Piante a fiori gialli

Ecco alcune piante a fiori gialli presenti sul sito

Piante presenti: 67

Tasso barbasso

Verbascum thapsus

Pianta con lanosità bianca o più o meno giallastra (!). Fusto semplice, densamente foglioso. Foglie lanceolate, le inferiori di 3-4 X 10-15 (e fino a 10 X 30) cm, crenulate, le cauline minori, alla base lungamente decorrenti sul fusto e formanti ali larghe 2-3 cm. Inflorescenza semplice, cilindrica; brattee lanceolato-acuminate 12-18 mm; fiori  subsessili; calice bianco-lanoso 7-10 mm; corolla giallo-pallida a bianco-lattea, pubescente all'esterno; stami dimorfi, gli inferiori glabri, i superiori bianco-lanosi; antere gialle 1 mm; capsule 7-10 mm.

Lattuga dei boschi

Lactuca muralis

Cespica di Sumatra

Erigeron sumatrensis

  • Sinonimi accettati: Conyza albida Willd. ex Spreng.
  • Fioritura: da giugno fino a novembre
  • Sistema Raunkiær: Terofite (T) - Scapose (T scap)
  • Formula fiorale: K 0, C (5), A (5), G 2 infero

Finocchio selvatico

Foeniculum vulgare

Pianta dall'aroma dolce intenso (!). Rizoma orizzontale nodoso ed anulato, biancastro; fusto eretto, verde-scuro, cilindrico, ramoso. Foglie 3-4 pennatosette, completamente divise in lacinie capillari, per lo più giallastre. Ombrelle senza involucro; petali gialli ; frutti 4-7 mm.

Calendula, Fiorrancio selvaggio

Calendula arvensis

Fusti eretti o ascendenti, ramosi,e più o meno corimbosi. Foglie inferiori lanceolato-spatolate (6-15 X 20-50 mm) irregolarmente dentellate al margine, le cauline minori. Capolini (diam. 2-3 cm) numerosi, alla fiori tura inclinati; squame 7-9 mm; fiori  gialli , raramente aranciati, i periferici ligulati; acheni esterni rostrati lunghi fino a 15 mm, i mediani cimbiformi ed i centrali anulari.
Variabilità - La pelosità può essere scarsa o più o meno densa ed allora vellutata oppure scabra per peli uncinati. Nella subsp. (a) il tipo più diffuso presenta ligule lunghe 10-15 mm; le popolazioni a ligule brevi (5-6 mm) sono molto differenziate e danno spesso l'impressione di sp. distinte: esse sono state indicate come C. parviflora Rafin., C. stellata Cav., C. micrantha Tineo.

Eliantemo maggiore

Helianthemum nummularium

Fusti legnosi alla base ispidi e rugosi; rami ascendenti. Foglia tutte stipolate, con lamine ellittiche o lanceolate, le maggiori di 20-35 mm; picciolo di 2-4 mm; stipole di 1(2) X 6-10 mm Cime 4-7flore, più o meno unilaterali; peduncoli incurvati; sepali esterne lineari, lunghi la metà degli interni, ovato-acuminati; petali spatolati a cuoriformi; capsula 6-9 mm, ricurva.Europeo-Caucas.In tutto il territorio: C,però manca nella Pad. e nelle altre piane alluvionali.Gruppo problematico, perché tutti i caratteri qui sotto utilizzati tendono a sfumare nelle aree di contatto fra le varie subsp. Una determinazione si può dare solo in base a raccolte abbondanti: singoli individui possono però fare eccezione e presentarsi come inclassificabili. Tutto il gruppo attende una revisione esauriente.Nota - Nell'It. di NE le subsp. appaiono ben segregate, anche come ecologia, e cioè la subsp. (a) sulle sabbie calc., del litorale (Scabiosetum), la subsp. (c) nei prati aridi a Bromus erectus, la subsp. (g) in alta montagna su dolomia nel Seslerio-Semperviretum e la subsp. (b) allo stesso livello ma su lave quasi prive di calcare nei pendii a Festuca nigricans. In queste zone sono esclusivi i tipi a petali gialli . Il problema è più complesso attorno alle Alpi Maritt., che probabilmente rappresentano il massimo centro di differenziazione di questo gruppo, per l'instabilità dei caratteri riguardanti la pelosità ed il colore dei petali.

Senecione comune

Senecio vulgaris

Fusto ascendente o eretto, ramoso-corimboso in alto. Foglie basali spatolate (fino a 2 X 7 cm), lobate o partite, le infime solamente dentate; foglia cauline semiamplessicauli, pennato-partite. Involucro cilindrico-piriforme (3-4 X 6-7 mm); squame esterne 10-12 (in visione laterale o su materiale essiccato 5-6 squame per lato), con punta nera o interamente nere; squame interne dopo la fiori tura ribattute; fiori  gialli , tutti tubulosi (7 mm), appena sporgenti dall'involucro; acheni 1-2 mm.
Nota - Pianta a ciclo breve (2-3 mesi dalla germinazione del seme alla maturità sessuale), con parecchie generazioni in un anno; nelle zone più fredde la fiori tura si concentra nei mesi estivi e spesso Sp. Senecio vulgaris tende a passare a bienne. Varia notevolmente nella statura e ramificazione: individui ridotti, spesso con fusto semplice e pochi cm d'altezza, possono essere confusi con Sp. Senecio pygmaeus (S. pygmaeus sensu Strobl non DC). Sporadicamente si presentano individui con pochi fiori  periferici ligulati (forse ibridi con le sp. precedenti, cfr. anche Sp. Senecio sylvaticus); in Sardegna sembra dominare un tipo con pelosità più densa (var. tyrrhenus Fiori ), in Sicilia è indicata una var. siculus Guss. a squame esterne ridotte; nelle stazioni aride e subsalse compaiono ecotipi a foglie carnose e spesso un po' glabrescenti. Sp. Senecio leucanthemifolius-Sp. Senecio vulgaris costituiscono un gruppo di sp. affini, con spiccata tendenza alla formazione di tipi locali; è probabile che questo sia conseguenza di accentuata autogamia: i fiori , pare vengano solo raramente visitati da insetti impollinatori. È probabile che questo gruppo abbia il suo centro nel Mediterraneo, forse fra la Sicilia, Sardegna ed Italia Meridionale. Qui probabilmente va cercata anche l'origine di Sp. Senecio vulgaris; come mai solo questa sp. abbia poi potuto adattarsi agli ambienti creati dall'uomo ed espandersi su tutto il Globo non è chiaro.
Confusione - Con Sp. Senecio sylvaticus.

Radicchio raggiato

Hyoseris radiata

Radice grossa, robusta, portante una rosetta di foglia pennatosette (2-2.5 X 10-14 cm) con 7-8 segmenti per lato (dalla base verso l'alto progressivamente ingranditi) e picciolo lungo ⅛-⅕ della lamina; peli ispidi patenti presenti almeno sulla rachide. Scapi eretti, più o meno ispidi, afilli e indivisi. Capolini (diametro 4-4.5 cm) 20-60 fiori  e più: involucro cilindrico-campanulato diametro 7-8 mm, formato da 5-8 squame lanceolate, rinforzate da 3 squamette esterne lunghe ⅓: fiori  gialli , gli esterni con ligula di 3-4.5 X 15-17 mm, inferiormente verdastra e spesso arrossata, gli interni progressivamente minori ed interamente gialli ; acheni periferici cilindrico-angolosi, sterili.
Variabilità - La pelosità mostra variazioni saltuarie (come del resto in tutte le specie nostrane di questo genere): individui ispidi ed altri del tutto glabri possono venire incontrati nella stessa popolazione; le foglia tuttavia sono quasi sempre ispide almeno sulla pagina inferiore attorno alla nervatura centrale i segmenti fogliari sono spesso diretti verso il basso e si ricoprono parzialmente, i maggiori hanno forma irregolarmente triangolare con un dente sul lato superiori ed 1-2 denti sull'inferiore, però anche a questo proposito esiste una elevata variabilità individuale. Popolazioni con foglie quasi del tutto glabre e segmenti laterali interi, con apice arrotondato, osservati in ambienti litorali della Sardegna ed a Pantelleria (forse anche sulle coste tirreniche della Penisola) hanno aspetto molto caratteristico e sono state indicate come H. lucida L., ma è poco verosimile che si tratti di specie distinta.

Lattuga a foglie di salice

Lactuca saligna

Simile a {4398}, ma generalmente senza setole subspinose; foglie completamente divise in lacinie sottili, l'apicale spesso allungatissima; capolini subsessili in spighe allungate; fiore spesso scrziati di putpureo; acheni provo di setole, con becco lungo 1.5 volte il corpo.Eurimedit.-Turan.In tutto il territorio C.Nota - Anche le foglie di Sp. Lactuca saligna, come quelle di Sp. Lactuca serriola, tendono a disporsi parallelamente ai raggi del sole (Erba Bussola).

