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Specie botanica

Poaceae

Hordeum murinum L.

Erba codola, Orzo selvatico

T scap
Terofite scapose
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Descrizione

Descrizione morfologica

Pianta erbacea annuale, cespitosa e ramosa fin dalla base, con un’altezza che varia generalmente tra 10 e 50 cm, talvolta fino a 1 metro. Il fusto è costituito da culmi numerosi, robusti, glabri, che possono essere sia eretti che ginocchiati o ascendenti; sono ramificati soprattutto alla base e presentano da 3 a 5 nodi ben evidenti.

Le foglie sono alterne, lineari, con lamina piana, larga da 2 a 8 mm e lunga fino a circa 20 cm, di consistenza morbida ma lievemente pubescente su entrambe le facce, con nervature parallele ben visibili. La guaina fogliare aderisce al culmo ed è glabra o lievemente pubescente. La ligula è una membrana breve (circa 0,5-1 mm), tronca, senza frange; le auricole sono ben sviluppate, lunghe fino a 8 mm.

L’infiorescenza è una spiga lanceolata, lunga tra 8 e 10 cm (fino a 12 cm), di colore verde con sfumature che possono virare al porporino o al marrone con la maturazione. La spiga è caratterizzata da spighette disposte in gruppi di tre (ternate): la spighetta centrale è fertile, sessile o con peduncolo molto breve (0,6-1,5 mm), mentre le due laterali sono sterili, più corte e portate su peduncoli di circa 2 mm. Le glume delle spighette sono lanceolate, lunghe da 25 a 35 mm, con margini ciliati in particolare nella spighetta centrale.

I lemmi sono aristati, con cinque nervature, lunghi 1,5-7 mm e con un’arista lunga tra 18 e 50 mm, generalmente più lunga delle glume; nelle spighette laterali la resta (arista) può raggiungere i 40 mm. Le antere sono bianchicce, con lunghezza variabile da 0,2 a 3,2 mm e talvolta presentano macchie purpuree. Il fiore è unifloro e privo di petali, con stimmi piumosi all’apice dell’ovario.

Il frutto è una cariosside elissoidale, con ilo lungo quanto il seme stesso, solcata nella zona ilare e pelosa all’apice. La dispersone del seme avviene per rottura del rachide o delle spighette, che cadono spesso insieme in gruppi di tre. L’apparato radicale è fascicolato, tipico delle specie annuali.

Habitat e distribuzione

Questa specie è ampiamente diffusa in Italia e nel bacino del Mediterraneo, estendendosi anche nelle zone temperate dell’Eurasia e introdotta in altre regioni del mondo come Nordamerica, Africa e Australia. Cresce prevalentemente su terreni abbandonati, incolti, margini di sentieri e strade, aiuole, marciapiedi e aree urbane anche in ambiente antropizzato. Predilige suoli sciolti, sabbiosi o calcarei, ma si adatta a un’ampia varietà di substrati, tipici di habitat disturbati.

L’altitudine di crescita va da 0 fino a circa 1600 metri sul livello del mare. L’esposizione è variabile, ma la specie tende a colonizzare ambienti soleggiati o parzialmente ombreggiati, spesso in condizioni di terreno povero o degradato.

Periodo di fioritura

La fioritura si estende generalmente da aprile fino a ottobre, con picchi variabili in base alla latitudine e alle condizioni climatiche locali. Nelle regioni più calde e mediterranee la fioritura può iniziare già in aprile e proseguire fino all’autunno, mentre in zone settentrionali o montane si concentra nei mesi estivi.

Ecologia e impollinazione

Si tratta di una specie anemogama, cioè impollinata principalmente dal vento. La struttura della spiga e la presenza di antere pendule favoriscono la dispersione del polline nell’aria. La riproduzione è affidata a un singolo fiore fertile per spighetta centrale, mentre le spighette laterali sono sterili e contribuiscono alla protezione e alla dispersione meccanica dei semi.

I semi sono dispersi principalmente tramite la caduta delle spighette che si staccano facilmente dal rachide, ma anche attraverso il trasporto accidentale da animali o dall’uomo, data la loro capacità di attaccarsi al pelo o ai vestiti grazie alle lunghe ariste aguzze.

Curiosità e usi tradizionali

In passato, durante periodi di carestia, i semi di questa specie venivano raccolti e macinati per produrre farine di emergenza per il pane, anche se di qualità inferiore rispetto ai cereali coltivati.

Il nome comune "erba codola" o "forasacco" si riferisce alle lunghe ariste appuntite (resta) che possono aderire al pelo degli animali domestici e selvatici, causando irritazioni e ferite, soprattutto nei cani. Questi forasacchi possono penetrare in diverse parti del corpo degli animali (zampe, orecchie, naso, gola), provocando infezioni e danni se non rimossi tempestivamente.

Non sono noti usi medicinali rilevanti, ma la specie rappresenta un importante indicatore di habitat disturbati e colonizzatori nelle aree antropizzate.

Etimologia

Il nome generico Hordeum deriva dal latino classico e indicava l’orzo; è collegato etimologicamente al greco phorbé (foraggio) e al latino horreo (granaio), probabilmente in riferimento alle lunghe ariste che ricordano la forma irta delle spighe.

L’epiteto specifico murinum significa “relativo al topo” (dal latino mus, muris), probabilmente alludendo alla diffusione della pianta in ambienti vicino agli insediamenti umani e ai topi, o alla forma del seme che può ricordare un piccolo roditore.

Il nome comune “erba codola” si riferisce alle “code” appuntite delle spighette, mentre “orzo selvatico” indica la sua affinità con l’orzo coltivato, ma in forma spontanea e infestante.

Fonti

  • Prof. S. Pignatti, Flora d'Italia
  • Acta Plantarum - Flora delle regioni italiane
  • Tela Botanica / H. Coste, Flore descriptive et illustrée de la France
  • World Flora Online (WFO)
Testo elaborato con assistenza AI da fonti scientifiche ·Metodologia
Attenzione: Le applicazioni farmaceutiche e gli usi alimurgici sono indicati a mero scopo informativo, si declina pertanto ogni responsabilità sul loro utilizzo a scopo curativo, estetico o alimentare.

Caratteristiche

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Classificazione

Regno
Plantae
Famiglia
Poaceae
Nome completo
Hordeum murinum L.
Forma biologica
T scapScapose
T — Terofite

Periodo di fioritura

Gen
Feb
Mar
AprMagGiuLugAgoSetOtt
Nov
Dic

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