Le fioriture di aprile

Quali piante fioriscono ad aprile? Ecco alcuni esempi: Ranuncolo strisciante (Ranunculus repens), Peverina annuale (Cerastium semidecandrum), Trifoglio strisciante (Trifolium repens), Borsa del pastore (Capsella bursa-pastoris), Reseda bianca (Reseda alba), Gigaro chiaro (Arum italicum), Prunella gialla (Prunella laciniata), Piantaggine barba di cappuccino (Plantago coronopus), Gladiolo dei campi (Gladiolus italicus), Prunella comune (Prunella vulgaris)...

Ranuncolo strisciante

Ranunculus repens

Fusto ascendente, alla base per lo più strisciante. Foglie radicali lunghe 9-25 cm, con picciolo maggiore della lamina, questa a contorno triangolare formata da 5 segmenti (2 inferiori opposti, portati da un peduncolo, 1-2-pennatosetti, 2 superiori opposti sessili; il terminale peduncolato, rombico, acutamente lobato); segmenti 5-10 X 25-45 mm. Fiori (diametro 2 cm) su peduncoli striati; sepali patenti (2x6 mm); petali gialli 7x10 mm; ricettacolo pubescente; achenio 3-4 mm.
Variabilità - Sporadicamente si presentano piante a portamento eretto. Foglie e fusto sono di regola glabri, raramente (var. villosus Lamotte) con fitti peli patenti. Individui con foglie divise in segmenti stretti o più o meno laciniate, abbastanza comuni, sono stati descritti come var. oenanthifolius (Ten. et Guss.), var. reptabundus (Jordan), var. tenuifolius Wimmente et Grab. ( = R. myriophyllus Wallr.). Tutto il gruppo meriterebbe un'analisi approfondita, in quanto esso risulta composto da stirpi diploidi e tetraploi-di con possibilità di apomissia: accanto ad un'elevata variabilità fluttuante, esistono probabilmente stirpi ben segregate.

Peverina annuale

Cerastium semidecandrum

Fusto ascendente o eretto, dicotomo-corimboso. Foglie lanceolate, ellittiche ovv. ovate (4-8 X 6-20 mm), ottuse o arrotondate. Peduncoli di 5-15 mm, alla fruttificazione spesso ripiegati; sepali 4-5 mm; petali glabri, lunghi quanto il calice o più dei filamenti, interi o bilobi (ed in questo caso divisi solo in ⅒-⅛ della lunghezza); filamenti glabri, spesso alcuni sterili; antere 0.25-0.5 mm; stili 1 mm; placenta a bastoncino; capsula 6 mm; semi bruno-chiari diametro 0.3-0.6 mm, con verruche alte fino a 0.03 mm.

Trifoglio strisciante

Trifolium repens

Fusto orizzontale strisciante e radicante ai nodi, lungo 1-3 dm. Foglie con picciolo di 5-12 cm e segmenti obovati ( 12-16 X 14-20 mm). Capolini (diametro 2 cm) isolati all'apice di scapi eretti (5-20 cm), nudi, glabri e striati; calice 4 mm; corolla bianca o più o meno rosea, dopo la fioritura bruna e inclinata verso il basso, lunga 8-10 mm. Questa descrizione si riferisce al tipo più frequente; per le altre forme vedi sotto.
Variabilità - Questa importantissima foraggera è coltivata su vasta scala nelle «marcite» lombarde; in coltura si hanno piante a fusto tuboloso, e foglie aventi picciolo di 20-60 cm e segmenti lunghi fino a 5 cm (anziché 5-15 e 2-3 cm rispettivamente), chiamate Trifoglio lodigiano (var. giganteum Lagr.-Fosset). Nelle popolazioni naturali si presentano sporadicamente individui con corolla rosea, verdastra oppure sostituita da brattee, foglie o altre malformazioni (fo. phyllanthum Ser.) causate da infezioni fungine o agenti chimici. In montagna Sp. Trifolium repens compare spontaneo in pascoli subalpini su silice (nardeti), in individui ridotti in ogni parte, descritti come var. alpinum Schur, che forse è solo una modificazione indotta dall'ambiente. T. orphanideum Boiss., ripetutamente segnalato in Italia è specie endemica della Grecia: le indicazioni della Penisola ed Isole vanno probabilmente riferite alla subsp. (b).

Borsa del pastore

Capsella bursa-pastoris

Fusti eretti, glabri o poco pelosi. Foglie basali in rosetta a contorno spatolato (0.5-2 X 3-10 cm), irregolarmente pennato-partite, le cauline progressivamente intere a sagittato-amplessicauli. Racemo allungato; sepali verdastri di 1-2 mm; petali di 2-3 mm, bianchi; siliquetta triangolare, all'apice troncato-retusa di 4-6 mm, stilo persistente di 0.5 mm; peduncoli patenti di 0.5-2 cm. Variab. - Forma delle foglie, colore dei fiori, portamento, aspetto del fr. sono estremamente variabili e per la diffusa autogamia tendono a fissarsi nelle popolazioni naturali.

Reseda bianca

Reseda alba

Pianta generalmente glauca. Fusto eretto, semplice. Foglia tutte pennatosette con 5-15 coppie di segmenti laterali larghi 1-3 mm Racemo lineare allungato; fiori 5-meri o 6-meri; sepali 2-4 mm; petali bianchi 3-6 mm, nella metà apicale divisi in 3 lacinie lineari parallele; capsula più o meno patente, obovoide (7-15 dm).Steno-Medit.Lig., Penisola (verso N fino alla Romagna, Umbria, Maremma), Sic, Sard., Cors. e Isole minori: C; segnalata inoltre nel Par-mig. e sul Ut. pr. Venezia e nel Friuli, ma forse scomparsa.Variab. - Singole popolaz. presentano fg. con segmenti in numero particolarmente basso o elevato, ow. più o meno increspate, con glaucescenza più o meno accentuata; anche le misure dei segmenti (talora lineari e larghi fino a 3-4 mm) sono variabili. Nelle zone più calde il fusto è lignificato alla base, così da render la pianta suffruticosa.

Gigaro chiaro

Arum italicum

Pianta perenne e glabra di aspetto erbaceo, eretto, con un rizoma ovoide, tuberiforme sotterraneo, dal quale in autunno si sviluppano le foglie svernanti, astate lunghe sino a 30 cm, con la pagina superiore lucida e spesso con venature biancastre, trilobe con un lobo apicale a forma lanceolata e due basali divergenti.
I fiori molto piccoli, unisessuali, crescono alla base di una colonna (spadice) che è una speciale infiorescenza simile ad una clava generalmente più corta della metà della spata, con un' appendice di colore giallo, lunga quanto il peduncolo o poco meno.
La spata a forma di un cappuccio parzialmente circonda e racchiude lo spadice con funzione di protezione dagli agenti atmosferici, riuscendo a mantenere, con un notevole dispendio di energia metabolica, la temperatura interna in corrispondenza dei fiori, assai superiore a quella esterna, è lunga fino a 30 cm, ed è di colore giallo-verdastro con a volte sfumature purpuree.
I frutti sono bacche raccolte sull'asse, prima verdi poi rosse a maturità, della grandezza di un pisello.
Note di Sistematica: Pianta assai varibile nelle foglie che possono avere i lobi basali più o meno divergenti ed avere o no variegature bianche e/o macchie porpora o nerastre, e nella spata che puo essere più o meno sfumata di rosso-violaceo.
Etimologia: il nome generico è quello greco della pianta e la sua etimologia è incerta, quello della specie fa riferimento alla regione di maggior sviluppo.
Proprietà ed utilizzi: Tutta la pianta è velenosa, e può provocare serie intossicazioni soprattutto ingerendo i suoi frutti che per la loro colorazione possono attrarre la curiosità dei bambini, fortunatamente la loro masticazione che provoca immediati dolori alla bocca e l’odore cadaverico del fiore riducono la possibilità di ingerire quantità della pianta che potrebbero essere letali. Tra i sintomi, vomito, diarrea, emorragie, eccitazione psicomotoria, tachicardia, dermatiti e vesciche sono provocate dal contatto con la pianta.
Per i suoi principi attivi quali aroina, una saponina e glucosidi cianogenetici che in presenza di acqua liberano acido cianidrico, la pianta ha un uso officinale, per il quale sono utilizzate le foglie ed il rizoma, come coadiuvante nelle affezioni delle prime vie respiratorie.
Poiché i suoi principi tossici sono termolabili e si attenuano, sino quasi a scomparire, anche con l'essiccazione, in passato si sfruttava come commestibile il rizoma che contenendo il 70% di amido, veniva usato per mescolare alla farina o era venduto come amido col nome di Tapioca di Portland.
Curiosità: Nei tempi antichi il Gigaro era considerato una pianta magica, che teneva lontani gli spiriti maligni, proteggeva i neonati e donava amore a chi in amore era sfortunato.

Prunella gialla

Prunella laciniata

Pianta densamente villosa per peli eretti (!). Fusti ascendenti, semplici. Foglie basali con picciolo di 1.5-2 cm e lamina lanceolata (1 X 2-3.5 cm), intera; foglie cauline progressivamente incise a pennatopartite, quelle ascellanti l'inflorescenza lineari (3 X 30-50 mm), dentate. Inflorescenza cilindrica (2x4 cm) densa; brattee reniformi con lamina di 2 X 1 cm sormontata da un mucrone di 5-6 mm; calice 10 mm con denti inferiori lineari-lanceolati; corolla giallo-pallida o biancastra con tubo di 10 mm, labbro superiori di 7 mm ed inferiori di 5 mm
Variabilità - Le foglie superiori sono incise, più raramente lobate, dentate o quasi intere.

Piantaggine barba di cappuccino

Plantago coronopus

Foglie tutte in rosetta, generalmente pennatosette, lunghe 3-7 cm e con lamina larga 2-5 mm. Scapo ascellare alle foglie, generalmente arcuato; spiga cilindrica (2-10 cm), prima dell'antesi ricurva; antere ellittiche 1.2 mm con appendice triangolare di 0.3 mm; semi bruni 1 mm.

Gladiolo dei campi

Gladiolus italicus

Prunella comune

Prunella vulgaris

Pianta più o meno pubescente (!). Rizoma orizzontale con fusti ascendenti generalmente semplici. Foglie con picciolo di 1 cm e lamina lanceolata di l-1.5(-4) X 2.5-5(-9) cm intera o irregolarmente crenulata. Spiga cilindrica (2 X 4-5 cm) compatta avvolta alla base dalle 2 foglie più elevate; brattee reniformi (9-12 X 6-9 mm, prolungate da un'appendice sottile di 3-5 mm); calice irto di peli patenti, 7 mm, con denti inferiori lanceolati; corolla violetta con tubo di 7-8 mm e labbro superiori di 5 mm Ibridi - Sp. Prunella laciniata-Sp. Prunella vulgaris, che da alcuni Autori sono considerate varietà di una stessa specie, si ibridano facilmente quando crescono assieme: Sp. Prunella laciniata X Sp. Prunella grandiflora = X P. bicolor BeckSp. Prunella laciniata X Sp. Prunella vulgaris = X P. intermedia Link. Sp. Prunella grandiflora X Sp. Prunella vulgaris = X P. spuria Stapf.

Vilucchio rosso

Convolvulus althaeoides

Fusti legnosi alla base, con rami erbacei volubili; pianta ispida per peli patenti, spesso brunastri. Foglie inferiori con lamina irregolarmente triangolare (15-25 X 20-30 mm), le superiori quasi completamente divise in 5-9 lacinie molto differenti l'una dall'altra: la centrale più o meno lanceolata e grossamente dentata. Fiori all'ascella di foglie molto ridotte; peduncoli di 6-8 cm con 2 bratteole lineari a ⅕ dall'apice; calice a denti lanceolati, ottusi di (7)8-9(10) mm; corolla roseo-lillacina, più scura al centro, conica (diametro 2-3 cm), lunga 2(3-4) cm; capsula sferico-acuminata (diametro 6 mm).

Grespino spinoso

Sonchus asper

Fusto robusto, poco ramoso; foglie spesse, pungenti, generalmente lucide di sopra; orecchiette avvolgenti il fusto ed arrotolate a chiocciola; capolini in cime ombrelliformi, raramente fioccosi alla base; acheni 1 X 2.5 mm, obovato-ellittici, bruscamente ristretti all'apice, con 3 coste longitudinali marcate, ma per il resto lisci.

Acetosella debole

Oxalis debilis

Acetosella gialla sudafricana

Oxalis pes-caprae

Fusto sotterraneo con bulbilli di 5-8 mm. Foglie con picciolo eretto e 3 segmenti obcordati di 15-25 X 10-15 mm. Scapo pubescente afillo portante una cima ombrelliforme con 5-12 fiori penduli; sepali 7 mm; petali giallo-citrini 20-22 mm.
Nota - Sommier e Caruana nella loro Flora Maltese si dilungano su questa interessante pianta, divenuta ormai «la pianta più comune delle Isole Maltesi». Essa sarebbe stata introdotta in Malta poco dopo l'occupazione inglese dell'isola durante le guerre napoleoniche: una signora inglese ne avrebbe donato una pianta proveniente dalla Colonia del Capo a Padre Giacinto, botanico locale, che effettivamente ricorda O. cernua Thunb. nel suo «Index Piantarum» del 1806. Dal 1811 la specie sarebbe abbondante. In Sicilia era coltivata dal 1796 però solo nella seconda metà del secolo XIX è detta come abbondante; in Corsica la prima indicazione è del 1837, in Toscana (Massa) del 1923, in Lazio (Guidonia) del 1934, a Pantelleria è stata osservata dopo il 1920, provincia Brescia (Pontoglio) attorno al 1950. O. pes-caprae L. si diffonde essenzialmente per via vegetativa (bulbi): è pianta eterostila, da noi presente solo nella forma microstila (il che fa supporre che tutte le popolazioni avventizie nel Mediterraneo si siano originate dalla pianta di Padre Giacinto!) e per lungo tempo non fu osservata produzione di semi; dall'inizio del nostro secolo viene invece anche indicata come fruttificante, benché di rado, forse per un adattamento secondario che l'ha messa in grado di auto-fecondarsi.

Ombellico di Venere

Umbilicus rupestris

Rizoma tuberoso; fusto eretto, glabro, fiorifero su più di metà della lunghezza. Foglie carnose, le basali con lamina circolare, peltata (diametro 2-5 cm), crenata e picciolo lungo 2-3 volte tanto, le cauline progressivamente ridotte a squame lanceolate. Racemo lineare, raramente ramoso alla base, generalmente unilaterale; peduncoli 3-9 mm minori delle brattee; fiori più o meno penduli; corolla giallo-verdastra o arrossata lunga 7 (-10) mm.

  • Sinonimi accettati: Cotyledon rupestris Salisb.
  • Fioritura: III-VI
  • Sistema Raunkiær: Geofite (G) - Bulbose (G bulb)
  • Formula fiorale: K n, C n, A n+n, G n

Farfaraccio bianco

Petasites albus

Pianta alla frutt. fino ad 8 decimetri. Rizoma sottile (diametro 1 cm), biancastro. Foglie formantisi dopo l'antesi; picciolo bianco-tomentoso (alla fine glabrescente) di 1-2 dm e lamina più o meno reniforme (diametro 1-2 dm, raramente fino a 4.5 dm), grigio-tomentosa di sotto; picciolo poco scanalato, alla base solamente appiattito; squame cauline verde-giallastre, spesso ripiegate all'apice. Capolini (7 X 25 mm), peduncolati, nelle piante [ ♂ ] in racemo ovale, nelle piante [ ♀ ] formanti una pannocchia allargata; corolla bianco-giallastra; acheni 2-3 mm con pappo candido.
Confusione - Con Sp. Adenostyles alliariae, che vive nello stesso ambiente, quando si tratta di individui sterili, ridotti alle sole fg.; però Sp. Petasites albus presenta fg. con lamina circa tanto larga che lunga, nella pag. inferiori con peli bianchi, nervo principale con diramazioni opposte e simmetriche, nervi di III-IV ordine formanti un reticolo verde, non rilevati, nella pag. superiori con pelosità ragnatelosa; invece Sp. Adenostyles alliariae ha lamina generalmente più larga che lunga, nella pag. inferiori con peli verdastri, nervo principale con diramazioni alterne, nervi di III-IV ordine dello stesso colore della lamina e decisamente rilevati, nella pag. superiori con setole isolate di 1-2 mm; inoltre in Sp. Adenostyles alliariae il piccioloo è più profondamente scanalato.

Castalda, Girardina silvestre

Aegopodium podagraria

Pianta perenne di 30-80 cm, glabre, ceppo lungo strisciante. Stelo robusto, cavo, scanalato, poco vogatore - foglie inferiori a lungo inseguito, anemone, volantini a foglia larga 3-4 cm, ovato-lanceolate, acute, inegualmente seghettato, sessili cauline sulla guaina e Ternate - fiori bianchi in ombrelle 12-20 quasi uguali raggi sottili, l'unica centrale fertile - buccia e Zero involucel - nessun calice arto - obovate petali, emarginate, a punta ricurva - stili riflessa, 3 volte più a lungo rispetto al stylopod conica - frutta piccola, ovale-oblunga lato tavoletta, glabra - mericarps bordi contigui, pari a 5 costole filiformi - vallecules colpo strisce - commissural fronte seme planare.