Ginestra comune

Spartium junceum

Fusti verdi, cilindrici, compressibili ma tenaci, eretti o ascendenti, ramosissimi. Foglie precocemente caduche, alla fiori tura più o meno scomparse, lanceolate (3-6 x 18-25 mm). Fiori  in racemi terminali lassi; peduncoli obconici (3 mm, nel frutto 6 mm); calice 4 mm; corolla giallo-intensa con carena di 22-25 mm e vessillo di 20 X 18 mm; legume eretto, un po' falciforme, 6 X 50-80 mm, pubescente.
Nota - La Ginestra si presenta di regola in popolamenti densi, anche su ampie estensioni, e costituisce un elemento caratteristico del paesaggio vegetale italiano; tuttavia essa non forma una propria associazione, e la florula che l'accompagna è costituita principalmente da specie ubiquiste. La ginestra è generalmente pioniera sui suoli pesanti (es. le argille plioceniche dell'Appennino Settentrionale e Centrale, le marne cale, dei Colli Euganei, le arenane flyschoidi del ciglione carsico provincia Trieste), e contrariamente a quanto si pensa, richiede una buona disponibilità d'acqua nel terreno; è calcifila preferente ma non esclusiva; ha il suo optimum nella fascia submediterranea, ma penetra comunemente anche in quella mediterranea, anche nella macchia sempreverde. Per la sua capacità di colonizzare ambienti scoperti è stata cantata da Leopardi; ha attirato d'altronde l'attenzione dei forestali, prestandosi egregiamente al consolidamento di pendii franosi. Nel complesso, nonostante l'habitus insolito, dà l'impressione di una specie recente, probabilmente postglaciale, in vigorosa espansione solo nelle nicchie ecologiche che presentano scarsa o nulla concorrenza da parte di altre specie arbustive.

Cinquefoglia comune

Potentilla reptans

Fusti striscianti, radicanti ai nodi, lunghi fino ad 1 m. Foglie con 5 segmenti, i maggiori di 8-20 X 16-60 mm, con 6-7 denti per lato. Fiori  isolati su peduncoli eretti (5-8 cm), ascellari alle foglia delle rosette; segmenti dell'epicalice e sepali di 2 X 4-6 mm; petali gialli , obeordati (10 X 12 mm).

Erba cornacchia comune, erba dei cantori

Sisymbrium officinale

Pianta erbacea annua con unico caule, radice fittonante e di colore bianco (20 ) 30 - 90 cm.Fusto eretto, con ramificazioni patenti o eretto-patenti ad angolo retto, rigidi e di colore verde opaco o violaceo e con sparsi peli di 1 mm.Foglie basali picciolate, disposte in rosetta, pennatosette ± lirate con segmenti oblungo - obovati, con lobo terminale più lungo e inciso - dentato (2 - 3 x 6 x 12 cm); foglie intermedie semiamplessicauli con 2 lobi laterali ± pelosi, dentate e lunghe fino a 5 cm; le foglie superiori amplessicauli, generalmente astate con lobo terminale oblungo-lanceolato e 2 lobi laterali patenti.Infiorescenza spiciforme, in racemo nudo, terminale, denso all'antesi e ± lasso alla fruttificazione.Peduncoli fruttiferi appressati al caule, ingrossati, densamente pelosi o talvolta glabri (2 mm) ± quanto le silique.Sepali 4 ± eretto-patenti di c. 2 mm e con peli radi.Petali 4 di colore giallo chiaro e lunghi 3 - 4,2 mm.Stami 6 esterni 2,2 - 2,5 mm, quelli intermedi 2,5 - 3 mm.Antere gialle 0,4 - 0,5 mm.Il frutto è una siliqua con peduncolo appressato al caule, eretta di forma cilindro-conica a 2 valve trinervate e ricoperta di densa peluria (9) 13 - 17(25) x 1,5 mm; a maturità si apre lungo le 3 nervature liberando da ognuna delle 2 valve 1 rango di semi bruni (8 - 14 (20) che misurano 1 - 1,3 x 0,6 - 0,8 mm.
Note, possibili confusioni: potrebbe essere scambiato, allo stadio di rosetta, con Sisymbrium erysimoides Desf. perchè poi all'antesi presenta fiori  biancastri e silique non appressate ma patenti.
Etimologia: il nome del genere deriva dal greco " σισύμβριον" = " sisymbrion" nome del crescione e di altre erbe usate nell'antichità e menzionate da Teofrasto, Aristotile e Aristofane.Oppure, secondo Varrone, il nome era stato preso dall'effige di donna "Sisymbria" che ornava gli antichi teatri.L'epiteto della specie ricorda che la pianta veniva trattata nell'officina = "laboratorio" "farmacia" Classificata dal botanico italiano Giovanni Antonio Scopoli (1723 - 1788), uomo poliedrico in grado di lasciare traccia importante di se attraversando argomenti scentifici come la medicina, la chimica, la metallurgia, l'ornitologia e la botanica.
Proprietà ed utilizzi: pur non essendo ancora provato scentificamente il principio attivo, l'uso dell'erisimo è molto antico, infatti nella medicina popolare è stato utilizzato in modo sistematico come decongestionante della mucosa faringea, antidiafonico, diuretico, espettorante. Tali proprietà si fanno risalire alla presenza di inirosina (essenza solforata), mucillagini, destrina, pectina, glucosidi,L'infuso unito all'acqua è un ottimo decongestionante della pelle da usare durante il bagno.
Curiosità: questa specie viene chiamata anche "erba dei cantori" per l'uso che ne facevano per i piccoli dei cori di voce bianche; di questo si hanno testimonianze sin dal periodo rinascimentale quando Jacques Dalechamps (1513 - 1588), da testimonianza che il medico Guillaume Rondelet con questa pianta riuscì a guarire uno dei ragazzi del coro.

Agrimonia comune

Agrimonia eupatoria

Fusto eretto, cilindrico con peli brevi e lunghi misti. Foglie imparipennate a contorno oblanceolato (6-8 x 10-15 cm) con 4-5 paia di segmenti principali (fino a 2.5 X 5 cm) e segmenti brevi (5-15 mm) intercalati; pagina inferiore più chiara; generalmente foglie cauline minori intenodi. Racemo spiciforme allungato (1-3 dm); peduncoli 2 mm, nel frutto riflessi; sepali 1.5 mm; petali gialli  (2x3.5 mm); stami 10-20; frutto clavato (3x7 mm) all'ascella di una brattea divisa in 5 lacinie, nella metà superiore con un anello di aculei uncinati.

Perpetuini profumati

Helichrysum stoechas

Pianta di odore aromatico (!). Fusti legnosi ramificati formanti un denso pulvino basale, bianco-tomentosi; peli crespi (diam. 3.8-5.7 µ) formanti uno strato sottile, che nei fusti e nelle foglie alla fine tende a distaccarsi lasciando trasparire i parenchimi sottostanti. Foglie 1 x 15-25(-35) mm, con bordo completamente revoluto. Capolini a 5-10 in corimbi densi, spesso glomeruliformi; involucro generalmente subsferico, alla fine emisferico (5-6 X 5-6 mm); squame giallo-chiare, alla fine brune, le superiori acute; fiori  circa 20, giallastri (3.5-4.0 mm); tubo allargantesi nella metà superiore.

Meliloto comune

Trigonella officinalis

Cardo scolimo

Scolymus hispanicus

Fusto ramoso-corimboso, con ali brevi e interrotte. Foglia pennatopartite o pennatosette (5-12 cm) con denti profondi, spine robuste, lamina verde, non o scarsamente coriacea; foglie superiori largamente amplessicauli. Capolini sia ascellari che terminali, avvolti da generalmente 3 brattee, queste con spine larghe circa quanto l'area centrale indivisa; squame lesiniformi, progressivamente assottigliate in punta acutissima; corolla gialla, 1 X 16-17 mm (nei fiori  centrali spesso minore); antere gialle; achenio ovoide-compresso con piccola coroncina e 2(4) setole caduche.

Dente di leone delle Apuane

Leontodon anomalus

Pianta ruvida. Radice fittonosa verticale, portante numerose rosette; scapo monocefalo, con alcune squame. Foglie lineari-lanceolate, debolmente sinuoso-dentate o quasi intere con peli di 0.2-0.8 mm con (2)3(4) raggi ripiegati verso il basso, più brevi dello stipite. Capolini dapprima penduti; squame sul bordo con peli semplici fitti, sul dorso con peli semplici sparsi e talora peli biforcati; corolla di un giallo chiaro, luminoso; acheni con pappo bruno-chiaro inizialmente piumoso, quindi (per caduta dei peli di II ordine) apparentemente con setole semplici.Endemica Lig. Occid. pr. Finale, A. Apuane, App. Moden. e Pistoiese: R.Variab: Si presenta in due aree (Lig. Occid.. Toscana) completamente disgiunte l'una dall'altra: le piante liguri sono state descritte come var. finalensis Bicknell et Fiori , ma risultano indistinguibili da quelle toscane. Sp. Leontodon anomalus presenta modeste variazioni (senza significato tassonomico) nella pelosità; raramente si osservano singoli individui con scapo biforcato e 2 capolini: alla biforcazione si sviluppa una foglia simile alle basali, ma lunga non oltre ⅔ di queste.

