Le fioriture di febbraio

Quali piante fioriscono a febbraio? Ecco alcuni esempi: Ginepro feniceo (Juniperus phoenicea), Centocchio comune (Stellaria media), Erba cristallina a foglie cordate (Mesembryanthemum cordifolium), Euforbia calenzuola (Euphorbia helioscopia), Salvia minore (Salvia verbenaca), Billeri primaticcio (Cardamine hirsuta), Acetosella debole (Oxalis debilis), Zafferano selvatico (Crocus biflorus), Peverina dei campi (Cerastium glomeratum), Margheritina, Pratolina comune (Bellis perennis)...

Ginepro feniceo

Juniperus phoenicea

Corteccia desquamante in nastri arrotolati, che lasciano vedere lo strato sottostante rossastro. Rami estremi completamente ricoperti dalle foglie squamiformi (1 mm), densamente embriciate. Bacche rossastre, ovali (10-13 mm), pendule.
Nota - In aspetto tipico Sp. Juniperus phoenicea è la pianta delle macchie e delle formazioni arbustive su rupi calcaree, con rami più o meno a ventaglio (l'asse principale supera di poco i laterali); sulle spiagge si trovano popolazioni con rami piramidali (l'asse principale supera largamente i laterali); anche la bacca è un po' maggiore: S. Rivas Martinez (Madrid) comunica di aver osservato popolazioni di questo secondo tipo sulla costa toscana presso Viareggio. Esse corrispondono a J. oophora (Willk.) Kunze (= J. phoenicea subsp. lycia Molinier et Bolòs).

Centocchio comune

Stellaria media

Le specie Sp. Stellaria media,Sp. Stellaria neglecta e Sp. Stellaria pallida formano un complesso variabilissimo nella pelosità, forma delle foglie, lunghezza degli internodi e dei peduncoli, forma dei sepali, sviluppo dei petali, numero degli stami. Queste forme sono in maggior parte fondate su caratteri ereditari fra loro non concatenati e si incontrano in ogni possibile combinazione; per alcune si può constatare segregazione geografica oppure selezione dovuta all'ambiente; vengono generalmente considerate autonome le specie Sp. Stellaria neglecta e Sp. Stellaria pallida, diploidi con 2n = 22; il complesso tetraploide (2n = 40,42,44) corrispondente a St. media (L.) Vill. s.s. può parimenti venire diviso in due gruppi abbastanza ben differenziabili (ma facilmente ibridatali!) con rango di sottospecie ed una terza (subsp. romana Bég.) ancora dubbia. Le altre varianti o forme distinte degli AA. vanno considerate fino a prova contraria stati individuali, sprovvisti di valore tassonomico.

Erba cristallina a foglie cordate

Mesembryanthemum cordifolium

Euforbia calenzuola

Euphorbia helioscopia

Fusto ascendente, in alto con peli patenti. Foglie obeuneate, le inferiori di 6-12 mm, le superiori grandi il doppio, con apice arrotondato o retuso, dentellato-eroso. Ombrella a 5 raggi; brattee simili alle foglie superiori; ghiandole ovali; capsula 3 mm, liscia; semi 2 mm, irregolarmente rugosi.
Variabilità - Foglie e brattee sono spesso vistosamente ingiallite; la capsula matura è talora arrossata su un lato; forme prostrate o nane, generalmente arrossate sui fusti e capsule si presentano in condizioni ecologiche sfavorevoli. Un'aspetto vagamente simile ha E. geniculata Ortega, originaria dell'America Tropicale, che negli ultimi anni è divenuta frequente a Palermo e dintorni. È una pianta annua, alta fino a 80 cm, con foglie alterne lungamente picciolate, con lamina ovale, ellittica oppure obovata di circa 4.5 X 8.5 cm, le superiori avvolgenti i corimbi; capsula glabra e liscia.

Salvia minore

Salvia verbenaca

Fusti eretti, ramosi in alto, con peli patenti e peli ghiandolari. Foglie basali con picciolo di 2-5 cm e lamina ellittica (3-4 X 6-10 cm), con 3-4 lobi ottusi, più o meno profondi per lato; foglie cauline progressivamente sessili e ovali (3-4 X 4-6 cm), con lobi più profondi oppure pennatosette. Inflorescenza allungata, generalmente semplice; brattee verdi, poco più brevi del calice, questo di 6-7 mm con peli lanosi biancastri soprattutto nelle insenature fra i denti; corolla violetta, raramente azzurrina, rosea o pallida, 6-10(-15) mm.
Variabilità - Le foglie basali presentano incisioni profonde ⅓-⅔ della semilamina, più raramente esse sono soltanto crenate. La corolla varia in colore dal roseo e celeste pallido al violaceo e violetto cupo; essa talora sporge appena dal calice, talora è lunga il doppio di questo o più; anche la forma delle labbra e la lunghezza dello stilo sono variabili. I caratteri della corolla sono correlati alla biologia della riproduzione: fiori ermafroditi presentano corolla grande, mentre i fiori a corolla piccola sono femminili oppure (soprattutto alla fine della stagione) autoimpollinantisi. Le molte entità descritte (S. clandestina L., S. horminoides Pourret, S. neglecta Ten., S. oblongata Vahl, S. praecox Savi, S. hiemalis Brot. etc.) sono probabilmente solo dei tipi estremi.

Billeri primaticcio

Cardamine hirsuta

F. ascendenti, ramosi dalla base. Fg. imparipennate, le basali generalmente a 7-11 segm. dei quali l'apicale reniforme; fg. cauline 1-3 a segm. spatolato-lineari oppure cuneato-tridentati, lunghe 1-6 cm, cioè generalmente più brevi delle basali. Sepali 2 mm; petali bianchi 2.5 mm; silique erette, appressate all'asse 1X15-20 mm, con stilo di 0.5 mm.Cosmopol.In tutto il terr.: CC.