Rosmarino

Rosmarinus officinalis

Pianta con profumo aromatico intenso (!). Cespuglio con rami prostrati o ascendenti, raramente eretti; corteccia bruno-chiara. Foglie lineari, revolute sul bordo, dunque apparentemente di 2-3 X 15-28 mm, verde-scure e lucide di sopra, bianco-tomentose di sotto; fascetti ascellari generalmente presenti. Racemi ascellari brevi, 4-16 fiori; calice pubescente bilabiato 5-6 mm, diviso su 1/3; corolla 10-12 mm, azzurro-chiara o lilla, raramente rosea o bianca.
Nota - Questo diffuso e caratteristico componente della macchia bassa e gariga mediterranea, già dall'antichità è comunemente impiegato come pianta medicinale, aromatica e condimento. Nella cucina italiana il Rosmarino è di uso frequentissimo, soprattutto per arrosti e condimenti; per questo motivo è coltivato comunemente negli orti e giardini in tutta la zona dell'Olivo e della Vite, e spesso al riparo dei muri esposti a mezzogiorno o su rupi soleggiate può essere incontrato come pianta apparentemente selvatica. Si può ritenere spontaneo tuttavia solo lungo le coste, con esclusione di quelle del Medio ed Alto Adriatico; solo nell'Italia Meridionale, Sicilia e Sardegna penetra anche ad una certa distanza dal mare, però sempre in ambiente di macchia. Nell'Italia Settentrionale è spontaneo solo in Liguria e sul Garda: le località citate da Fiori (Duino, Lit. Veneto al Cavallino) sono certamente dovute a piante inselvatichite; anche sul Garda il Rosmarino è generalmente inselvatichito, però il Béguinot {Pubbl. Ist. Bot. Messina, 1924) descrivendo le stazioni sulle rupi sopra Tignale, Campione e Limone annota «Nessun dubbio sull'assoluta spontaneità della specie in questo tratto della riviera», che dunque rappresenterebbe l'estremo avamposto, isolatissimo, della specie in Italia.

Attaccaveste

Galium aparine

Fusti angolosi, scandenti robusti e tenaci, irti di aculei riflessi e pubescenti. Foglie verticillate a 6-9, oblanceolate (3-8 X 30-50 mm), pubescenti, ottuse all'apice, spinulose sul bordo e sul nervo centrale. Inflorescenza ovoide o cilindrica; peduncoli più o meno divaricati; corolla bianca diametro 1.5-1.7 mm; frutto con mericarpi di 3-5 mm, ispidi per densi peli uncinati.
Osservazione - Sp. Galium spurium e Sp. Galium aparine sono due specie molto affini: la prima è diploide (2n = 20); per la seconda sono indicati parecchi numeri cromosomici compresi tra 42 e 68, interpretabili come livelli tetra- ed esaploide.

Piantaggine lanceolata

Plantago lanceolata

Tre specie molto somiglianti fra loro, ma ben distinte come ecologia; caratteri comuni sono le foglie lanceolato-lineari, intere o quasi e gli scapi allungati, generalmente striato-scanalati. Le specie Sp. Plantago lanceolata-Sp. Plantago argentea risultano molto simili e sono state spesso considerate come un'unica specie: in realtà i caratteri distintivi soho costanti e non vi è dubbio che le tre vadano distinte a livello specifico. Anche l'ecologia è diversa: Sp. Plantago altissima e Sp. Plantago argentea vivono nella vegetazione naturale, mentre una posizione secondaria ha Sp. Plantago lanceolata, sempre sinantropica. È dubbio se le tre specie formino un complesso poliploide: Sp. Plantago lanceolata e Sp. Plantago altissima son diploidi (2n = 12), mentre Sp. Plantago argentea è esaploide (2n = 72).

Falsa ortica purpurea

Lamium purpureum

Erba annua, 15-30 cm, a fusti eretti o decombenti, tetragoni, talora radicanti ai nodi. Foglie picciolate, ovali, cordate alla base, irregolarmente incise o crenate, pubescenti su entrambi i lati. Verticillastri pauciflori (3-5) in corona intorno ai nodi. Calice tubuloso-campanulato, 5-7 mm, con 10 nervi e denti divaricati, triangolari-acuti più corti del tubo, ciliati. Corolla porporina, 0,8-1,3 cm circa, maculata di roseo più intenso, sporgente fuori del tubo calicino, bilabiata, con anello di peli all'interno del tubo. Labbro superiore della corolla intero e quello inferiore patente, lobato e smarginato all'apice. Stami 4, didinami, saldati in basso col tubo corollino.

Geranio lucido

Geranium lucidum

Fusti cilindrici, glabri, lucidi, rossi, ramosissimi. Foglie con picciolo di 3-5 cm e lamina reniforme (25 X 20 mm) divisa su ⅗ in 5 lobi dentato-crenati sul margine. Sepali (2x5 mm) acuminati con 3 nervi longitudinali e 5 coste trasversali; petali rosei 2x8 mm, profondamente bilobi; frutto con becco di 1 cm.

Trifoglio rosso dei prati

Trifolium pratense

Rizoma legnoso, avvolto da guaine scure; rami erbacei brevemente striscianti ed arcuato-eretti. Foglie con picciolo allungato e segmenti lanceolati, ellittici, ovati ovvero obeuneati; stipole allungate, terminanti in una breve resta. Capolini brevemente peduncolati o subsessili alfasc. delle foglie superiori; calice con tubo di 3.5-4 mm e denti di 2.5-4 mm l'inferiori lungo 1.5-2 volte tanto: corolla 12-16 mm, violetta, salvo subsp. (b).
Nota - Gruppo estremamente polimorfo: inquadramento qui proposto ha solo il significato di un tentativo. Verosimilmente Sp. Trifolium pratense ha il suo centro d'origine sulle montagne della Penisola e Sicilia, dove in effetti raggiunge la massima variabilità: come tipo originario si può probabilmente proporre la subsp. (c), che popola stazioni naturali; la subsp. (b), pure in stazioni, naturali, sembra segnare il passaggio verso Sp. Trifolium noricum ed è forse ibridogena. Da queste potrebbe essersi formata la subsp. (a), soprattutto attraverso l'invasione del nuovo spazio ecologico creato dall'uomo; i limiti di questa verso le altre due subsp. tuttavia non sono netti, e d'altra parte essa comprende una fortissima variabilità, in dipendenza di selezione a scopo agrario, ma anche come indice di una intrinseca instabilità. I problemi delle tre subsp. verranno esaminati separatamente:
subsp. (a) - I tipi spontanei hanno in generale segmenti fogliari di 10-20 X 17-35 mm, con apice ottuso o arrotondato, talora anche bilobo e portamento robusto, con rami alti 10-20 cm Nelle stazioni secche ed aride ed in generale al Sud, si nota riduzione delle dimensioni del fusto e foglie e segmenti progressivamente allargati fino a risultare circa tanto lunghi quanto larghi (var. microphyllum Bertol.); non è infrequente in questo caso un aumento della pelosità, come nelle popolazioni dei luoghi umidi subsalsi descritte come var. maritimum Zabel, che tuttavia rappresenta probabilmente soltanto un tipo estremo. Le piante coltivate si distinguono per la generale glabrescenza e lo sviluppo dei fusto (alti 4-7 e fino a 10 dm) e dei segmenti fogliari lunghi fino a 4 cm e più; tipi con segmenti obovati vengono indicati come var. sativum Schreber, altri con segmenti strettamente ellittici come var. americanum CO. Harz.
subsp. (b) - Molto caratteristica nei pascoli subalpini su terreno blandamente acido (suoli calcarei umificati, suoli di origine lavica) nelle Dolomiti, essa è stata confusa con tipi della subsp. (a) adattati alle condizioni ecologiche d'alta montagna e pertanto indicata da tutta la catena alpina; riteniamo invece che essa debba venire circoscritta alle popolazioni delle Alpi Orientale e che pertanto i sinonimi di Hoppe e di Gaudin vadano eliminati; a causa della grande confusione no-menclaturale sembra attualmente impossibile precisarne l'areale. Alcuni caratteri (soprattutto la colorazione della corolla) pongono questa subsp. in posizione intermedia fra 1879 subsp. (a) e 1882.
subsp. (c) - Pensiamo possano essere qui riunite le razze delle montagne merid. e della Sicilia per il caratteristico aspetto dei capolini cuneati alla base. Esse tuttavia presentano un notevole polimorfismo. Popolazioni della Sila con pelosità ridotta e talora glabrescenti sono state descritte come var. silvnum Fiori, e forse anche le indicazioni di T. baeticum Boiss. per la Sicilia, vanno qui ricondotte. Questa subsp. contrae stretti rapporti con subsp. (b).

Geranio sbrandellato

Geranium dissectum

Pianta erbacea annuale, pelosa, con la radice principale assai sviluppata, fusto prostrato-ascendente molto ramificato, lungo 10-50 cm, con peli sparsi e ruvidi alla base. Foglie orbicolari, tutte con picciolo di 15 cm circa, con nervature che si irradiano da un punto centrale (palminervie), profondamente divise in 5 – 7 segmenti stretti, ma non lineari, che si dividono ulteriormente nella metà superiore; foglie cauline generalmente opposte, stipole lanceolate e a volte lobate.
Infiorescenze in cime biflore con peduncoli pelosi che si allungano alla fruttificazione fino a 1-2 cm, brateole lanceolate, Fiori ermafroditi, appaiati, con il peduncolo comune più corto della foglia dalla quale sorgono, e il peduncolo di ciascun fiore appena più lungo dei sepali. Calice con 5 sepali lancelati, trinervi, mucronati con margine scarioso, più o meno patenti. più lunghi dei petali. Corolla con 5 petali, semplici, di 4-5 mm, eretto patenti, con il bordo superiore smarginato e diviso, cordiforme, e di colore rosa o rosso-porpora chiaro. 10 fertili, eretti, con il filamenti cigliati rosei all'apice, più corti dei sepali. Stimma purpureo. Ovario supero semplice e pubescente con 5 carpelli che si anneriscono alla fruttificazione Il frutto è uno schizocarpo con becco di 15 mm, formato da 5 mericarpi pubescenti, che contiene 5 semi, bruno rossastri, ellittici, del diametro di 1-2 mm .
Antesi: Fiorisce da Aprile a Settembre.
Habitat: vegeta in ambienti ruderali, praterie, siepi, discariche, margini stradali, infestante di coltivi sarchiati, su terreni asciutti, sassosi, ma ricchi di elementi nutritivi, da 0 a 1300 m di altitudine.
Note: possibili confusioni: simile è Geranium columbinum L. che però ha peduncoli fiorali molto più lunghi delle foglie, petali appena più lunghi dei sepali e fiori più grandi.
"Le foglie delle piante adulte sono divise in lacinie strette, quelle giovanili sono appena lobate e sono facilmente confondibili con quelle di Geranium molle, dal quale si può facilmente distinguere osservando la diversa pelosità dei piccioli: peli brevi mescolati a peli lunghetti, rigidi e riflessi in G.dissectum (vedi foto Geranium-dissectum-05670.jpg), peli lunghi, molli, ondulati e patenti in Geranium molle. Questo carattere, che permane nelle piante adulte, consente di riconoscere questa specie anche in assenza dei fiori."
Etimologia: Il nome generico dal greco géranos = gru per la forma dei frutti, quello specifico dal latino per le sue foglie profondamente divise.
Proprietà ed utilizzi: Pianta antisettica, atringente, stiptica, tonica. Le sue parti sotterranee venivano un tempo usate contro le angine, nefriti, emorragie e contusioni. Dalla pianta si ricavano tannini e coloranti.

Ravastrello marittimo

Cakile maritima

Pianta succulenta (!). Fusti ascendenti o prostrati, flaccidi, glabri. Racemi brevi, con fiori addensati (diametro 1 cm); sepali giallo-verdastri di 5 mm; petali spatolati, con unghia di 4 mm e lembo rifiatino di 4x5 mm; siliqua (15-20 mm) formata da 2 articoli sovrapposti, l'inferiore più meno rombico, il superiore conico.

Erba medica

Medicago sativa

Rizoma sotterraneo con rami ascendenti, per lo più ramoso-unilaterali. Foglie con stipole lineari e segmenti oblanceolati con margine dentellato ed apice troncato-mucronato. Racemi densi su peduncoli di 3-4 cm subeguali alla foglia ascellante.
Variabilità - La coltura dell'Erba medica fu introdotta in Grecia dalla Persia durante le guerre persiane (480-470 a.C): dal nome della Media, regione centrale dell'Impero persiano derivano il greco antico medikai, il latino herba medica, il nome italiano e nomi slavi come meteljka (croato); in Italia la coltura era già fiorente al tempo di Virgilio. Nel Medioevo fu estesa dagli Arabi soprattutto in Spagna (il nome usato ancor oggi in questo Paese - alfalfa - è di origine araba); in Italia la coltura scomparve quasi del tutto, e fu reintrodotta solo nell'evo moderno (di qui il nome Erba Spagna). Inspiegata è invece l'origine del nome germanico «Luzerne», che si ritrova pure nel francese, ed in molte lingue slave, compreso il russo (la derivazione da qualche paese italiano di nome Luserna - Piemonte, Trentino - o dalla città di Lucerna pare fantasiosa), che comunque lascia supporre una seconda via di diffusione, distinta da quella attraverso Greci, Romani ed Arabi. Nella regione Caspica i parenti selvatici dell'Erba medica potrebbero venire identificati nella subsp. falcata (L.) Arcang. con legume diritto o falcato e nella subsp. coerulea ( Less.) Schmalh. con legume avvolto in 2-3 spire; il legume della subsp. sativa si presenta a questo riguardo di aspetto intermedio; per il colore della corolla si avvicina invece più alla seconda che alla prima. Rispetto ad entrambe l'Erba medica si differenzia per la corolla maggiore ed il legume più grosso il che può esser risultato dalla selezione; inoltre la subsp. sativa è tetra-ploide (2n = 32) mentre le altre due sono per lo più diploidi (2n = 16). L'incrocio fra le subsp. (a) e (b) è assai frequente e spesso è stato trattato come una subsp. a sé stante.

Erba medica araba

Medicago arabica

Fusti striscianti, angoloso-subtetragoni, con peli patenti. Foglie con stipole di 4-5 X 10-12 mm, con denti di 1 mm: picciolo di 5-8 cm: segmenti obeordati di 15-18 X 12-13 mm, troncati o retusi all'apice, nel centro generalmente con una macchia nera a V rovesciato. Racemi (2)4-5-flori minori delle foglie: corolla di 6 mm: legume diametro 5-7 mm con spine lunghe 2-3 mm.

Cicerchia cicerchiella

Lathyrus cicera

F. scandente, alato. Fg. con 1(2) paia di segmenti strettamente lanceolati (2-8 X 20-60 mm); cirro ben sviluppato nelle foglie superiori, ridotto ad una breve seta nelle inferiori; stipole lunghe fino ad ⅓ del segmenti corrispondente (3-5 X 8-20 mm). Fiori isolati, su peduncoli di 1-3 cm; calice con tubo di 3 mm e denti di 5 mm; corolla purpurea di 13-15 mm; legume (5-10 X 20-40 mm) con 3-5 semi, solcato lungo la sutura dorsale.Euri-Medit. (?).In tutto il territorio, nel N spesso come relitto di antiche colture: C.

Pratolina autunnale

Bellis sylvestris

Fusto semplice, afillo, ispessito. Foglia tutte in rosetta con lamina pubescente, oblanceolata (2-3 X 5-8 cm), ottusa, dentellata, a 3-5 nervi sporgenti, progressivamente ristretta in picciolo di 2-4 cm, strettamente alato. Capolino (diametro 3-4 cm) con squame di 7-10 mm, acute; fiori ligulati bianchi o arrossati (12-15 mm): fiori tubulosi gialli o arrossati; acheni 2 mm, irsuti.
Variabilità - La fioritura, di regola autunnale-invernale, nelle zone più alte si sposta alla primavera e può prolungarsi fino a giugno: in sostanza anche questa specie può dunque considerarsi «a fioritura perenne» come Sp. Bellis perennis. Del resto le differenze tra le due sono più che altro di carattere quantitativo e manca la dimostrazione che si tratti di entità veramente distinte. Sono inoltre noti ibridi Sp. Bellis annua X Sp. Bellis sylvestris, quindi anche tra queste due le differenze non sono nette.

Lantana, Viburno lantana

Viburnum lantana

Fusti legnosi con corteccia bruno-rosea; rami giovani pubescenti per peli stellati e squame furfuracee. Foglie con picciolo arcuato di 1 cm e lamina ovale-lanceolata o ellittica (4-6 X 6-12 cm), ottusa, dentellata, scura e subglabra di sopra, ruvida e pubescente di sotto. Cime corimbose multiflore (diametro 1 dm); calice subnullo; corolla (6-8 mm) candida, nel boccio talora arrossata; drupa ovoide (5 X 6-9 mm) più o meno appiattita sui lati, rossa e poi nero-lucida.

Arabetta collinare

Arabis collina

Perenni con indumento più o meno denso del fusto e foglia formato soprattutto da peli peduncolati a 3-5 raggi (nelle foglia anche a 6 raggi), peli semplici e biforcati per lo più presenti particolarmente nella parte inferiori del fusto ed anche al margine delle foglia F. principale eretto, generalmente accompagnato da altri laterali ascendenti, tutti indivisi, Foglie basali lanceolato-obovate a quasi spatolate, pro-gressivamente ristrette nel picciolo e generalmente grossamente dentate, ottuse; foglia cauline 3-20 con base ristretta, arrotondata o debolmente cuoriforme, sessili, obovate, lanceolate, ovv. ovate, generalmente dentate, le inferiori ottuse, le superiori talora glabrescenti di sopra. Inflor. 7-20 (25) flora, densa e quindi allungata; sepali 1-2 X 2.5-5.5 mm; petali obovato-cuneati 1.8-4 X 6-10 mm, troncati all'apice; peduncoli frutt. eretti, i maggiori di 5-16 mm; silique appressate all'asse, le maggiori di 1-2 X 40-90 mm, con nervo med. visibile non oltre i ¾ delle valve; semi 1.1-1.3 X 1.6-2.1 mm, tutt'attorno con ala larga fino a 0.2-0.5 mmGruppo difficile, incompletamente studiato. Attualmente sembra di poter distinguere abbastanza chiaramente due sp., mediante una combinazione di caratteri: esse tuttavia sono collegate da forme di passaggio.