Grespino dei campi

Sonchus arvensis

Rizoma cilindrico (diametro 1 cm), verticale o più o meno lungamente strisciante; fusto eretto, liscio e glabro, in alto ramoso-subcorimboso e con ghiandole gialle. Foglie inferiori (1-2 dm) con zona centrale indivisa larga 1-2 cm, 2-3 coppie di lobi grossolani e lobo terminale acuto, più raramente con doppia dentatura grossolana ovveto quasi intere; lamina un po' coriacea e glaucescente, spinulosa sul bordo; foglia cauline con orecchiette basali semiamplessicauli cordate. Capolini (diametro 2-4 cm) con involucro cilindrico (7-15 X 12-25 mm); squame esterne lanceolate; fiore giallo-dorati 12-20 mm; acheni 3-3.5 mm, bruno-scuri, con pappo niveo.

Iperico, Erba di San Giovanni comune

Hypericum perforatum

Pianta glabra (!). Fusto alla base prostrato e lignificato, con rami orizzontali afilli e più o meno arrossati e rami eretti fiori feri, con 2 linee longitudinali su lati alterni negli internodi successivi. Foglie lanceolate, cosparse di ghiandole traslucide e con ghiandole scure sul bordo. Corimbi multiflori; brattee strettamente lanceolate 1x5 mm; sepali lesiniformi, interi, acutissimi; petali ellittici (6 X 10-12 mm), spesso asimmetrici, dentellati, con ghiandole scure sul bordo.

Cocomero asinino

Ecballium elaterium

Fusti striscianti sul terreno, ispidi. Foglie con picciuolo allungato e lamina ovale o cuoriforme (3-7 X 4-10 cm) ondulata e dentellata sul bordo. Fiori  monoici, i maschili in racemi ascellari, i femminili solitari; corolla più o meno rotata (15-20 mm), giallo-pallida; frutto ovoide (1-2 X 2-5 cm), ispido, a maturità proiettante ad un metro e più di distanza i semi ed un liquido amaro.

Linaiola comune

Linaria vulgaris

Fusti eretti, ramosi, in alto peloso-ghiandolosi. Foglie alterne, lineari di 1-1.5 X 35-50 mm, raramente 2.5(10) X 45-60 mm, uninervie, acute. Racemi densi; peduncoli 2-8 mm; calice con lacinie di 2-3 mm; corolla gialla 25-30 mm (sperone di 9-12 mm); capsula ovoide 5 X 6-10 mm.
Nel Meridione è diffusa una forma a fiori  più grandi e colore più scuro, indicata come L. speciosa Ten.

Ravanello selvatico

Raphanus raphanistrum

Pianta peloso-ispida su fusto e foglia (!). Fusto ginocchiato, ascendente o eretto. Foglie lirate lunghe 8-15 cm, con segmento terminale lanceolato (2-3 X 4-6 cm) e 2-4 segmenti laterali minori; foglia cauline ridotte. Sepali violacei; petali spatolati 14-25 mm; silique erette, più o meno arcuate su peduncoli di 15-25 mm, con 3-11 ingrossamenti sovrapposti, lunghe in complesso 3-6 cm dei quali almeno la metà è costituita dal becco.

Mazza d'oro comune

Lysimachia vulgaris

Fusto eretto, pubescente, scanalato, spesso ampiamente ramoso. Foglie con picciolo di 1-2 cm e lamina lanceolata (2-3 X 7-12 cm) ovvero oblanceolata (fino a 4 X 12-14 cm), glabra e lucida di sopra, più chiara e pubescente sui nervi di sotto; margine intero ondulato; nervature reticolate. Fiori  (diametro 1.5 cm) in pannocchie piramidali alla base fogliose, in alto con brattee lineari; peduncoli con densi peli semplici e ghiandolari; calice con lacinie acute, bordate di rosso, 1 x 3-4 mm; corolla gialla, con tubo brevissimo e segmenti ellittici (5 X 10 mm); stami saldati su ½; capsula subsferica (4-6 mm) con stilo presto caduco.
Eurasiatica.
Settentrione e Centro, Corsica: C; ancora provincia Potenza, sul Pollino e Sicilia a Spaccaforno.
Variabilità - In relazione all'habitat palustre è specie piuttosto polimorfa. Normalmente essa cresce negli ambienti in fase d'interramento, nella vegetazione a Phragmites e nelle fasi di consolidamento ad Agrostis stolonifera; sporadicamente può mantenersi anche nelle boscaglie ripariali. In genere la pianta radica su fango, talora anche ricoperto da un velo d'acqua. In condizioni ecologiche particolari (stazioni inondate) può sviluppare stoloni epigei lunghi fino a qualche metro; in Germania è stata pure osservata una forma submersa Gliick del tutto glabra, sterile e con foglia pellucide.

Erba di S. Giovanni arbustiva,Androsemo

Hypericum androsaemum

Pianta inodora (!). Arbusto sempreverde con rami rossastri, percorsi da 2 linee longitud. Foglia ovate (2-5 X 5-10 cm), semiamplessicauli, glauche di sotto. Cime corimbose pauciflore; sepali ineguali, ovati, di 3-5 X 5-8 mm; petali 6-12 mm; stami in 5 gruppi; stili più brevi dell'ovario; capsula nero-bluastra diametro 8 mm, circondata dai sepali persistenti (i maggiori alla frutt. sono di 8 X15 mm).Euri-medit. - Occid. (Subatlant.).In tutto il territorio (manca in Trent.?), ma in molte zone solo inselvatichito: C.Nota - Frequentemente coltiv. nei parchi, sfugge alla coltura e si impianta nella vegetazione naturale; oggi è, impossibile precisare in quali zone d'Italia Sp. Hypericum androsaemum sia realmente pianta nativa, però tenderei a ritenerlo originario nelle isole ed in tutta la Penisola fino ai bordi dell'Emilia e della Lig.; più a N invece sembra specie naturalizzata.

Primula comune

Primula vulgaris

Rizoma obliquo, breve (3-5 X 30-40 mm) con grosse radici secondarie; fusto nullo (cfr. Nota). Foglie tutte basali, oblanceolato-spatolate (alla fior. 1-2 X 5-9 cm, in seguito grandi fino al doppio e più), con apice arrotondato e margine irregolarmente eroso-dentellato, progressivamente ristretto fino alla base. Fiori  portati da piccioli di 4-7 cm; calice con tubo di 3 X 10 mm e denti lesiniformi di 5-7 mm; corolla gialla (nel secco spesso verde-azzurra) con tubo di 13-20 mm e lobi obcordati (7-12 X 10-15 mm), portanti una macchia più scura alla base.
Nota - Sp. Primula vulgaris è strettamente collegata a Sp. Primula elatior per i caratteri del calice, di notevole peso tassonomico, e per la colorazione della corolla (giallo-chiara, anziché giallo-uovo). La caratteristica disposizione dei fiori  si potrebbe interpretare come derivata da una normale ombrella (simile a quella di Sp. Primula elatior e delle Primula in maggioranza) per progressiva riduzione dell'asse comune fino a totale annullamento di questo. In effetti, singole specie prive di scapo si presentano in varie sezioni del subgen. Primula (ad es. P. juliae Kusn. del Caucaso, P. heterochroma Stapf dell'Iran Settentrionale ed il trio P. tibetica Watt - P. urticifolia Maxim, e P. fasciculata Balf. et Ward dell'Asia Centr. e Cina), sempre assieme ad una maggioranza di specie scapose. In Sp. Primula vulgaris l'esistenza dei tipi ancestrali scaposi può ritenersi verosimile in quanto nelle popolazioni selvatiche sporadicamente compaiono individui con uno scapo più o meno allungato: essi sono stati indicati come var. caulescens Koch, ma rappresentano solo una variazione accidentale.
P. sibthorpii Hoffmgg. (probabilmente, una sottospecie di Sp. Primula vulgaris) dell'Albania, Macedonia, Asia Minore e Caucaso è simile, ma con corolla rossa o purpurea: introdotta nell'Europa Occidentale (la prima notizia risale al 1622) per ornamento è spesso coltivata, anche in ibridi con Sp. Primula vulgaris, che sporadicamente si osservano più o meno spontaneizzati presso i centri abitati e nei parchi e giardini.
Eterostilia - Nelle popolazioni naturali di Sp. Primula vulgaris si riconoscono facilmente individui a fiori  longistili ed altri (per il resto identici) con fiori  brevistili: il fenomeno è molto evidente e venne descritto già da Darwin. Il rapporto quantitativo normale è 1:1 (secondo altre misure 0.6:0.4), ma in generale è necessario misurare un gran numero di individui per ottenere cifre non troppo divergenti da questo.

