in monocasi racemiformi 3-6-flori; peduncoli inferiori lunghi fino a 25 mm; brattee di 1.5 X 5 mm, generalmente minori del peduncolo; calice di 10-14 (-17) mm con denti triangolari di 1.5 mm e setole brevi (minori di 1 mm) patenti; petali con lembo patente, roseo, bipartito o quasi intero lungo 6 mm; capsula di 5-7 mm, eguale al carpoforo; semi sul dorso con 2 ali ondulate separate da un solco stretto.
Osservazione - Facile confusione con Sp. Silene sericea (dalla quale si distingue con certezza solo per i caratteri dei semi) e non separata da questa dalla maggioranza dei fioristi italiani. La subsp. (c) è quasi intermedia fra Sp. Silene sericea e Sp. Silene colorata.