Acetosella debole

Oxalis debilis

Zafferano selvatico

Crocus biflorus

Bulbo ovale (1.5-2 cm) interamente avvolto da guaine cartacee bruno-ferruginee. Foglie basali ridotte alle guaine, le superiori erette, con lamina larga 1-2 mm e lunga quanto i fiori o superantili di ¼-⅓. Fiori 1-2, inodori; spate 2, allargate (6-9 mm), avvolgenti molto lassamente la base dei fiori; perigonio con fauce gialla e lacinie violacee, spesso più o meno ingiallite, generalmente con 3-5 vene longitudinali più scure; antere 8-10 mm, lunghe il doppio dei filamenti, che sono bianchi e pelosi; stimmi rosso-aranciati, generalmente lobati.
Variabilità - Il polimorfismo di Sp. Crocus biflorus deve essere ancora in gran parte analizzato; le lacinie del perigonio presentano forti differenze come dimensioni e colorazione; piante siciliane, descritte come C. pusillus Ten. hanno le tuniche in alto smembrate in un manicotto di fibre che avvolge la base del fusto, inoltre perigonio con lacinie maggiori (11-13 X 27-35 mm) e tubo più breve., Brighton ed altri (cit.) hanno determinato per Sp. Crocus biflorus 6 diversi numeri cromosomici compresi tra 2n = 8 e 2n = 22 e suppongono che in esso siano comprese stirpi diverse. Anche la distribuzione italiana è interessante. Ampiamente diffusa sulla Penisola dal Pollino alle Puglie, risale sul versante tirrenico lungo la valle del Tevere fino a Perugia ed in Toscana, fino a Firenze, Lucca e Massa; manca invece nelle zone corrispondenti sul versante adriatico; raggiunge Genova e sporadicamente supera il crinale appenninico (Alba, Parma, Bologna). Manca nelle Alpi Liguri e Piemonte; ricompare nell'Insubria, dove è comune nel Varesotto e Bergamasco a Verona; manca più ad oriente nel Veneto (un'antica indicazione per Spresiano andrebbe confermata) e nel Friuli; l'unica località del Carso Triestino va riferita a Sp. Crocus weldeni. Anche quest'areale frammentato fa ritenere verosimile la segregazione di stirpi locali.

Peverina dei campi

Cerastium glomeratum

Fusti eretti, dicotomi, densamente pelosi. Foglie generalmente ovali o subspatolate (fino a 11 X 16 mm) o lanceolate (4-6 X 10-15 mm). Peduncoli brevissimi (1-3 mm) fino alla fruttificazione, quindi fiori riuniti in glomeruli; petali generalmente cigliati alla base; filamente glabri (spesso alcuni sterili o mancanti); antere 0.2-0.3 (-0.45) mm; stili lunghi fino a 1 mm; placenta a bastoncino; capsula 7-8 mm; semi diametro 0.5 mm, con verruche alte 0.02 mm.
Variabilità - Nelle popolazioni naturali si trovano mescolati individui a petali ben sviluppati, a petali brevi o del tutto mancanti: pare si tratti di modificazioni indotte dalle condizioni ecologiche e prive di base genetica. Di regola Sp. Cerastium glomeratum è abbondantemente ghiandolosa, raramente si presentano individui senza ghiandole (in questo caso è facile la confus. con Sp. Cerastium holosteoides e Sp. Cerastium tenoreanum). Il binomio più antico è C. viscosum L., la cui descrizione (pianta annua) corrisponde a Sp. Cerastium glomeratum, mentre l'esemplare typus conservato nell'erbario linneano di Londra è {t489]}: per questo tale binomio è da considerare nomen ambiguum.

Margheritina, Pratolina comune

Bellis perennis

Fusti semplici, afilli, pubescenti, oppure alla base fogliosi su 1-2 cm (raramente anche più). Foglie spatolate (14-16 X 35-40 mm), bruscamente ristrette in picciolo alato, dentellate o crenulate, raramente intere, a 1(3) nervi. Capolino unico apicale (diametro 2 cm); squame (1.2-1.7 X 3-5 mm) lineari-spatolate, ottuse o arrotondate all'apice; ricettacolo conico, lungo 2 volte il diametro; fiori ligulati bianchi o arrossati di sotto (1-1.7 X 8-9 mm); fiori tubulosi gialli (1.5-1.7 mm) antere 1 mm; acheni (1.5 mm) con peli a clava.
Variabilità - Dimensioni e pelosità dei vari organi, come pure la forma e dentellatura delle foglia differenziano fenotipi sporadici nelle popolazioni naturali, ma spesso geneticamente fissati. Piante con fiori ligulati particolarmente numerosi e sviluppati sono state fissate per la coltura a scopo ornamentale (B. hortensis Miller). Popolazioni particolarmente lussureggianti formano fusto brevemente foglioso alla base, spesso con foglia a lamina molto tenue, e sono state descritte come B. hybrida Ten., anche interpretata come ibrido Sp. Bellis perennis X Sp. Bellis sylvestris, però i caratteri distintivi non sono costanti. Nella Liguria, Penisola ed Isole è frequente una razza a capolini minori (diametro 10-17 mm; squame di 3-4 mm; fiori ligulati di 6-8 mm), sporadica anche nelle zone calde ed aride delle Alpi e Padania; essa non sembra avere relazioni con Sp. Bellis pusilla ed è nota come var. meridionalis Favrat. Tipi di collegamento Sp. Bellis perennis-Sp. Bellis margaritaefolia sono le var. peloritana ed aspromontana descritte da Béguinot e Mezzatesta. Sulle montagne della Sicilia si hanno popolazioni più irsute, con foglia più strette, indicate come var. strobliana Béguinot. La tassonomia di queste entità è confusa.

Reseda bianca

Reseda alba

Pianta generalmente glauca. Fusto eretto, semplice. Foglia tutte pennatosette con 5-15 coppie di segmenti laterali larghi 1-3 mm Racemo lineare allungato; fiori 5-meri o 6-meri; sepali 2-4 mm; petali bianchi 3-6 mm, nella metà apicale divisi in 3 lacinie lineari parallele; capsula più o meno patente, obovoide (7-15 dm).Steno-Medit.Lig., Penisola (verso N fino alla Romagna, Umbria, Maremma), Sic, Sard., Cors. e Isole minori: C; segnalata inoltre nel Par-mig. e sul Ut. pr. Venezia e nel Friuli, ma forse scomparsa.Variab. - Singole popolaz. presentano fg. con segmenti in numero particolarmente basso o elevato, ow. più o meno increspate, con glaucescenza più o meno accentuata; anche le misure dei segmenti (talora lineari e larghi fino a 3-4 mm) sono variabili. Nelle zone più calde il fusto è lignificato alla base, così da render la pianta suffruticosa.

Pervinca minore

Vinca minor

Pianta glabra (!). Fusti tenaci, lungamente (1 m e più) striscianti sulla superficie del suolo. Foglie sempreverdi con picciolo di 2-4 mm e lamina lanceolata (10-16 X 22-35 mm), intera, ottusa all'apice, di sotto con nervature reticolate sporgenti. Fiori isolati ascellari; peduncoli 9-15 mm; calice 3 mm diviso su ⅔ in lacinie triangolari (1 X 2.2 mm ca.); corolla (diametro 2.5-3 cm) azzurro-violetta con tubo di 1 cm e lobi spatolati di 8 x 10 mm.