Bocca di leone

Antirrhinum majus

Fusto eretto, semplice o poco ramoso in generale, glabro in basso, in alto con densi peli ghiandolari lunghi 0.5-1 mm. Foglie lanceolate (5-10 X 18-55 mm), ottuse, le superiori generalmente lineari-lanceolate. Racemo denso con fiori contigui; peduncoli 1-4(12) mm; calice quasi completamente diviso in lacinie ovali (4 X 8 mm); corolla purpurea alla fauce, più chiara sul tubo 33 X 45 mm; sperone sostituito da un ingrossamento basale del tubo corollino; capsula ellissoide (6 x 10-12 mm) con inserzione laterale.

Ciombolino comune

Cymbalaria muralis

Fusto prostrato-ascendenti, filiformi, radicanti ai nodi. Foglia alterne, reniformi o semicircolari, raramente suborbicolari; picciolo 2-4 cm; lamina cordata o reniforme (14-40 X 10-30 mm) con 5-9 lobi rotondati o ovato-acuti, talora mucronulati; pagina inferiore spesso arrossata. Calice glabro o debolmente peloso (2-2.5 mm); corolla 8-9 mm, liliacina con palato verrucoso giallo; sperone conico 1.5-3 mm; capsula sorpassante i lobi calicini; semi globosi o ovoidi, neri, rugoso-crestati, a volte tubercolati.
Variab. - Si presenta generalmente glabra oppure più o meno villosa sul fusto e foglie: var. pilosa (Vis.) Degen.

Scarlina tomentosa

Galactites tomentosus

Simile a Carduus, ma fiori periferici sterili; stami con filamenti concresciuti; pappo di peli piumosi; achenio con coroncina emisferica. Il nome Galactites Moench (1794) è stato dichiarato nomen conservandum rispetto a Lupsia Neck. (1790), che risulterebbe precedente. Fusto eretto, generalmente ramoso, bianco-tomentoso e con ali provviste di spine. Foglie (1-2 dm) pennatosette, di sopra generalmente variegate di bianco, di sotto bianco-tomentose, acutamente spinose. Capolini isolati ovvero riuniti in fascetti; involucro campanulato; squame triangolari con una lunga spina apicale scanalata di sopra; corolla lillacina 21-23 mm (14-15; 1; 6-8), più lunga nei fiori periferici (sterili); acheni compressi con pappo di 13 mm.
Variabilità - Le foglie hanno di regola lamina pennatosetta, però raramente mostrano riduzione delle incisioni e lamina più o meno intera oppure al contrario sono ridotte alle sole nervature irte di spine; variano pure l'aspetto delle ali ed il colore delle corolle (lillacine, violette, azzurre, rosee o quasi bianche).

Acanto comune

Acanthus mollis

Erba perenne rizomatosa a fusti eretti, 30-80 cm, pelosa o glabra. Foglie basali picciolate. ovali o ellittiche, 20-60 x 10-25 cm, irregolarmente lobato-dentate o pennatofide, le superiori sessili. bratteiformi, ovali-lanceolate, 1,5-4 cm, spinose all’apice. Infiorescenza spiciforme. densa con fiori muniti di bratteole ovali o lineari. Calice puberulo a sepali esterni di 4-5,5 cm. ovali-romboidali, bifidi, ciliati, gli interni brevi, 6-7 mm, tridentati. Corolla più lunga del calice. bilabiata, con labbro inferiore coriaceo, il superiore trilobo, 3,5-5 mm, rotondato, bianco con nervatura porporina. Stami arcuati con filamenti glabri, inseriti alla base della corolla. Cassula ovoide apicolata, con 3-4 semi lisci.

Ortica membranosa

Urtica membranacea

Pianta monoica (!). Fusti scanalati ascendenti. Foglie con picciolo lungo circa quanto la lamina, questa ovata (15-25 x 18-30 mm), con base cordata e 8-15 denti per lato; stipole 2. Racemi unisessuali, i femminili maggiori della foglia ascellante, arcuato-eretti, i maschili con asse appiattito.
Variabilità - A volte i racemi presentano commisti fiori dei due sessi ed asse non appiattito.

Convolvolo, Vilucchio comune

Convolvulus arvensis

Rizoma biancastro; fusti erbacei scandenti, volubili, striati, generalmente avvolti verso sinistra, sottili alla base, più in alto spesso ingrossati. Foglie con picciolo di 2-3 cm e lamina astata (generalmente 2-3 x 3-5 cm). Fiori (diametro 2.5 cm) all'ascella delle foglie mediane; calice campanulato 4-5 mm; corolla bianca a rosea, imbutiforme (10-)15(-25) mm; antere violette; stimma con 2 lobi candidi divergenti; capsula glabra, sferica.
Una delle nostre più dannose infestanti, oltremodo difficile da combattere; tra i nomi popolari vanno ricordati nel Veneto «broglia» e «trigarella», da cui potrebbero derivare parole di largo uso quali «imbrogliare, intrigare». Le foglia variano di forma, così da risultare a volte lunghe il doppio della larghezza a volte lunghe il quadruplo ( = var. lancifolius Presi), però si tratta solo di aspetti estremi. Nell'Italia Settentrionale ed in generale negli ambienti umidi prevalgono piante glabre o quasi, con corolla candida (o tutt'al più all'esterno screziata di roseo); al Sud e nelle stazioni aride si osservano invece piante pelose o irsute, con corolla più o meno arrossata, talora anche con fusto lignificato alla base (var. montanus Terr.): anche questi pare siano solo adattamenti alle condizioni stazionali.

Radicchiella di Terrasanta

Crepis sancta

Pianta erbacea annua alta 5-30 cm. Fusto semplice o ramoso, subglabro. Foglie basali in rosetta, di forma oblanceolato-spatolata (0,5-2 x 2-10 cm), dentate o pennatifide, con picciolo irregolare, quelle cauline ridotte e squamiformi. Capolini singoli o in infiorescenza corimbosa (5-6), quelli medi di 2–2,5 cm. Fiori gialli, ligulati sfumati di rosso nella parte esterna. Brattee involucrali disposte in più serie, quelle esterne corte e di forma ovale (-11 mm), quelle interne più lunghe e lanceolate. Acheni periferici con tre ali di cui 2 laterali (5-7 mm) con ridotta capacità di dispersione rispetto a quelli centrali capaci di arrivare più lontano. Frutti di tre tipi: gli esterni stretti e lievemente compressi, gli intermedi fusiformi con aculeo e gli interni fusiformi ma lisci. Pappo setoloso e bianco.
Note, possibili confusioni: con Crepis sancta subsp. nemausensis (P. Fourn.) Babc. che però presenta acheni esterni alati ma privi di pappo o con pappo molto ridotto, i centrali senza ali e con becco e pappo.
Etimologia: dal greco "Crèpìs" = "Pantofola" riferendosi ai suoi frutti il cui involucro strozzato a metà ricordano una calzatura domestica. Crepis era anche il nome che i greci davano al legno di sandalo, quindi non si capisce quale criterio fu usato da Vaillant per denominare il genere che in seguito fu confermato da Linneo (1737). L'epiteto "sancta" perché molto comune in Terrasanta.
Proprietà ed utilizzi: la rosetta basale giovane viene generalmente consumata insieme ad altre misticanze quasi sempre lessata. Nella medicina popolare veniva usata come antinfiammatorio delle vie urinarie.
Curiosità: De Jusseau sistemò le Crepis nella famiglia delle Coriaceae. Il genere, molto comune nella nostra flora (circa 37 specie e 9 subsp.) si è diffuso influenzato dal clima. Le Crepis capostipiti sembra siano 4 : C. rubra, C. sibirica, C. aurea e C. foetida. Già nel XVIII sec. alcune Crepis venivano coltivate per scopi ornamentali nei "Giardini di lusso". La radicchiella in Toscana fu segnalata per la prima volta a Livorno nel 1827 e da li si diffuse in tutta la zona dell'ulivo. Si trova nell'elenco delle malerbe perché invasiva.

Violaciocca marina

Matthiola tricuspidata

Pianta grigio-tomentosa (!). Fusti ramosi dalla base con rami procumbenti. Foglie oblanceolato-spatolate (1-1.5 X 3-5 cm) con 3-4 lobi regolari subrotondi per lato; apice arrotondato. Sepali grigio-violetti 9 mm; petali rosei o violacei, 3-5 X 14-17 mm; siliqua cilindrica, 2-3 X 40-70 mm, all'apice con 3 corni acuti di 3-4 mm; peduncolo 2-7 mm, grosso quasi quanto il frutto.

  • Sinonimi accettati: Cheiranthus tricuspidatus L.
  • Fioritura: IV-VII
  • Sistema Raunkiær: Terofite (T) - Scapose (T scap)
  • Formula fiorale: * K 2+2, C 4, A 2+4, G 2

Nontiscordardimè a fiori piccoli

Myosotis stricta

Simile a Sp. Myosotis speluncicola, ma più robusta; asse dell'inflorescenza con peli patenti, eretto-patenti ed appressati; fiori ravvicinati; calice non caduco, con peli diritti e peli uncinati; nucule senza piega longitudinale.

Latte di gallina comune

Ornithogalum umbellatum

Erba bulbosa perenne con scapo di 25-35 cm. Bulbo ovoide, 1,5-3 cm di diametro, con numerosi bulbilli di moltiplicazione e 3-8 foglie basali lineari di 25-30 x 0,6-0,8 cm. Infiorescenza subcorimbosa. 10-15 cm, con brattee più corte o subeguali ai pedicelli. Fiori con pedicelli lunghi fino a 9 cm. Tepali ellittici o oblanceolati, 15-25 x 4-8 mm, bianchi con una banda verde al dorso. gli interni più piccoli. Stami circa la metà dei tepali. Ovario obovoide con stilo di 3-4 mm. Capsula obovoide, 1,8 x 1,3 cm, con 6 coste più o meno equidistanti.

Latte di gallina d'Arabia

Ornithogalum arabicum

Silene colorata

Silene colorata

Fusto ascendente o eretto, ramificato alla base, irsuto per peli riflessi. Foglie oblanceolato-spatolate (4-12 X 12-25 mm), le cauline ridotte. Fiori in monocasi racemiformi 3-6-flori; peduncoli inferiori lunghi fino a 25 mm; brattee di 1.5 X 5 mm, generalmente minori del peduncolo; calice di 10-14 (-17) mm con denti triangolari di 1.5 mm e setole brevi (minori di 1 mm) patenti; petali con lembo patente, roseo, bipartito o quasi intero lungo 6 mm; capsula di 5-7 mm, eguale al carpoforo; semi sul dorso con 2 ali ondulate separate da un solco stretto.
Osservazione - Facile confusione con Sp. Silene sericea (dalla quale si distingue con certezza solo per i caratteri dei semi) e non separata da questa dalla maggioranza dei fioristi italiani. La subsp. (c) è quasi intermedia fra Sp. Silene sericea e Sp. Silene colorata.

Aristolochia clematide

Aristolochia clematitis

Rizoma strisciante, ramoso; fusti eretti, semplici o ramificati alla base, completamente erbacei. Foglie con lamina ovato-cordata (2-10 X 3-15 cm), ottusa all'apice e picciolo lungo ½-⅓ di questa; sinus basale profondo. Fiori (2-3 cm) su peduncoli lunghi ¼-½ dei piccioli corrispondenti; perianzio ingrossato alla base, giallo, brunastro sul lembo. Capsula ovoide (2-3 X 2-4 cm), penduta.

Viperina piantaginea

Echium plantagineum

Pianta con peli molli su tutti gli organi. Fusti eretti, con peli brevi e setole molli appressate. Foglie basali lanceolate 2-4 X 8-14 cm, picciolate; foglie cauline oblanceolato-lineari, sessili. Inflorescenza generalmente con rami nutanti; calice 8-10 mm alla fior., fino a 15 mm alla fruttificazione; corolla purpurea, largamente imbutiforme; filamenti più o meno sparsamente pelosi; mericarpi a contorno triangolare, di un grigio-bruno chiaro, tubercolati.

Sonaglini maggiori

Briza maxima

Erba annua, 2-4(-8) dm. Culmi generalmente solitari, gracili, eretti o ginocchiati, glabri o glabrescenti. Foglie larghe con lamina allungata, anche superiormente, 4-7 x 0,2-0,8 cm. Ligula oblunga, 3-5 mm, irregolarmente dentata. Pannocchia povera, con 3-8 spighette ovato-oblunghe, 12-25 mm, glabre o puberule, 5-20 flore su lunghi e gracili peduncoli, pendenti e tremolanti per effetto della brezza, verdi-argentate, rosso-ferruginee nel secco; glume e glumette subeguali, ovato-rotondate, 5-6 mm; lemmi dei fiori inferiori 4 mm, i superiori progressivamente minori.

Carota selvatica

Daucus carota

Erba annua o bienne a fusti eretti (30-100 cm), rugosi, irsuti o glabrescenti in alto. Foglie inferiori guainanti alla base, a lamina triangolare-acuta, bi-tripennatosette, con segmenti e lobi lanceolato-acuti. Infiorescenze terminali o laterali, 5-10 cm di diametro e piane all’antesi, convesse alla fruttificazione. Brattee setacee, trifide o pennatosette, a segmenti lineari. Bratteole lineari più lunghe dei pedicelli. Petali bianchi, gli esterni vessilliferi. Acheni 2-3,2 mm, con aculei non o poco confluenti alla base. Linee intercostali con setole brevi, divergenti.

Calendula, Fiorrancio selvaggio

Calendula arvensis

Fusti eretti o ascendenti, ramosi,e più o meno corimbosi. Foglie inferiori lanceolato-spatolate (6-15 X 20-50 mm) irregolarmente dentellate al margine, le cauline minori. Capolini (diam. 2-3 cm) numerosi, alla fioritura inclinati; squame 7-9 mm; fiori gialli, raramente aranciati, i periferici ligulati; acheni esterni rostrati lunghi fino a 15 mm, i mediani cimbiformi ed i centrali anulari.
Variabilità - La pelosità può essere scarsa o più o meno densa ed allora vellutata oppure scabra per peli uncinati. Nella subsp. (a) il tipo più diffuso presenta ligule lunghe 10-15 mm; le popolazioni a ligule brevi (5-6 mm) sono molto differenziate e danno spesso l'impressione di sp. distinte: esse sono state indicate come C. parviflora Rafin., C. stellata Cav., C. micrantha Tineo.