Pianta perenne erbacea, acaule; rizoma obliquo od orizzontale, breve, con grosse radici secondarie. Altezza 8÷15 cm.
Le foglie sono tutte basali in rosetta, spatolate od oblanceolate, con margine crenato-dentato; la lamina è glabra e verrucoso-reticolata sulla pagina superiore, villosa su quella inferiore. La lamina fogliare gradualmente si restringe in picciolo alato. Le foglie giovani, hanno margine revoluto, sono lunghe quanto i fiori ; da adulte si aprono completamente divenendo quasi piane, raddoppiando la loro lunghezza.
I fiori  imbutiformi, numerosi e poco profumati, portati da peduncoli radicali lanuginosi, eretti o divaricati, muniti alla base di brattee lanceolato-lesiniformi. Calice con tubo di 3 x 10 mm e denti lesiniformi. Corolla giallo pallida con sfumature aranciate alla fauce, con cinque lobi e tubo di 13-20 mm.
I frutti sono capsule ovate, deiscenti longitudinalmente per 5 denti, contenenti numerosi semi, viscidi con caruncola oleosa.

Habitat: Prati ai margini dei boschi di latifoglie, lungo i sentieri, faggete, quercete, carpineti. 0÷2.000 m s.l.m.
Etimologia: Il nome del genere dal latino”primus” = primo, a indicare la precoce fiori tura. Il nome specifico ad indicare una pianta comune.
Proprietà ed utilizzi: Specie commestibile officinale
La pianta è apprezzata per le molteplici qualità medicinali. Erba espettorante, antiinfiammatoria, ad azione analagesica e antispastica.
Nel passato venivano usate le foglie come decotto per combattere i reumatismi, con le radici venivano realizzati infusi contro l'emicrania, il succo estratto dalle foglie si usava come cosmetico per attenuare macchie e rughe.
Plinio la consigliava in caso di paralisi, gotta e reumatismi.
I fiori , le foglie e le radici essiccate possono essere impiegati per aromatizzare vini e tisane.
In cucina, le foglie più giovani possono essere consumate in insalata, ottime anche lessate e nei minestroni.
I fiori  possono essere utilizzati per preparare un ottimo tè, ad azione lievemente calmante, per preparare variopinte insalate, canditi come dolci e per farcire torte salate.
Curiosità: La primula è uno dei primi fiori  che sboccia, anche nei paesi più freddi, proprio per questo motivo è da sempre considerata il simbolo della primavera, e del rinnovamento che questa stagione porta con sé, è anche considerata emblema di giovinezza e di precocità, è nella tradizione popolare di molti popoli, pianta augurale. A questo proposito la Regina Vittoria, quando il ministro Disdraeli le consegnò solennemente la corona delle Indie, lo ricambiò con un mazzolino di primule in segno di buona fortuna.

Molte sono le leggende che riguardano la primula, una che mi piace molto è quella che riporterò qui di seguito.Molto tempo fa, quando gli uomini e gli elfi vivevano entrambi la propria vita, senza danneggiarsi a vicenda, fu proprio in un prato di primule gialle, che il re degli elfi vide per la prima volta la principessa che lo fece innamorare.Vide la giovane mortale, passeggiare in un prato di primule giallo oro, come il colore dei suoi capelli, capì che non avrebbe potuto vivere senza lei. Lei era sposa di un nobile potente, arrogante e geloso, che la costringeva a vivere in solitudine; quando vide il giovane elfo, se ne innamorò perdutamente.Il re degli elfi, si presentò alla corte del re degli umani e lo sfidò ad un gioco simile agli scacchi, lo lasciò vincere per 2 partite. Quando ormai sicuro della sua superiorità, il re umano disse di voler giocare la terza partita invitando l'avversario a scegliere la posta.“Quello che il vincitore chiederà sarà suo” disse il re degli elfi, l'umano accecato dalla propria ambizione non si accorse del tranello e fu così che perse la sua sposa.Si dice che ancor oggi, a primavera quando fiori scono le primule, i 2 amanti tornino a danzare nel luogo dove si videro per la prima volta.Allo spuntare della primula gli insetti sono ancora pochi e spesso i fiori  non sono impollinati, nel "Racconto d'inverno" di Shakespeare c'è una metafora poetica sulle "pallide primule che muoiono nubili".Nel linguaggio dei fiori  rappresenta l'emblema della prima Giovinezza.

Camomilla dei tintori

Cota tinctoria

Fumana mediterranea

Fumana ericoides

Simile a Sp. Fumana procumbens, ma generalmente maggiore e spesso con rami eretti; pelosità generalmente ghiandolare; foglie di 1 X 6-13 mm, appiattite di sopra ed oscuramente trinervie; peduncoli più allungati, più o meno diritti; petali 7x7 mm.
Nota - Sp. Fumana procumbens e Sp. Fumana ericoides sono in generale molto simili e sono state frequentemente confuse; oltre alle differenze riportate dalla chiave Sp. Fumana ericoides si distingue soprattutto per la statura maggiore ed il fusto più robusto e lignificato. Sp. Fumana procumbens è pianta degli ambienti continentali steppici, spesso con Bromus erectus, ed in generale associata a specie centroasiatiche, sudsiberiane o sudesteuropee; al suo limite meridionale si inserisce nelle cenosi submediterranee e mediterraneo-montane degli Ononidetalia strìatae. Sp. Fumana ericoides invece è negli aggruppamenti della fascia mediterranea su calcare (Rosmarinetalia), spesso associata a specie occidentali.

Eliantemo irto

Helianthemum hirtum

Fusti legnosi a corteccia scura, i fiorali bianco-tomentosi. Foglie strettamente lanceolate 1-1.5 X 7-9 mm, le inferiori fino a 4 X 13 mm, subglabre di sopra, grigio-tomentose di sotto; stipole lesiniformi 2-4 mm. Peli (5-6 mm) con setole patenti lunghe fino ad 1 mm; petali bianchi e gialli  (7-9 mm).

Verbasco sinuato

Verbascum sinuatum

Pianta densamente grigio- o giallo-lanosa (!). Fusti cilindrici, con abbondanti rami arcuati. Foglie basali 4-10 X 12-22 cm, sessili, lobate o partite con 4-5 incisioni per lato, e grossamente dentate; foglie cauline ovato-acuminate o più o meno lanceolate. Inflorescenza ampiamente ramosa; brattee (3-8 mm) con base cuoriforme di 3 X 3 mm ed apice allungato e sottile; peduncoli 2-4 mm; calice 2-4 mm; corolla diametro 15-30 mm; stami tutti con antere reniformi e filamenti violetto-tomentosi; stilo più o meno davate; capsula 2.5-4 mm.

Papavero cornuto

Glaucium flavum

Fusto glaucescente (!). Fusto eretto, ramoso, con sparse setole patenti. Foglie basali (10-20 cm) pennatosette con 4-6 segni, opposti, ovali (2x3 cm), dentati o lobati e segmenti terminale (4x2 cm) profondamente 3-lobo; foglia cauline progressivamente abbreviate, le superiori lobate. Fiori  (diametro 4-5 cm) con 4 petali obovati (3x3 cm) gialli ; capsula lineare (fino a 20 cm).

Enula bacicci, Inula vischiosa

Dittrichia viscosa

Pianta vischiosa (!). Fusto eretto, legnoso alla base, ispido in alto. Foglie sessili, semiabbraccianti, lineari-lanceolate (6-12 X 40-60 mm) intere o con dentelli acuti, ruvide, le superiori progressivamente ridotte. Capolini (diametro 1-1.5 cm) numerosi con pannocchia ricca; involucro emisferico-conico; squame interne lineari; fiori  gialli , i periferici con ligule di 5-7 mm; acheni (1.5 mm) con pappo giallastro.

  • Sinonimi accettati: Inula viscosa (L.) Aiton
  • Fioritura: da agosto fino a ottobre
  • Sistema Raunkiær: Emicriptofite (H) - Scapose (H scap)
  • Formula fiorale: K 0, C (5), A (5), G 2 infero

Aspraggine

Helminthotheca echioides

Pianta erbacea annuale o biennale, alta 40-60 cm, con fusti ascendenti, striati e spesso rossastri, divaricato-ramosi dalla base; tutta la pianta è subspinosa e ispida per robuste setole.
Foglie basali (1-5 x 5-15 cm) in rosetta, spatolate, sinuato-dentate od intere con picciolo strettamente alato, munite di grosse setole ispide ad ancora o uncinate, alcune delle quali con base verrucosa bianca; le cauline lanceolate (1-3 x 4-7 cm), sessili, semiamplessicauli, auricolate.
Capolini (Ø 15-30 mm) disposti in corimbi irregolari con peduncoli di 1-5 cm; le squame esterne (3-5) dell'involucro fogliacee, larghe (6-12 mm), ± cuoriformi o triangolari-astate, irto-spinescenti ai margini, aculeato-mucronate all'apice, discostate da quelle interne che sono lineari, mucronate, formanti un involucro cilindrico di 4 x 10 mm.
Fiori  tutti ligulati, ermafroditi, gialli , venati di porpora di sotto.
Il frutto è una cipsela bruno-giallastra di 2,5-3,5 mm, rugosa, striata trasversalmente, con becco lungo di 3-5 mm, sormontato da un pappo bianco-niveo con peli piumosi.
Numero cromosomico: 2n=10
Tipo corologico: Euri-Medit. - Entità con areale centrato sulle coste mediterranee, ma con prolungamenti verso nord e verso est (area della Vite).
Euri-Medit.-Orient. - Dalla Balcania alla Turchia ed Egitto.Antesi: giugno-ottobre
Habitat: Incolti aridi o umidi, ruderi, terreni disturbati antropizzati, bordi stradali, su substrato calcareo, da 0 a 1300 m s.l.m.
Note di Sistematica: Il genere comprende nella flora italiana due specie. L'altra, Helminthotheca aculeata (vahl) Lack, è una pianta perenne con foglie della rosetta basale subsessili con setole tubercolati molto pungenti, capolini su peduncoli ingrossati e squame interne dell'involucro lunghe il doppio di quelle esterne che sono piccole e ovate.
Le due specie sono state inquadrate in passato nel genere Picris, ma le ricerche recenti hanno dimostrato che si tratta di un genere distinto.
Etimologia: Il nome del genere deriva dal gr. 'hélmins, -inthos', verme, e da 'théke', scatola, con allusione alla forma degli acheni, rugosi trasversalmente, e che somigliano a piccoli vermi.
L'epiteto specifico dal lat. 'echioides', simile a Echium, per la ruvidità della pianta.
Proprietà ed utilizzi: Immagine Specie commestibile
Pianta amara, ma le giovani rosette basali vengono spesso consumate come insalata, sia cruda che cotta, o sott'aceto, per lo più nella varietà subglabra, prima che nascano i fusti e la pianta "tallisca".