Attaccaveste

Galium aparine

Fusti angolosi, scandenti robusti e tenaci, irti di aculei riflessi e pubescenti. Foglie verticillate a 6-9, oblanceolate (3-8 X 30-50 mm), pubescenti, ottuse all'apice, spinulose sul bordo e sul nervo centrale. Inflorescenza ovoide o cilindrica; peduncoli più o meno divaricati; corolla bianca diametro 1.5-1.7 mm; frutto con mericarpi di 3-5 mm, ispidi per densi peli uncinati.
Osservazione - Sp. Galium spurium e Sp. Galium aparine sono due specie molto affini: la prima è diploide (2n = 20); per la seconda sono indicati parecchi numeri cromosomici compresi tra 42 e 68, interpretabili come livelli tetra- ed esaploide.

Filigrana marittima comune

Lobularia maritima

Fusti legnosi alla base, ramosissimi, ascendenti. Foglie basali subspatolate (fino a 5 X 15 mm), le cauline lanceolato-lineari (1.5-3 X 6-30 mm), acute, grigio-tomentose da giovani con peli a navetta (che sotto la lente sembrano peli semplici). Racemi allungati; sepali 1 mm; petali bianchi, spesso screziati di rosa oppure bianco-giallastri 2x3 mm; siliquetta 2-3 X 2.5-3.5 mm con setto argentino persistente; semi 1 per loggia, 1.2x 1.5 mm rossastri con ala di 0.1 mm; stilo 0.5-1 mm; peduncoli patenti 4-6 mm
Osservazioni - Pianta comunemente coltivata e con tendenza ad inselvatichire sui vecchi muri: è difficile precisarne l'area naturale, che probabilmente è limitata alle coste occidentali (dalla Liguria alla Calabria), jonie, adriatiche (verso nord fino al Gargano) ed Isole.

Ficaria, Ranuncolo favagello

Ficaria verna

Pianta glabra e lucida (!). Tuberetti sotterranei bianchi, fusiformi (4-5 X 10 mm) o allungati (fino a 3 cm); fusto prostrato-ascendente, spesso flaccido e tubuloso (diametro fino a 5 mm). Foglie radicali con picciolo di 7-11 cm e lamina cordata di 2 X 2.5 cm (anche fino a 5 X 6.5 cm), grassetta, lucida, con 5-9 nervi terminanti sul bordo con un punto bianco, margine crenato, faccia superiore spesso variegata di chiaro. Fiori solitari, con 3-4 sepali bianco-verdastri, ovati e 8-11 petali gialli, brunastri di sotto; acheni 2.5 mm pubescenti o irsuti.

  • Sinonimi accettati: Ranunculus ficaria L.
  • Fioritura: IX-III
  • Sistema Raunkiær: Geofite (G) - Bulbose (G bulb)
  • Formula fiorale: K 5, C 5, A molti G 1-molti

Acetosella gialla sudafricana

Oxalis pes-caprae

Fusto sotterraneo con bulbilli di 5-8 mm. Foglie con picciolo eretto e 3 segmenti obcordati di 15-25 X 10-15 mm. Scapo pubescente afillo portante una cima ombrelliforme con 5-12 fiori penduli; sepali 7 mm; petali giallo-citrini 20-22 mm.
Nota - Sommier e Caruana nella loro Flora Maltese si dilungano su questa interessante pianta, divenuta ormai «la pianta più comune delle Isole Maltesi». Essa sarebbe stata introdotta in Malta poco dopo l'occupazione inglese dell'isola durante le guerre napoleoniche: una signora inglese ne avrebbe donato una pianta proveniente dalla Colonia del Capo a Padre Giacinto, botanico locale, che effettivamente ricorda O. cernua Thunb. nel suo «Index Piantarum» del 1806. Dal 1811 la specie sarebbe abbondante. In Sicilia era coltivata dal 1796 però solo nella seconda metà del secolo XIX è detta come abbondante; in Corsica la prima indicazione è del 1837, in Toscana (Massa) del 1923, in Lazio (Guidonia) del 1934, a Pantelleria è stata osservata dopo il 1920, provincia Brescia (Pontoglio) attorno al 1950. O. pes-caprae L. si diffonde essenzialmente per via vegetativa (bulbi): è pianta eterostila, da noi presente solo nella forma microstila (il che fa supporre che tutte le popolazioni avventizie nel Mediterraneo si siano originate dalla pianta di Padre Giacinto!) e per lungo tempo non fu osservata produzione di semi; dall'inizio del nostro secolo viene invece anche indicata come fruttificante, benché di rado, forse per un adattamento secondario che l'ha messa in grado di auto-fecondarsi.