Viola mammola

Viola odorata

Stoloni allungati, striscianti, radicanti al 1° anno, ma fioriferi al 2°. Foglie tutte in rosetta basale; stipole largamente ovali, con frange brevi (< 1 mm), ghiandolose; lamina rotondato-reniforme, con larghezza massima alla metà ed insenatura basale profonda. Peduncoli fiorali inseriti sulla rosetta portanti una brattea alla metà o più in su; sepali ovali, ottusi; corolla diametro 1.5 cm, violetto-scura (raramente bianca), profumata; sperone 6 mm circa; peduncoli fruttiferi prostrati; capsula subsferica, con fitti peli brevi.
Etimologia: l’epiteto del genere è il nome latino viola, -ae, f. = “viola, violetta; violacciocca” [Virgilio, Plinio] che i Romani utilizzavano per indicarne le specie; Alessandro de Théis (1765-1842), nel suo Glossario di botanica (1810), dice che «Viola nome greco venuto dalla Ninfa Io. I poeti hanno supposto che dopo la di lei metamorfosi in vacca, sia comparsa la viola per servirle di pascolo» (per il racconto della leggenda vedi oltre). L’epiteto specifico è l’aggettivo latino odoratus, -a, -um = “profumato” [Ovidio, Sesto Properzio 4, 3, 64], con allusione al profumo dei fiori.
Sinonimi: nessuno.
Nomi volgari: Viola mammola, Viola maura, Viola odorata, Viola odorosa (italiano). Liguria: Vioretta (Porto Maurizio); Viuetta (S. Maria di Libiola); Viuleta (Sarzana); Viuvetta (Genova). Piemonte: Violitta, Vioritta (Asti); Viuletto (Val S. Martino). Lombardia: Vioela campagnola (Mantova); Vioela sopa (Brescia); Viola zoppina (Como). Veneto: Viola sota; Ciocchette, Viola zotta (Venezia); Fior de San Bastian, Fior de Zennar (Verona); Vivuola, Vivuola a ciochette (Padova); Zoppina (Treviso). Friuli: Viole. Emilia-Romagna: Viola zopa (Romagna). Toscana: Mammola, Mammoletta, Mammolina, Viola mammola, Viola maura, Violacea, Violetta, Vivola mammola. Abruzzi: Vijole; Viola di S. Giuseppe (Larino). Calabria: Roseviole. Sicilia: Viola di jardinu. Sardegna: Balcu, Bascu, Violedda.
Forma biologica e di crescita: emicriptofita scaposa. Tipo corologico: euromediterraneo. Diffusa nei Pirenei, sul Massiccio Centrale, sul Massiccio del Giura, sui Vosgi, nella Foresta Nera, sulle Alpi, Appennini, Alpi Carniche, Alpi Dinariche, Monti Balcani.
Fenologia: fiore: II-IV, frutto: III-V, diaspora: IV-VI.
Limiti altitudinali: dal piano a 1200 m di altitudine. Abbondanza relativa e distribuzione geografica in Italia: nel nostro Paese la specie è comune in tutto il territorio continentale e insulare.
Habitus: erbacea perenne, acaule, pubescente, alta dagli 8 ai 15 cm e caratterizzata da un grosso rizoma da cui partono numerosi stoloni aerei sottili, striscianti e radicanti, che portano fiori e foglie soltanto nel secondo anno di vita; nella sua parte inferiore il rizoma è provvisto di numerose radichette sottili.
Foglie: le foglie, sorrette da piccioli lunghi fino a 5 cm con peli rivolti verso il basso, sono tutte riunite in rosette basali e hanno la lamina di forma arrotondato reniforme sugli stoloni dell’annata, largamente ovali e profondamente cordate alla base, ottuse, crenate al margine sui fusti fioriferi, generalmente pubescenti; la pagina inferiore è talvolta lucente. Alla base delle foglie sono presenti alcune stipole fogliacee, glandulose e largamente ovali, larghe fino a 4 mm, a margine intero e un po’ cigliate.
Fiore: i fiori, larghi 1-2,5 cm, che sbocciano solitari alla sommità di lunghi peduncoli, glabri o raramente pelosi, muniti a metà lunghezza di due bratteole, sono intensamente profumati. Il calice è composto da 5 sepali ovali, ottusi all’apice, quasi uguali, prolungati alquanto al disotto della loro inserzione; la corolla, irregolare, è formata da 5 petali ineguali, i due laterali barbati alla base e patenti e i due superiori glabri e diretti in alto, di una colorazione viola più o meno scura, con la base bianchiccia e linee violacee sui tre petali inferiori, oppure bianchi, quello inferiore, più grande, è prolungato in uno sperone sottile e diritto, lungo all’incirca 6 mm. Androceo di 5 stami, a filamenti brevi allargati e muniti, nei due inferiori, di una appendice nettarifera che si prolunga nello sperone, con il connettivo delle antere prolungato oltre le logge polliniche in forma di squametta. Gineceo con ovario uniloculare, pluriovulato, sormontato da un corto stilo ricurvo ad uncino.
Frutto: il frutto è costituito da una capsula subglobosa involucrata dal calice persistente, dalla superficie leggermente pubescente o più raramente glabra, loculicida, deiscente a scatto per tre valve, che cade a terra ancora chiusa; peduncolo fruttifero ricadente.
Semi: molti semi, piccoli, sferici, bruni, muniti di una piccola caruncola arilloide, diffusi dalle formiche.
Polline: granuli pollinici monadi, di dimensioni medie (26-50 mµ), sferoidali; perimetro in vista equatoriale: circolare, tricolporati; esina: granulata-perforata, eutectata. L’impollinazione è entomofila.
Numero cromosomico: 2n = 20.
Sottospecie e/o varietà: nessuna.
Habitat ed ecologia: boscaglie e boschi aridi, margini dei boschi, siepi, prati, luoghi ombrosi, margini stradali; di solito in terreni ricchi di elementi nutritivi e leggermente azotati, indifferente al substrato; pianta diffusa; spesso inselvatichita lungo le strade vicino a luoghi abitati.
Syntaxon (syntaxa) di riferimento: Galio-Alliarietalia.
Life-strategy (sensu Grime & Co.): Stress tolleranti (S).
IUCN: N.A..
Farmacopea: tutte le parti della pianta contengono un alcaloide amaro affine all’emetina (violina), un glucoside (viola quercitrina), un olio di colore verde intenso, e i fiori in particolare, irone, ionone, un pigmento azzurro che arrossa per azione degli acidi ed inverdisce per quella degli alcali, cosicché può essere usato come reattivo chimico; inoltre acido salicilico e zuccheri e il rizoma anche amido e mucillaggine, oltre ad una proporzione particolarmente abbondante di violina, un glucoside contenente salicilato di metile, acidi organici, tannini. I fiori hanno proprietà bechiche, diaforetiche ed emollienti e se ne prepara, a tale scopo, uno sciroppo (petali freschi di Violette g 100, acqua bollente g 1.000, infusione per 12 ore in recipiente coperto, filtrare, lasciare depositare per qualche ora, decantare il liquido limpido ed aggiungervi g 1.800 di zucchero, Leclerc). Quanto al rizoma, impiegato come emetico, si usa in decozioni di 15-20 g su 300 di acqua da bollirsi sino a riduzione a metà del liquido. Una azione espettorante si ottiene con dosi più deboli, sia del rizoma stesso (4-5 g su 300 d’acqua bollita sino a riduzione a metà ed edulcorata), oppure con 1 cucchiaio da tè di foglie e fiori per tazza in infuso (3 tazze al giorno), ovvero ancora semplicemente con i fiori mescolati al tè. La pianta ha anche un impiego esterno, mediante infusi e cataplasmi, sulle irritazioni della bocca e della gola, sulle eruzioni cutanee, le contusioni, le ragadi e le scottature. I petali della Viola mammola, mescolati alle insalate, le rendono leggermente lassative.
Usi: l’olio distillato dai suoi petali è usato quale aroma alimentare, nonché per ottenere una dolcissima essenza chiamata parfait amour, utilizzata dall’industria profumiera. I fiori sono utilizzati dai pasticceri che ne ottengono canditi e dall’industria confettiera per produrre fiori freschi cristallizzati nello zucchero. I bonbons à la violette sono una specialità della città di Tolosa in Francia. Le foglie servono da nutrimento a diverse specie di farfalle: Argynnis adippe, Argynnis niobe, Issoria lathonia, Boloria dia.
Curiosità: in tempi meno attenti all’igiene, i fiori di Viola odorata venivano sparsi sui pavimenti di case e chiese per profumare l’aria e nascondere così l’odore di umido e di muffa, sebbene il profumo di questa Viola si disperda nell’aria non appena la si coglie. Ma proprio questa caratteristica ne determinava l’uso: il fiore produce, infatti, anche una sostanza detta ionina, che smorza il senso dell’odorato, cosicché non solo svanisce il profumo di Viola, ma anche ogni altro odore. Ci se ne può rendere conto annusando una Viola, finché non se ne sente più il profumo; poi, la si tiene un attimo lontano e la si annusa di nuovo: il profumo ricomparirà fino a quando la ionina non eserciterà di nuovo la sua efficace azione. I Greci ed i Romani usavano spesso la Viola mammola per ornare le tavole imbandite perché pensavano che servisse a combattere l’ubriachezza. Quando Joséphine Beauharnais incontrò per la prima volta Napoleone gli donò un mazzolino di Viole mammole che adornavano il suo vestito. L’imperatrice adorava questi fiori, tant’è vero che ne riempì i suoi giardini e li volle ricamati sull’abito da sposa. Circondato da così tante Viole, Napoleone le adottò anche per l’amante, Maria Walewska, alla quale scriveva nell’aprile del 1807: «Maria, mia dolce, accetta questo mazzolino di Violette e possa diventare un misterioso legame fra noi, un vincolo segreto in mezzo alla folla che ci circonda. Esposti agli sguardi altrui potremo così capirci: quando porrò la mano sul cuore saprai che esso è ricolmo di te e per rispondere tu premerai al seno i tuoi fiori. Amami, mia dolce Maria, e che la tua mano non si stacchi mai da queste Violette». Alla partenza per l’esilio dell’Elba, era ormai talmente dominato dal pensiero di questi fiori che promise di tornare a Parigi «alla stagione delle Viole». E i bonapartisti ne fecero il loro fiore, contrapponendolo ai Gigli dei Borboni.
Miti e leggende: narra la leggenda di una ninfa fluviale, Io, così seducente che persino Zeus non resistette alla tentazione di amarla. Un giorno le ordinò in sogno di recarsi sulle rive del lago di Lerna dove si sarebbe dovuta abbandonare all’amplesso del re degli dei. Io, sconcertata, si confidò col padre il quale prudentemente volle consultare gli oracoli di Dodona e Delfi: gli risposero di obbedire se non voleva essere fulminato insieme con tutta la casa. Mentre Zeus si abbandonava alle gioie dell’amore, Era, volgendo lo sguardo verso l’Argolide, si accorse di una densa nebbia in pieno giorno che non sembrava sorta dal fiume o dall’umidità del suolo e aveva creato in un certo sito una cappa di oscurità impenetrabile. Ben conoscendo le scappatelle del marito, che lei aveva spesso colto in flagrante, scese sulla terra ordinando alle nebbie di dissolversi. Ma il divino consorte, avendo presentito l’arrivo della gelosissima moglie, aveva già tramutato Io in una bianca giovenca. Era, che osservava con sospetto quell’animale d’inquietante bellezza, gli chiese di donarglielo. Il re degli dei non sapeva che fare: alla fine, per evitare che un rifiuto potesse aggravare la situazione già delicatissima, le consegnò la giovenca, sia pure a malincuore. Per evitare che la bestia misteriosamente sparisse, la dea l’affidò ad Argo dai cento occhi. Proprio allora cominciarono le prove di Io che prese a errare senza pace. Ma non sapeva come nutrirsi perché non amava il cibo delle giovenche: sicché Zeus, temendo che morisse, fece nascere dalla terra la Viola mammola che la ricordava nel nome, ion, e divenne il suo cibo. La leggenda ha un seguito, ma ininfluente, ormai, allo scopo di spiegare l’etimologia del nome generico di questa specie. Una versione del mito frigio di Attis narra che il giovane, impazzito per opera della dea Agdistis, la quale non voleva si sposasse con la principessa Atta, figlia del re Mida di Pessinonte, si evirò sotto un pino e morì. Dal suo sangue crebbero Viole dai petali rosseggianti. Disperata per la sua morte, anche Atta si uccise e dal suo sangue nacquero altre Viole. Il culto in onore di Attis, che si praticava nella Roma imperiale, prevedeva che il 22 marzo, detto dies violae, il giorno della Viola, si svolgesse una processione sacra durante la quale si trasportava un tronco di pino ornato di ghirlande di questi fiori (cfr. Arnobio, Adversus nationes, V, 7, 5 ss.). Si racconta che Ione - il capostipite degli Ioni, il cui nome presenta la stessa radice della parola greca che designa la Viola - dopo avere inseguito a lungo un cinghiale, giunse alle rive dell’Alfeo dove le Ioniàdes, le ninfe delle Viole, gli offrirono una corona intrecciata di Viole gialle, simbolo di regalità divina e umana, con la quale egli ricevette l’investitura della Pisatide. Perciò questi fiori furono detti gli ánthe Iaonínthe, i fiori della Ionia (cfr. Nicandro in Ateneo, 683 A) Gli ateniesi, che si vantavano di essere discendenti degli Ioni, avevano una particolare predilezione per la Viola, tanto è vero che si dicevano “coronati di Viole” e chiamavano la loro stessa città, come ci ricorda Pindaro (fr. 46), iostéphanoi Athênai, Atene coronata di Viole, cinta con il fiore sacro che conferiva regalità e potenza. Ma coronate di Viole erano anche molte dee, da Afrodite alle Muse, da Thetis a Core: quest’ultima per ricordare che nel prato dov’era stata rapita vi era, accanto al Narciso e ad altri fiori, anche la Viola (Bacchilide, III, 3; VII, 22). Sicché non sarebbe del tutto infondato ritenere che in epoca arcaica la Viola fosse l’attributo di una divinità androgina.
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  • BONI U., PATRI G., Scoprire, riconoscere, usare le erbe, Edizione Mondolibri SpA, Milano, 2000
  • CATTABIANI A., Florario (Miti, leggende e simboli di fiori e piante), Oscar Saggi Mondadori, I edizione, 1998.
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  • http://dryades.units.it
  • www.paldat.org

(a cura di Giuseppe Laino)

Elleboro verde

Helleborus viridis

Simile a Sp. Helleborus odorus, ma foglie basali non svernanti, con nervi poco sporgenti di sotto; fiore diametro 3.5-5 cm non odorosi; tepali largamente ovali; follicoli lunghi 25-28 mm, con appendice lunga ¼-⅓ (-½) del follicolo stesso. Subatl. Segnalato quasi ovunque, ma per lo più per confusione con Sp. Helleborus odorus e Sp. Helleborus bocconei: R. Le sp. Sp. Helleborus viridis-Sp. Helleborus bocconei formano un gruppo di forme legate da grande affinità, spesso con transizioni fra l'una e l'altra: esse vanno ulteriormente studiate.
Nota - Se la subsp. (a) esista veramente in Italia è dubbio: forse si tratta di pianta esistente solo in coltura. La subsp. (b) è stata individuata con certezza alla Presolana e sulle Alpi Occid. (Merxmente, in litt.) e forse manca sull'App.

Becco di gru aromatico

Erodium moschatum

Erba annua, talora bienne, con caule eretto (30-60 cm), ascendente o decombente, raramente acaule, glanduloso-pubescente. Foglie picciolate, le inferiori assai allungate, pennatosettc con pinne ovali, dentate o inciso-dentate, pubescenti-glandulose. Brattee infiorescenziali ovali, bianchicce, ciliate. Fiori in ombrella di 6-10 fiori. Calice formato da 5 sepali ovali-ellittici, 6-10 mm, mucronati e pubescenti-glandulosi. Petali violacei o porporini, 6-10 mm, subeguali. Mericarpi 5-6,5 mm, con peli eretti, patenti, abbondanti. Foveola glandulosa come il solco infra-faveolare. Arista del frutto 3-4,5 cm.

Trifoglio campestre

Trifolium campestre

Fusti semplici o ramosi alla base, pubescenti, portanti 1-2 capolini. Foglie spaziate con stipole lanceolate (2 x 5mm), acuminate; piccioli di 4-6 mm; segmenti ellittici (4-8 X 5-10 mm), dentellati nella metà superiori, il centrale picciolettato. Capolini ovati (9-13 mm); corolla gialla, dopo l'antesi bruniccia, lunga 4(2-6) mm.
Variabilità - Sono descritte due varianti, incompletamente distinte:

  1. con fusti eretti o ascendenti, capolini lunghi 12-13 mm su peduncoli lunghi circa quanto la foglia ascellante, corolla giallo-dorata di 4(5) mm: var. campestre ( = T. camp. var. typicum Fiori, T. procumbens var. majus Koch)
  2. con f prostrato-ascendenti, capolini lunghi 9-10 mm su peduncoli lunghi 2-4 volte la foglia, corolla giallo-pallida di 2-3 mm: var. pseudoprocumbens (Gmelin) Asch. et Gr. (= T. procumbens Auct. FI. Ital. s.s., non L.; T. sehreberi Jordan; T. procumbens var. minus Koch);
La prima prevale al N e nei luoghi umidi, la seconda al S e nelle stazioni aride calcaree. La corolla si presenta sporadicamente rosea o bruno-violacea. Maggiore importanza pare avere la variante thionanthum (Hausskn.) Maly, con fiore giallo-pallidi, dopo l'antesi rossastri, foglie glauche, corolla di 4-6 mm, nota per la Corsica, ma probabilmente da ricercare nel Meridione.

Sonaglini minori

Briza minor

Fusti gracili, fascicolati. Foglie con lamina larga fino a 8 mm; ligula acuta lunga 5-10 mm. Pannocchia piramidale, ampia e multiflora, assai densa; spighette 5-7flore, tremolanti, lunghe 3-4 mm.
Nota - Molto frequente nella zona mediterranea, ai margini della quale però il suo areale si interrompe abbastanza bruscamente; le segnalazioni di Sp. Briza minor nell'Italia Settentrionale si riferiscono spesso ad avventiziati transeunti (questa specie infatti viene spesso usata come ornamentale per mazzi o composizioni di fiori secchi).

Euforbia marittima

Euphorbia paralias

Suffrutice a fusti eretti, 20-60 cm, glabri, glauchi, densamente fogliosi. Foglie sparse, sessili, coriacee, da lineari-acute in basso a oblungo-ellittiche in alto, 0,5-3 x 0,3-1,5 cm, un poco concave superiormente. Brattee cordato-ovali, acute, le fiorali cordato-reniformi, apicolate. Ombrella di 5(6) raggi, più volte dicotomi. Glandule 4, gialle o brune, arcuato-ellittiche. Capsula globosa, 3-5 x 4,5-6 mm, un poco depressa superiormente, profondamente trisolcata, granulata al dorso. Semi ovoideo-globosi, lisci, bianco-cenerini.

Fumaria bianca

Fumaria capreolata

Pianta annua, erbacea, glabra a portamento rampante eretto, di colore verde chiaro o glauco, lattiginosa; fusti lievemente scanalati, ramificati che raggiungono anche la misura di un metro e che si arrotolano per sostenersi alle piante vicine. Le foglie basali sono in rosetta, alterne sul caule, bipennatosette a segmenti inciso-lobati, di colore grigio-verdi, spesso con sfumature porpora. I fiori ermafroditi, sono riuniti in infiorescenze racemose lunghe 6÷8 cm, sono lunghi 9÷14 mm, bilabiati con sperone, a forma tubolare e portati da un peduncolo che a maturità, è ripiegato ad uncino ed è lungo 1÷3 volte la brattea che sta alla sua base. I fiori prima eretti, invecchiando si inclinano verso il basso; hanno corolla composta da 4 petali , dei quali il superiore è compresso e quelli inferiori con bordo rivolto a verso l’alto; gli esterni sono di colore bianco, gli interni bianco vicino base e rosso o violaceo scuro nella parte apicale; 2 sepali oblunghi, bianchi con nervatura centrale verde, ± dentati, più larghi della corolla che raggiungono la metà della lunghezza della corolla stessa; e 2 stami trifidi. I frutti sono pendenti, lisci e globosi, lievemente compressi; contengono numerosi semi.
Habitat: Siepi, luoghi pietrosi, campi, muri, orti , vigne, incolti e giardini; 0÷1.200 m s.l.m.
Note, possibili confusioni: Specie simili sono:
Fumaria officinalis L. - Fumaria comune, che si distingue per le dimensioni < della pianta (10÷30) cm; fiori lunghi 7÷8 mm, rosa, rosso scuro alla fauce, con il petalo superiore speroniforme e sepali + stretti della corolla, racemo generalmente con 20÷30 fiori.
Fumaria vaillantii Loisel. - Fumaria di Vaillant, che si distingue per fiori lunghi 4÷5 mm, roseo biancastri, scuri all'apice; peduncolo del frutto eretto-patente, lungo 1,5÷2 volte la brattea che sta alla sua base; frutto piriforme leggermente rugoso.
Etimologia: Il nome generico deriva dal latino fúmus" = fumo, alcuni autori indicano questa scelta riferita all'aspetto nebuloso, simile a fumo, delle foglie girgio-verdi, altri la riferiscono al fumo irritante che produce quando bruciata; il nome specifico fa riferimento alle infiorescenze divise come corna.
Proprietà ed utilizzi: Specie officinale tossica
Per uso medico contro le coliche gastriche e la gastrite in genere, come lassativo, tonico, diuretico e depurante, per curare le infiammazioni cutanee e le ferite.
Per uso domestico come tintorio.

