Descrizione
Descrizione morfologica
Pianta erbacea perenne, di dimensioni contenute, con altezza variabile tra 10 e 25 cm, caratterizzata da fusti brevi e ascendenti, legnosi alla base e generalmente quasi privi di foglie (acaule o con fusti molto corti). La superficie del fusto è finemente pubescente, coperta da peli medifissi, che conferiscono una leggera peluria.
Le foglie sono imparipennate, lunghe dai 10 ai 15 cm, composte da 21 fino a 41 foglioline ellittiche, inizialmente di forma ovale e appuntita, poi più ellittica e priva di punta acuminata. La pagina superiore delle foglie è verde e glabra o quasi, con una venatura centrale ben marcata. Le foglioline hanno dimensioni medie di circa 5-12 mm. La disposizione delle foglie è principalmente basale, nascono dalla base della pianta in modo rosulato.
I fiori sono raccolti in racemi multiflori portati da peduncoli ascellari che superano nettamente le foglie in lunghezza, con un rapporto da 1 a 2 volte la lunghezza della foglia stessa. Il calice è tubuloso, glabrescente o leggermente pubescente, di colore arrossato o vinaccia, con denti acuti lunghi da un terzo fino a due terzi del tubo calicino, lunghi 9-15 mm. La corolla è a tonalità rosso-vinosa o porpora chiaro, con il vessillo (la petalo superiore) lungo circa 20-26 mm e nettamente più lungo delle ali e della carena, quest’ultima con apice ottuso. I fiori sono eretti, lunghi 2-3 cm, disposti in grappoli di 8-10 unità che spesso superano in altezza le foglie. L’androceo è diadelfo (stami uniti in due gruppi).
Il frutto è un legume subglabro, di forma cilindrica e lineare, appuntito all’apice e arcuato, lungo dai 25 ai 40 mm. La superficie è quasi liscia, con semi angolosi all’interno, da cui il nome generico.
L’apparato radicale non è descritto in dettaglio nelle fonti, ma la specie, adattata ad ambienti aridi e calcarei, presenta probabilmente radici ben sviluppate per l’assorbimento in suoli poveri e asciutti.
Habitat e distribuzione
L’areale di questa specie si estende nell’Europa mediterranea occidentale, con un baricentro distribuito tra la Liguria, la Spagna e l’Algeria. In Italia è presente soprattutto nelle regioni settentrionali e centrali, con popolazioni che possono essere rinvenute dal livello del mare fino a quote montane di 2300 m.
Predilige ambienti di prati aridi, pendii esposti, pascoli, dirupi e zone rocciose con suoli prevalentemente calcarei e pesanti. È tipica di ambienti montani e collinari, con esposizione soleggiata e condizioni di aridità spesso marcata. Frequenta anche formazioni di pinete e terreni ghiaiosi, adattandosi a substrati poveri e ben drenati.
La specie si ritrova comunemente nei biotopi di tipo collinare e montano, con una preferenza per climi temperati e secchi, tipici della fascia eurimediteranea occidentale.
Periodo di fioritura
La fioritura si estende generalmente da aprile a giugno, con possibili variazioni locali legate all’altitudine e alle condizioni climatiche specifiche. Nei territori più meridionali e a quote più basse la fioritura può iniziare già ad aprile, mentre in aree più fresche o montane può protrarsi fino a giugno, talvolta anche leggermente oltre.
Ecologia e impollinazione
La fioritura di questa specie è caratterizzata da fiori vistosi di colore rosso-vinaceo o porpora chiaro, che attirano insetti pronubi specializzati. I principali impollinatori sono probabilmente imenotteri (api e bombi), attratti dal colore e dalla struttura del fiore che facilita l’impollinazione entomogama.
La pianta è perenne e sempreverde, con gemme poste a livello del terreno da cui si rigenera ogni anno, adattandosi a condizioni di aridità e pascolamento. La produzione di frutti leguminose arcuati favorisce la dispersione dei semi, che avviene principalmente per caduta vicino alla pianta madre, ma può anche essere facilitata da agenti esterni come il vento o piccoli animali.
Curiosità e usi tradizionali
Il nome astragalo deriva dal greco e indica una leguminosa i cui semi ricordano per forma gli “ossicini spigolosi” (astragali). Il nome specifico “monspessulanus” si riferisce a Montpellier, località francese da cui si presume abbia avuto origine o sia stata descritta per la prima volta.
Non sono documentati usi alimentari o medicinali specifici di questa specie nelle fonti consultate. Tuttavia, come molte leguminose, potrebbe avere un ruolo importante nel miglioramento del suolo grazie alla fissazione di azoto atmosferico. La presenza di questa specie in ambienti naturali aridi e calcarei la rende un indicatore ecologico di habitat ben conservati.
Etimologia
Il nome scientifico è composto da Astragalus, termine greco che indica un genere di leguminose e che letteralmente significa “ossicini” o “piccoli pezzi ossei”, in riferimento alla forma angolosa dei semi. Il nome specifico monspessulanus fa riferimento alla città di Montpellier, in Francia, dove la specie fu probabilmente descritta o studiata per la prima volta.
Il nome comune italiano, “Astragalo di Montpellier”, deriva direttamente dal nome scientifico, mantenendo il riferimento geografico francese e il richiamo al genere botanico.
Fonti
- Prof. S. Pignatti, "Flora d'Italia"
- Acta Plantarum - Flora delle regioni italiane (scheda di Giuliano Salvai)
- World Flora Online (WFO)
Caratteristiche
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Classificazione
- Regno
- Plantae
- Famiglia
- Fabaceae
- Nome completo
- Astragalus monspessulanus L.
- Forma biologica
- H rosRosulateH — Emicriptofite
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