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Specie botanica

Boraginaceae

Borago officinalis L.

Borragine comune

Commestibile
Officinale
T scap
Terofite scapose
4
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56010 PI, Italia
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Descrizione

Descrizione morfologica

Pianta erbacea annuale, alta generalmente tra 20 e 70 cm, con portamento eretto e fusti carnosi, ramificati soprattutto nella parte superiore. Il fusto è spesso ispido, ricoperto da setole rigide, bianche e subspinose, che rendono la pianta ruvida al tatto; talvolta presenta venature rossastre ben evidenti.

Le foglie basali si dispongono in rosetta, sono ovato-lanceolate, con margine crenato-dentato e consistenza erbacea. Sono lungamente picciolate, con lamina che si restringe bruscamente in un picciolo più corto della foglia stessa. Le foglie cauline sono progressivamente più piccole, lanceolate, alterne, spesso sessili o con picciolo molto breve, e possono presentare margini ondulati o dentati; alcune sono amplessicauli, ovvero avvolgono parzialmente il fusto. La superficie fogliare è rugosa, irsuta e ricoperta da peli, soprattutto lungo le nervature.

L’infiorescenza è costituita da racemi terminali o ascellari, spesso brevi, con fiori peduncolati lunghi quanto o più delle foglie; i pedicelli si presentano dapprima eretti, poi incurvati o rivolti verso il basso nella fase di piena fioritura. Il calice è formato da 5 sepali stretti, lanceolati e lineari, divisi quasi fino alla base e ricoperti da peli rigidi; durante la fioritura si apre a stella e poi si richiude sul frutto. La corolla è rotata, di colore azzurro intenso o blu-viola, raramente bianca, con un tubo molto breve (fauce) biancastro o giallastro e 5 lobi ovali e acuminati, di 2-3 cm di diametro. Nella gola della corolla si trovano 5 squame bianche o cerulee. Gli stami sono 5, con filamenti allargati alla base e antere sagittate di colore violaceo o nerastro, unite a formare una struttura tubolare.

I frutti sono tetracheni (composti da quattro nucule) di forma ovale, di colore marrone chiaro, con superficie finemente costolata e tubercolata all’apice. Sono molto duri e contengono semi di piccole dimensioni. L’apparato radicale non è descritto in dettaglio nelle fonti disponibili, ma come pianta erbacea annua presenta una radice fittonante superficiale.

Habitat e distribuzione

La borragine è una specie comune e diffusa in tutto il territorio italiano, presente anche nel resto dell’area mediterranea e in Europa centrale. Predilige ambienti ruderali, terreni coltivati, vigneti, giardini e aree incolte, specialmente se umidi ma ben drenati. Cresce su suoli sabbiosi, argillosi o misti, generalmente concimati o ricchi di sostanza organica. È frequente dalla pianura fino a circa 800 metri di altitudine, con occasionali segnalazioni fino a 1500 m.

La sua distribuzione naturale è centrata sulle coste mediterranee, ma si estende anche verso nord e est, raggiungendo zone continentali. È una pianta spesso naturalizzata in molte regioni, coltivata e talvolta infestante.

Periodo di fioritura

La fioritura si estende da aprile a settembre, con alcune variazioni geografiche legate al clima locale. I fiori appaiono in racemi terminali o ascellari e durano poco, pendendo man mano che maturano. La pianta produce fiori per tutta la stagione calda, garantendo una lunga presenza di fioriture.

Ecologia e impollinazione

La borragine è una specie mellifera molto apprezzata dagli insetti pronubi, in particolare api e bombi, che sono attratti dai suoi fiori azzurri e dal nettare disponibile. La struttura della corolla e la presenza delle squame nella gola favoriscono l’impollinazione entomogama. La pianta è ermafrodita e quindi dotata di entrambi i sessi, facilitando l’autofecondazione ma anche l’impollinazione incrociata.