Santolina delle spiagge

Achillea maritima

Descrizione: Pianta suffruticosa rizomatosa, cespugliosa, alta 20-40 cm, densamente bianco-tomentosa per peli spessi e feltrosi, con fusti grossi, prostrato-ascendenti o eretti, semplici o brevemente ramosi, alla base formanti un pulvino lasso.
Foglie alterne, sessili, semiamplessicauli e patenti, a lamina (4-5 x 9-12 mm) oblanceolata, ottusa all'apice, intera o debolmente crenulata ai margini.
Infiorescenza in denso corimbo terminale composto da pochi capolini brevemente peduncolati, piccoli e subglobosi, di circa 10 mm di Ø; involucro embriciato con squame ovate e ottuse, bianco-cotonose, scariose ai margini.
Fiori  tutti tubulosi, ermafroditi, di colore giallo-oro, racchiusi dentro l'involucro, con tubo corollino compresso e bialato alla base, persistente attorno alla cipsela.
Ricettacolo munito di pagliette spatolate, cigliate all'apice.
Il frutto è una cipsela (achenio) oblunga e angolosa, sprovvista di pappo, di colore bianco-brunastro.
Numero cromosomico: 2n=18
Habitat: Dune e sabbie marittime (lit.)
Specie xerofila e psammofila, caratteristica dell'associazione pioniera dell'Agropireto mediterraneo (Elymus farctus=Agropyron junceum), in grado di colonizzare le sabbie dei litorali, resistendo alla salsedine. Molto minacciata per lo sfruttamento dei litorali a scopi balneari.Etimologia: Il nome del genere è in onore di Achille, che si suppone avesse usato questa piante durante l’assedio di Troia, per curare le ferite dei suoi soldati.L'epiteto specifico dal lat. 'maritimus, -a, -um', in riferimento all'ambiente di crescita della pianta.

Costolina giuncolina

Hypochaeris radicata

Rizoma legnoso ingrossato; scapi eretti, glauchi, scarsamente ramosi in alto, glabri, con sparse brattee di 1 X 3 mm Foglie tutte in rosetta, a contorno spatolato (1.5-2 X 5-10 cm), pennato-lobate o pennatifide, cigliate. Capolini terminali (2-4 cm); involucro cilindrico; fiori  gialli ; pappo (1 cm) con setole esterne più brevi.
Il polimorfismo della specie attende uno studio esauriente. Negli ambienti collinari dell'Italia Settentrionale e Centrale è diffuso un tipo (corrispondente al medioeuropeo) di dimensioni maggiori, con involucro lungo 15-25 mm, acheni (6 mm) con becco lungo 2 volte tanto (raramente gli acheni periferici a becco abbreviato). Nell'Abruzzo, Italia Meridionale e Sicilia questo è sostituito completamente da piante a capolini minori (involucro di 8 X 10-12 mm) con acheni di 3.5-4 mm, dei quali solo gli interni con becco lungo 2-3 volte tanto, gli esterni senza becco; esso può esser indicato come la subsp. neapolitana (DC.) Guadagno (= H. neapolitana DC; H. tenoni Guss.). Sulle spiagge adriatiche infine Sp. Hypochaeris radicata si presenta in individui a capolini grandi con acheni di 6 mm e becco breve (5 mm) che forse vanno riferiti ad un tipo speciale (confuso con Sp. Leontodon autumnalis) che ha scapi verdi anziché glauchi.

Elleborina comune

Epipactis helleborine

Rizoma breve, non stolonifero; fusto eretto, cilindrico, foglioso, densamente pubescente. Foglie 6-15, le inferiori ovato-ellittiche e amplessicauli (3-4 X 5-6 cm), le mediane sottili ed allungate (1.5-2 X 8-10, raramente 18 cm), ondulate sul bordo; foglie superiori progressivamente minori. Inflorescenza lineare, quasi unilaterale, con fiori  numerosi, spaziati, debolmente profumati; brattee inferiori simili alle foglie superiori (1X5-6 cm), ma pendule, le altre minori (2-3 X 12-18 mm); ovario piriforme 5X10 mm, su un peduncolo incurvato di 2-3 mm; tepali interni ed esterni simili, acuti, patenti, 7-8 mm; labello (4 mm) con ipochilo ed epichilo rigidamente connessi; fiori  verdastri sul labello bianchi e talora soffusi di violaceo-pallido.
Variabilità - Accanto ad una maggioranza di popolazioni che praticano normalmente la fecondazione incrociata, in Sp. Epipactis helleborine si presentano pure regolarmente popolazioni autogame. Queste ultime tendono a differenziare stirpi separate, almeno quattro delle quali sono state finora riconosciute nell'Europa Centrale: esse andrebbero ricercate anche in Italia. Le popolazioni autogame si riconoscono (Young, cit.) dai caratteri del rostello: esso è nelle piante allogame sferico e ghiandoloso, nelle autogame invece, il rostello manca oppure è rudimentale. Nelle piante allogame è possibile estrarre i pollini introducendo la punta della matita nel fiore, nelle autogame invece il polline si disperde già all'inizio della fiori tura all'interno del fiore stesso. In Italia è probabile si presentino due specie:

  • E. leptochila Godfr. - Foglie con lamina tenue, quasi piana; tepali 12-15 mm; epichilo acuminato. Soprattutto nelle faggete; Triesterne, Alpi Mariti, e certo altrove.
  • E. muelleri Godfr. - Foglie con lamina coriacea, scanalata; tepali 10 mm circa; epichilo ottuso. Soprattutto nelle quercete e carpineti.
  • E. purpurata Smente - G rhiz - 2-6 dm Simile a Sp. Epipactis helleborine, ma fusto spesso riuniti in cespuglietto; pianta per lo più sfumata di violaceo; foglie mediane in generale lunghe circa quanto l'internodo soprastante o poco più; inflorescenza densa, scabra, multiflora. Faggete. Non segnalata finora dal nostro territorio, però conosciuta per il Tirolo e quindi da ricercare. (500 - 1000 m).

Ficaria, Ranuncolo favagello

Ficaria verna

Pianta glabra e lucida (!). Tuberetti sotterranei bianchi, fusiformi (4-5 X 10 mm) o allungati (fino a 3 cm); fusto prostrato-ascendente, spesso flaccido e tubuloso (diametro fino a 5 mm). Foglie radicali con picciolo di 7-11 cm e lamina cordata di 2 X 2.5 cm (anche fino a 5 X 6.5 cm), grassetta, lucida, con 5-9 nervi terminanti sul bordo con un punto bianco, margine crenato, faccia superiore spesso variegata di chiaro. Fiori  solitari, con 3-4 sepali bianco-verdastri, ovati e 8-11 petali gialli , brunastri di sotto; acheni 2.5 mm pubescenti o irsuti.

  • Sinonimi accettati: Ranunculus ficaria L.
  • Fioritura: da settembre fino a marzo
  • Sistema Raunkiær: Geofite (G) - Bulbose (G bulb)
  • Formula fiorale: K 5, C 5, A molti G 1-molti

Erba di San Giovanni di Richer de Belleval

Hypericum richeri

Pianta glabra (!). Fusti brevemente striscianti, quindi eretti, robusti, indivisi fino all'inflorescenza. Foglie lanceolate a ovato-lanceolate (1-1.5 X 2.5-4 cm), in generale decisamente più lunghe dell'internodo corrispondente (carattere distintivo rispetto a Sp. Hypericum montanum!), per cui il fusto ne risulta quasi completamente avvolto; nervi prominenti sulla pagina inferiore e reticolati. Corimbi densi; sepali lanceolati 2.5x6 mm.
Nota - Da noi solo la subsp. richeri con foglie più o meno acute e ghiandole dei sepali portate da frange lunghe 1 mm e più; nei Balcani è diffusa la subsp. grisebachii (Boiss.) Nyman ( = H. alpinum W. et K. p.p.) con ghiandole peduncolate o frange brevi (0.4 mm) e foglie più ottuse, che all'estremo nordoccidentale del suo areale si avvicina al nostro territorio raggiungendo le Alpi della Slovenia. Essa potrebbe venire ricercata nell'Italia nordorientale.
P. Richer de Belleval (1564-1602), fondatore dell'Orto Botanico di Montpellier.

