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Specie botanica

Fabaceae

Vicia cassubica L.

Veccia dei Kassubi

H scap
Emicriptofite scapose
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Descrizione

Descrizione morfologica

La pianta si presenta come una specie perenne appartenente alla famiglia delle Fabaceae, caratterizzata da un portamento scaposo con fusti angolosi e quadrangolari, che possono raggiungere un'altezza variabile a seconda delle condizioni ambientali. I fusti sono sparsamente pubescenti, conferendo alla pianta una lieve peluria distribuita lungo tutta la superficie.

Le foglie sono imparipennate, lunghe generalmente tra 5 e 12 cm, composte da 16-24 segmenti fogliari strettamente ellittici, di dimensioni comprese tra 5-7 mm in larghezza e 12-20 mm in lunghezza. Ogni segmento fogliare presenta un margine intero e un apice arrotondato, con una consistenza erbacea. Le foglie terminano con cirri ramosi, che facilitano l’arrampicamento della pianta su altre vegetazioni o supporti naturali. Le stipole sono lineari e generalmente intere.

I fiori sono raccolti in racemi che contano da 5 a 15 fiori ciascuno, tipicamente più corti rispetto alle foglie. La corolla, di colore viola intenso o purpureo, presenta ali e carena più chiare, e ha una lunghezza compresa tra 9 e 12 mm. Il calice è dotato di denti poco uniformi. Il fiore si distingue per il portamento scaposo, cioè con peduncoli fiorali che emergono singolarmente o in piccoli gruppi, conferendo una certa eleganza alla fioritura.

Il frutto è un legume di forma allungata, con dimensioni che variano tra 6-8 mm di larghezza e 15-25 mm di lunghezza. Al suo interno si trovano da 1 a 3 semi, ciascuno caratterizzato da un ilo che occupa circa un terzo della circonferenza del seme stesso. L’apparato radicale, tipico delle Fabaceae, comprende radici con noduli rizobiali che favoriscono la fissazione biologica dell’azoto, contribuendo all’arricchimento del suolo.

Habitat e distribuzione

La specie ha una distribuzione prevalentemente centro-europea e caucasica, estendendosi in Italia soprattutto nelle regioni settentrionali, con presenza sporadica e localizzata. Si rinviene fino alla Via Emilia, ma manca in Umbria e in gran parte del centro-sud peninsulare, fatta eccezione per alcune popolazioni residue in Sicilia. In Italia settentrionale si trova in aree come Trieste, Gorizia, Montello, Colli Euganei, Tirolo Meridionale (dalla zona di Bressanone a Merano) e Piemonte.

Cresce preferibilmente in ambienti montani, dove si adatta a suoli ben drenati, spesso calcarei o con substrati rocciosi, in esposizioni soleggiate o leggermente ombreggiate. La presenza di cirri ramosi e la struttura scaposa suggeriscono un adattamento a habitat con vegetazione erbacea e cespugliosa, dove la pianta può arrampicarsi per sfruttare la luce.

Periodo di fioritura

La fioritura si estende tipicamente da maggio a luglio, con possibili variazioni locali legate all’altitudine e al clima. Nelle aree più elevate o settentrionali la fioritura può iniziare più tardi, mentre in zone più miti si può osservare già a partire da maggio.

Ecologia e impollinazione

La pianta, come molte Fabaceae, si affida all’impollinazione da parte di insetti pronubi, in particolare imenotteri come api e bombi, attratti dal colore viola della corolla e dalla presenza di nettare. La struttura del fiore, con ali e carena più chiare, facilita l’accesso agli insetti impollinatori e favorisce una efficace fecondazione.

La dispersione dei semi avviene principalmente tramite il rilascio dal legume maturo, che si apre per liberare i semi nel terreno circostante. Non sono note strategie di dispersione a distanza particolarmente specializzate, ma la presenza di semi con ilo suggerisce un possibile coinvolgimento di microrganismi o animali nel processo di germinazione e distribuzione locale.

Curiosità e usi tradizionali

Non sono documentati usi etnobotanici, medicinali o alimentari specifici per questa specie. Essendo una veccia di montagna con distribuzione limitata e sporadica, il suo impiego nella tradizione popolare appare marginale o assente. Tuttavia, come altre Fabaceae, potrebbe avere un ruolo ecologico importante nel miglioramento della fertilità del suolo grazie alla sua capacità di fissare l’azoto.

Etimologia

Il nome scientifico del genere deriva dal latino vicia, termine utilizzato fin dall’antichità per indicare le veccie, piante erbacee appartenenti alla famiglia delle Fabaceae. Il nome specifico cassubica fa riferimento ai Kassubi, un popolo slavo originario della regione storica della Cassubia (nell’odierna Polonia), indicando l’area originaria o una delle prime località dove la specie è stata riconosciuta.

Il nome comune italiano, "veccia dei Kassubi", riprende direttamente questo legame geografico e culturale, sottolineando l’origine centroeuropea e l’identificazione etnica associata alla specie.

Fonti

  • Prof. S. Pignatti, "Flora d'Italia"
Testo elaborato con assistenza AI da fonti scientifiche ·Metodologia
Attenzione: Le applicazioni farmaceutiche e gli usi alimurgici sono indicati a mero scopo informativo, si declina pertanto ogni responsabilità sul loro utilizzo a scopo curativo, estetico o alimentare.

Caratteristiche

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Classificazione

Regno
Plantae
Famiglia
Fabaceae
Nome completo
Vicia cassubica L.
Forma biologica
H scapScapose
H — Emicriptofite

Periodo di fioritura

Gen
Feb
Mar
Apr
MagGiuLug
Ago
Set
Ott
Nov
Dic

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