La dispersione dei semi avviene principalmente per caduta vicino alla pianta madre, ma può essere facilitata dall’uomo o da animali che trasportano i semi nei dintorni. La pianta tende a colonizzare rapidamente gli ambienti disturbati e può comportarsi come infestante in certi contesti.

Curiosità e usi tradizionali

Storicamente la borragine è stata utilizzata fin dal Medioevo per le sue proprietà medicinali. Sant’Alberto Magno la descrisse come pianta curativa nel XIII secolo. Nella medicina popolare è riconosciuta per le proprietà diuretiche, sudorifere e antinfiammatorie, usata per depurare il sangue, alleviare reumatismi, tosse e mal di gola. I semi sono una fonte preziosa di acido gammalinolenico, un acido grasso omega-6 che regola il sistema ormonale e abbassa la pressione sanguigna. L’olio estratto dai semi è privo di alcaloidi tossici e quindi sicuro per l’uso.

In cucina, le foglie giovani e i fiori sono commestibili e apprezzati. Possono essere consumati crudi in insalate o cotti come spinaci, utilizzati in minestre, frittate e ripieni per pasta fresca. È componente tradizionale del “preboggion” ligure, un misto di erbe selvatiche, e viene consumata anche in Campania con le lenticchie. Il suo aroma delicato ricorda il cetriolo, per cui è spesso usata come erba aromatica, anche per la conservazione dei cetrioli stessi. I fiori canditi sono impiegati in pasticceria, e possono essere congelati in cubetti di ghiaccio per decorare bevande. Macerati nell’aceto bianco, rilasciano un colore azzurro naturale.

Il suo utilizzo terapeutico è oggi sconsigliato per la presenza di alcaloidi pirrolizidinici nelle parti aeree, sostanze epatotossiche, genotossiche e potenzialmente cancerogene. Tuttavia, questi alcaloidi sono assenti nei semi e nell’olio da essi ricavato, che possono essere utilizzati senza rischi. Nel folklore, la borragine era considerata pianta di coraggio e allegria: veniva aggiunta al vino per sollevare il morale, usata dai Celti per infondere coraggio ai guerrieri e dagli antichi romani per combattere malinconia e tristezza.

Etimologia

Il nome generico “Borago” ha origini controverse. Alcuni studiosi lo fanno derivare dall’arabo “abou rach” (padre del sudore), in riferimento alle proprietà sudorifere della pianta. Altri lo collegano al latino “burra”, ovvero stoffa grossolana e pelosa, per la ruvidità dei peli che ricoprono fusto e foglie. Alcuni ritengono che derivi da una corruzione di “corago”, da “cor” (cuore) e “ago” (agisco), per i suoi effetti stimolanti sul cuore e sull’umore. Infine, è stata proposta l’origine celtica “barrach”, che significa uomo coraggioso.

Il nome specifico “officinalis” indica le proprietà officinali tradizionalmente attribuite alla pianta. In italiano è comunemente chiamata “borragine” o “borraggine”.

Fonti

  • Acta Plantarum - Flora delle regioni italiane (actaplantarum.org)
  • Acta Plantarum - Scheda di Mariella Zepigi
  • Tela Botanica / H. Coste, "Flore descriptive et illustrée de la France"
  • World Flora Online (WFO)
Testo elaborato con assistenza AI da fonti scientifiche ·Metodologia
Attenzione: Le applicazioni farmaceutiche e gli usi alimurgici sono indicati a mero scopo informativo, si declina pertanto ogni responsabilità sul loro utilizzo a scopo curativo, estetico o alimentare.

Caratteristiche

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Classificazione

Regno
Plantae
Famiglia
Boraginaceae
Nome completo
Borago officinalis L.
Forma biologica
T scapScapose
T — Terofite

Periodo di fioritura

GenFebMarApr
Mag
Giu
Lug
Ago
Set
Ott
Nov
Dic

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