Descrizione
Descrizione morfologica
Pianta perenne suffruticosa di piccole dimensioni, alta generalmente tra 10 e 30 cm, con portamento eretto-ascendente. Il fusto è quadrangolare, lignificato alla base e erbaceo nella parte superiore, ricoperto da una densa peluria di peli semplici, più o meno patenti o riflessi, che conferisce un aspetto irsuto e grigio-verde o brunastro. Talvolta si riscontrano anche peli ghiandolari, soprattutto negli esemplari montani.
Le foglie sono opposte, sessili o con breve picciolo (3-6 mm), di forma ovata, oblanceolata o ovato-spatolata, lunghe tra 7 e 25 mm e larghe 13-25 mm. La lamina è coriacea, di colore verde scuro, con margini crenati o lobati, spesso mucronati, e può presentare diversa densità di peluria, da quasi glabra a densamente tomentosa. Il numero e la forma dei denti marginali variano notevolmente: da 5-8 denti acuti o arrotondati per lato, talvolta suddivisi in più lobi, fino a 7-9 denti divergenti quasi ad angolo retto nelle sottospecie tipiche di alcune aree della Riviera. La forma delle foglie e la densità dell’indumento variano anche in relazione alle condizioni ambientali, con foglie più pennatosette e dentate in stazioni aride e soleggiate, e foglie più ampie e meno dentate in habitat umidi e ombrosi.
L’infiorescenza è formata da densi verticillastri disposti all’ascella delle foglie superiori, con gruppi di 2-6 fiori profumati. Le brattee che accompagnano i fiori sono spesso più piccole delle foglie, di forma variabile, talvolta rossastre. Il calice è tubuloso-campanulato, lungo 4-5 mm, con cinque denti lanceolati, quasi uguali, ciliati e ghiandolosi, di colore verde o rossiccio. La corolla è unilabiata, lunga 12-15 mm, di colore rosa porpora, fucsia o giallo-pallido, senza labbro superiore e con il labbro inferiore diviso in cinque lobi: quattro piccoli superiori e uno grande obovato inferiore, con margine crenato o ondulato e riflesso. Gli stami sono quattro, didinami, sporgenti dalla corolla, con antere biloculari. L’ovario è semi-infero con stimma bifido.
Il frutto è un microbasario composto da quattro mericarpi ovoidi di 1-2,5 mm, con superficie papillosa e venature evidenti.
L’apparato radicale è rizomatoso e ramificato, tipico delle piante suffruticose.
Habitat e distribuzione
La specie è diffusa principalmente nelle regioni mediterranee, con un areale centrato sulle coste del Mediterraneo ma con estensioni verso nord e verso est, comprendendo anche alcune aree montane interne come la Valle Maira e la Valle Grana. In Italia si rinviene comunemente dagli ambienti collinari fino al piano montano, con altitudini che variano da 0 a circa 1700 metri.
Predilige habitat xerotermici e soleggiati, quali prati aridi, scarpate rocciose, garighe, steppe rocciose e boschi xerofili di pino e quercia. Cresce su terreni calcarei, spesso in esposizioni ben illuminate e asciutte. La pianta si adatta a condizioni di suolo povero e ben drenato.
Periodo di fioritura
La fioritura avviene generalmente tra i mesi di aprile e luglio, con possibili variazioni legate alla latitudine e all’altitudine. In ambienti più caldi e a quote minori la fioritura può anticiparsi, mentre in montagna tende a concentrarsi nei mesi centrali della primavera e inizio estate.
Ecologia e impollinazione
I fiori, profumati e di colori vivaci (rosa porpora, fucsia o giallo pallido), sono ermafroditi e attraggono diversi insetti pronubi, quali api e altri imenotteri, che svolgono un ruolo fondamentale nell’impollinazione. La disposizione dei fiori in verticillastri densi facilita l’accesso degli insetti ai nettari e al polline.
La pianta produce frutti piccoli, costituiti da quattro mericarpi, che si disperdono probabilmente tramite meccanismi di caduta e trasporto secondario da parte di animali o vento, anche se non sono noti particolari adattamenti per la dispersione a lunga distanza.
Curiosità e usi tradizionali
Storicamente il camedrio comune è stato impiegato in fitoterapia per le sue presunte proprietà medicinali: si riteneva fosse antinfiammatorio, antireumatico, carminativo, diaforetico, astringente, digestivo, stimolante, lassativo, tonico e diuretico. Le sommità fiorite venivano utilizzate in infuso o tintura per sciacqui lenitivi delle mucose infiammate o assunte per favorire la digestione e regolare le funzioni intestinali.
In ambito liquoristico, la pianta era apprezzata per le sue qualità aromatizzanti e amaricanti, utilizzata nella preparazione di vermouth, aperitivi e digestivi.
Tuttavia, si deve prestare estrema cautela nell’uso del camedrio, in quanto contiene diterpeni neoclerodanici epatotossici, responsabili di epatiti acute e croniche. L’assunzione interna è quindi pericolosa e non consigliata. Gli usi medicinali tradizionali sono da considerarsi a scopo storico e informativo, senza validazione scientifica moderna.
Etimologia
Il nome generico Teucrium deriva da Teucro, il leggendario re di Troia, a cui si attribuisce la scoperta delle proprietà medicinali della pianta. Il nome specifico chamaedrys indica la somiglianza delle foglie con quelle di una specie di quercia (in latino “chamaedrys” significa “quercia di terra”), da cui deriva anche il nome comune italiano “querciola” usato talvolta per questa pianta. Il nome “camedrio” deriva proprio da questa associazione con la quercia.
Fonti
- Prof. S. Pignatti, "Flora d'Italia"
- Acta Plantarum - Flora delle regioni italiane (scheda di Giuliano Salvai)
- World Flora Online (WFO)
Caratteristiche
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Classificazione
- Regno
- Plantae
- Famiglia
- Lamiaceae
- Nome completo
- Teucrium chamaedrys L.
- Forma biologica
- Ch suffrSuffruticoseCh — Camefite
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