Descrizione
Descrizione morfologica
Pianta erbacea annuale, robusta e scaposa, con fusti eretti che generalmente raggiungono un’altezza compresa tra 15 e 50 cm, ma talvolta possono superare i 50 cm. Il fusto è striato, di colore verde e presenta una superficie pubescente: nella parte inferiore è ricoperto di peli patenti, mentre nella parte superiore i peli sono appressati. La pianta appare quindi leggermente vellutata.
Le foglie sono alterne e trifogliate, con foglioline largamente obcordate (a forma di cuore rovesciato), di dimensioni variabili tra 1,5 e 3,5 cm. La superficie delle foglioline è erbacea e pubescente su entrambe le facce, e i margini sono irregolarmente crenato-dentati o denticolati soprattutto nella metà apicale. L’apice delle foglie è ottuso o leggermente retuso. Le foglie sono portate da un picciolo lungo 2-4 cm, anch’esso peloso. Alla base del picciolo si trovano stipole ovate, membranacee, pelose e dentate, che avvolgono il fusto con due orecchiette, conferendo una caratteristica biauricolatura visibile anche lateralmente.
L’infiorescenza è costituita da un unico capolino terminale, denso, di forma ovata o ellissoide durante la fioritura (circa 1-2 cm di larghezza per 3-6 cm di lunghezza), che diventa più cilindrico in fase di fruttificazione. Il capolino è sostenuto da un peduncolo lungo e peloso, privo di bratteole o involucro. I fiori, numerosi (tra 50 e 120) e ermafroditi, sono di colore rosso vivo, talvolta tendenti al rosa o bianco nelle sottospecie, con corolla tipica della famiglia Fabaceae (vessillo, ali e carena). I petali sono glabri, di circa 10-15 mm, e superano lievemente i denti del calice, che è campanulato, peloso e urceolato alla fruttificazione. I denti del calice sono 5, erbacei, triangolari, subeguali, lunghi quanto il tubo o poco più, con superficie esterna pelosa.
L’androceo è composto da dieci stami diadelfi, di cui nove saldati a formare un tubo e uno libero. Il gineceo presenta un ovario con stilo che attraversa internamente il tubo degli stami.
Il frutto è un legume chiamato camara, ovoidale, incluso nel calice persistente, con pericarpo membranaceo e contenente un singolo seme di colore giallastro o verde-bruno. L’apparato radicale non è descritto in dettaglio nelle fonti, ma come per altre Fabaceae, si presume la presenza di radici fittonanti con noduli rizobiali per la fissazione dell’azoto.
Habitat e distribuzione
Il trifoglio incarnato è diffuso in tutta l’area mediterranea, con un areale che si estende dall’Europa occidentale e meridionale fino alle coste mediterranee, con prolungamenti verso nord e verso est. In Italia cresce spontaneamente dal piano fino a circa 2.200 metri di altitudine, frequentando principalmente praterie, campi arati, incolti e margini di coltivi, prediligendo suoli silicei e ben drenati.
È specie eurimediterranea, spesso coltivata come foraggera, ma anche naturalizzata in molte zone. Predilige esposizioni soleggiate o parzialmente soleggiate e ambienti aperti, non eccessivamente umidi.
Periodo di fioritura
La fioritura si estende tipicamente da maggio a luglio. Non sono riportate significative variazioni geografiche nel periodo, ma la fioritura potrebbe anticiparsi o ritardarsi leggermente in funzione dell’altitudine e del clima locale.
Ecologia e impollinazione
Il trifoglio incarnato è impollinato da insetti pronubi, in particolare api e altri imenotteri, che sono attratti dal colore rosso vivo dei fiori e dalla loro struttura tipica. Non è presente cleistogamia (impollinazione autonoma senza apertura dei fiori).
La pianta produce numerosi semi, la cui dispersione avviene principalmente per caduta vicino alla pianta madre, favorita dal calice persistente che protegge il frutto. Non sono evidenziati meccanismi di dispersione a distanza come il vento o gli animali.
Curiosità e usi tradizionali
Il trifoglio incarnato è una specie di grande importanza agronomica e foraggera, grazie all’alto contenuto proteico e lipidico del suo biomassa, che lo rende un ottimo alimento per il bestiame. Viene spesso coltivato come coltura da sovescio per migliorare la fertilità del suolo, grazie alla capacità di fissare l’azoto atmosferico tramite simbionti rizobiali.
In ambito officinale, è considerato una specie medicinale, anche se gli usi tradizionali specifici non sono dettagliati nelle fonti qui esaminate.
Il nome italiano “trifoglio incarnato” deriva dal colore rosso vivo, simile al colore della carne (dal latino “incarnatus”, cioè “color carne”), riferito ai fiori.
Etimologia
Il nome del genere, Trifolium, deriva dal latino e significa “tre foglie”, in riferimento alla caratteristica foglia trifogliata tipica di molte specie del genere. Il nome specifico incarnatum si riferisce al colore rosso vivo dei fiori, che ricorda il colore carneo o incarnato. Il nome comune italiano “trifoglio incarnato” riprende questa caratteristica cromatica distintiva.
Fonti
- Prof. S. Pignatti, Flora d’Italia
- Acta Plantarum - Flora delle regioni italiane (scheda di Giuliano Salvai)
- Tela Botanica / H. Coste, Flore descriptive et illustrée de la France
- World Flora Online (WFO)
Caratteristiche
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Classificazione
- Regno
- Plantae
- Famiglia
- Fabaceae
- Nome completo
- Trifolium incarnatum L.
- Forma biologica
- H scapScaposeH — Emicriptofite
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