Specie botanica
EuphorbiaceaeEuphorbia characias L.
Euforbia cespugliosa
Descrizione
Descrizione morfologica
Si tratta di un suffrutice cespuglioso, perenne, laticifero e tossico, che raggiunge un’altezza compresa tra 30 e oltre 120 cm. Presenta un portamento cespitoso con numerosi rami eretti, talvolta leggermente ricurvi nella parte superiore prima di raddrizzarsi. Il fusto è legnoso alla base, rossastro, spoglio inferiormente e verde-pubescente più in alto, con superficie tomentosa o pubescente. Le piante hanno un grosso rizoma sotterraneo da cui si sviluppano i fusti pluricaule.
Le foglie, sessili e disposte a spirale, sono alterne, oblunghe, lineari o oblanceolate, con lamina intera, coriacea e persistente. Misurano generalmente da 3 a 12 cm di lunghezza e 0,5-1,3 cm di larghezza, con margine spesso revoluto e apice mucronato. La pagina superiore è verde-bluastro, quella inferiore più chiara, con una nervatura centrale evidente. Le foglie inferiori sono generalmente più lunghe e rivolte verso il basso, mentre quelle superiori sono più corte e erette.
I fiori sono unisessuali e riuniti in infiorescenze chiamate ciazi, che appaiono come un unico fiore. Ogni ciazio è formato da un ricettacolo concavo a forma di coppa, costituito da brattee parzialmente saldate (fino a metà), di forma bislunga o ovalo-bislunga. Le brattee fiorali sono opposte e ovalo-rombiche. L’ombella è costituita da numerosi raggi pubescenti, eretti e bifidi, che portano da 10 a 20 ciazi. Le ghiandole nettarifere, disposte a croce, sono quattro per ciazio, di colore rosso scuro o bruno-rossastro, a forma semilunare o subtrigona, con corna corte e spesse.
Il fiore femminile è costituito da un grosso ovario supero con tre carpelli e stili liberi e bifidi, di colore giallo. I fiori maschili sono privi di perianzio e sono ridotti ai soli stami.
Il frutto è uno schizocarpo tomentoso e globoso di 4-7 mm, formato da tre cocchi profondamente solcati e muniti di stili allungati. A maturità si divide in tre mericarpi contenenti semi ovoidi, lisci, di colore grigio-argenteo, lunghi circa 2-3 mm e dotati di caruncola conica.
Habitat e distribuzione
Questa specie è tipica della regione mediterranea, con un areale che comprende le coste italiane, la Sicilia, la Sardegna, la Corsica, la Spagna, il Portogallo, le Baleari, la Grecia, la Creta e il Marocco. In Italia è diffusa soprattutto lungo le coste e nelle regioni mediterranee, fino a circa 1000 metri di altitudine.
Predilige ambienti aridi e soleggiati, come macchie, garighe, terreni incolti e aperti, spesso su substrati calcarei o aridi, con esposizione ben luminosa. Vegeta bene in terreni poco profondi, asciutti e drenanti.
Periodo di fioritura
La fioritura si estende da marzo a giugno, con alcune variazioni legate alla latitudine e all’altitudine. Nelle regioni più meridionali e costiere la fioritura può iniziare già a marzo, mentre nelle zone più interne o a quote maggiori può proseguire fino a luglio. I fiori, pur privi di petali, sono molto appariscenti grazie alle brattee colorate e alle ghiandole nettarifere.
Ecologia e impollinazione
L’impollinazione è mediata da insetti pronubi attratti dal nettare prodotto dalle ghiandole del ciazio. Gli insetti visitano i fiori maschili e femminili, facilitando la fecondazione. La specie è in grado di riprodursi sia per seme che per propagazione vegetativa dal rizoma.
La dispersione dei semi avviene tramite un meccanismo balistico: i frutti maturi si aprono esplodendo e proiettano i semi a distanze superiori a 3 metri dalla pianta madre. Inoltre, è noto un meccanismo mutualistico con alcune specie di formiche che raccolgono i semi attratti dalla caruncola lipidica (elaiosoma), trasportandoli nel formicaio e favorendo la diffusione a distanze anche superiori a 70 metri. Questo sistema aumenta le possibilità di germinazione in ambienti adatti e contribuisce alla colonizzazione del territorio.
Curiosità e usi tradizionali
La pianta è nota per la sua tossicità: il latice bianco, lattiginoso e irritante, è velenoso e può provocare irritazioni cutanee e mucose, soprattutto agli occhi. Anche i semi sono tossici e sono stati storicamente utilizzati come purganti. Per questo motivo, tutte le operazioni di raccolta o manipolazione devono essere fatte con cautela.
Nonostante la tossicità, Euphorbia characias è ampiamente coltivata nei giardini mediterranei per il suo portamento ornamentale e le infiorescenze decorative. In alcune tradizioni del Medio Oriente, la pianta è considerata un simbolo protettivo e viene utilizzata per purificare gli ambienti domestici, specialmente dopo un parto.
Recenti studi scientifici hanno evidenziato proprietà farmacologiche interessanti: una proteina estratta da questa specie ha mostrato una capacità di ridurre significativamente la crescita dei protozoi responsabili della leishmaniosi, una malattia trasmessa da insetti ematofagi come i pappataci.
Etimologia
Il nome del genere Euphorbia deriva da Euphorbos, medico greco del re Giuba II di Mauritania (I secolo a.C.), che secondo Plinio il Vecchio scoprì le proprietà del lattice di queste piante e ne fece uso medicinale. Il nome della specie characias proviene dal greco charakías, dal termine charax che significa "palo" o "canna", probabilmente in riferimento alla robustezza e alla forma eretta del fusto. Questo nome era usato da Dioscoride per indicare la prima delle sette specie di Tithymalus (un sinonimo di Euphorbia), definita “maschio”.
Il nome comune italiano "euforbia cespugliosa" descrive il portamento cespitoso della pianta e la sua appartenenza al genere Euphorbia.
Fonti
- Prof. P.V. Arrigoni, "Flora analitica della Toscana", "Flora dell'Isola di Sardegna"
- Acta Plantarum - Flora delle regioni italiane (scheda di Giuliano Salvai)
- Tela Botanica / H. Coste, "Flore descriptive et illustrée de la France"
Caratteristiche
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Classificazione
- Regno
- Plantae
- Famiglia
- Euphorbiaceae
- Nome completo
- Euphorbia characias L.
- Sinonimi
- Euphorbia characias L. subsp. wulfenii (Hoppe ex Koch) A.R.Sm.; Euphorbia eriocarpa Bertol.; Euphorbia melapetala Guss.; Euphorbia veneta Willd.; Euphorbia wulfenii Hoppe
- Forma biologica
- NPNano-FanerofiteP — Fanerofite
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