Trifoglio rosso dei prati

Trifolium pratense

Rizoma legnoso, avvolto da guaine scure; rami erbacei brevemente striscianti ed arcuato-eretti. Foglie con picciolo allungato e segmenti lanceolati, ellittici, ovati ovvero obeuneati; stipole allungate, terminanti in una breve resta. Capolini brevemente peduncolati o subsessili alfasc. delle foglie superiori; calice con tubo di 3.5-4 mm e denti di 2.5-4 mm l'inferiori lungo 1.5-2 volte tanto: corolla 12-16 mm, violetta, salvo subsp. (b).
Nota - Gruppo estremamente polimorfo: inquadramento qui proposto ha solo il significato di un tentativo. Verosimilmente Sp. Trifolium pratense ha il suo centro d'origine sulle montagne della Penisola e Sicilia, dove in effetti raggiunge la massima variabilità: come tipo originario si può probabilmente proporre la subsp. (c), che popola stazioni naturali; la subsp. (b), pure in stazioni, naturali, sembra segnare il passaggio verso Sp. Trifolium noricum ed è forse ibridogena. Da queste potrebbe essersi formata la subsp. (a), soprattutto attraverso l'invasione del nuovo spazio ecologico creato dall'uomo; i limiti di questa verso le altre due subsp. tuttavia non sono netti, e d'altra parte essa comprende una fortissima variabilità, in dipendenza di selezione a scopo agrario, ma anche come indice di una intrinseca instabilità. I problemi delle tre subsp. verranno esaminati separatamente:
subsp. (a) - I tipi spontanei hanno in generale segmenti fogliari di 10-20 X 17-35 mm, con apice ottuso o arrotondato, talora anche bilobo e portamento robusto, con rami alti 10-20 cm Nelle stazioni secche ed aride ed in generale al Sud, si nota riduzione delle dimensioni del fusto e foglie e segmenti progressivamente allargati fino a risultare circa tanto lunghi quanto larghi (var. microphyllum Bertol.); non è infrequente in questo caso un aumento della pelosità, come nelle popolazioni dei luoghi umidi subsalsi descritte come var. maritimum Zabel, che tuttavia rappresenta probabilmente soltanto un tipo estremo. Le piante coltivate si distinguono per la generale glabrescenza e lo sviluppo dei fusto (alti 4-7 e fino a 10 dm) e dei segmenti fogliari lunghi fino a 4 cm e più; tipi con segmenti obovati vengono indicati come var. sativum Schreber, altri con segmenti strettamente ellittici come var. americanum CO. Harz.
subsp. (b) - Molto caratteristica nei pascoli subalpini su terreno blandamente acido (suoli calcarei umificati, suoli di origine lavica) nelle Dolomiti, essa è stata confusa con tipi della subsp. (a) adattati alle condizioni ecologiche d'alta montagna e pertanto indicata da tutta la catena alpina; riteniamo invece che essa debba venire circoscritta alle popolazioni delle Alpi Orientale e che pertanto i sinonimi di Hoppe e di Gaudin vadano eliminati; a causa della grande confusione no-menclaturale sembra attualmente impossibile precisarne l'areale. Alcuni caratteri (soprattutto la colorazione della corolla) pongono questa subsp. in posizione intermedia fra 1879 subsp. (a) e 1882.
subsp. (c) - Pensiamo possano essere qui riunite le razze delle montagne merid. e della Sicilia per il caratteristico aspetto dei capolini cuneati alla base. Esse tuttavia presentano un notevole polimorfismo. Popolazioni della Sila con pelosità ridotta e talora glabrescenti sono state descritte come var. silvnum Fiori, e forse anche le indicazioni di T. baeticum Boiss. per la Sicilia, vanno qui ricondotte. Questa subsp. contrae stretti rapporti con subsp. (b).

Fumaria bianca

Fumaria capreolata

Erba annua diffuso-ascendente a foglioline subromboidali, inciso lobate, con segmenti mucronulati. Racemi mediamente allungati con peduncoli più brevi o subeguali, portanti 15-25 fiori. Pedicelli patenti, alla fine arcuato-ricurvi, ascellati da brattee lanceolate un po' più brevi dei pedicelli stessi. Sepali grandi (4-6 x 2,5-4 mm), bianchi, dentati. Corolla 10-14 mm, bianco-crema, poi soffusa di rosa e con macchia porporina all'apice. Frutti compressi, lisci, ottusi, 2-2,5 x 2,5 mm, con due piccole alveolature subapicali.

Euphorbia spinosa

Euphorbia spinosa

Suffrutice ramosissimo; rami delle annate precedenti persistenti, rigidi, legnoso-spinosi. Foglie glauche, sessili, lanceolate (3-7 X 5-20 mm), intere. Ombrella a 3-5 raggi; brattee ovate, giallastre; ghiandole ovali.
Variabilità - La forma delle verruche e delle ghiandole sono caratteri mutevoli. La popolazione maltese, largamente disgiunta, è stata descritta come E. melitensis Parl., che si differenzierebbe per l'assenza di rami spinosi e le ghiandole ad appendice ricurva, quasi semilunare; non è noto se si tratti di pianta realmente distinta.

Borracina azzurra

Sedum caeruleum

Pianta arrossata sul fusto e foglie, spesso pubescente in alto (!). Fusti eretti o ascendenti, ramosi in alto. Foglie alterne, erette o eretto-patenti, cilindriche (1.5 X 3.5-4 mm), arrotondate in alto. Pannocchia subcorimbosa; fiori generalmente 7-meri, su brevi peduncoli capillari; sepali 0.7-1 mm; petali azzurro-violetti, raramente bianchi, ottusi e a cappuccio (2.5 mm); stami 14; antere azzurre; follicoli alla fine patenti, progressivamente assottigliati in lungo stilo.

Becco di gru aromatico

Erodium moschatum

Erba annua, talora bienne, con caule eretto (30-60 cm), ascendente o decombente, raramente acaule, glanduloso-pubescente. Foglie picciolate, le inferiori assai allungate, pennatosettc con pinne ovali, dentate o inciso-dentate, pubescenti-glandulose. Brattee infiorescenziali ovali, bianchicce, ciliate. Fiori in ombrella di 6-10 fiori. Calice formato da 5 sepali ovali-ellittici, 6-10 mm, mucronati e pubescenti-glandulosi. Petali violacei o porporini, 6-10 mm, subeguali. Mericarpi 5-6,5 mm, con peli eretti, patenti, abbondanti. Foveola glandulosa come il solco infra-faveolare. Arista del frutto 3-4,5 cm.

Tarassaco comune

Taraxacum officinale

Gruppo estremamente polimorfo; fittone dapprima indiviso, quindi generalmente ramificato, senza tunica, ma sempre al colletto avvolto da squame brunastre o nerastre. Foglie di un verde erba o più o meno scure, con nervature reticolate, generalmente grossamente dentate o lobate, più raramente del tutto intere oppure al contrario incise fino alla nervatura centrale; picciolo sempre ben evidente, talora largamente alato. Capolini grossi (diametro 2.5-4.0 cm); squame involucrali esterne lineari, generalmente ripiegate verso il basso; corolla di un giallo carico; acheni da grigio-biancastri a bruno-olivacei, dalla metà in su ricoperti d'aculei o almeno tubercolati; becco lungo almeno il doppio dell'achenio.
Osservazione - Non si tratta di una specie unitaria, ma di un complesso formato da numerosissime stirpi apogame (agamospecie), che per l'Italia sono ancora incompletamente note. La distribuzione di queste agamospecie è praticamente sconosciuta. Più diffuse nelle regioni settentrionali ed in bassa e media montagna, mentre nella zona Mediterranea e di alta montagna tendono ad essere sostituite da altre specie o da altri aggregati. Attualmente è impossibile dare un quadro sintetico di questa variabilità. Le agamospecie del gruppo di Sp. Taraxacum officinale vivono di regola in ambienti antropizzati: soprattutto nei prati stabili regolarmente falciati e concimati (arrenatereti), come pure nella vegetazione sinantropica contigua (ambienti calpestati, ruderi). Le foglie giovani vengono raccolte e forniscono un'ottima verdura da consumare fresca oppure cotta; sono anche medicinali (colagogo), ma di uso puramente locale. La fioritura è concentrata nella primavera e si verifica con caratteristiche «ondate».