Damigella scapigliata

Nigella damascena

Erba annua, eretta, 20-40 (60) cm, glabra. Foglie bipennatosette con lacinie lineari, le inferiori in rosetta picciolate, secche alla fioritura, le altre sessili o subsessili. Fiori inclusi fra 3-4 brattee involucrali divaricato-laciniate, più lunghe di essi. Sepali ovali o ovali-lanceolati, cerulei, con unghia breve. Stami con antere muriche. Capsula formata da 5 carpelli, globulosa, 2x2 cm. Semi neri, trigoni, rugoso-reticolati.

Erba mazzolina, Dattile

Dactylis glomerata

Fusti ascendenti o eretti, alla base compresse-bitaglienti. Foglie con lamina larga (4)6-8 mm, verde-erbacea; ligula tronca ovvero ottusa (2 mm). Pannocchia con 1-2 rami basali distanziati, eretto-patenti, nudi su 1-4 cm; spighette 3-4flore (7 mm); glume 3-3.5 mm, generalmente violacee, l'inferiore 1nervia, la superiore 3nervia; legumi 5 mm; antere violette 2 mm.
Nota - Complesso poliploide, per il quale sono note popolazioni con 2n = 14, 28, 42 oppure con altri numeri intermedi irregolari; i tetraploidi con 2n = 28 prevalgono. Si ammette in generale un'origine ibrida dall'incrocio tra Sp. Dactylis hispanica e Sp. Dactylis polygama (entrambe diploidi con 2n = 14), oppure tra Sp. Dactylis polygama e D. woronowii Ovczinn. dell'Iran. Oppure potrebbe trattarsi di autopoliploidia. Questo può spiegare l'elevata variabilità morfologica per quanto riguarda i caratteri della pelosità, dimensioni delle foglie ed organi fiorali, aspetto della pannocchia. Nella situazione attuale Sp. Dactylis glomerata è specie sinantropica, quasi completamente legata all'insediametro umano e alle aree coltivate; negli ambienti naturali essa è per lo più sostituita da Sp. Dactylis hispanica e Sp. Dactylis polygama. Nelle zone di contatto sono frequenti popolazioni di aspetto intermedio, forse dovuti a introgressione.Le tre specie risultano nettamente distinte come ecologia: Sp. Dactylis hispanica - in generale solo negli aspetti di degradazione delle leccete stenomediterranee, quindi nelle macchie, garighe e rupi, sempre in ambiente caldo e arido; Sp. Dactylis glomerata - specie sinantropica, soprattutto nei prati regolarmente falciati e concimati; Sp. Dactylis polygama - soprattutto nei boschi di Quercus petraea, talora anche in faggete subacide. Tuttavia questo vale solo quando si verificano le più tipiche condizioni di crescita, infatti Sp. Dactylis glomerata, evidentemente più vitale, tende spesso ad invadere gli spazi ecologici delle altre due specie.

Vedovella annuale

Jasione montana

Fusto eretto o ascendente, senza stoloni, generalmente ramosissimo. Foglie basali subspatolate (5-8 X 20-28 mm), le cauline sessili e lanceolate (5-6 X 25-30 mm), tutte villose ed ondulate sul bordo. Capolini subsferici diametro 1-1.5(2) cm; brattee lanceolate o triangolari (1-2 X 3-5 mm), intere o raramente crenate o dentellate; corolla violaceo-azzurra 6-10 mm, con stilo sporgente.
Variabilità - Aspetto polimorfo, presentandosi spesso popolazioni a ciclo annuale anziché bienne e persino perennanti (a meno che non si tratti di confusione con Sp. Jasione echinata). Il fusto è ramoso o semplice, eretto o ascendente o anche prostrato. Anche la pelosità è variabile, come pure la grandezza dei capolini.

Ginestrino delle scogliere

Lotus cytisoides

Piccoli suffrutici striscianti con base legnosa e foglie carnose, grigio-tomentose; vivono in ambienti litoranei, sulle dune, sulle scogliere, rupi marittime e ghiaie dei litorali. La sistematica è ancora confusa.

Cisto bianco

Cistus salviifolius

Latte di gallina minore

Ornithogalum exscapum

Geofita bulbosa di piccola taglia (altezza 5-10 cm), con bulbo ovale, unico e non prolifero, relativamente grosso (diametro massimo compreso tra 20 e 40 mm); foglie (6-8) strettamente lineari (larghe 2-8 mm e lunghe fino a oltre 20 cm), canalicolate e interamente percorse da una sottile linea bianca longitudinale; scapo fiorale breve (3-10 cm), infiorescenza umbelliforme, recante da 3 a 10 fiori, gli inferiori portati assai vicino alla base; peduncoli allungati alla fruttificazione (4-6 cm), riflessi e incurvati ad esse, tepali da lanceolati a lineari-lanceolati (4-5 mm di larghezza x 5-15 di lunghezza), di colore bianco latteo all'interno, esternamente verdi con margini bianchi (oppure bianchi con linea longitudinale verde); frutto a capsula obovoide con costole alate e ravvicinate 2 a 2.
Note di Sistematica: specie assai simile è Ornithogalum refractum Kit. ex Willd., che si presenta un po' maggiore con infiorescenze più ricche (non di rado 10-15 fiori), capsule con costole ottuse e bulbi proliferi; è una specie SE Europ. (Submedit.)
Etimologia: il nome generico Ornithogalum L. (1753) deriva dal greco, ornithos=uccello e gala=latte cioè "latte d'uccello" e si riferisce al colore bianco latteo dei fiori; quello della specie "exscapum" (ossia "senza fusto) fa riferimento ai fusti abbreviati di questa specie.
Proprietà ed utilizzi: le specie del genere Ornithogalum contengono convallatossina, convallosidi e ossalati di calcio che le rendono decisamente tossiche, la concentrazione di questi composti è massima nei bulbi e decisamente inferiore nelle foglie e nei fiori. Le proprietà medicinali della pianta (soprattutto cardiotoniche) non ne giustificano uno sconsiderato utilizzo casalingo, l'intossicazione da Ornithogalum non va infatti sottovalutata, perché in rari casi ha avuto esito fatale.

Erba cristallina a foglie cordate

Mesembryanthemum cordifolium

Sulla

Sulla coronaria

Fusti prostrato-ascendenti, striati, glabri o sparsamente pelosi. Foglie (4-10 cm) con 5-9 segmenti ellittici (6-15 x 10-20 mm), i margini subrotondi, lanosi di sotto; stipole triangolari-acute (1-2 x 4-6 mm). Racemi ovoidi (3 x 3-8 cm) con fiori eretto-patenti e peduncolo lungo 0.7-1.3 volte la foglia ascellante; calice 7-8 mm, con denti subeguali al tubo; corolla rosso-ocracea o -violetta con vessillo di 15-20 mm; legume con 2-3 articoli discoidali spinulosi sul bordo e facce.

Serapide maggiore

Serapias vomeracea

Bulbo, fusto e foglia come 5530. Inflorescenza con 4-8 fiore spesso ravvicinati, grandi, più o meno intensamente violacei o purpurei; brattee violacee 3-7 cm; ipochilo completamente racchiuso nel casco tepalico, purpureo-nerastro sul bordo; epichilo rivolto in basso o più o meno riflesso, lanceolato-acuto (8-11 X 22-27 mm), rosso-ruggine o talvolta giallastro, con vene scure, coperto da peli lunghi 1.5-1.8 mm.

Papavero comune

Papaver rhoeas

Fusto eretto, ramoso, setoloso. Foglie inferiori pennatosette con 2-3 denti per lato, a contorno spatolato (2 X 10 cm), le cauline a contorno triangolare (3-5 X 5-7 cm) con due lacinie basali patenti. Fiori (diametro 5-7 cm) con petali scarlatti; capsula subsferica (7-12 X 8-14 mm).
Osservazione - Non è sicuro che i Papaveri infestanti le colture (Sp. Papaver setigerum-Sp. Papaver dubium e Sp. Papaver pinnatifidum-Sp. Papaver hybridum) siano veramente spontanei da noi: il gruppo ha stretti collegamenti con la flora della regione subdesertica compresa tra l'Iran ed il Pamir, cioè la stessa area dalla quale derivano i Frumenti coltivati; pare dunque verosimile che queste specie siano state introdotte nel bacino del Mediterraneo assieme ai Cereali e vi siano rimaste come specie spontaneizzate, ma sempre legate all'attività antropica (Archeofite).

Cencio perennante

Kickxia commutata

Fusti prostrato-ascendenti con peli patenti di 1 mm e più. Foglie inferiori opposte, ovate, le superiori alterne, astate, ottuse. Fiori solitari all'ascella delle foglie superiori, peduncoli 6-30 mm; calice con lacinie lineari (1 X 4-5 mm); corolla 11-15 mm giallastra con labbro superiore violetto; sperone ricurvo; capsula 4-4.5 mm, avvolta dal calice accrescente (fino a 5 mm); semi con una rete di creste, delimitanti aree alveolate, coperti da brevi tubercoli o papille. Simile a Sp. Kickxia elatine, ma perenne.

Serapide trascurata

Serapias neglecta

Bulbi ovoidi, castani; fusto robusto, ingrossato, in alto non o poco arrossato. Foglia lanceolate a lineari (1-2 X 4-12 cm). Inflorescenza con 3-12 fiori, breve e densa, spesso è caratteristico il contrasto cromatico tra l'epichilo giallastro ed il casco purpureo; brattee ellittico-lanceolate 2-4 cm, verdi o poco arrossate, di solito più brevi del casco; ipochilo purpureo-scuro sul bordo, racchiuso soltanto in parte nel casco; epichilo non formante un angolo brusco con l'ipochilo, ovato (15-22 X 22-28 mm), spesso arrotondato all'apice, giallastro o rosso-ocraceo chiaro con vene più scure.

Salvia minore

Salvia verbenaca

Fusti eretti, ramosi in alto, con peli patenti e peli ghiandolari. Foglie basali con picciolo di 2-5 cm e lamina ellittica (3-4 X 6-10 cm), con 3-4 lobi ottusi, più o meno profondi per lato; foglie cauline progressivamente sessili e ovali (3-4 X 4-6 cm), con lobi più profondi oppure pennatosette. Inflorescenza allungata, generalmente semplice; brattee verdi, poco più brevi del calice, questo di 6-7 mm con peli lanosi biancastri soprattutto nelle insenature fra i denti; corolla violetta, raramente azzurrina, rosea o pallida, 6-10(-15) mm.
Variabilità - Le foglie basali presentano incisioni profonde ⅓-⅔ della semilamina, più raramente esse sono soltanto crenate. La corolla varia in colore dal roseo e celeste pallido al violaceo e violetto cupo; essa talora sporge appena dal calice, talora è lunga il doppio di questo o più; anche la forma delle labbra e la lunghezza dello stilo sono variabili. I caratteri della corolla sono correlati alla biologia della riproduzione: fiori ermafroditi presentano corolla grande, mentre i fiori a corolla piccola sono femminili oppure (soprattutto alla fine della stagione) autoimpollinantisi. Le molte entità descritte (S. clandestina L., S. horminoides Pourret, S. neglecta Ten., S. oblongata Vahl, S. praecox Savi, S. hiemalis Brot. etc.) sono probabilmente solo dei tipi estremi.

Euforbia calenzuola

Euphorbia helioscopia

Fusto ascendente, in alto con peli patenti. Foglie obeuneate, le inferiori di 6-12 mm, le superiori grandi il doppio, con apice arrotondato o retuso, dentellato-eroso. Ombrella a 5 raggi; brattee simili alle foglie superiori; ghiandole ovali; capsula 3 mm, liscia; semi 2 mm, irregolarmente rugosi.
Variabilità - Foglie e brattee sono spesso vistosamente ingiallite; la capsula matura è talora arrossata su un lato; forme prostrate o nane, generalmente arrossate sui fusti e capsule si presentano in condizioni ecologiche sfavorevoli. Un'aspetto vagamente simile ha E. geniculata Ortega, originaria dell'America Tropicale, che negli ultimi anni è divenuta frequente a Palermo e dintorni. È una pianta annua, alta fino a 80 cm, con foglie alterne lungamente picciolate, con lamina ovale, ellittica oppure obovata di circa 4.5 X 8.5 cm, le superiori avvolgenti i corimbi; capsula glabra e liscia.

Margheritina, Pratolina comune

Bellis perennis

Fusti semplici, afilli, pubescenti, oppure alla base fogliosi su 1-2 cm (raramente anche più). Foglie spatolate (14-16 X 35-40 mm), bruscamente ristrette in picciolo alato, dentellate o crenulate, raramente intere, a 1(3) nervi. Capolino unico apicale (diametro 2 cm); squame (1.2-1.7 X 3-5 mm) lineari-spatolate, ottuse o arrotondate all'apice; ricettacolo conico, lungo 2 volte il diametro; fiori ligulati bianchi o arrossati di sotto (1-1.7 X 8-9 mm); fiori tubulosi gialli (1.5-1.7 mm) antere 1 mm; acheni (1.5 mm) con peli a clava.
Variabilità - Dimensioni e pelosità dei vari organi, come pure la forma e dentellatura delle foglia differenziano fenotipi sporadici nelle popolazioni naturali, ma spesso geneticamente fissati. Piante con fiori ligulati particolarmente numerosi e sviluppati sono state fissate per la coltura a scopo ornamentale (B. hortensis Miller). Popolazioni particolarmente lussureggianti formano fusto brevemente foglioso alla base, spesso con foglia a lamina molto tenue, e sono state descritte come B. hybrida Ten., anche interpretata come ibrido Sp. Bellis perennis X Sp. Bellis sylvestris, però i caratteri distintivi non sono costanti. Nella Liguria, Penisola ed Isole è frequente una razza a capolini minori (diametro 10-17 mm; squame di 3-4 mm; fiori ligulati di 6-8 mm), sporadica anche nelle zone calde ed aride delle Alpi e Padania; essa non sembra avere relazioni con Sp. Bellis pusilla ed è nota come var. meridionalis Favrat. Tipi di collegamento Sp. Bellis perennis-Sp. Bellis margaritaefolia sono le var. peloritana ed aspromontana descritte da Béguinot e Mezzatesta. Sulle montagne della Sicilia si hanno popolazioni più irsute, con foglia più strette, indicate come var. strobliana Béguinot. La tassonomia di queste entità è confusa.

Giaggiolo tirrenico

Iris lutescens

Cicerchia annuale

Lathyrus annuus

Fusti scandenti, con ali di 1-1.5 mm Foglie inferiori con picciolo alato ed 1 coppia di segmenti lineari (6-11 X 50-75 mm), acuti ed aristulati, le superiori più sottili; cirro presente; stipole lineari (0.3-1 X 10-16 mm). Racemo 1(-3) floro con asse minore delle foglie; calice con tubo di 4 mm e denti triangolari di 4 mm; corolla gialla o giallo-aranciata 12-15 mm; legume 1 X 5 cm.

Rapa, Colza

Brassica rapa

Pianta glabra e glauca in alto (!). Fusto eretto, ramoso. Foglie basali (4-8 cm) lirate con segmento apicale subrotondo (diametro 2-5 cm) e 1-3 coppie di segmenti laterali; foglia cauline lanceolate completamente amplessicauli (1-2 X 5-8 cm), subintere. Racemo alla fioritura breve ed ombrelliforme; i fiori aperti sono inframmezzati ai boccioli e sporgono al di sopra di essi; alla fruttificazione racemo allungato, 2-4 dm; sepali patenti 3 mm; petali 2.5 X 7 mm; stami esterni ¼ più brevi degli interni; silique 1.5-2 X 40-60 mm con becco di 5-10 mm e peduncolo 8-15 mm.

Toccamano

Sherardia arvensis

Fusti gracili, ramificati dalla base, ascendenti, ruvidi se accarezzati dal basso verso l'alto. Foglia verticillate a 6, lanceolate (2 X 5-8 nini). Fiori subsessili, 4meri, in fascetti apicali avvolti da 6-8 foglia disposte a stella; corolla rosea (3 mm) con tubo cilindrico lungo circa 1.5 volte i lobi; frutto 2-5 mm scuro, ispido, con reste di 0.3-1 mm.

Becco di gru malvaceo

Erodium malacoides

Fusti ascendenti o eretti, scanalati, ispidi per setole rivolte verso il basso. Foglie basali con picciolo di 4-6 cm e lamina ovata (2-3 X 3-6 cm), grossamente lobata e dentellata o crenulata tutt'attorno; foglie cauline simili, ma minori e subsessili. Ombrelle 3-8 flore su peduncoli di 3-7 cm; brattee ispide, membranose, ovate (2.5 X 4-6 cm); fiori su peduncoli di 1 cm, alla fruttificazione spesso ripiegati; sepali 5-6 mm; petali purpurei, 5-9 mm; achenio (5-6 mm) bruno con sparse setole eretto-patenti rossastre di 0.5 mm; becco 2-3 cm.
Variabilità - Forma e dentatura della lamina fogliare, dimensioni del fiori e del frutto sono caratteri variabili; a Linosa è descritta una var. linosae (Sommier) Fiori con foglie basali completamente pennatifide o pennato-partite, che va ulteriormente studiata.

Borracina azzurra

Sedum caeruleum

Pianta arrossata sul fusto e foglie, spesso pubescente in alto (!). Fusti eretti o ascendenti, ramosi in alto. Foglie alterne, erette o eretto-patenti, cilindriche (1.5 X 3.5-4 mm), arrotondate in alto. Pannocchia subcorimbosa; fiori generalmente 7-meri, su brevi peduncoli capillari; sepali 0.7-1 mm; petali azzurro-violetti, raramente bianchi, ottusi e a cappuccio (2.5 mm); stami 14; antere azzurre; follicoli alla fine patenti, progressivamente assottigliati in lungo stilo.