Orchide ballerina

Orchis anthropophora

Verga d'oro comune

Solidago virgaurea

Rizoma obliquo bruno-rossastro; fusto eretto, subglabro, scarsamente pubescente e striato in alto. Foglie inferiori con picciolo alato lungo 5-8 cm e lamina lanceolata (2-3 X 7-9 cm, fino a 8 X 15 cm nelle rosette sterili), acuta, con dentelli conniventi; foglia cauline rivolte più o meno verso lo stesso lato, progressivamente ridotte e sessili. Capolini su peduncoli pubescenti di 1-3 mm; involucro cilindrico; squame 6-8 mm; fiori  gialli , i ligulati di 10-16 mm (con ligula di 5-10 mm), i tubulosi di 7-9 mm; achenio (3 mm) costato, pubescente.
Variabilità - Nelle zone più elevate delle Alpi anche la subsp. (a) può presentare individui o intere popolazioni di dimensioni ridotte come semplice adattamento ai fattori ecologici avversi; esse sono state descritte come var. pumila Willd., var. pygmaea (Berto!.), var. minuta (L.) DC. di scarso valore, e non vanno confuse con la subsp. (c), che si distingue con certezza solo per i capolini più grossi.

Grespino spinoso

Sonchus asper

Fusto robusto, poco ramoso; foglie spesse, pungenti, generalmente lucide di sopra; orecchiette avvolgenti il fusto ed arrotolate a chiocciola; capolini in cime ombrelliformi, raramente fioccosi alla base; acheni 1 X 2.5 mm, obovato-ellittici, bruscamente ristretti all'apice, con 3 coste longitudinali marcate, ma per il resto lisci.

Acetosella gialla sudafricana

Oxalis pes-caprae

Fusto sotterraneo con bulbilli di 5-8 mm. Foglie con picciolo eretto e 3 segmenti obcordati di 15-25 X 10-15 mm. Scapo pubescente afillo portante una cima ombrelliforme con 5-12 fiori  penduli; sepali 7 mm; petali giallo-citrini 20-22 mm.
Nota - Sommier e Caruana nella loro Flora Maltese si dilungano su questa interessante pianta, divenuta ormai «la pianta più comune delle Isole Maltesi». Essa sarebbe stata introdotta in Malta poco dopo l'occupazione inglese dell'isola durante le guerre napoleoniche: una signora inglese ne avrebbe donato una pianta proveniente dalla Colonia del Capo a Padre Giacinto, botanico locale, che effettivamente ricorda O. cernua Thunb. nel suo «Index Piantarum» del 1806. Dal 1811 la specie sarebbe abbondante. In Sicilia era coltivata dal 1796 però solo nella seconda metà del secolo XIX è detta come abbondante; in Corsica la prima indicazione è del 1837, in Toscana (Massa) del 1923, in Lazio (Guidonia) del 1934, a Pantelleria è stata osservata dopo il 1920, provincia Brescia (Pontoglio) attorno al 1950. O. pes-caprae L. si diffonde essenzialmente per via vegetativa (bulbi): è pianta eterostila, da noi presente solo nella forma microstila (il che fa supporre che tutte le popolazioni avventizie nel Mediterraneo si siano originate dalla pianta di Padre Giacinto!) e per lungo tempo non fu osservata produzione di semi; dall'inizio del nostro secolo viene invece anche indicata come fruttificante, benché di rado, forse per un adattamento secondario che l'ha messa in grado di auto-fecondarsi.

Ranuncolo bulboso

Ranunculus bulbosus

Pianta perenne erbacea; radice bulbiforme ingrossata e biancastra, fusti eretti, ramificati, irti di peli patenti. Questa specie è di aspetto assai variabile nella pubescenza delle foglie e del fusto e ha un altezza compresa fra 15÷80 cm.Foglie, per lo più basali, con segmento centrale peduncolato (2-4 volte la lamina), alterne, con lamina pubescente a contorno subpentagonale o reniforme, divisa in 3 segmenti palmatopartiti; le cauline sono sessili, le superiori ridotte a lacinie, lineari-lanceolate.I fiori  con peduncoli solcati, giallo-oro, lucenti, hanno calice con sepali ovato-lanceolati, deflessi, membranosi e villosi esternamente, di colore giallo-verdognolo, caratteristica questa, che rende facilmente identificabile questo tipo di ranuncolo; corolla a 5 petali di forma ovata, con una piccola cavità nettarifera alla base di ciascun petalo.I frutti sono poliacheni con acheni di 2-4 mm, compressi e glabri, con becco dritto o ricurvo.
Tipo corologico: Eurasiat. - Eurasiatiche in senso stretto, dall'Europa al Giappone.
Antesi: marzo÷ottobre
Habitat: Pianta comune, dei prati aridi e degli luoghi incolti, infestante della bietola e delle colture erbacee in generale. 0÷2.100 m s.l.m.
Etimologia: Il nome del genere dal latino “rana”, forse perchè molte specie di ranuncolo vivono in ambiente umido e paludoso; il nome specifico si riferisce all'ispessimento alla base della pianta, simile a un bulbo.
Proprietà ed utilizzi: Come la maggior parte delle piante appartenenti alla famiglia delle Ranuculaceae contiene composti acri ed irritanti, èpianta tossica che solo essiccata perde in parte la sua tossicità, ma di cui si sconsiglia l'uso per auotmedicazione.Ha proprietà antispasmodiche e calmanti del dolore, proprio per questo può essere impiegata come coadiuvante nella cura della sciatica. Sin dal XVI secolo invece se ne consigliava l'uso nella prevenzione e cura dell'herpes labiale: eccellente rimedio omeopatico per la cicatrizzazione delle lesioni, ottimo l'effetto calmante.
Curiosità: Pare che nel passato i mendicanti scoperte le proprietà vescicanti della pianta, usassero strofinarla sulla pelle, al fine di produrre ferite aperte e quindi suscitare la simpatia dei passanti e possibili benefattori.

Erba di S. Giovanni montana

Hypericum montanum

Fusto eretto, robusto, glabro un po' ramoso solo nell'inflorescenza. Foglie lanceolate (1.5-3 X 4-6 cm), di sotto glauche e scabre o più o meno pubescenti; ghiandole nere abbondanti lungo il margine; foglie superiori anche con ghiandole traslucide; internodi allungati (spesso fino a 2-4 volte la foglie corrispondenti). Corimbi lungamente peduncolati, densi e quasi glomeruliformi; sepali lanceolati (1.5 X 4.5 mm), sul bordo subdentellati per ciglia lunghe 0.5 mm portanti una ghiandola nera; petali 9-10 mm, senza ghiandole nere.

Bocca di leone

Antirrhinum majus

Fusto eretto, semplice o poco ramoso in generale, glabro in basso, in alto con densi peli ghiandolari lunghi 0.5-1 mm. Foglie lanceolate (5-10 X 18-55 mm), ottuse, le superiori generalmente lineari-lanceolate. Racemo denso con fiori  contigui; peduncoli 1-4(12) mm; calice quasi completamente diviso in lacinie ovali (4 X 8 mm); corolla purpurea alla fauce, più chiara sul tubo 33 X 45 mm; sperone sostituito da un ingrossamento basale del tubo corollino; capsula ellissoide (6 x 10-12 mm) con inserzione laterale.

Boccione maggiore

Urospermum dalechampii

Fusto villoso per peli patenti (!). Fusto eretto o ascendente, foglioso nella metà inferiore. Foglie basali pennatosette lunghe 5-6 cm, le cauline inferiori progressivamente maggiori (2 X 6-8 cm) e meno profondamente divise, le superiori lanceolate, subintere. Capolino su un lungo peduncolo ingrossato; squame concresciute nel terzo inferiore, quindi libere (12-14 mm); fiori  periferici con tubo incoloro di 12 mm e ligula raggiante (3 X 20 mm) giallo-chiara, di sotto ed all'apice generalmente con strie purpuree; achenio rugoso (6-8 mm) con becco lungo il doppio.