Primula comune

Primula vulgaris

Rizoma obliquo, breve (3-5 X 30-40 mm) con grosse radici secondarie; fusto nullo (cfr. Nota). Foglie tutte basali, oblanceolato-spatolate (alla fior. 1-2 X 5-9 cm, in seguito grandi fino al doppio e più), con apice arrotondato e margine irregolarmente eroso-dentellato, progressivamente ristretto fino alla base. Fiori portati da piccioli di 4-7 cm; calice con tubo di 3 X 10 mm e denti lesiniformi di 5-7 mm; corolla gialla (nel secco spesso verde-azzurra) con tubo di 13-20 mm e lobi obcordati (7-12 X 10-15 mm), portanti una macchia più scura alla base.
Nota - Sp. Primula vulgaris è strettamente collegata a Sp. Primula elatior per i caratteri del calice, di notevole peso tassonomico, e per la colorazione della corolla (giallo-chiara, anziché giallo-uovo). La caratteristica disposizione dei fiori si potrebbe interpretare come derivata da una normale ombrella (simile a quella di Sp. Primula elatior e delle Primula in maggioranza) per progressiva riduzione dell'asse comune fino a totale annullamento di questo. In effetti, singole specie prive di scapo si presentano in varie sezioni del subgen. Primula (ad es. P. juliae Kusn. del Caucaso, P. heterochroma Stapf dell'Iran Settentrionale ed il trio P. tibetica Watt - P. urticifolia Maxim, e P. fasciculata Balf. et Ward dell'Asia Centr. e Cina), sempre assieme ad una maggioranza di specie scapose. In Sp. Primula vulgaris l'esistenza dei tipi ancestrali scaposi può ritenersi verosimile in quanto nelle popolazioni selvatiche sporadicamente compaiono individui con uno scapo più o meno allungato: essi sono stati indicati come var. caulescens Koch, ma rappresentano solo una variazione accidentale.
P. sibthorpii Hoffmgg. (probabilmente, una sottospecie di Sp. Primula vulgaris) dell'Albania, Macedonia, Asia Minore e Caucaso è simile, ma con corolla rossa o purpurea: introdotta nell'Europa Occidentale (la prima notizia risale al 1622) per ornamento è spesso coltivata, anche in ibridi con Sp. Primula vulgaris, che sporadicamente si osservano più o meno spontaneizzati presso i centri abitati e nei parchi e giardini.
Eterostilia - Nelle popolazioni naturali di Sp. Primula vulgaris si riconoscono facilmente individui a fiori longistili ed altri (per il resto identici) con fiori brevistili: il fenomeno è molto evidente e venne descritto già da Darwin. Il rapporto quantitativo normale è 1:1 (secondo altre misure 0.6:0.4), ma in generale è necessario misurare un gran numero di individui per ottenere cifre non troppo divergenti da questo.

Anemone stellata

Anemone hortensis

Tuberetto superficiale legnoso nero 1x1-5 cm; fusto dapprima incurvato (5-15 cm), all'antesi eretto ed allungato, puberulo. Foglie basali con picciolo di 5-10 cm e lamina (3-4 cm) palmatosetta con 3-5 segmenti lobati, partiti o completamente divisi in lacinie lineari, glabri e di sotto glauchi; foglia cauline formanti un verticillo sotto il fiori, semplici o triforcate. Fiore unico, profumato (diametro 3-6 cm) con 12-13 (8-20) petali rosei, raramente carminio, violetti o quasi bianchi, di sotto più chiari, con nervature violette evidenti, strettamente ellittici (4-7 X 15-30 mm), acuti o arrotondati; stami azzurro-violetti.

Cinquefoglia fragola secca

Potentilla micrantha

Fusti brevi, pubescenti per peli patenti ovvero rivolti al basso; peli ghiandolari generalmente assenti. Foglie basali con picciolo di 6-12 cm e 3 segmenti ovati di 10-20 X 15-30 mm, con 7-11 dentelli per lato; foglie cauline subsessili. Fiori 1-2; petali bianchi, ovati (3 X 3-4 mm), più brevi dei sepali; stami con filamenti larghi quasi quanto l'antera, pubescenti.
Confusione - Si distingue (assieme all'affine Sp. Potentilla sterilis, assai più rara) da Fragaria vesca L. e Fragaria viridis Duchesne, che vivono nello stesso ambiente, per le foglia inferiormente grigio-azzurre, i petali minori, non toccantisi sul margine, patenti (corolla a piatto), il ricettacolo secco alla fruttificazione. Potentilla carniolica Kerner della Slovenia è caratterizzata da abbondante pelosità ghiandolare sui fusti, peduncoli fiorali e sul calice; all'estremo W della sua area (Idria) si avvicina al nostro confine orientale e potrebbe essere ritrovata anche da noi (forme affini sono segnalate dal monografo Wolf nella Valle del Po).

Radicchio raggiato

Hyoseris radiata

Radice grossa, robusta, portante una rosetta di foglia pennatosette (2-2.5 X 10-14 cm) con 7-8 segmenti per lato (dalla base verso l'alto progressivamente ingranditi) e picciolo lungo ⅛-⅕ della lamina; peli ispidi patenti presenti almeno sulla rachide. Scapi eretti, più o meno ispidi, afilli e indivisi. Capolini (diametro 4-4.5 cm) 20-60 fiori e più: involucro cilindrico-campanulato diametro 7-8 mm, formato da 5-8 squame lanceolate, rinforzate da 3 squamette esterne lunghe ⅓: fiori gialli, gli esterni con ligula di 3-4.5 X 15-17 mm, inferiormente verdastra e spesso arrossata, gli interni progressivamente minori ed interamente gialli; acheni periferici cilindrico-angolosi, sterili.
Variabilità - La pelosità mostra variazioni saltuarie (come del resto in tutte le specie nostrane di questo genere): individui ispidi ed altri del tutto glabri possono venire incontrati nella stessa popolazione; le foglia tuttavia sono quasi sempre ispide almeno sulla pagina inferiore attorno alla nervatura centrale i segmenti fogliari sono spesso diretti verso il basso e si ricoprono parzialmente, i maggiori hanno forma irregolarmente triangolare con un dente sul lato superiori ed 1-2 denti sull'inferiore, però anche a questo proposito esiste una elevata variabilità individuale. Popolazioni con foglie quasi del tutto glabre e segmenti laterali interi, con apice arrotondato, osservati in ambienti litorali della Sardegna ed a Pantelleria (forse anche sulle coste tirreniche della Penisola) hanno aspetto molto caratteristico e sono state indicate come H. lucida L., ma è poco verosimile che si tratti di specie distinta.

