Piante "pianta commestibile": 15

Aglio pippolino, Aglio delle vigne

Allium vineale

Camomilla

Matricaria chamomilla

Pianta  odorosa (!). Fusti eretti o ascendenti, ramosi almeno in alto, glabri. Foglie 2-3 pennatosette a contorno lanceolato (1.5 X 3-5 cm), ridotte a lacinie lineari (larghe meno di 0.5 mm). Capolini (diametro 1.5-2 cm) su peduncoli di 2-6 cm, portanti 1-2 brattee lineari; ricettacolo conico, lungo circa il doppio della larghezza, cavo; involucro a coppa molto svasata (diametro 6 mm); fiori ligulati bianchi (2X6 mm), i tubulosi gialli; acheni 1-2 mm, lisci sul dorso, un po' ricurvi e sul lato concavo con 4-5 coste più o meno distinte; fossette assenti; pappo assente o formante una breve coroncina sopra il frutto.
Nota - La denominazione di questa specie deriva dalle sue proprietà di pianta  medicinale ed aromatica. Matricaria è collegato a mater e matrix e deriva dall'uso post partum (però più probabilmente si riferisce a Sp. Tanacetum parthenium); è nome di uso medievale. Risale invece al greco classico il nome Chamomilla, che deriva da Chamaemelon e sta ad indicare una pianta  bassa (chamai) e con odore di mela (melon). Il nome Chamaemelon si trova già in Plinio, Chamomilla in edizioni di Dioscoride risalenti all'alto Medio Evo.
Usi - Pianta  medicinale ancor oggi dì frequente uso familiare (in Italia negli ultimi decenni anche un apprezzato succedaneo del caffé e del the) è dubbio se la Camomilla sia da noi spontanea: probabilmente è stata introdotta dall'Oriente in epoca pre-romana ed è ormai stabilmente naturalizzata (archeofita), però sempre in ambienti creati dall'uomo. È coltivata spesso nei giardini, quasi mai invece su vasta scala; le migliori sorta commerciali sono infatti d'importazione. È una fra le specie più caratteristiche nella vegetazione infestante delle colture di Frumento della Padania.

Ombellico di Venere

Umbilicus rupestris

Rizoma tuberoso; fusto eretto, glabro, fiorifero su più di metà della lunghezza. Foglie carnose, le basali con lamina circolare, peltata (diametro 2-5 cm), crenata e picciolo lungo 2-3 volte tanto, le cauline progressivamente ridotte a squame lanceolate. Racemo lineare, raramente ramoso alla base, generalmente unilaterale; peduncoli 3-9 mm minori delle brattee; fiori più o meno penduli; corolla giallo-verdastra o arrossata lunga 7 (-10) mm.

  • Sinonimi accettati: Cotyledon rupestris Salisb.
  • Fioritura: III-VI
  • Sistema Raunkiær: Geofite (G) - Bulbose (G bulb)
  • Formula fiorale: K n, C n, A n+n, G n

Porcellana comune

Portulaca oleracea

Pianta  glabra e grassetta (!). Fusti cilindrici, spesso arrossati e cavi all'interno. Foglie spatolate (6-7x12-16 mm) ed anche fino a 1.5x3 cm) con picciolo di 2 mm, all'apice tronche o un po' retuse. Fiori a 2-5 all'ascella delle foglie; petali gialli, 5 (4-6); sepali 2; capsula compresso-fusiforme (2.5 X 7 mm).

Cretamo, Finocchio marino

Crithmum maritimum

Frutice legnoso in basso, di aspetto cespuglioso, 30-60 cm, glabro. Foglie grassette, guainanti in basso, le basali bi-tripennatosette, le cauline bipennate, a segmenti lanceolati o subellittici, acuti all'apice. Ombrelle terminali con brattee lanceolate-acuminate, trinervie, 0,5-1 cm; raggi 15-25 e bratteole lanceolate di 2-4 mm. Fiori bianchi, piccoli. Achenio oblungo, 4-5 mm, bruno-rossastro.