  • Sinonimi accettati: Tragopogon dalechampii L
  • Fioritura: da marzo fino ad agosto
  • Sistema Raunkiær: Emicriptofite (H) - Scapose (H scap)
  • Formula fiorale: K 0, C (5), A (5), G 2 infero

Ranuncolo strisciante

Ranunculus repens

Fusto ascendente, alla base per lo più strisciante. Foglie radicali lunghe 9-25 cm, con picciolo maggiore della lamina, questa a contorno triangolare formata da 5 segmenti (2 inferiori opposti, portati da un peduncolo, 1-2-pennatosetti, 2 superiori opposti sessili; il terminale peduncolato, rombico, acutamente lobato); segmenti 5-10 X 25-45 mm. Fiori  (diametro 2 cm) su peduncoli striati; sepali patenti (2x6 mm); petali gialli  7x10 mm; ricettacolo pubescente; achenio 3-4 mm.
Variabilità - Sporadicamente si presentano piante a portamento eretto. Foglie e fusto sono di regola glabri, raramente (var. villosus Lamotte) con fitti peli patenti. Individui con foglie divise in segmenti stretti o più o meno laciniate, abbastanza comuni, sono stati descritti come var. oenanthifolius (Ten. et Guss.), var. reptabundus (Jordan), var. tenuifolius Wimmente et Grab. ( = R. myriophyllus Wallr.). Tutto il gruppo meriterebbe un'analisi approfondita, in quanto esso risulta composto da stirpi diploidi e tetraploi-di con possibilità di apomissia: accanto ad un'elevata variabilità fluttuante, esistono probabilmente stirpi ben segregate.

Tarassaco comune

Taraxacum officinale

Gruppo estremamente polimorfo; fittone dapprima indiviso, quindi generalmente ramificato, senza tunica, ma sempre al colletto avvolto da squame brunastre o nerastre. Foglie di un verde erba o più o meno scure, con nervature reticolate, generalmente grossamente dentate o lobate, più raramente del tutto intere oppure al contrario incise fino alla nervatura centrale; picciolo sempre ben evidente, talora largamente alato. Capolini grossi (diametro 2.5-4.0 cm); squame involucrali esterne lineari, generalmente ripiegate verso il basso; corolla di un giallo carico; acheni da grigio-biancastri a bruno-olivacei, dalla metà in su ricoperti d'aculei o almeno tubercolati; becco lungo almeno il doppio dell'achenio.
Osservazione - Non si tratta di una specie unitaria, ma di un complesso formato da numerosissime stirpi apogame (agamospecie), che per l'Italia sono ancora incompletamente note. La distribuzione di queste agamospecie è praticamente sconosciuta. Più diffuse nelle regioni settentrionali ed in bassa e media montagna, mentre nella zona Mediterranea e di alta montagna tendono ad essere sostituite da altre specie o da altri aggregati. Attualmente è impossibile dare un quadro sintetico di questa variabilità. Le agamospecie del gruppo di Sp. Taraxacum officinale vivono di regola in ambienti antropizzati: soprattutto nei prati stabili regolarmente falciati e concimati (arrenatereti), come pure nella vegetazione sinantropica contigua (ambienti calpestati, ruderi). Le foglie giovani vengono raccolte e forniscono un'ottima verdura da consumare fresca oppure cotta; sono anche medicinali (colagogo), ma di uso puramente locale. La fiori tura è concentrata nella primavera e si verifica con caratteristiche «ondate».

Enagra comune

Oenothera biennis

Fusto eretto, semplice o poco ramoso, alla base ingrossato-fusiforme. Foglie da glabre a ispide, strettamente lanceolate (2-3 X 8-15 cm), acute, grossamente dentate, alla fine arrossate lungo il nervo principale. Fiori  in racemo foglioso terminale; calice verde; petali 24-30 mm, gialli ; capsula clavata 8 X 25-35 mm. Verosimilmente originatasi in Europa ed indicata in coltura all'Orto Botanico di Padova già nel 1612.

Violaciocca gialla

Erysimum cheiri

Fusto lignificato, ramoso dalla base, talvolta con ramifusto a candelabro; tunica assente. Foglie 20-30 ravvicinate (lunghe 1.3-1.5 volte l'internodo soprastante), raramente con fascetti ascellari; lamina ovato-allungata a lineare (4-10 X 27-100-meri), intera (raramente una coppia di dentelli in ⅓ superiori), acuta o acuminata. Inflorescenza generalmente 7-15 flora, indivisa, scarsamente allungata dopo l'antesi, con fiori  a forte profumo di vaniglia; peduncoli 5-7 (fruttificazione 8-10) mm; sepali oblanceolati a lineari-spatolati (2-3 X 8-10 mm), spesso tinti di violaceo; petali spatolati (5-7 X 12-20 mm), giallo-scuri a bruno-aranciati e raramente fino a bruno-violetti; silique subparallele, decisamente ristrette alla base, bicompresse (2.8-4 X 45-65 mm); stilo 1.8-2.8 mm; stimma smarginato a bilobo.
Nota - Si tratta di una stirpe ottenuta attraverso la coltura da specie endemiche nel bacino Egeo, nota già nel Medioevo (forse anche prima) e naturalizzata in tutto il territorio; va comunque considerata un elemento non spontaneo nella nostra flora.

Cicerchia annuale

Lathyrus annuus

Fusti scandenti, con ali di 1-1.5 mm Foglie inferiori con picciolo alato ed 1 coppia di segmenti lineari (6-11 X 50-75 mm), acuti ed aristulati, le superiori più sottili; cirro presente; stipole lineari (0.3-1 X 10-16 mm). Racemo 1(-3) floro con asse minore delle foglie; calice con tubo di 4 mm e denti triangolari di 4 mm; corolla gialla o giallo-aranciata 12-15 mm; legume 1 X 5 cm.

Ginestrino delle scogliere

Lotus cytisoides

Piccoli suffrutici striscianti con base legnosa e foglie carnose, grigio-tomentose; vivono in ambienti litoranei, sulle dune, sulle scogliere, rupi marittime e ghiaie dei litorali. La sistematica è ancora confusa.

Cresta di gallo minore

Rhinanthus minor

Brattee glabre o sparsamente ispide più lunghe o (le inferiori) poco più corte del calice, con denti inferiori maggiori dei superiori, non aristati; calice glabro o con sparsi peli semplici; corolla anectolema 13-15 mm con naso arrotondato di 0.5 mm.Nota - Sp. Rhinanthus minor è segnalata in tutto il terr. (escluse le isole), però quasi sempre col binomio Rh. minor Ehrh., sotto il quale sono passate le specie più diverse ed anche (essendo indicato dal Fori come la var. a del suo Rh. crista-galli) l'intero genere come aggregato di specie. L'areale va dunque riaccertato.Corolla anectolema: è caratterizzata dal naso corallino, che costituisce una protuberanza breve ( più o meno 0.5 mm), emisferica, in visione laterale con margine a semicerchio.

  • Fioritura: da maggio fino a settembre
  • Sistema Raunkiær: Terofite (T) - Scapose (T scap)
  • Formula fiorale: X, K (4), [C (2+3), A 2+2], G (2), (supero), capsula

Trifoglio campestre

Trifolium campestre

Fusti semplici o ramosi alla base, pubescenti, portanti 1-2 capolini. Foglie spaziate con stipole lanceolate (2 x 5mm), acuminate; piccioli di 4-6 mm; segmenti ellittici (4-8 X 5-10 mm), dentellati nella metà superiori, il centrale picciolettato. Capolini ovati (9-13 mm); corolla gialla, dopo l'antesi bruniccia, lunga 4(2-6) mm.
Variabilità - Sono descritte due varianti, incompletamente distinte:

  1. con fusti eretti o ascendenti, capolini lunghi 12-13 mm su peduncoli lunghi circa quanto la foglia ascellante, corolla giallo-dorata di 4(5) mm: var. campestre ( = T. camp. var. typicum Fiori , T. procumbens var. majus Koch)
  2. con f prostrato-ascendenti, capolini lunghi 9-10 mm su peduncoli lunghi 2-4 volte la foglia, corolla giallo-pallida di 2-3 mm: var. pseudoprocumbens (Gmelin) Asch. et Gr. (= T. procumbens Auct. FI. Ital. s.s., non L.; T. sehreberi Jordan; T. procumbens var. minus Koch);
La prima prevale al N e nei luoghi umidi, la seconda al S e nelle stazioni aride calcaree. La corolla si presenta sporadicamente rosea o bruno-violacea. Maggiore importanza pare avere la variante thionanthum (Hausskn.) Maly, con fiore giallo-pallidi, dopo l'antesi rossastri, foglie glauche, corolla di 4-6 mm, nota per la Corsica, ma probabilmente da ricercare nel Meridione.

Acetosella dei campi

Oxalis corniculata

Simile a Sp. Oxalis fontana, ma fusti prostrati, striscianti e radicanti ai nodi, senza stoloni sotterranei; peli mancanti,o generalmente patenti o riflessi; foglie più o meno violette; stipole rettangolari; peduncoli fiorali con peli appressati; capsula irsuta con peli riflessi e raramente pochi peli settati; semi con 6-8 creste trasversali senza linee bianche.