Senecione comune

Senecio vulgaris

Fusto ascendente o eretto, ramoso-corimboso in alto. Foglie basali spatolate (fino a 2 X 7 cm), lobate o partite, le infime solamente dentate; foglia cauline semiamplessicauli, pennato-partite. Involucro cilindrico-piriforme (3-4 X 6-7 mm); squame esterne 10-12 (in visione laterale o su materiale essiccato 5-6 squame per lato), con punta nera o interamente nere; squame interne dopo la fioritura ribattute; fiori gialli, tutti tubulosi (7 mm), appena sporgenti dall'involucro; acheni 1-2 mm.
Nota - Pianta a ciclo breve (2-3 mesi dalla germinazione del seme alla maturità sessuale), con parecchie generazioni in un anno; nelle zone più fredde la fioritura si concentra nei mesi estivi e spesso Sp. Senecio vulgaris tende a passare a bienne. Varia notevolmente nella statura e ramificazione: individui ridotti, spesso con fusto semplice e pochi cm d'altezza, possono essere confusi con Sp. Senecio pygmaeus (S. pygmaeus sensu Strobl non DC). Sporadicamente si presentano individui con pochi fiori periferici ligulati (forse ibridi con le sp. prec. cfr. anche Sp. Senecio sylvaticus); in Sardegna sembra dominare un tipo con pelosità più densa (var. tyrrhenus Fiori), in Sicilia è indicata una var. siculus Guss. a squame esterne ridotte; nelle stazioni aride e subsalse compaiono ecotipi a foglie carnose e spesso un po' glabrescenti. Sp. Senecio leucanthemifolius-Sp. Senecio vulgaris costituiscono un gruppo di sp. affini, con spiccata tendenza alla formazione di tipi locali; è probabile che questo sia conseguenza di accentuata autogamia: i fiori, pare vengano solo raramente visitati da insetti impollinatori. È probabile che questo gruppo abbia il suo centro nel Mediterraneo, forse fra la Sicilia, Sardegna ed Italia Meridionale. Qui probabilmente va cercata anche l'origine di Sp. Senecio vulgaris; come mai solo questa sp. abbia poi potuto adattarsi agli ambienti creati dall'uomo ed espandersi su tutto il Globo non è chiaro.
Confusione - Con Sp. Senecio sylvaticus.

Viola mammola

Viola odorata

Stoloni allungati, striscianti, radicanti al 1° anno, ma fioriferi al 2°. Foglie tutte in rosetta basale; stipole largamente ovali, con frange brevi (< 1 mm), ghiandolose; lamina rotondato-reniforme, con larghezza massima alla metà ed insenatura basale profonda. Peduncoli fiorali inseriti sulla rosetta portanti una brattea alla metà o più in su; sepali ovali, ottusi; corolla diametro 1.5 cm, violetto-scura (raramente bianca), profumata; sperone 6 mm circa; peduncoli fruttiferi prostrati; capsula subsferica, con fitti peli brevi.

Bocca di leone

Antirrhinum majus

Fusto eretto, semplice o poco ramoso in generale, glabro in basso, in alto con densi peli ghiandolari lunghi 0.5-1 mm. Foglie lanceolate (5-10 X 18-55 mm), ottuse, le superiori generalmente lineari-lanceolate. Racemo denso con fiori contigui; peduncoli 1-4(12) mm; calice quasi completamente diviso in lacinie ovali (4 X 8 mm); corolla purpurea alla fauce, più chiara sul tubo 33 X 45 mm; sperone sostituito da un ingrossamento basale del tubo corollino; capsula ellissoide (6 x 10-12 mm) con inserzione laterale.

Becco di gru malvaceo

Erodium malacoides

Fusti ascendenti o eretti, scanalati, ispidi per setole rivolte verso il basso. Foglie basali con picciolo di 4-6 cm e lamina ovata (2-3 X 3-6 cm), grossamente lobata e dentellata o crenulata tutt'attorno; foglie cauline simili, ma minori e subsessili. Ombrelle 3-8 flore su peduncoli di 3-7 cm; brattee ispide, membranose, ovate (2.5 X 4-6 cm); fiori su peduncoli di 1 cm, alla fruttificazione spesso ripiegati; sepali 5-6 mm; petali purpurei, 5-9 mm; achenio (5-6 mm) bruno con sparse setole eretto-patenti rossastre di 0.5 mm; becco 2-3 cm.
Variabilità - Forma e dentatura della lamina fogliare, dimensioni del fiori e del frutto sono caratteri variabili; a Linosa è descritta una var. linosae (Sommier) Fiori con foglie basali completamente pennatifide o pennato-partite, che va ulteriormente studiata.

Ravastrello marittimo

Cakile maritima

Pianta succulenta (!). Fusti ascendenti o prostrati, flaccidi, glabri. Racemi brevi, con fiori addensati (diametro 1 cm); sepali giallo-verdastri di 5 mm; petali spatolati, con unghia di 4 mm e lembo rifiatino di 4x5 mm; siliqua (15-20 mm) formata da 2 articoli sovrapposti, l'inferiore più meno rombico, il superiore conico.

Borragine comune

Borago officinalis

Erba annua assai ispida per peli diseguali, a fusti eretti, carnosi, 20-40 cm, ramosi. Foglie basali in rosetta, ovali, ottuse, ristrette alla base in un picciolo più breve della lamina, crenato-dentate al margine; le cauline progressivamente ridotte, lanceolate, alterne, con picciolo ridotto o quasi nullo, decorrenti sul fusto con due ali. Fiori in brevi racemi terminali o ascellaridelle foglie superiori. Pedicelli lunghi quanto o più delle foglie, dapprima eretti più rivolti al basso. Calice ispido, rossiccio, diviso fin quasi alla base in 5 denti lineari-lanceolati, patenti a stella. Corolla rotata, con tubo brevissimo biancastro, divisa in 5 lobi azzurri ovali. Fauce con 5 squame ovali-ottuse, smarginate all'apice, cerulee. Filamenti slargati alla base e antere sagittate, mucronate.

