Descrizione
Descrizione morfologica
Il Camedrio maro è una pianta perenne suffruticosa, sempreverde, appartenente alla famiglia delle Lamiaceae, che si presenta con un portamento cespuglioso e raggiunge un’altezza compresa tra 20 e 50 cm. I fusti sono eretti, legnosi alla base e coperti da una densa lanugine bianco-tomentosa che conferisce loro un aspetto quasi lanoso; col tempo si induriscono e possono diventare subspinosi.
Le foglie sono opposte, sessili o brevemente picciolate, di forma ellittico-lanceolata, con dimensioni che variano approssimativamente da 2-3 mm di larghezza a 6-8 mm di lunghezza. Sono intere, acute, con margini revoluti (arrotolati verso il basso), e presentano una superficie superiore verde o verde-grigiastra, mentre quella inferiore è densamente bianco-tomentosa. La consistenza è carnosa e la superficie è pelosa, caratteristica che contribuisce alla protezione contro la disidratazione nei suoi habitat xerici.
L’infiorescenza è terminale, costituita da verticillastri compatti di 1-2 fiori, raggruppati in una spiga cilindrica densa e unilaterale. Le brattee che accompagnano i fiori sono simili alle foglie ma più piccole e pubescenti. Il calice, lungo circa 5-7 mm, è campanulato, villoso e ghiandoloso, leggermente gibboso alla base, con denti triangolari subuguali lunghi circa un terzo del tubo calicino. La corolla è zigomorfa, lunga 10-12 mm, di colore roseo-porporino (fucsia), pelosa esternamente. Presenta un labbro superiore mancante e un labbro inferiore diviso in cinque lobi, con il lobo mediano più sviluppato, suborbicolare e concavo. Internamente al tubo corollino si trova un anello di peli (carpostegio) che protegge gli organi riproduttivi.
Gli stami sono quattro, didinami (due sono più corti e due più lunghi), con filamenti di colore porporino. Il frutto è uno schizocarpo costituito da quattro nucule vellutate di colore bruno, che si disperdono separatamente.
Habitat e distribuzione
Il camedrio maro è una specie originaria delle zone occidentali del bacino del Mediterraneo, presente in Italia, Sardegna, Corsica, Arcipelago Toscano (Gorgona, Capraia, Montecristo, Isola d’Elba), e in alcune aree costiere della Francia meridionale (Isole Hyères) e della Dalmazia. La sua presenza nelle Baleari e in Spagna è incerta o rara.
In Italia è segnalata principalmente in Sardegna e in alcune località costiere e insulari del Tirreno. È una specie eliofila, termofila e xerofila, tipica di ambienti aridi e sassosi come garighe e macchie mediterranee. Vegeta su suoli poveri, ben drenati, spesso calcarei o silicei, con esposizione preferibilmente soleggiata. Può crescere dal livello del mare fino a circa 1200 m s.l.m., con segnalazioni occasionali fino a 1700 m.
Periodo di fioritura
La fioritura del camedrio maro si estende da maggio fino ad ottobre, con una maggiore concentrazione nei mesi estivi. Tale periodo può variare leggermente in relazione alla localizzazione geografica e all’altitudine, ma in generale è una specie che fiorisce nell’arco della stagione calda mediterranea.
Ecologia e impollinazione
Il camedrio maro predilige ambienti aperti, soleggiati e aridi, dove la sua struttura tomentosa aiuta a limitare la perdita d’acqua. La pianta è adattata a condizioni xeriche e presenta una strategia di difesa chimica derivante dalla produzione di oli essenziali e resine che ne riducono l’attacco da parte di erbivori.
L’impollinazione è entomogama, favorita da insetti pronubi attratti dai fiori fucsia, che offrono nettare e polline. La forma zigomorfa e la presenza di peli interni al tubo corollino sono adattamenti per guidare l’azione impollinatrice degli insetti, assicurando un contatto efficace con gli stami e lo stigma.
La dispersione dei semi avviene tramite i quattro mericarpi vellutati, che possono cadere vicino alla pianta madre. Non sono note strategie di dispersione a lunga distanza particolari.
Curiosità e usi tradizionali
Il camedrio maro è noto sin dall’antichità per le sue proprietà officinali. Le foglie e le cime fiorali contengono oli essenziali, sostanze resinose e tanniniche, conferendo alla pianta un odore pungente e un sapore amaro. Tradizionalmente veniva utilizzata come amaro-tonico, antisettico, stimolante e antispasmodico, in particolare per affezioni dell’apparato respiratorio quali catarri e bronchiti, oltre che per disturbi digestivi e diarrea.
In Sardegna, i pastori impiegavano questa pianta per provocare lo starnuto e liberare le vie respiratorie, tanto da attribuirle nomi locali come isturridahe o isturridina. Un’altra curiosità riguarda il suo effetto sui gatti, simile a quello della valeriana, che li attrae particolarmente, da cui deriva il nome comune tedesco "Katzenkraut" (erba dei gatti) e quello inglese "Cat thyme".
In passato era coltivata come pianta medicinale, ma molte popolazioni spontanee sono scomparse, soprattutto in ambito continentale, mentre rimane più frequente in alcune aree insulari e costiere.
Etimologia
Il nome del genere, Teucrium, deriva dal greco antico "τεύκριον" (teúkrion), che era il nome attribuito a questa pianta già da Dioscoride. Secondo la tradizione, il nome è collegato a Teucro, antichissimo re troiano che, secondo Plinio il Vecchio, fu il primo a utilizzarla per scopi medicinali.
L’epiteto specifico marum proviene dal greco antico "màron" e si riferisce a una pianta fragrante egiziana citata da Teofrasto e Dioscoride.
Il nome comune italiano "camedrio maro" richiama la sua affinità con altre specie del genere Teucrium (comunemente chiamate camedri) e sottolinea il suo profumo caratteristico e amaro.
Fonti
- Prof. S. Pignatti, "Flora d'Italia", Edagricole, 1982
- Acta Plantarum - Flora delle regioni italiane (scheda di Anja Michelucci)
- Tela Botanica / H. Coste, "Flore descriptive et illustrée de la France"
Caratteristiche
Classificazione
- Regno
- Plantae
- Famiglia
- Lamiaceae
- Nome completo
- Teucrium marum L.
- Sinonimi
- Chamaedrys marum (L.) Moench
- Forma biologica
- Ch frutFruticoseCh — Camefite
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