Descrizione
Descrizione morfologica
Pianta erbacea perenne, glabra e di portamento eretto, l’Arum italicum si presenta con un’altezza che varia generalmente tra i 20 e i 60 cm, potendo arrivare fino a 100 cm in alcune condizioni favorevoli. Il fusto vero e proprio è praticamente assente poiché la pianta si sviluppa da un rizoma tuberiforme, ovoide e grosso, posto profondamente nel terreno, che funge da organo di riserva e sostentamento durante la stagione invernale.
Le foglie sono di forma triangolare-astata, con i lobi basali divergenti a mo’ di orecchie, lunghe fino a 30 cm con piccioli che possono essere anche il doppio della lamina fogliare. La pagina superiore delle foglie è lucida, di colore verde intenso, spesso con venature biancastre o giallastre ben evidenti lungo le nervature, mentre il taglio è trilobato: un lobo apicale lanceolato e due lobi basali divergenti. Si evidenzia una certa variabilità morfologica, con foglie che talvolta presentano variegature bianche o macchie purpuree o nerastre.
I fiori sono piccoli e unisessuali, riuniti in un’infiorescenza chiamata spadice, che ha la forma di una clava giallo-pallido, lunga generalmente meno della metà della spata che lo avvolge. La spata è una struttura a forma di cappuccio, lunga fino a 30 cm, di colore giallo-verdastro con possibili sfumature purpuree o violacee, che protegge lo spadice e mantiene una temperatura interna più alta di quella esterna, grazie a un dispendio metabolico attivo. La spata e lo spadice insieme costituiscono la caratteristica infiorescenza della specie.
I frutti sono bacche di dimensioni simili a un pisello, inizialmente verdi e poi rosse a maturità, raccolte lungo l’asse dello spadice.
L’apparato radicale è rappresentato dal rizoma tuberiforme, situato profondamente nel terreno, dal quale ogni anno si sviluppano le nuove foglie autunnali.
Habitat e distribuzione
L’Arum italicum è una specie tipica dell’area mediterranea, con un areale che comprende tutta l’Europa mediterranea, diffusa in particolare lungo le coste e l’Italia centrale e meridionale, comprese le isole maggiori. Nel Nord Italia è più rara. In Italia cresce comunemente dal piano fino ai 800-1000 metri di altitudine.
Predilige habitat boschivi, siepi, bordi di fossi, vigneti, oliveti e luoghi incolti, prediligendo suoli umidi e ben drenati. La specie si adatta bene a esposizioni in zone ombreggiate o semiombreggiate, tipiche degli ambienti boschivi e delle macchie mediterranee.
Periodo di fioritura
La fioritura avviene principalmente tra i mesi di marzo e maggio, con alcune variazioni legate all’altitudine e alla latitudine. Le foglie emergono in autunno e svernano, anticipando quindi la comparsa dei fiori che si sviluppano in primavera. Nei climi mediterranei più miti la fioritura può cominciare già in aprile, mentre in zone più fresche si protrae fino a maggio.
Ecologia e impollinazione
La spata svolge una funzione protettiva e termoregolatrice, mantenendo una temperatura interna ai fiori più elevata rispetto all’ambiente esterno. Questo fenomeno favorisce l’attrazione e la permanenza di insetti pronubi, in particolare piccoli ditteri e coleotteri, che vengono attratti dall’odore caratteristico, piuttosto sgradevole e descritto come cadaverico. L’impollinazione avviene quindi tramite questi insetti, che si muovono all’interno della spata e dello spadice.
La dispersione dei semi avviene attraverso le bacche rosse mature, che possono attirare animali frugivori, anche se la tossicità della pianta limita la predazione. Le bacche sono quindi l’unità primaria di dispersione dei semi.
Curiosità e usi tradizionali
Tutta la pianta è tossica a causa della presenza di composti come aroina (una saponina) e glucosidi cianogenetici, che liberano acido cianidrico in presenza di acqua. L’ingestione dei frutti o di parti della pianta può provocare gravi intossicazioni: i sintomi includono vomito, diarrea, emorragie, tachicardia, dermatiti e vesciche da contatto. Fortunatamente, il sapore irritante e l’odore sgradevole riducono spesso il rischio di ingestione accidentale, soprattutto nei bambini.
Nonostante la sua tossicità, in passato il rizoma, contenente circa il 70% di amido, veniva utilizzato dopo un trattamento termico che ne attenuava la tossicità. Veniva impiegato come additivo alla farina o venduto come amido sotto il nome di "Tapioca di Portland". Inoltre, foglie e rizoma trovavano impiego in medicina popolare come coadiuvanti nelle affezioni delle vie respiratorie.
In ambito etnobotanico e folcloristico, il Gigaro era considerato una pianta magica in antichità, ritenuta capace di allontanare spiriti maligni, proteggere i neonati e portare fortuna in amore.
Etimologia
Il nome generico Arum deriva dal greco antico, ma la sua origine esatta è incerta. Il nome specifico italicum indica la sua diffusione principale e riconosciuta nella regione italiana, che rappresenta la sua area di maggior sviluppo.
Il nome comune "Gigaro chiaro" richiama sia l’aspetto luminoso della spata che la sua diffusione in Italia (Gigaro è un termine tradizionale locale).
Fonti
- Acta Plantarum - Flora delle regioni italiane (actaplantarum.org)
- Acta Plantarum - Flora delle regioni italiane (scheda di Giuliano Salvai)
- Tela Botanica / H. Coste, "Flore descriptive et illustrée de la France"
- World Flora Online (WFO)
Caratteristiche
Dove l'ho trovata (6 avvistamenti)
Classificazione
- Regno
- Plantae
- Famiglia
- Araceae
- Nome completo
- Arum italicum Mill.
- Forma biologica
- G rhizRizomatoseG — Geofite
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