Iperico, Erba di San Giovanni comune

Hypericum perforatum

Pianta glabra (!). Fusto alla base prostrato e lignificato, con rami orizzontali afilli e più o meno arrossati e rami eretti fioriferi, con 2 linee longitudinali su lati alterni negli internodi successivi. Foglie lanceolate, cosparse di ghiandole traslucide e con ghiandole scure sul bordo. Corimbi multiflori; brattee strettamente lanceolate 1x5 mm; sepali lesiniformi, interi, acutissimi; petali ellittici (6 X 10-12 mm), spesso asimmetrici, dentellati, con ghiandole scure sul bordo.

Veronica comune

Veronica persica

Erba annua procumbente, 5-30 cm, spesso ramosa alla base, con fusti pubescenti. Foglie opposte in basso, poi alterne, brevemente picciolate, pubescenti, ovali-triangolari, troncate alla base. 5-25 x 4-15 mm, oppure cuneato-lanceolate. Fiori isolati ascellari, con pedicelli pubescenti di 1-4 cm. Calice con sepali ovali-lanceolati, 4-8 x 2-3 mm, leggermente ineguali, ciliati. Corolla azzurra, 8-12 mm di diametro. Capsula compressa ai lati, 4-7 x 6-9 mm, con due lobi divergenti separati da un profondo seno, pelosa e glandulosa soprattutto lungo la carena. Semi ovali-ellittici 1,5-2 mm, bruni, rugosi trasversalmente.

Borsa del pastore

Capsella bursa-pastoris

Fusti eretti, glabri o poco pelosi. Foglie basali in rosetta a contorno spatolato (0.5-2 X 3-10 cm), irregolarmente pennato-partite, le cauline progressivamente intere a sagittato-amplessicauli. Racemo allungato; sepali verdastri di 1-2 mm; petali di 2-3 mm, bianchi; siliquetta triangolare, all'apice troncato-retusa di 4-6 mm, stilo persistente di 0.5 mm; peduncoli patenti di 0.5-2 cm. Variab. - Forma delle foglie, colore dei fiori, portamento, aspetto del fr. sono estremamente variabili e per la diffusa autogamia tendono a fissarsi nelle popolazioni naturali.

Veronica a foglie di cimbalaria

Veronica cymbalaria

Erba annua a fusti ascendenti, 10-40 cm. Foglie picciolate, con lamina lanceolato-rotondata, 5-20 x 5-20 mm. 5-9 lobe, pubescenti sulle due facce. Fiori in racemi terminali allungati, all’ascella delle foglie, con pedicelli di 1-4 cm, con peli semplici o glandulosi. Calice con 4 sepali ovali o ovali-lanceolati, 3-4 x 2-3 mm, ciliato-glandulosi al margine. Corolla 6-10 mm di diametro, bianca. Capsula globuso-depressa, 2-4 mm, debolmente biloba, pubescente per peli semplici, talora con qualche pelo glanduloso. Semi ovoidi, 2-2,7 mm, bruno-nerastri.

Rosmarino

Rosmarinus officinalis

Pianta con profumo aromatico intenso (!). Cespuglio con rami prostrati o ascendenti, raramente eretti; corteccia bruno-chiara. Foglie lineari, revolute sul bordo, dunque apparentemente di 2-3 X 15-28 mm, verde-scure e lucide di sopra, bianco-tomentose di sotto; fascetti ascellari generalmente presenti. Racemi ascellari brevi, 4-16 fiori; calice pubescente bilabiato 5-6 mm, diviso su 1/3; corolla 10-12 mm, azzurro-chiara o lilla, raramente rosea o bianca.
Nota - Questo diffuso e caratteristico componente della macchia bassa e gariga mediterranea, già dall'antichità è comunemente impiegato come pianta medicinale, aromatica e condimento. Nella cucina italiana il Rosmarino è di uso frequentissimo, soprattutto per arrosti e condimenti; per questo motivo è coltivato comunemente negli orti e giardini in tutta la zona dell'Olivo e della Vite, e spesso al riparo dei muri esposti a mezzogiorno o su rupi soleggiate può essere incontrato come pianta apparentemente selvatica. Si può ritenere spontaneo tuttavia solo lungo le coste, con esclusione di quelle del Medio ed Alto Adriatico; solo nell'Italia Meridionale, Sicilia e Sardegna penetra anche ad una certa distanza dal mare, però sempre in ambiente di macchia. Nell'Italia Settentrionale è spontaneo solo in Liguria e sul Garda: le località citate da Fiori (Duino, Lit. Veneto al Cavallino) sono certamente dovute a piante inselvatichite; anche sul Garda il Rosmarino è generalmente inselvatichito, però il Béguinot {Pubbl. Ist. Bot. Messina, 1924) descrivendo le stazioni sulle rupi sopra Tignale, Campione e Limone annota «Nessun dubbio sull'assoluta spontaneità della specie in questo tratto della riviera», che dunque rappresenterebbe l'estremo avamposto, isolatissimo, della specie in Italia.

Verbena comune

Verbena officinalis

Fusti legnosi solo alla base, ascendenti, 4angolari-solcati e pubescenti sugli spigoli. Foglie spatolate (1-2. x 3-5 cm), lobate o pennatosette, le superiori ridotte e più o meno intere: nervature sporgenti di sotto. Spighe 3-6 cm alla fioritura; alla fruttificazione 10-25 cm, con 1-2 paia di rami basali arcuati; brattee lanceolato-acuminate: calice 15 mm: corolla 4 mm, roseo-violetta sul bordo; acheni 1.5-2 mm, con 4-5 strie longitudinali sul dorso.
Nota - È dubbio se si tratta di pianta indigena da noi, essa vive sempre in contatto con gli insediamenti umani e non si inserisce in alcun tipo di vegetazione naturale. Nell'antichita era considerata medicinale ed avere una parte importante in pratiche magiche, superstiziose o folcoristiche. Molte specie di Verbena sono coltivate per ornamento, però nessuna tende a naturalizzarsi.

Euforbia cespugliosa

Euphorbia characias

Frutice cespitoso, pluricaule, 30-90 cm, tomentoso, glaucescente. Fusti legnosi in basso, ramosi, fogliosi e denudati in basso, a foglie bislungo-lanceolate o oblanceolate, 3-12 x 0,5-1,3 cm, le superiori patenti, le inferiori più lunghe e rivolte in basso. Brattee bislunghe o ovali-bislunghe, saldate per metà e più, formanti una scodella, in genere rivolte verso il basso, le fiorali 2, opposte, ovali-rombiche. Ombrella a numerosi raggi pubescenti, eretti e bifidi. Glandule 4, disposte a croce, semilunari o subtrigone, rosso-brune. Cassula globoso-ovoidea, 4-7 x 5-6 mm, densamente villosa, profondamente solcata, tricocca, con stili allungati. Semi ovoidi, cinerini, lisci.