Filigrana marittima comune

Lobularia maritima

Fusti legnosi alla base, ramosissimi, ascendenti. Foglie basali subspatolate (fino a 5 X 15 mm), le cauline lanceolato-lineari (1.5-3 X 6-30 mm), acute, grigio-tomentose da giovani con peli a navetta (che sotto la lente sembrano peli semplici). Racemi allungati; sepali 1 mm; petali bianchi, spesso screziati di rosa oppure bianco-giallastri 2x3 mm; siliquetta 2-3 X 2.5-3.5 mm con setto argentino persistente; semi 1 per loggia, 1.2x 1.5 mm rossastri con ala di 0.1 mm; stilo 0.5-1 mm; peduncoli patenti 4-6 mm
Osservazioni - Pianta comunemente coltivata e con tendenza ad inselvatichire sui vecchi muri: è difficile precisarne l'area naturale, che probabilmente è limitata alle coste occidentali (dalla Liguria alla Calabria), jonie, adriatiche (verso nord fino al Gargano) ed Isole.

Arabetta cigliata

Arabis hirsuta

Fusto eretto, rigido. Foglie basali lanceolato-obovate, ristrette in picciolo breve, intere o dentate, con peli a 2-4 raggi e talora anche peli semplici; foglie cauline sessili, ovali a lanceolate, con base astata, cuoriforme o semplicemente troncata, apice più o meno acuto, bordo dentato o intero; l'indumento delle foglie inferiori è simile a quello delle basali, nelle foglie superiori diminuisce tanto la densità dei peli quanto il grado di ramificazione di questi; foglie superiori con pochi peli semplici o biforcati. Racemo multifloro, con generalmente più di (15) 20 fiori; sepali 2-4 mm; petali lineari-cuneati (0.6-2 X 3-8 mm), bianchi o raramente soffusi di roseo; stilo alla fior, largo più di metà dell'ovario; silique più o meno erette (0.6-1.5 X 20-75 mm) con valve piane; peduncoli generalmente 3-10 mm; semi 0.4-1.2 X 0.8-1.8 mm. almeno all'apice con ala sottile (< 0.2 mm, raramente 0.4 mm) Complesso poliploide la cui interpretazione presenta grande difficoltà, distribuito su tutto il territorio italiano; per una determinazione sicura è necessario studiare frutti maturi e l'indumento del f. (lente!).

Zafferano selvatico

Crocus biflorus

Bulbo ovale (1.5-2 cm) interamente avvolto da guaine cartacee bruno-ferruginee. Foglie basali ridotte alle guaine, le superiori erette, con lamina larga 1-2 mm e lunga quanto i fiori o superantili di ¼-⅓. Fiori 1-2, inodori; spate 2, allargate (6-9 mm), avvolgenti molto lassamente la base dei fiori; perigonio con fauce gialla e lacinie violacee, spesso più o meno ingiallite, generalmente con 3-5 vene longitudinali più scure; antere 8-10 mm, lunghe il doppio dei filamenti, che sono bianchi e pelosi; stimmi rosso-aranciati, generalmente lobati.
Variabilità - Il polimorfismo di Sp. Crocus biflorus deve essere ancora in gran parte analizzato; le lacinie del perigonio presentano forti differenze come dimensioni e colorazione; piante siciliane, descritte come C. pusillus Ten. hanno le tuniche in alto smembrate in un manicotto di fibre che avvolge la base del fusto, inoltre perigonio con lacinie maggiori (11-13 X 27-35 mm) e tubo più breve., Brighton ed altri (cit.) hanno determinato per Sp. Crocus biflorus 6 diversi numeri cromosomici compresi tra 2n = 8 e 2n = 22 e suppongono che in esso siano comprese stirpi diverse. Anche la distribuzione italiana è interessante. Ampiamente diffusa sulla Penisola dal Pollino alle Puglie, risale sul versante tirrenico lungo la valle del Tevere fino a Perugia ed in Toscana, fino a Firenze, Lucca e Massa; manca invece nelle zone corrispondenti sul versante adriatico; raggiunge Genova e sporadicamente supera il crinale appenninico (Alba, Parma, Bologna). Manca nelle Alpi Liguri e Piemonte; ricompare nell'Insubria, dove è comune nel Varesotto e Bergamasco a Verona; manca più ad oriente nel Veneto (un'antica indicazione per Spresiano andrebbe confermata) e nel Friuli; l'unica località del Carso Triestino va riferita a Sp. Crocus weldeni. Anche quest'areale frammentato fa ritenere verosimile la segregazione di stirpi locali.

Vulneraria

Anthyllis vulneraria

Specie polimorfa.
Nota - La straordinaria variabilità di Sp. Anthyllis vulneraria non ha finora avuto una spiegazione sperimentale. Singole popolazioni o gruppi di popolazioni appaiono ben distinti, tuttavia sono collegati tra loro da altre popolazioni intermedie, che rendono illusoria ogni divisione netta. Pertanto sembra opportuno considerare Sp. Anthyllis vulneraria come un'unica specie, benché alcuni AA. (ad es. Asch. et Gr.) la dividano in specie distinte. I gruppi meglio tipizzabili sono indicati come sottospecie, seguendo la sistemazione di Cullen in Fl. Europ. 2: 179-180, però anch'essi sono per lo più collegati da intermedi e d'altra parte possono venir riuniti in gruppi più o meno differenziati. Verosimilmente in condizioni naturali Sp. Anthyllis vulneraria era formata da una serie di stirpi degli ambienti aridi rupestri, ben differenziate e isolate geograficamente dalle aree boschive ricoprenti l'Europa: l'uomo, distruggendo il bosco, ha esteso su tutto il continente l'ambiente adatto a queste stirpi che si sono diffuse entrando in contatto l'una con l'altra, formando ibridi e spesso più o meno perdendo la propria caratterizzazione. L'opera dell'uomo avrebbe determinato quindi una vera e propria «evoluzione a rovescio» per sdifferenziazione delle singole stirpi. La bibliografia è scarsa: una monografia di Sagorski è ormai superata, più moderni gli studi di Becker W. in Beih. Boi. Centralbl. Abt. II voi. 27: 256-287 (1910) e voi. 29: 16-40 (1912), che sono serviti di base per la trattazione in Asch. et Gr., Svn. Mitteleurop. FI. 6. 2: 620-640 (1908) e Rothmaler W., Feddes Rep. 50: 177-192; 233-245 (1941). Per il materiale italiano mancano analisi approfondite; la distribuzione delle varie entità resta da precisare.Consigli per la determinazione - È pericoloso avventurarsi a tentare una determinazione dettagliata ed analitica, se non si dispone di materiale di confronto che comprenda le stirpi più rappresentative per la flora d'Italia: collezioni locali, anche se ricche, possono essere formate soprattutto da ibridi che. in mancanza di piante d'aspetto tipico, costituiscono un vero rompicapo. Per chi vuole approfondire si consiglia di raccogliere alcune stirpi, che possono servire come «cardine» per inserire le serie ibride, e cioè: la subsp. alpestris (Kit.) Asch. et Gr. sulle Dolomiti nei pascoli alpini sopra i 2000 mente dove è praticamente esclusiva; la subsp. vulnerarioides (Ali.) Arcang. nei Seslerieti d'altitudine dell'App. Centr. (però attenti a piante che derivano verso la subsp. pulchella [Vis.] Bornmente!); la subsp. maura (Beck) Lindb. oppure la subsp. praepropera (Kern.) Bornmente. esclusive nell'area dell'Ulivo a S dell'Arno.Con la collaborazione di W. Gutermann e H. Niklfeld (Vienna).

Orchide maschio

Orchis mascula

Foglie concentrate nella parte inferiori del fusto, oblanceolate (2-3 X 7-20 cm). acute. Inflorescenza abbastanza densa, lunga 8-15 e fino a 25 cm; tepali esterni 6-8 mm, il mediano eretto, i laterali ovali-acuminati ed eretto-riflessi; labello leggermente più lungo che largo, trilobo (6-7 X 7-8 mm) a lobo mediano più lungo dei laterali, ma per il resto di forma variabile; sperone cilindrico (10-12 mm), ottuso; fiore rosso-violacei.
Nota - Specie ornamentale, che in molte zone della sua area naturale tende a divenire abbastanza rara. Pur essendo ubiquista compare soprattutto sui substrati calcarei. La forma dei tepali e dello sperone ha permesso di individuare alcune varietà e forme di scarso significato; più importante appare la var. olbiensis (Reuter) Schlechter, che è pianta gracile alta fino a 25 cm, con inflorescenza pauciflora (5-10 fiore di colore pallido), con sperone più lungo dell'ovario e talora un po' clavato all'apice; Sono frequenti gli ibridi tra Sp. Orchis mascula e Sp. Orchis pauciflora.

Viperina azzurra

Echium vulgare

Fusto eretto, più o meno ramoso, portante getti laterali ascendenti e con peli di due tipi: peli brevi densi e setole allungate, patenti, inserite su un tubercolo spesso rosso-bluastro alla base. Foglie basali in rosetta, appressate al suolo, oblanceolate a lineari-spatolate (1-1.5 X 6-10 cm), per lo più con setole tubercolate dirette verso l'apice e con brevi peli molli. Inflorescenza spiciforme o poco ramosa; calice con lacinie di 4-9 mm, alla fruttificazione generalmente molto allungate; corolla 10-17(20) mm generalmente assai zigomorfa; stami inseriti nel tubo corollino a varie altezze; filamenti glabri; mericarpi 2-3.5 mm, con sculture delicate.

Veronica a foglie di cimbalaria

Veronica cymbalaria

Erba annua a fusti ascendenti, 10-40 cm. Foglie picciolate, con lamina lanceolato-rotondata, 5-20 x 5-20 mm. 5-9 lobe, pubescenti sulle due facce. Fiori in racemi terminali allungati, all’ascella delle foglie, con pedicelli di 1-4 cm, con peli semplici o glandulosi. Calice con 4 sepali ovali o ovali-lanceolati, 3-4 x 2-3 mm, ciliato-glandulosi al margine. Corolla 6-10 mm di diametro, bianca. Capsula globuso-depressa, 2-4 mm, debolmente biloba, pubescente per peli semplici, talora con qualche pelo glanduloso. Semi ovoidi, 2-2,7 mm, bruno-nerastri.

Specchio di Venere comune

Legousia speculum-veneris

Erba annua, 10-30 cm, pubescente o ispida, pelosità più o meno densa. Fusto eretto, ascendente o prostrato, generalmente ramoso. Foglie inferiori oblanceolato-spatolate, le superiori più o meno lanceolate, tutte generalmente patenti (5-10 x 14-30 mm), ondulate o crenulate sul bordo (forma e dentatura incostanti). Fiori numerosi, generalmente in pannocchia fogliosa; calice con tubo di 8-12 mm e denti lesiniformi (0,5-0,6 x 5-7 mm), patenti o un po' falcati, alla fioritura lunghi circa quanto i lobi corollini o poco più; corolla violacea, spesso roseo pallido, lunga 8-12 mm, lobi subrotondi, apiculati, in superficie piana ;capsula prismatica, verso l'apice un po' ristretta e qui deiscente con 3 valve aprentisi dal basso all'alto. Infestante nei campi di cereali, strettamente legata alle colture primaverili, su terreno prossimo alla neutralità, ricco di nutrienti.

Morella comune

Solanum nigrum

Fusto eretto, ascendente, con 2 strie longitudinali. Foglie con picciolo parzialmente alato (1-3 cm) e lamina asimmetrica, lanceolata a ovata (3-5 X 5-8 cm). Fiori in cime (3-)5-10flore; calice conico 2.5 mm; corolla bianca lunga 6 mm, diam. 7 mm; bacca sferica (6-7 mm) verde e poi nera-lucida.
Variabilità - Le inflorescenze sono irregolarmente ombrelliformi oppure allungate e più o meno racemiformi (S. moschatum Presl.); nel Meridione singoli individui tendono a passare a piante perenni suffruticose, con fusto lignificato alla base. Sp. Solanum nigrum e  Sp. Solanum luteum sono strettamente collegati: il primo è esaploide e deriva per incrocio fra S. luteum Miller (tetraploide) e S. americanum Miller (diploide); quest'ultimo si distingue per le cime ombrelliformi e la corolla minore, è stato segnalato ripetutamente in Europa, ma è dubbio se esista da noi realmente (Edmonds J. M., comente verb.). Sp. Solanum nigrum e Sp. Solanum luteum vengono generalmente considerate piante velenose; le parti vegetative contengono solo piccole quantità di un alcaloide non identificato. In alcuni casi invece è stata provata la presenza di quantità consistenti di solanina nei frutti, che pertanto risulterebbero tossici; casi di avvelenamento a bambini o animali domestici sono stati descritti. Invece fonti degne di fede (cfr. Hegi, Ill. Fl. Mitteleur. 5.4:2593, 1927) indicano anche le bacche di Sp. Solanum nigrum come commestibili. Forse il problema va spiegato con la variabilità del gruppo.

  • Sinonimi accettati: Solanum americanum Mill.
  • Fioritura: III-IX
  • Sistema Raunkiær: Terofite (T) - Scapose (T scap)
  • Formula fiorale: * K (5), [C (5), A 5], G (2)

Fumana mediterranea

Fumana ericoides

Simile a Sp. Fumana procumbens, ma generalmente maggiore e spesso con rami eretti; pelosità generalmente ghiandolare; foglie di 1 X 6-13 mm, appiattite di sopra ed oscuramente trinervie; peduncoli più allungati, più o meno diritti; petali 7x7 mm.
Nota - Sp. Fumana procumbens e Sp. Fumana ericoides sono in generale molto simili e sono state frequentemente confuse; oltre alle differenze riportate dalla chiave Sp. Fumana ericoides si distingue soprattutto per la statura maggiore ed il fusto più robusto e lignificato. Sp. Fumana procumbens è pianta degli ambienti continentali steppici, spesso con Bromus erectus, ed in generale associata a specie centroasiatiche, sudsiberiane o sudesteuropee; al suo limite meridionale si inserisce nelle cenosi submediterranee e mediterraneo-montane degli Ononidetalia strìatae. Sp. Fumana ericoides invece è negli aggruppamenti della fascia mediterranea su calcare (Rosmarinetalia), spesso associata a specie occidentali.

Lentisco

Pistacia lentiscus

Pianta con odore resinoso (!). Foglie paripennate con 8-10(6-12) segmenti lanceolati (7-9, raramente 4-15 X 22-30 mm). Pannocchia cilindrica; fiori rosso-bruni o gialli; drupe subsferiche (4 mm) rossastre e quindi nere.

Viperina costiera

Echium arenarium

Fusti generalmente parecchi, ascendenti, poco ramificati, con setole più o meno appressate e sotto queste peli sottili. Foglie basali e cauline inferiori peduncolate, lineari-spatolate 0.5-1 X 3-6 cm Calice alla fior. 5-7 mm, alla fruttificazione solo poco più lungo: corolla 6-10 mm, blu scura, omogeneamente pelosa; mericarpi più o meno triangolari 2 X 2.5 mm, grigio-bruni, rugosi alla superficie.

Aglio porraccio

Allium ampeloprasum

Geranio minore, Geranio selvatico comune

Geranium molle

Erba annua a fusti prostrato-ascendenti, mollemente pubescente. Foglie inferiori patenti o eretto-patenti, lungamente picciolate, con lamine quasi rotonde, incise alla base, 7-9 lobe, con denti o lacinie diseguali con un piccolo callo apicale. Stipole ampie, ovali o ovali-lanceolate, da ottuse ad acuminate, ciliate. Fiori su peduncoli opposti alle foglie, subeguali o più lunghi di queste. Sepali ovali-bislunghi, ottusetti, trinervi, glabri internamente, pubescenti-glandulosi interiormente. Petali obovali, smarginato-bilobi, roseo-violacei con venature, ristretti e ciliati in breve unghia. Stami subeguali al calice con filamenti lanceolato-lesiniformi. Antere violaceo-scure. Cassule ovate, rugose, glabre. Semi lisci.

Lunaria annuale

Lunaria annua

Fusto cilindrico, eretto, glabro a ispido per densi peli discendenti. Foglie inferiori e medie opposte, con picciuolo di 10-15 cm e lamina triangolare-astata (10-13 X 10-15 cm), regolarmente dentata sul bordo, foglie con dentatura grossolana e irregolare; denti non aristati; foglie cauline sessili; fiori generalmente grandi con sepali di 7-8 mm e petali di 8-10 X 15-20 mm; frutto ellittico, arrotondato alle due estremità; valve senza nervi evidenti; semi visibili in trasparenza; stilo 4-8 mm.

Verbena comune

Verbena officinalis

Fusti legnosi solo alla base, ascendenti, 4angolari-solcati e pubescenti sugli spigoli. Foglie spatolate (1-2. x 3-5 cm), lobate o pennatosette, le superiori ridotte e più o meno intere: nervature sporgenti di sotto. Spighe 3-6 cm alla fioritura; alla fruttificazione 10-25 cm, con 1-2 paia di rami basali arcuati; brattee lanceolato-acuminate: calice 15 mm: corolla 4 mm, roseo-violetta sul bordo; acheni 1.5-2 mm, con 4-5 strie longitudinali sul dorso.
Nota - È dubbio se si tratta di pianta indigena da noi, essa vive sempre in contatto con gli insediamenti umani e non si inserisce in alcun tipo di vegetazione naturale. Nell'antichita era considerata medicinale ed avere una parte importante in pratiche magiche, superstiziose o folcoristiche. Molte specie di Verbena sono coltivate per ornamento, però nessuna tende a naturalizzarsi.

Euphorbia spinosa

Euphorbia spinosa

Suffrutice ramosissimo; rami delle annate precedenti persistenti, rigidi, legnoso-spinosi. Foglie glauche, sessili, lanceolate (3-7 X 5-20 mm), intere. Ombrella a 3-5 raggi; brattee ovate, giallastre; ghiandole ovali.
Variabilità - La forma delle verruche e delle ghiandole sono caratteri mutevoli. La popolazione maltese, largamente disgiunta, è stata descritta come E. melitensis Parl., che si differenzierebbe per l'assenza di rami spinosi e le ghiandole ad appendice ricurva, quasi semilunare; non è noto se si tratti di pianta realmente distinta.

