Specie botanica
MyrtaceaeMyrtus communis L.
Mirto comune
Descrizione
Descrizione morfologica
Il mirto comune è un arbusto sempreverde aromatico, appartenente alla famiglia delle Myrtaceae, che può raggiungere un'altezza variabile tra 1 e 5 metri, talvolta assumendo un portamento arboreo di dimensioni contenute. Il fusto è lignificato, di colore grigio con sfumature rossastre soprattutto nei rami più giovani; la corteccia si presenta desquamante, sfaldandosi in placche o strisce fibrose negli esemplari adulti. I rami sono opposti, con ramificazioni dense e ramuli angolosi.
Le foglie sono semplici, coriacee e di forma lanceolata o ellittica, con dimensioni generalmente comprese tra 8-11 mm di larghezza e 20-24 mm di lunghezza, sebbene la variabilità sia elevata, con esemplari che presentano foglie più piccole o più grandi. La disposizione è opposta o talvolta in verticilli; sono sessili, con margine intero e apice acuto. La pagina superiore è lucida e verde scuro con nervatura mediana infossata, mentre quella inferiore è più pallida, opaca e presenta piccole ghiandole aromatiche. Le foglie stropicciate emanano un profumo intenso e gradevole, simile a quello dell'arancio, dovuto alla presenza di oli essenziali come il mirtenolo.
I fiori sono bianchi, solitari o appaiati all’ascella delle foglie, portati da lunghi peduncoli di 12-18 mm. La corolla è formata da cinque petali subrotondi, di circa 7 mm di diametro, con margini peloso-ghiandolosi. Gli stami sono numerosi (fino a 180), più lunghi dei petali, con antere gialle, e uno stilo semplice con stimma unico, immerso tra gli stami. Il calice ha cinque sepali liberi e acuti, persistenti anche sul frutto.
Il frutto è una bacca subglobosa o ellissoide, di 6-10 mm di diametro, di colore blu-nerastro pruinosa a maturità, talvolta biancastra o screziata. È coronata dai rudimenti persistenti del calice. I semi, pochi per frutto, hanno forma reniforme e misurano circa 2,5-3 x 2 mm.
L’apparato radicale, pur non dettagliato nelle fonti, è tipico degli arbusti mediterranei, con radici robuste in grado di ancorare la pianta in substrati spesso poveri e aridi.
Habitat e distribuzione
Il mirto è una specie tipica della macchia mediterranea, prediligendo ambienti termofili e aridi, spesso lungo le coste, con una netta preferenza per quelle occidentali del bacino del Mediterraneo. In Italia è presente soprattutto lungo le coste della Sardegna, Corsica, Capri, Napoli, Gallipoli, e in alcune zone dell’entroterra toscano (provincia di Firenze). Il suo areale si estende in tutta l’area mediterranea, dal bacino europeo a quello nordafricano e all’Asia occidentale.
Predilige habitat quali garighe, macchie, dune fisse e litorali marini, dove forma cespugli densi e resistenti al vento. Vegeta dal livello del mare fino a circa 500 metri di altitudine, adattandosi a diversi tipi di suolo, ma con preferenza per substrati sabbiosi o poveri, ben drenati. È molto tollerante alla siccità e si adatta a esposizioni soleggiate e a climi miti tipici delle regioni mediterranee.
Periodo di fioritura
La fioritura avviene generalmente tra maggio e luglio. In alcune aree mediterranee con microclimi particolari la fioritura può variare leggermente, ma questi mesi rappresentano il periodo principale di emissione dei fiori bianchi, molto profumati e visibili.
Ecologia e impollinazione
Il mirto è impollinato principalmente da insetti pronubi attratti dal forte profumo aromatico dei fiori, che emettono un odore balsamico e resinoso dovuto a terpeni e oli essenziali. La presenza di numerosi stami lunghi facilita il contatto con gli impollinatori, assicurando una buona fecondazione.
La dispersione dei semi avviene principalmente grazie agli animali frugivori, come uccelli e mammiferi, che si nutrono delle bacche blu-nerastre, contribuendo così alla diffusione della specie. Le bacche persistono sulla pianta fino a gennaio circa, fornendo una fonte di cibo durante i mesi invernali.
Curiosità e usi tradizionali
Il mirto è da sempre una pianta di grande valore etnobotanico e culturale nel Mediterraneo. Le sue foglie, ricche di oli essenziali come mirtenolo, geraniolo, alfa-pinene, limonene e cineolo, sono utilizzate in cucina per aromatizzare piatti di carne, pesce, insaccati e olive. I frutti sono impiegati nella preparazione di liquori, tra cui il celebre mirto sardo, e per aromatizzare acquaviti e altre bevande.
In campo medicinale, il mirto ha proprietà balsamiche, astringenti, antisettiche e decongestionanti. Tradizionalmente è stato usato per trattare infezioni urinarie, congestioni bronchiali, tosse secca, acne, infezioni gengivali ed emorroidi. L’essenza estratta dai fiori, nota come "Acqua degli angeli", è un tonico astringente usato in profumeria e cosmetica.
Il legno, duro e compatto, è utilizzato per la fabbricazione di piccoli oggetti artigianali come manici di utensili e bastoni, oltre a fornire un buon carbone da ardere. Le foglie, ricche di tannini, venivano impiegate per la concia delle pelli.
Il mirto ha anche un significato simbolico nella tradizione mediterranea, rappresentando l’amore e la purezza, e i suoi fiori profumati sono spesso utilizzati nei pot-pourri. Il nome "mortella", usato in alcune regioni, è legato all’aromatizzazione di prodotti alimentari come la mortadella.
Etimologia
Il nome generico Myrtus deriverebbe dalla figura mitologica greca di Myrsine, una giovane trasformata in mirto da Pallade dopo una tragedia. Il nome specifico communis indica la diffusione comune e frequente della specie nel bacino mediterraneo.
Il nome italiano "mirto" è storicamente associato anche alla parola "mortella", che indica l’uso tradizionale delle sue foglie per aromatizzare insaccati come la mortadella.
Fonti
- Prof. S. Pignatti, "Flora d'Italia"
- Acta Plantarum - Flora delle regioni italiane (scheda di Marinella Zepigi)
- Tela Botanica / H. Coste, "Flore descriptive et illustrée de la France"
- World Flora Online (WFO)
Caratteristiche
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Classificazione
- Regno
- Plantae
- Famiglia
- Myrtaceae
- Nome completo
- Myrtus communis L.
- Sinonimi
- Myrtus communis L. subsp. tarentina (L.) Nyman; Myrtus communis L. var. tarentina L.; Myrtus tarentina (L.) Mill.
- Forma biologica
- P caespCespuglioseP — Fanerofite
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