Piantaggine lanceolata

Plantago lanceolata

Tre specie molto somiglianti fra loro, ma ben distinte come ecologia; caratteri comuni sono le foglie lanceolato-lineari, intere o quasi e gli scapi allungati, generalmente striato-scanalati. Le specie Sp. Plantago lanceolata-Sp. Plantago argentea risultano molto simili e sono state spesso considerate come un'unica specie: in realtà i caratteri distintivi soho costanti e non vi è dubbio che le tre vadano distinte a livello specifico. Anche l'ecologia è diversa: Sp. Plantago altissima e Sp. Plantago argentea vivono nella vegetazione naturale, mentre una posizione secondaria ha Sp. Plantago lanceolata, sempre sinantropica. È dubbio se le tre specie formino un complesso poliploide: Sp. Plantago lanceolata e Sp. Plantago altissima son diploidi (2n = 12), mentre Sp. Plantago argentea è esaploide (2n = 72).

Rapa, Colza

Brassica rapa

Pianta  glabra e glauca in alto (!). Fusto eretto, ramoso. Foglie basali (4-8 cm) lirate con segmento apicale subrotondo (diametro 2-5 cm) e 1-3 coppie di segmenti laterali; foglia cauline lanceolate completamente amplessicauli (1-2 X 5-8 cm), subintere. Racemo alla fioritura breve ed ombrelliforme; i fiori aperti sono inframmezzati ai boccioli e sporgono al di sopra di essi; alla fruttificazione racemo allungato, 2-4 dm; sepali patenti 3 mm; petali 2.5 X 7 mm; stami esterni ¼ più brevi degli interni; silique 1.5-2 X 40-60 mm con becco di 5-10 mm e peduncolo 8-15 mm.

Finocchio selvatico

Foeniculum vulgare

Pianta  dall'aroma dolce intenso (!). Rizoma orizzontale nodoso ed anulato, biancastro; fusto eretto, verde-scuro, cilindrico, ramoso. Foglie 3-4 pennatosette, completamente divise in lacinie capillari, per lo più giallastre. Ombrelle senza involucro; petali gialli; frutti 4-7 mm.

Nepitella, Mentuccia comune

Clinopodium nepeta

  • Sinonimi accettati: Calamintha nepeta (L.) Savi, Melissa nepeta L., Satureja nepeta (L.) Scheele, Thymus nepeta (L.) Sm.
  • Fioritura: VI-IX
  • Sistema Raunkiær: Emicriptofite (H) - Scapose (H scap)
  • Formula fiorale: X, K (5), [C (2+3), A 2+2] G (2), (supero), drupa, 4 nucule

Aglio porraccio

Allium ampeloprasum

Santoreggia montana

Satureja montana

Pianta  di odore aromatico (!). Fusti subtetragoni, pubescenti tutt'attorno, legnosi alla base. Foglie lineari-lanceolate, le inferiori di 2-3 X 10-25 mm, setolose sul margine (soprattutto alla base) e sparsamente ghiandolose, generalmente all'ascella con un fascetta di 2-8 foglie ridotte (o raramente un ramo breve). Verticillastri con 2-3 raramente più fiori; corolla roseo-pallida con tubo di 3-4 mm, labbro superiore 4-5 mm, rosso-scuro, labbro inferiore 3 mm con punti violetti.

Raperonzolo

Campanula rapunculus

Radice ingrossata, fusiforme; fusto eretto, glabro o sparsamente peloso, ramoso in alto. Foglie oblanceolato-spatolate (1-2 X 6-12 cm), dentellate, le cauline ridotte, lanceolate o lineari. Pannocchia ampia, ricca, con fiori più o meno eretti; calice con denti lineari lunghi ⅔ della corolla, spesso patenti o riflessi; corolla 1-2 cm, azzurra, generalmente pallida, raramente roseo-violacea o biancastra, con tubo lungo ⅔ del tot. e denti acuti, ripiegati all'infuori.