Lappolina canaria

Torilis arvensis

Fusto eretto, scabro per sparse setole rivolte verso il basso. Fg. (3-6 cm) 2-4 pennatosette, divise in lacinie larghe 1-2 mm Ombrelle a 3-12 raggi, senza brattee (raramente 1-2 brattee effimere); fr. ovoide (3-6 mm), verde-scuro, irsuto per aculei lunghi 1-1.2 mm, all'apice foggiati a freccia.divenuta Subcosmop.In tutto ilterritorio: C; Pad.: R.

Senecione comune

Senecio vulgaris

Fusto ascendente o eretto, ramoso-corimboso in alto. Foglie basali spatolate (fino a 2 X 7 cm), lobate o partite, le infime solamente dentate; foglia cauline semiamplessicauli, pennato-partite. Involucro cilindrico-piriforme (3-4 X 6-7 mm); squame esterne 10-12 (in visione laterale o su materiale essiccato 5-6 squame per lato), con punta nera o interamente nere; squame interne dopo la fioritura ribattute; fiori gialli, tutti tubulosi (7 mm), appena sporgenti dall'involucro; acheni 1-2 mm.
Nota - Pianta a ciclo breve (2-3 mesi dalla germinazione del seme alla maturità sessuale), con parecchie generazioni in un anno; nelle zone più fredde la fioritura si concentra nei mesi estivi e spesso Sp. Senecio vulgaris tende a passare a bienne. Varia notevolmente nella statura e ramificazione: individui ridotti, spesso con fusto semplice e pochi cm d'altezza, possono essere confusi con Sp. Senecio pygmaeus (S. pygmaeus sensu Strobl non DC). Sporadicamente si presentano individui con pochi fiori periferici ligulati (forse ibridi con le sp. precedenti, cfr. anche Sp. Senecio sylvaticus); in Sardegna sembra dominare un tipo con pelosità più densa (var. tyrrhenus Fiori), in Sicilia è indicata una var. siculus Guss. a squame esterne ridotte; nelle stazioni aride e subsalse compaiono ecotipi a foglie carnose e spesso un po' glabrescenti. Sp. Senecio leucanthemifolius-Sp. Senecio vulgaris costituiscono un gruppo di sp. affini, con spiccata tendenza alla formazione di tipi locali; è probabile che questo sia conseguenza di accentuata autogamia: i fiori, pare vengano solo raramente visitati da insetti impollinatori. È probabile che questo gruppo abbia il suo centro nel Mediterraneo, forse fra la Sicilia, Sardegna ed Italia Meridionale. Qui probabilmente va cercata anche l'origine di Sp. Senecio vulgaris; come mai solo questa sp. abbia poi potuto adattarsi agli ambienti creati dall'uomo ed espandersi su tutto il Globo non è chiaro.
Confusione - Con Sp. Senecio sylvaticus.

Crisantemo campestre

Glebionis segetum

Eliantemo irto

Helianthemum hirtum

Fusti legnosi a corteccia scura, i fiorali bianco-tomentosi. Foglie strettamente lanceolate 1-1.5 X 7-9 mm, le inferiori fino a 4 X 13 mm, subglabre di sopra, grigio-tomentose di sotto; stipole lesiniformi 2-4 mm. Peli (5-6 mm) con setole patenti lunghe fino ad 1 mm; petali bianchi e gialli (7-9 mm).

Ginepro feniceo

Juniperus phoenicea

Corteccia desquamante in nastri arrotolati, che lasciano vedere lo strato sottostante rossastro. Rami estremi completamente ricoperti dalle foglie squamiformi (1 mm), densamente embriciate. Bacche rossastre, ovali (10-13 mm), pendule.
Nota - In aspetto tipico Sp. Juniperus phoenicea è la pianta delle macchie e delle formazioni arbustive su rupi calcaree, con rami più o meno a ventaglio (l'asse principale supera di poco i laterali); sulle spiagge si trovano popolazioni con rami piramidali (l'asse principale supera largamente i laterali); anche la bacca è un po' maggiore: S. Rivas Martinez (Madrid) comunica di aver osservato popolazioni di questo secondo tipo sulla costa toscana presso Viareggio. Esse corrispondono a J. oophora (Willk.) Kunze (= J. phoenicea subsp. lycia Molinier et Bolòs).

Radicchio raggiato

Hyoseris radiata

Radice grossa, robusta, portante una rosetta di foglia pennatosette (2-2.5 X 10-14 cm) con 7-8 segmenti per lato (dalla base verso l'alto progressivamente ingranditi) e picciolo lungo ⅛-⅕ della lamina; peli ispidi patenti presenti almeno sulla rachide. Scapi eretti, più o meno ispidi, afilli e indivisi. Capolini (diametro 4-4.5 cm) 20-60 fiori e più: involucro cilindrico-campanulato diametro 7-8 mm, formato da 5-8 squame lanceolate, rinforzate da 3 squamette esterne lunghe ⅓: fiori gialli, gli esterni con ligula di 3-4.5 X 15-17 mm, inferiormente verdastra e spesso arrossata, gli interni progressivamente minori ed interamente gialli; acheni periferici cilindrico-angolosi, sterili.
Variabilità - La pelosità mostra variazioni saltuarie (come del resto in tutte le specie nostrane di questo genere): individui ispidi ed altri del tutto glabri possono venire incontrati nella stessa popolazione; le foglia tuttavia sono quasi sempre ispide almeno sulla pagina inferiore attorno alla nervatura centrale i segmenti fogliari sono spesso diretti verso il basso e si ricoprono parzialmente, i maggiori hanno forma irregolarmente triangolare con un dente sul lato superiori ed 1-2 denti sull'inferiore, però anche a questo proposito esiste una elevata variabilità individuale. Popolazioni con foglie quasi del tutto glabre e segmenti laterali interi, con apice arrotondato, osservati in ambienti litorali della Sardegna ed a Pantelleria (forse anche sulle coste tirreniche della Penisola) hanno aspetto molto caratteristico e sono state indicate come H. lucida L., ma è poco verosimile che si tratti di specie distinta.

Billeri primaticcio

Cardamine hirsuta

F. ascendenti, ramosi dalla base. Fg. imparipennate, le basali generalmente a 7-11 segm. dei quali l'apicale reniforme; fg. cauline 1-3 a segm. spatolato-lineari oppure cuneato-tridentati, lunghe 1-6 cm, cioè generalmente più brevi delle basali. Sepali 2 mm; petali bianchi 2.5 mm; silique erette, appressate all'asse 1X15-20 mm, con stilo di 0.5 mm.Cosmopol.In tutto il terr.: CC.

Aglio roseo

Allium roseum

Iva strisciante

Ajuga reptans

Fusti fioriferi eretti, alternativamente lanosi in alto, alla base con lunghi (1-3 dm) stoloni striscianti e radicanti ai nodi. Foglie basali spatolate, crenate (2-4 x 8-12 cm), con picciolo lungo quanto la lamina; foglia cauline subsessili (1.5-2 x 3-4 , cm). Inflorescenza generalmente densa; brattee fogliacee, non colorate, le superiori minori dei fiori; calice 4-6 mm con denti lunghi quanto il tubo; corolla azzurro-violetta venata di bianco, con tubo pubescente di 9-10 mm, labbro superiori nullo, labbro inferiori di 6 mm; stami emergenti dal tubo.
Variabilità - Sporadicamente si presentano individui privi di stoloni, che potrebbero esser confusi con Sp. Ajuga genevensis, da cui si distinguono tuttavia per la caratteristica pubescenza sulle facce opposte ad internodi alterni.

Pervinca maggiore

Vinca major

Erba perenne, eretta o decombente, 40-80 cm. Foglie brevemente picciolate, opposte, ovali, 3-6 x 2-4 cm, lucide, ciliate al margine. Fiori solitari, ascellari, lungamente pedicellati. Calice sub-campanulato, quasi subito diviso alla base in 5 lacinie lineari—acuminate, 1-1,5 cm, a margine ciliato. Corolla azzurra, 4-5 cm di diametro, con tubo di 1,2-1,6 cm. Lobi corollini patenti obliquamente troncati. Follicoli di 2-4 cm.

Peverina dei campi

Cerastium glomeratum

Fusti eretti, dicotomi, densamente pelosi. Foglie generalmente ovali o subspatolate (fino a 11 X 16 mm) o lanceolate (4-6 X 10-15 mm). Peduncoli brevissimi (1-3 mm) fino alla fruttificazione, quindi fiori riuniti in glomeruli; petali generalmente cigliati alla base; filamente glabri (spesso alcuni sterili o mancanti); antere 0.2-0.3 (-0.45) mm; stili lunghi fino a 1 mm; placenta a bastoncino; capsula 7-8 mm; semi diametro 0.5 mm, con verruche alte 0.02 mm.
Variabilità - Nelle popolazioni naturali si trovano mescolati individui a petali ben sviluppati, a petali brevi o del tutto mancanti: pare si tratti di modificazioni indotte dalle condizioni ecologiche e prive di base genetica. Di regola Sp. Cerastium glomeratum è abbondantemente ghiandolosa, raramente si presentano individui senza ghiandole (in questo caso è facile la confus. con Sp. Cerastium holosteoides e Sp. Cerastium tenoreanum). Il binomio più antico è C. viscosum L., la cui descrizione (pianta annua) corrisponde a Sp. Cerastium glomeratum, mentre l'esemplare typus conservato nell'erbario linneano di Londra è {t489]}: per questo tale binomio è da considerare nomen ambiguum.

Anemone stellata

Anemone hortensis

Tuberetto superficiale legnoso nero 1x1-5 cm; fusto dapprima incurvato (5-15 cm), all'antesi eretto ed allungato, puberulo. Foglie basali con picciolo di 5-10 cm e lamina (3-4 cm) palmatosetta con 3-5 segmenti lobati, partiti o completamente divisi in lacinie lineari, glabri e di sotto glauchi; foglia cauline formanti un verticillo sotto il fiori, semplici o triforcate. Fiore unico, profumato (diametro 3-6 cm) con 12-13 (8-20) petali rosei, raramente carminio, violetti o quasi bianchi, di sotto più chiari, con nervature violette evidenti, strettamente ellittici (4-7 X 15-30 mm), acuti o arrotondati; stami azzurro-violetti.

Pervinca minore

Vinca minor

Pianta glabra (!). Fusti tenaci, lungamente (1 m e più) striscianti sulla superficie del suolo. Foglie sempreverdi con picciolo di 2-4 mm e lamina lanceolata (10-16 X 22-35 mm), intera, ottusa all'apice, di sotto con nervature reticolate sporgenti. Fiori isolati ascellari; peduncoli 9-15 mm; calice 3 mm diviso su ⅔ in lacinie triangolari (1 X 2.2 mm ca.); corolla (diametro 2.5-3 cm) azzurro-violetta con tubo di 1 cm e lobi spatolati di 8 x 10 mm.

Euforbia cipressina

Euphorbia cyparissias

Erba rizomatosa glaucescente a fusti eretti, 15-50 cm, glabri in basso, brevemente ramosi in alto. Foglie lineari o lineari-setacee, 5-40 x 1-3 mm, intere, ottuse o con una piccola punta apicale, patenti o riflesse. Brattee numerose simili alle foglie cauline, le fiorali 2, opposte, ovali-cordate. Ombrella multiradiata, con raggi bifidi. Glandule 4, sessili, gialle, semilunari con corna brevi. Cassula globosa, 3 x 3,5 mm, un po' depressa superiormente, trisolcata, granulato-punteggiata al dorso. Semi ovoidi, lisci, grigi, lucidi.

Veronica comune

Veronica persica

Erba annua procumbente, 5-30 cm, spesso ramosa alla base, con fusti pubescenti. Foglie opposte in basso, poi alterne, brevemente picciolate, pubescenti, ovali-triangolari, troncate alla base. 5-25 x 4-15 mm, oppure cuneato-lanceolate. Fiori isolati ascellari, con pedicelli pubescenti di 1-4 cm. Calice con sepali ovali-lanceolati, 4-8 x 2-3 mm, leggermente ineguali, ciliati. Corolla azzurra, 8-12 mm di diametro. Capsula compressa ai lati, 4-7 x 6-9 mm, con due lobi divergenti separati da un profondo seno, pelosa e glandulosa soprattutto lungo la carena. Semi ovali-ellittici 1,5-2 mm, bruni, rugosi trasversalmente.

Boccione maggiore

Urospermum dalechampii

Fusto villoso per peli patenti (!). Fusto eretto o ascendente, foglioso nella metà inferiore. Foglie basali pennatosette lunghe 5-6 cm, le cauline inferiori progressivamente maggiori (2 X 6-8 cm) e meno profondamente divise, le superiori lanceolate, subintere. Capolino su un lungo peduncolo ingrossato; squame concresciute nel terzo inferiore, quindi libere (12-14 mm); fiori periferici con tubo incoloro di 12 mm e ligula raggiante (3 X 20 mm) giallo-chiara, di sotto ed all'apice generalmente con strie purpuree; achenio rugoso (6-8 mm) con becco lungo il doppio.

Violaciocca gialla

Erysimum cheiri

Fusto lignificato, ramoso dalla base, talvolta con ramifusto a candelabro; tunica assente. Foglie 20-30 ravvicinate (lunghe 1.3-1.5 volte l'internodo soprastante), raramente con fascetti ascellari; lamina ovato-allungata a lineare (4-10 X 27-100-meri), intera (raramente una coppia di dentelli in ⅓ superiori), acuta o acuminata. Inflorescenza generalmente 7-15 flora, indivisa, scarsamente allungata dopo l'antesi, con fiori a forte profumo di vaniglia; peduncoli 5-7 (fruttificazione 8-10) mm; sepali oblanceolati a lineari-spatolati (2-3 X 8-10 mm), spesso tinti di violaceo; petali spatolati (5-7 X 12-20 mm), giallo-scuri a bruno-aranciati e raramente fino a bruno-violetti; silique subparallele, decisamente ristrette alla base, bicompresse (2.8-4 X 45-65 mm); stilo 1.8-2.8 mm; stimma smarginato a bilobo.
Nota - Si tratta di una stirpe ottenuta attraverso la coltura da specie endemiche nel bacino Egeo, nota già nel Medioevo (forse anche prima) e naturalizzata in tutto il territorio; va comunque considerata un elemento non spontaneo nella nostra flora.

Cinquefoglia fragola secca

Potentilla micrantha

Fusti brevi, pubescenti per peli patenti ovvero rivolti al basso; peli ghiandolari generalmente assenti. Foglie basali con picciolo di 6-12 cm e 3 segmenti ovati di 10-20 X 15-30 mm, con 7-11 dentelli per lato; foglie cauline subsessili. Fiori 1-2; petali bianchi, ovati (3 X 3-4 mm), più brevi dei sepali; stami con filamenti larghi quasi quanto l'antera, pubescenti.
Confusione - Si distingue (assieme all'affine Sp. Potentilla sterilis, assai più rara) da Fragaria vesca L. e Fragaria viridis Duchesne, che vivono nello stesso ambiente, per le foglia inferiormente grigio-azzurre, i petali minori, non toccantisi sul margine, patenti (corolla a piatto), il ricettacolo secco alla fruttificazione. Potentilla carniolica Kerner della Slovenia è caratterizzata da abbondante pelosità ghiandolare sui fusti, peduncoli fiorali e sul calice; all'estremo W della sua area (Idria) si avvicina al nostro confine orientale e potrebbe essere ritrovata anche da noi (forme affini sono segnalate dal monografo Wolf nella Valle del Po).

Centocchio comune

Stellaria media

Le specie Sp. Stellaria media,Sp. Stellaria neglecta e Sp. Stellaria pallida formano un complesso variabilissimo nella pelosità, forma delle foglie, lunghezza degli internodi e dei peduncoli, forma dei sepali, sviluppo dei petali, numero degli stami. Queste forme sono in maggior parte fondate su caratteri ereditari fra loro non concatenati e si incontrano in ogni possibile combinazione; per alcune si può constatare segregazione geografica oppure selezione dovuta all'ambiente; vengono generalmente considerate autonome le specie Sp. Stellaria neglecta e Sp. Stellaria pallida, diploidi con 2n = 22; il complesso tetraploide (2n = 40,42,44) corrispondente a St. media (L.) Vill. s.s. può parimenti venire diviso in due gruppi abbastanza ben differenziabili (ma facilmente ibridatali!) con rango di sottospecie ed una terza (subsp. romana Bég.) ancora dubbia. Le altre varianti o forme distinte degli AA. vanno considerate fino a prova contraria stati individuali, sprovvisti di valore tassonomico.

Borragine comune

Borago officinalis

Erba annua assai ispida per peli diseguali, a fusti eretti, carnosi, 20-40 cm, ramosi. Foglie basali in rosetta, ovali, ottuse, ristrette alla base in un picciolo più breve della lamina, crenato-dentate al margine; le cauline progressivamente ridotte, lanceolate, alterne, con picciolo ridotto o quasi nullo, decorrenti sul fusto con due ali. Fiori in brevi racemi terminali o ascellari delle foglie superiori. Pedicelli lunghi quanto o più delle foglie, dapprima eretti più rivolti al basso. Calice ispido, rossiccio, diviso fin quasi alla base in 5 denti lineari-lanceolati, patenti a stella. Corolla rotata, con tubo brevissimo biancastro, divisa in 5 lobi azzurri ovali. Fauce con 5 squame ovali-ottuse, smarginate all'apice, cerulee. Filamenti slargati alla base e antere sagittate, mucronate.