Ortica membranosa

Urtica membranacea

Pianta monoica (!). Fusti scanalati ascendenti. Foglie con picciolo lungo circa quanto la lamina, questa ovata (15-25 x 18-30 mm), con base cordata e 8-15 denti per lato; stipole 2. Racemi unisessuali, i femminili maggiori della foglia ascellante, arcuato-eretti, i maschili con asse appiattito.
Variabilità - A volte i racemi presentano commisti fiori dei due sessi ed asse non appiattito.

Anemone dei fiorai

Anemone coronaria

Fusti eretti, ingrossati, flessuosi. Foglie basali bipennate, divise in lacinie lineari; foglie cauline formanti un involucro poco sotto del fiore con base allargata-bratteiforme e bordo sfrangiato. Fiori (diam. 3.5-6.5 cm) di regola con 6-8 petali ellittici o subrotondi; antere blu-violette. Il colore dei petali nelle forme selvatiche è per lo più violetto o rosso-violetto con tendenza in singoli individui a sbiancare; questo tipo (var. cyanea Risso) prevale sul versante adriatico ed in Sicilia; nell'area occidentale sono invece frequenti popolazioni a fiori rosso o purpureo (var. phoenicea Jordan). Anche la forma dei petali varia molto, dalla normale (ellittica o subrotonda) a più o meno dentata o irregolarm. lobata, cuoriforme, oppure ristretta o carenata; si conoscono pure forme a petali acuti, brevi e stretti oppure con fiori pieno. Non pare che tutte queste variazioni possano esser fissate in tipi con reale valore tassonomico. In generale si ammette che Sp. Anemone coronaria sia originaria dal Medio Oriente, però la sua introduzione in Italia, almeno per quanto riguarda la forma a fiori violetto infestante le colture è certo assai antica (archeofita); nell'It. Centr. si presenta vicino alle rovine etrusche di Fesulae, Cures, Tibur (Montelucci in litt.), il che testimonia un'antica introduzione; le colonie sparse nell'It. Sett. (spesso effìmere) sono invece probabilm. più recenti e derivate da ceppi coltivati per ornamento a partire dal secolo XVI.

Iva strisciante

Ajuga reptans

Fusti fioriferi eretti, alternamente lanosi in alto, alla base con lunghi (1-3 dm) stoloni striscianti e radicanti ai nodi. Foglie basali spatolate, crenate (2-4 x 8-12 cm), con picciolo lungo quanto la lamina; foglia cauline subsessili (1.5-2 x 3-4 , cm). Inflorescenza generalmente densa; brattee fogliacee, non colorate, le superiori minori dei fiori; calice 4-6 mm con denti lunghi quanto il tubo; corolla azzurro-violetta venata di bianco, con tubo pubescente di 9-10 mm, labbro superiori nullo, labbro inferiori di 6 mm; stami emergenti dal tubo.
Variabilità - Sporadicamente si presentano individui privi di stoloni, che potrebbero esser confusi con Sp. Ajuga genevensis, da cui si distinguono tuttavia per la caratteristica pubescenza sulle facce opposte ad internodi alterni.

Euforbia minore

Euphorbia peplus

Erba annua, glabra, semplice o ramosa, 5-25 cm. Foglie sparse, ovali-cuneate o obovali, brevemente picciolate, intere. Brattee 3, ovali-cuneate o obovali, brevemente picciolate, intere, rattee ovali-ellittiche, sessili. Ombrella a 3 raggi ripetutamente dicotomi, eretto-patenti. Glandule 4, sessili, giallo-verdi, a corna filiformi-setacee. Capsula pendula, ovato-trigona, solcata, bialata al dorso, liscia. Semi cenerini, bislunghi, l.l-l.4 mm, esagonali, a facce solcate o con 3-4 fossette.

Narciso

Narcissus tazetta

Bulbo piriforme (3X4 cm) con tuniche brune talora allungate ad avvolgere lo scapo, questo robusto. Foglie 4-6, piane, larghe 1(2) cm e lunghe quanto lo scapo, ottuse. Fiori 3-8(20), generalmente profumati; spata membranosa generalmente biancastra 5-6 cm; perigonio con tubo di 15-20 mm e lacinie lanceolate (4-8 X 9-12, raramente 15 mm); paracorolla a forma di tazzina diametro 6-8 mm, lunga 3-5 mm; capsula obovoide (1/1.5 cm), coriacea; semi neri, 3 mm.
Variabilità. N. tazetta subsp. tazetta (perigonio con lacinie bianche; paracorolla gialla). N. tazetta subsp. bertolonii (perigonio con lacinie giallastre; paracorolla di un giallo più intenso) Le due subspecie, ben caratterizzate allo stato puro, sono in realtà collegate da una miriade di forme intermedie, spesso fissate dalla coltura. La variabilità si rende evidente soprattutto nei caratteri seguenti: fusti, da cilindrico a compresso-bitagliente; foglia larghe da 5 a 20 mm, di colore dal verde al glauco; fiori più o meno numerosi; perigonio da piccolo (diametro 2 cm) a grande (4 cm); lacinie perigoniali in tutte le gradazioni dal bianco al giallo carico; paracorolla di un giallo più o meno intenso oppure anche bianca (pare solo in ceppi coltivati); inoltre si distinguono popolazioni brevi- e longistile. Con la combinazione di questi caratteri è possibile individuare un numero pressoché illimitato di entità, di valore tassonomico scarso o nullo.Nome popolare italiano (diffuso in Liguria, Lombardia, Veneto, Friuli ed Emilia) ripreso e codificato dal Linneo, evidentemente ispirato alla forma della paracorolla; oggi diremmo piuttosto «tazzina».

Grespino spinoso

Sonchus asper

Fusto robusto, poco ramoso; foglie spesse, pungenti, generalmente lucide di sopra; orecchiette avvolgenti il fusto ed arrotolate a chiocciola; capolini in cime ombrelliformi, raramente fioccosi alla base; acheni 1 X 2.5 mm, obovato-ellittici, bruscamente ristretti all'apice, con 3 coste longitudinali marcate, ma per il resto lisci.