Mirto

Myrtus communis

Pianta  con profumo aromatico resinoso (terpeni) (!). Arbusto sempreverde con corteccia rosea a frattura longitudinale, desquamante in fascetti fibrosi; rami opposti. Foglia opposte, coriacee, sessili; lamina lanceolata o ellittica (8-11 X 20-24, raramente 12 x 32 mm). Fiori solitari o appaiati al fascio delle foglie; peduncoli 12-18 mm; petali bianchi, subrotondi (7 mm); bacca ellissoide o subsferica (6-9 mm), sormontata dai rudimenti del calice.
Variabilità - Forma e dimensioni delle foglie sono caratteri incostanti: le misure date nella nostra descrizione sono quelle normali delle piante selvatiche, però si trovano spesso singoli rami oppure anche interi individui con foglie di dimensioni maggiori o minori. Tipi macrofilli e con petali pure maggiori (diametro 8-12 mm) sono stati descritti già dal Linneo come var. romana L. e var. baetica L., però rappresentano solo stati individuali. Il frutto è di regola alla maturità di un azzurro-nerastro, a volte però (almeno in parte) biancastro o screziato. Maggior valore viene attribuita alla subsp. tarentina (L.) Arcang., che si differenzia per le foglie di 4-6 X 10-15 mm, addensate (portamento simile a quello del Tasso) e la bacca sferica: essa è segnalata in Corsica, Sardegna (S. Rocco di Pula), provincia Firenze, Capri, Napoli e Gallipoli, però forse solo come relitto di antiche colture. Il Mirto è uno dei principali componenti della macchia mediterranea, nella quale caratterizza gli aspetti più aridi e termofili; è distribuito soprattutto lungo le coste, con decisa preferenza per quelle occidentali.

Malva

Malva sylvestris

Fusti tenaci legnosi alla base, generalmente prostrato-diffusi o ascendenti, striati, ispidi. Foglie con picciolo di 3-7 cm e lamina a contorno circolare o pentagonale (diametro 2-4 cm), con 5 lobi arrotondati, margine dentellato, base cuoriforme con sinus di 2-7 mm Fiori appaiati all'ascella delle foglie superiori; peduncoli 1-2 cm; sepali 5 mm; segmenti dell'epicalice con facce pelose, densamente cigliati sul bordo; petali rosei con (generalmente 3) strie violacee longitudinali, spatolato-bilobi (8-10 X 20-22, raramente 12-30 mm); mericarpi glabri o pubescenti, appiattiti e reticolati sul dorso.
Variabilità - Pelosità (anche per la presenza di peli stellati), forma delle foglie e dimensioni dei petali sono caratteri incostanti.
Confusione - Cfr. Sp. Lavatera cretica.

Rosmarino

Rosmarinus officinalis

Pianta  con profumo aromatico intenso (!). Cespuglio con rami prostrati o ascendenti, raramente eretti; corteccia bruno-chiara. Foglie lineari, revolute sul bordo, dunque apparentemente di 2-3 X 15-28 mm, verde-scure e lucide di sopra, bianco-tomentose di sotto; fascetti ascellari generalmente presenti. Racemi ascellari brevi, 4-16 fiori; calice pubescente bilabiato 5-6 mm, diviso su 1/3; corolla 10-12 mm, azzurro-chiara o lilla, raramente rosea o bianca.
Nota - Questo diffuso e caratteristico componente della macchia bassa e gariga mediterranea, già dall'antichità è comunemente impiegato come pianta  medicinale, aromatica e condimento. Nella cucina italiana il Rosmarino è di uso frequentissimo, soprattutto per arrosti e condimenti; per questo motivo è coltivato comunemente negli orti e giardini in tutta la zona dell'Olivo e della Vite, e spesso al riparo dei muri esposti a mezzogiorno o su rupi soleggiate può essere incontrato come pianta  apparentemente selvatica. Si può ritenere spontaneo tuttavia solo lungo le coste, con esclusione di quelle del Medio ed Alto Adriatico; solo nell'Italia Meridionale, Sicilia e Sardegna penetra anche ad una certa distanza dal mare, però sempre in ambiente di macchia. Nell'Italia Settentrionale è spontaneo solo in Liguria e sul Garda: le località citate da Fiori (Duino, Lit. Veneto al Cavallino) sono certamente dovute a piante inselvatichite; anche sul Garda il Rosmarino è generalmente inselvatichito, però il Béguinot {Pubbl. Ist. Bot. Messina, 1924) descrivendo le stazioni sulle rupi sopra Tignale, Campione e Limone annota «Nessun dubbio sull'assoluta spontaneità della specie in questo tratto della riviera», che dunque rappresenterebbe l'estremo avamposto, isolatissimo, della specie in Italia.