Radicchiella di Terrasanta

Crepis sancta

Pianta erbacea annua alta 5-30 cm. Fusto semplice o ramoso, subglabro.Foglie basali in rosetta, di forma oblanceolato-spatolata (0,5-2 x 2-10 cm), dentate o pennatifide, con picciolo irregolare, quelle cauline ridotte e squamiformi.Capolini singoli o in infiorescenza corimbosa (5-6), quelli medi di 2–2,5 cm. Fiori  gialli , ligulati sfumati di rosso nella parte esterna.Brattee involucrali disposte in più serie, quelle esterne corte e di forma ovale (-11 mm), quelle interne più lunghe e lanceolate.Acheni periferici con tre ali di cui 2 laterali (5-7 mm) con ridotta capacità di dispersione rispetto a quelli centrali capaci di arrivare più lontano.Frutti di tre tipi: gli esterni stretti e lievemente compressi, gli intermedi fusiformi con aculeo e gli interni fusiformi ma lisci.Pappo setoloso e bianco.
Note, possibili confusioni: con Crepis sancta subsp. nemausensis (P. Fourn.) Babc. che però presenta acheni esterni alati ma privi di pappo o con pappo molto ridotto, i centrali senza ali e con becco e pappo.
Etimologia: dal greco "Crèpìs" = "Pantofola" riferendosi ai suoi frutti il cui involucro strozzato a metà ricordano una calzatura domestica.Crepis era anche il nome che i greci davano al legno di sandalo, quindi non si capisce quale criterio fu usato da Vaillant per denominare il genere che in seguito fu confermato da Linneo (1737).L'epiteto "sancta" perché molto comune in Terrasanta.
Proprietà ed utilizzi: la rosetta basale giovane viene generalmente consumata insieme ad altre misticanze quasi sempre lessata. Nella medicina popolare veniva usata come antinfiammatorio delle vie urinarie.
Curiosità: De Jusseau sistemò le Crepis nella famiglia delle Coriaceae.Il genere, molto comune nella nostra flora (circa 37 specie e 9 subsp.) si è diffuso influenzato dal clima. Le Crepis capostipiti sembra siano 4 : C. rubra, C. sibirica, C. aurea e C. foetida.Già nel XVIII sec. alcune Crepis venivano coltivate per scopi ornamentali nei "Giardini di lusso".La radicchiella in Toscana fu segnalata per la prima volta a Livorno nel 1827 e da li si diffuse in tutta la zona dell'ulivo. Si trova nell'elenco delle malerbe perché invasiva.

Tribolo comune

Tribulus terrestris

Fusti striscianti, pubescenti e ruvidi. Foglie paripennate con rachide di 2-4 cm e 8-14 segmenti opposti di 2-3 X 6-8 mm. Sepali 3 mm; petali gialli  4 mm, frutti 5-10 mm, con spine acute.

Erba medica araba

Medicago arabica

Fusti striscianti, angoloso-subtetragoni, con peli patenti. Foglie con stipole di 4-5 X 10-12 mm, con denti di 1 mm: picciolo di 5-8 cm: segmenti obeordati di 15-18 X 12-13 mm, troncati o retusi all'apice, nel centro generalmente con una macchia nera a V rovesciato. Racemi (2)4-5-flori minori delle foglie: corolla di 6 mm: legume diametro 5-7 mm con spine lunghe 2-3 mm.

Enula dall'odore intenso

Dittrichia graveolens

Fusto eretto, pubescente, generalmente ramosissimo. Foglie lineari (1-2 X 20-33 mm), acute, intere o dentellate; foglie basali lineari-spatolate, larghe fino ad 1 cm, alla fiori tura generalmente scomparse. Capolini (diametro < 1 cm) numerosi; involucro conico; squame intere lesiniformi (5-6 mm); fiori  gialli  (3-4 mm) con ligule subnulle; acheni (1 mm) con pappo giallastro.

Perlina maggiore

Bellardia viscosa

Pianta irta di peli ghiandolari patenti (0.3-0.6 mm), e vischiosa (!). Fusto eretto, semplice o poco ramoso. Foglie lineari (2-6 X 30-80 mm), le maggiori anche lanceolate (15-20 X 40-50 mm), dentate sul bordo, spesso patenti o riflesse, annerenti con la disseccazione. Inflorescenza densa, piramidale; brattee 15-30 mm, ovali a lineari, le superiori formanti un ciuffo apicale; calice con tubo di 9-11 mm e denti di 6-7 mm; corolla gialla, 18-24 mm, precocemente caduca; capsula 6-9 mm, densamente pubescente.

Centauro giallo

Blackstonia perfoliata

Pianta glabra e glauca (!). Fusti eretti o ginocchiati, ramosi in alto. Foglie basali lanceolate (6 X 12 mm) a ovate, le mediane triangolari-acuminate (8-14 X 15-26 mm), generalmente lunghe ⅙-⅓ degli internodi. Fiori  su peduncoli di 2-4 cm; calice quasi completamente diviso in lacinie lesiniformi di 1 X 9-10 mm; corolla gialla (diametro 10-15 mm) ad imbuto, con (6-)7-8 lacinie di 4 X 8 mm; capsula ellissoide, 6-10 mm.

Porcellana comune

Portulaca oleracea

Pianta glabra e grassetta (!). Fusti cilindrici, spesso arrossati e cavi all'interno. Foglie spatolate (6-7x12-16 mm) ed anche fino a 1.5x3 cm) con picciolo di 2 mm, all'apice tronche o un po' retuse. Fiori  a 2-5 all'ascella delle foglie; petali gialli , 5 (4-6); sepali 2; capsula compresso-fusiforme (2.5 X 7 mm).

Lattugaccio comune

Chondrilla juncea

Fusti eretti, in basso glaucescenti e con spinule retroflesse di 1-2 mm, in alto ramosissimi, lisci. Foglie basali (4-8 cm) in rosetta, oblanceolate, grossamente dentate, alla fiori tura, per lo più scomparse; foglie cauline lineari (2-4 X 22-55 mm), generalmente spinulose sul bordo. Capolini numerosissimi, subsessili, spesso in fascetti di 2-4; involucro cilindrico (3X8 mm); squame inferiori ovate (1-2 mm), le superiori lineari (0.5-1 X 8-14 mm); fiori  gialli  10-13 mm; achenio cimbiforme (3.5 mm) sormontato da un becco filiforme (4 mm), che porta il pappo niveo (6-8 mm).Le foglie del fusto sono strettamente lineari, più raramente lanceolate, con margine intero o più o meno denticolato-setolose. Anche C. juncea, come certe Lactuca mostra la caratteristica disposizione delle foglie in senso parallelo ai raggi solari (pianta bussola). In molte zone d'Italia si tratta di specie legata all'ambiente sinantropico e più o meno in costante, che negli ultimi anni sembra alquanto rarefatta.

Caglio zolfino

Galium verum

Due specie, ben individuate dal caratteristico annerimento nel secco, il fusto cilindrico (almeno inferiormente), le foglie sottili e la corolla gialla con lobi più o meno acuti. Ad esse va aggiunto G. X pomeranicum Retz., l'ibrido Sp. Galium verum X Sp. Galium album, che ha corolla di un giallo biancastro, fusto più o meno quadrangolare nella parte inferiore ed inflorescenza lassa, non molto pelosa. Questo ibrido si presenta sporadicamente nelle zone montane del nostro territorio.

Crisantemo campestre

Glebionis segetum

Rapa, Colza

Brassica rapa

Pianta glabra e glauca in alto (!). Fusto eretto, ramoso. Foglie basali (4-8 cm) lirate con segmento apicale subrotondo (diametro 2-5 cm) e 1-3 coppie di segmenti laterali; foglia cauline lanceolate completamente amplessicauli (1-2 X 5-8 cm), subintere. Racemo alla fiori tura breve ed ombrelliforme; i fiori  aperti sono inframmezzati ai boccioli e sporgono al di sopra di essi; alla fruttificazione racemo allungato, 2-4 dm; sepali patenti 3 mm; petali 2.5 X 7 mm; stami esterni ¼ più brevi degli interni; silique 1.5-2 X 40-60 mm con becco di 5-10 mm e peduncolo 8-15 mm.

Cinquefoglia eretta

Potentilla erecta

Rizoma legnoso grosso; fusti eretti o ascendenti, ramosi con pelosità scarsa. Foglie basali scomparse alla fiori tura, le cauline sessili con 5 segmenti palmati, obcuneati, i maggiori di 1 X 2 cm, con 2-3 denti per lato. Fiori  4-meri in cime fogliose; petali gialli , obcordato-retusi (2.5 X 2.5 mm), generalmente con macchia basale gialla.
Variabilità - Statura, portamento, pelosità, lunghezza dei piccioli, peduncoli e petali, aspetto delle stipole e dei segmenti fogliari sono caratteri incostanti; anche il numero dei petali varia da 4 a 3-6. Si tratta di specie normalmente sessuale senza tendenza a segregare tipi elementari.

Millefoglio tomentoso

Achillea tomentosa

Rz. obliquo, legnoso; fusti eretti o ginocchiati alla base, grigio-tomentosi per peli molli lunghi 1 mm o più. Foglia a contorno lineare (3 X 20-30 mm), 2 pennatosette, divise in lacinie lineari, dapprima grigio-lanose, in seguito glabrescenti. Capolini addensati; involucro ovoide (2-3 X 4 mm), con squame bruno-chiaro, ialine sul bordo; fiori  gialli ; ligule sporgenti di 1-1.5 mm, generalmente ribattute e ricoprenti l'involucro nel terzo superiori (raramente fino a metà).S-Europ. -Sudsiber.Alpi, dal Trent. alla Lig., App. Sett. e Centr. fino all'Abr.: R.