Descrizione: Pianta annua, erbacea, fusti eretti, ramosi in alto, sovente venati di rosso. Tutta la pianta è caratterizzata dalla presenza di lunghe setole subspinose patenti o riflesse, bianche, che la rendono ispida, alta sino a 70 cm. Le foglie inferiori lungamente picciolate, hanno lamina ovato-lanceolata, margine dentato, ondulato, e nervatura rilevata , le cauline sono lanceolate, brevemente picciolate o amplessicauli.
I fiori peduncolati, sono penduli in piena fioritura e di breve durata, riuniti in infiorescenze terminali, hanno calice composto da 5 sepali stretti e lanceolati saldati solo alla base, che durante la fioritura si aprono notevolmente, per poi richiudersi sul frutto. Corolla con tubo breve, azzurra-blu, più raramente bianca, è pentalobata, gli stami sono 5, le antere derivanti dall'unione degli stami , sono violette.
I frutti sono tetracheni marrone chiaro di forma ovale, molto duri che contengono al loro interno diversi semi di piccole dimensioni.
Etimologia: L'etimologia del nome generico è piuttosto controversa: secondo AA.VV. deriva dall'arabo “abou rach”= padre del sudore, con riferimento alle proprietà sudorifere della pianta; altri invece sostengono che avrebbe origine dal latino “burra” = stoffa grossolana pelosa, con riferimento ai peli del fusto e delle foglie, che rendono la pianta ruvida al tatto; altri invece ritengono che “ borago” derivi dalla corruzione di corago da “cor”= cuore e “ago” = agisco, per i suoi effetti stimolanti; infine alcuni sostengono che il nome derivi da “barrach” parola celtica che significa uomo coraggioso. Il nome specifico indica le proprietà officinali della pianta.
Proprietà ed utilizzi: Immagine Specie commestibile officinale
Principali costituenti: mucillagini, tannini, flavonoidi, saponine, è ricca di minerali essenziali quali calcio e potassio, acido palmitico e acidi grassi essenziali Omega-6.
Ha proprietà diuretiche, sudorifere e antinfiammatorie.
Nella medicina popolare è impiegata per depurare il sangue, in caso di reumatismi, tosse e mal di gola. I semi sono una ricca fonte di acido gammalinolenico: l'olio regola il sistema ormonale e abbassa la pressione del sangue; le mucillagini le conferiscono buone qualità emollienti con le quali protegge e ammorbidisce i tessuti a cui è applicata, ad esempio in caso di pelle secca. È un ottimo rimedio per la psoriasi e per condizioni infiammatorie come l'eczema. Con una manciata di fiori fatti macerare per una settimana nel vino, si ottiene un'ottima bevanda depurativa.
Vedendola così ispida, non la si direbbe una buona commestibile, invece le giovani foglie e i fiori sono ottimi in insalata, in frittate e in minestre. Come verdura cotta non ha nulla da invidiare agli spinaci, buona anche come farcimento per i ravioli.
È un componente del “preboggion” il mazzetto aromatico della cucina ligure e in Campania, viene cotta con le lenticchie. Può essere aggiunta alle "salse verdi". L'erba fresca dall'odore e sapore simili al cetriolo, è impiegata come erba aromatica, specialmente per la conservazione dei cetrioli. Il gusto lieve, la rende gradevole per insaporire il té freddo e bevande di frutta. I bellissimi fiori sono usati canditi in pasticceria, possono anche essere congelati in cubetti di ghiaccio per aggiungere qualcosa di originale alle bibite e come colorante naturale, messi a macerare nell'aceto bianco lo tingono d'azzurro. Buona mellifera. L'uso terapeutico della Borago officinalis, attualmente è vivamente sconsigliato, per la presenza nelle parti aeree della pianta di alcaloidi pirrolizidinici, con attività epatotossica, genotossica e carcinogenica. Per la stessa ragione si sconsiglia di utilizzarla a scopo alimentare. Gli alcoaloidi pirrolizidinici, sono assenti nei semi e nell'olio prodotto dai semi, quindi non ci sono problemi di tossicità nell'assunzione dell'olio. Nell'elenco redatto dal Ministero della Salute, gli estratti vegetali di Borago officinalis, sono fra quelli non ammessi negli integratori alimentari.
Curiosità: Il primo a descriverla e ad impiegarla a scopo curativo fu sant' Alberto Magno nel XIII secolo. Questa pianta ha fama di sollevare il morale come afferamava John Gerard nel suo The Herball, or General Histoire of Plantes (1597). Ancora prima, aggiunta al vino, veniva usata dagli antichi romani per curare la malinconia e la tristezza, dai Celti per dare coraggio ai guerrieri per affrontare i nemici in battaglia. Gli antichi Greci invece la usavano per curare il mal di testa da sbronza. Plinio la chiamava "Euphrosinum" perché rende l'uomo euforico: felice e contento come attesta l'antico verso "Ego Borago - Gaudia semper ago.". Sosteneva che i fiori consumati in insalata rendono propensi al riso e sgombrano la mente dai cattivi pensieri, le foglie e i fiori nel vino tolgono la tristezza e la malinconia e danno la felicità . Riteneva che la Borago fosse il famoso "Nepente di Omero" e che consumata nel vino portava all'oblio ed alla spensieratezza. "llawenlys"(nome gallese dell'erba), significa "erba della contentezza" (forse a causa del vino con cui la si gustava). Parkinson la raccomandava per espellere pensieri e malinconia. Bacon diceva essere un eccellente rimedio per reprimere i fuligginosi vapori della polverosa malinconia. Culpepper trovava la pianta utile nelle febbri putride e pestilenziali, nel morso di serpenti velenosi, nella tubercolosi, negli itteri, nel mal di gola e nei reumatismi.

Erba ruota, Falsa ortica reniforme

Lamium amplexicaule

Erba annua a fusti eretti o decombenti, 5-30 cm, glabra alla base e appressato-pelosa all'apice. Foglie reniformi o cordate alla base, romboidali, picciolate, irregolarmente crenate. Verticillastri 3-5 con 6-20 fiori. Calice assai nervato, da pubescente a irsuto con qualche pelo glanduloso: denti subeguali eguaglianti il tubo. Corolla porporina, 1,5-2 cm, con lungo tubo bruscamente dilatato all’apice. Stili 2-5 mm, glabri, più corti della corolla.

Morella rampicante

Solanum dulcamara

Fusto in basso legnoso e ramosissimo, in alto erbaceo, scandente; rami con pubescenza appressata. Foglie triangolari con picciolo alato di 2-3 cm e lamina triangolare di 3-6 X 5-10 cm, le superiori composte, con 1 In tutto il territorio : C.scun lato del picciolo. Cime più o meno ombrelliformi 10-20flore; calice 3 mm; corolla violetta con lacinie di 6 mm; antere gialle 5 mm; bacca verde, a maturità rossa, ovoide (7x8 mm).

Falsa ortica macchiata

Lamium maculatum

Fusto ascendente o eretto, fabuloso, glabro e lucido o più o meno pubescente. Foglie con picciolo di 2-4 cm e lamina triangolare-ovata a -cuoriforme (3-4 X 3.5-5 cm), dentata. Calice con tubo di 3-4 mm e denti di 3-5 mm; corolla 20-30 mm, con tubo biancastro ricurvo a S (10-15 mm), labbro superiore roseo a purpureo e labbro inferiore bilobo, chiaro con macchie purpuree.
Variabilità - La forma e la dentatura delle foglie sono caratteri incostanti, che hanno portato alla descrizione di sp. (L. columnae Ten.; L. rugosum Ait. non S. et S.) probabilmente prive di valore; qui vanno pure riferite le var. rubrum Wallr. e var. nemorale Rchb.

Ofride verde

Ophrys classica

  • Sinonimi accettati: Ophrys sphegodes Mill.
  • Fioritura: III-V
  • Sistema Raunkiær: Geofite (G) - Bulbose (G bulb)
  • Formula fiorale: X, P 3+3, [A 1, G (3)], infero, capsula

Orchide a farfalla

Anacamptis papilionacea

Fusto eretto con 2-8 foglie basali eretto-patenti, lineari-lanceolate, e 2-5 foglie caulinari, guainanti, le superiori bratteiformi, spesso arrossate. Inflorescenza di solito ovoide, lassa e pauciflora, talvolta però cilindrica e abbastanza densa, con 2-12 fiori; brattee lunghe come o più dell'ovario. Sepali e petali rosso-bruni con nervature molto evidenti, più o meno conniventi a formare un casco allargato; labello intero, ristretto alla base e con margini rialzati più o meno profondamente incisi, di forma e dimensioni assai variabili, di solito di colore roseo uniforme o biancastro con linee e punti porporini divergenti a ventaglio, spesso più chiaro alla base; sperone alquanto sottile, conico, lungo più o meno come l'ovario, arcuato verso il basso.
Garighe, prati magri, boschi chiari.
Nota - Specie polimorfa, da alcuni Autori suddivisa in diverse varianti o sottospecie, in particolare la subsp. papilionacea a labello con colore uniforme e fiori medi, e la subsp. grandiflora (Boiss.) Kreutz, a fiori grandi e labello striato; recenti ricerche su materiale genetico portano a escludere, almeno per le popolazioni italiane, una differenziazione a livello intraspecifico.

Arisaro comune

Arisarum vulgare

Tuberetto ovoide o cilindrico. Foglie 1 o poche, con picciolo molle di 15-20 cm; lamina ovale-cuoriforme (3-9 X 4-15 cm), acute. Scapo 10-20 cm; spata con tubo di 2-3.5 cm e lembo (1-1.5 cm) ripiegato a cappuccio, biancastra con venature olivacee o purpuree, oppure purpureo-olivacea con venature bianche; spadice verdastro, incurvato, sporgente sotto la spata; bacca verde (1 cm).

Gallinella carenata

Valerianella carinata

Fusti dicotomo-ramosi spessi dalla base, da striati a strettamente alati, più o meno scabri. Foglie Inervie, spatolate (6-9 X 30-40 mm), le superiori sessili, oscuramente dentellate, con base tronca semiamplessicaule e nervature inferiormente reticolate. Inflorescenza con 2-4 dicotomie allungate portanti cime dense; corolla bianco-violacea di 1.5 mm; frutto 2 mm, generalmente glabro con calice ridotto ad un breve dentello (in sezione trasversale frutto isodiametrico con loggia fertile poco maggiore delle sterili, queste incompletamente saldate, così da delimitare un profondo solco longitudinale).

Malva

Malva sylvestris

Fusti tenaci legnosi alla base, generalmente prostrato-diffusi o ascendenti, striati, ispidi. Foglie con picciolo di 3-7 cm e lamina a contorno circolare o pentagonale (diametro 2-4 cm), con 5 lobi arrotondati, margine dentellato, base cuoriforme con sinus di 2-7 mm Fiori appaiati all'ascella delle foglie superiori; peduncoli 1-2 cm; sepali 5 mm; segmenti dell'epicalice con facce pelose, densamente cigliati sul bordo; petali rosei con (generalmente 3) strie violacee longitudinali, spatolato-bilobi (8-10 X 20-22, raramente 12-30 mm); mericarpi glabri o pubescenti, appiattiti e reticolati sul dorso.
Variabilità - Pelosità (anche per la presenza di peli stellati), forma delle foglie e dimensioni dei petali sono caratteri incostanti.
Confusione - Cfr. Sp. Lavatera cretica.

Perlina maggiore

Bellardia viscosa

Pianta irta di peli ghiandolari patenti (0.3-0.6 mm), e vischiosa (!). Fusto eretto, semplice o poco ramoso. Foglie lineari (2-6 X 30-80 mm), le maggiori anche lanceolate (15-20 X 40-50 mm), dentate sul bordo, spesso patenti o riflesse, annerenti con la disseccazione. Inflorescenza densa, piramidale; brattee 15-30 mm, ovali a lineari, le superiori formanti un ciuffo apicale; calice con tubo di 9-11 mm e denti di 6-7 mm; corolla gialla, 18-24 mm, precocemente caduca; capsula 6-9 mm, densamente pubescente.

Euforbia minore

Euphorbia peplus

Erba annua, glabra, semplice o ramosa, 5-25 cm. Foglie sparse, ovali-cuneate o obovali, brevemente picciolate, intere. Brattee 3, ovali-cuneate o obovali, brevemente picciolate, intere, rattee ovali-ellittiche, sessili. Ombrella a 3 raggi ripetutamente dicotomi, eretto-patenti. Glandule 4, sessili, giallo-verdi, a corna filiformi-setacee. Capsula pendula, ovato-trigona, solcata, bialata al dorso, liscia. Semi cenerini, bislunghi, l.l-l.4 mm, esagonali, a facce solcate o con 3-4 fossette.

Euforbia cespugliosa

Euphorbia characias

Frutice cespitoso, pluricaule, 30-90 cm, tomentoso, glaucescente. Fusti legnosi in basso, ramosi, fogliosi e denudati in basso, a foglie bislungo-lanceolate o oblanceolate, 3-12 x 0,5-1,3 cm, le superiori patenti, le inferiori più lunghe e rivolte in basso. Brattee bislunghe o ovali-bislunghe, saldate per metà e più, formanti una scodella, in genere rivolte verso il basso, le fiorali 2, opposte, ovali-rombiche. Ombrella a numerosi raggi pubescenti, eretti e bifidi. Glandule 4, disposte a croce, semilunari o subtrigone, rosso-brune. Cassula globoso-ovoidea, 4-7 x 5-6 mm, densamente villosa, profondamente solcata, tricocca, con stili allungati. Semi ovoidi, cinerini, lisci.

Ravanello selvatico

Raphanus raphanistrum

Pianta peloso-ispida su fusto e foglia (!). Fusto ginocchiato, ascendente o eretto. Foglie lirate lunghe 8-15 cm, con segmento terminale lanceolato (2-3 X 4-6 cm) e 2-4 segmenti laterali minori; foglia cauline ridotte. Sepali violacei; petali spatolati 14-25 mm; silique erette, più o meno arcuate su peduncoli di 15-25 mm, con 3-11 ingrossamenti sovrapposti, lunghe in complesso 3-6 cm dei quali almeno la metà è costituita dal becco.

Erba codola, Orzo selvatico

Hordeum murinum

Culmi numerosi, ginocchiati o eretti, ramificati alla base, robusti, glabri. Foglia con guaina glabra e lamina mollemente pubescente, piana, larga 3-5 mm; ligula membranacea breve (1 mm), tronca. Spiga lanceolata terminale (8-10 cm); spighette ternate, le laterali sterili su un peduncolo di 2 mm, la centrale fertile; glume aristiformi lunghe 25-35 mm, nelle spighette laterali, la gluma interna cigliata su un lato, sull'altro scabra; lemmi 1.5X6-7 mm con resta di 25-30 mm
Osservazione - Cfr. Sp. Hordeum leporinum.

Lavanda selvatica

Lavandula stoechas

Pianta grigio-pubescente e con forte odore aromatico (!). Fusti eretti, rigidi, ramosi, con corteccia bruno-rossastra, quelli dell'annata, tomentosi. Foglie intere, lineari-lanceolate (2-3 X 10-20 mm, le superiori fino a 7 X 35 mm), con nervi reticolati di sotto; ciuffi ascellari di foglie minori spesso presenti. Spighe terminali ovoidi (15 X 25 mm), sormontate da 2-3 brattee petaloidi violette (15 X 20 mm); calice 4-5 mm: corolla violaceo-scura (5-6 mm).
Nota - Tipico componente della vegetazione mediterranea, la Steca è ampiamente diffusi nella ganga a Cisti su graniti ed altri substrati acidi, più raramente anche su calcare lisciviato in superficie. È particolarmente frequente nelle stazioni ripetutamente percorse dal fuoco, però strettamente limitata al versante occidentale della Penisola: manca completamente sul versante adriatico. In Toscana è frequente nella fascia costiera, mentre diviene progressivamente più rara verso l'interno: raggiunge la Val di Nievole. Pistoia, il Monte Albano ed i dintorni di Firenze sulle colline a Sud della città e più a Sud si ritrova nella zona di Siena; non raggiunge tuttavia la valle del Tevere. Verso Nord si arresta alla base delle Alpi Apuane poco oltre Massa e nella bassa Valle del Serchio a Nord di Lucca.

Fico degli Ottentotti

Carpobrotus edulis

Pianta glabra e carnosa (!). Fusti striscianti erbacei, lunghi fino a parecchi metri. Foglie opposte, trigono-carenate (1 cm di spessore), larghe alla base fino a 13 mm e lunghe 8-12 cm, progressivamente ristrette nell'apice acuto. Fiori solitari (diametro 6 cm) gialli o purpurei; stami gialli.

Trifoglio a foglie strette

Trifolium angustifolium

Fusti eretti, ramosi, con pubescenza appressata. Foglie scarse per lo più erette. Capolino unico terminale lungo 2-8 cm su un peduncolo di 1-5 cm; calice 10-12 mm, con tubo poco più breve dei denti, questi più o meno eguali fra loro; corolla bianco-rosea, circa eguagliarne i denti.

Tarassaco comune

Taraxacum officinale

Gruppo estremamente polimorfo; fittone dapprima indiviso, quindi generalmente ramificato, senza tunica, ma sempre al colletto avvolto da squame brunastre o nerastre. Foglie di un verde erba o più o meno scure, con nervature reticolate, generalmente grossamente dentate o lobate, più raramente del tutto intere oppure al contrario incise fino alla nervatura centrale; picciolo sempre ben evidente, talora largamente alato. Capolini grossi (diametro 2.5-4.0 cm); squame involucrali esterne lineari, generalmente ripiegate verso il basso; corolla di un giallo carico; acheni da grigio-biancastri a bruno-olivacei, dalla metà in su ricoperti d'aculei o almeno tubercolati; becco lungo almeno il doppio dell'achenio.
Osservazione - Non si tratta di una specie unitaria, ma di un complesso formato da numerosissime stirpi apogame (agamospecie), che per l'Italia sono ancora incompletamente note. La distribuzione di queste agamospecie è praticamente sconosciuta. Più diffuse nelle regioni settentrionali ed in bassa e media montagna, mentre nella zona Mediterranea e di alta montagna tendono ad essere sostituite da altre specie o da altri aggregati. Attualmente è impossibile dare un quadro sintetico di questa variabilità. Le agamospecie del gruppo di Sp. Taraxacum officinale vivono di regola in ambienti antropizzati: soprattutto nei prati stabili regolarmente falciati e concimati (arrenatereti), come pure nella vegetazione sinantropica contigua (ambienti calpestati, ruderi). Le foglie giovani vengono raccolte e forniscono un'ottima verdura da consumare fresca oppure cotta; sono anche medicinali (colagogo), ma di uso puramente locale. La fioritura è concentrata nella primavera e si verifica con caratteristiche «ondate».