Descrizione
Descrizione morfologica
Pianta erbacea perenne scaposa, con altezza che può raggiungere fino a 70 cm. Il fusto è eretto, cilindrico, ramificato e spesso presenta una colorazione rossastra, soprattutto nella parte superiore, dove è inoltre ricoperto da una fine pubescenza ghiandolosa. La base della pianta è dotata di un grosso rizoma verticale o obliquo da cui si sviluppano radici secondarie e le foglie radicali.
Le foglie radicali sono disposte in rosetta basale, con lunghi piccioli di 10-30 cm e una lamina finemente divisa in tre segmenti tripartiti, ciascuno con forme flabellate e profondamente lobati, di dimensioni fino a 3 x 3 cm. La pagina inferiore di queste foglie è glauca. Le foglie cauline, più piccole e numerose, sono progressivamente più semplici verso l’alto del fusto, passando da tripartite con segmenti lobati a lineari e interi, spesso sessili.
I fiori, ermafroditi e pendenti, sono portati da peduncoli lunghi, incurvati e ghiandolosi. L’infiorescenza è una pannocchia lassa composta da 2-7 fiori. Ogni fiore misura tra 3 e 5 cm di diametro ed è caratterizzato da cinque tepali esterni di colore violetto scuro o brunastro, con forma ovato-lanceolata o spatolata e dimensioni di circa 8 x 17-20 mm. Il verticillo interno comprende cinque nettarii (tepali interni) dello stesso colore, a forma di cappuccio, con uno sperone ricurvo all’estremità, lungo 10-15 mm, che si piega verso l’asse fiorale. Gli stami, numerosi e di colore giallo, sporgono nettamente oltre i tepali, formando una colonnina lunga da 5 a 10 mm.
Il frutto è un follicolo, costituito da cinque follicoli ghiandolosi-pubescenti, brevemente saldati alla base.
Habitat e distribuzione
Questa specie è tipicamente montana e si trova principalmente in ambienti orofiti del Sud-Ovest europeo, con una distribuzione che interessa in Italia le Alpi, le Langhe, l’Appennino Ligure, l’Appennino Tosco-Emiliano, le Alpi Apuane, l’Abruzzo, la Campania e il Massiccio del Pollino. In queste zone può sostituire localmente l’Aquilegia vulgaris.
Predilige boschi montani, in particolare le peccete, forre cespugliose, zone a mezz’ombra, pascoli e prati su terreni ricchi di humus, calcarei o neutri, con esposizione da collinare a subalpina, tra i 400 e i 2000 metri di altitudine.
Periodo di fioritura
La fioritura si svolge generalmente tra maggio e luglio (mesi 5-7), con possibili variazioni legate all’altitudine e al clima locale.
Ecologia e impollinazione
I fiori penduli, di colore viola scuro e profumati, attirano diverse specie di insetti pronubi, tra cui bombi e farfalle, che facilitano l’impollinazione. La sporgenza degli stami oltre i petali favorisce il contatto con gli insetti impollinatori. La dispersione dei semi avviene tramite follicoli che si aprono per liberare semi dotati di strutture ghiandolose che possono facilitare la dispersione tramite piccoli animali o agenti abiotici, anche se i dettagli specifici di questa fase non sono ampiamente documentati.
Curiosità e usi tradizionali
L’Aquilegia scura è una specie officinale nota per le sue proprietà antisettiche, calmanti, astringenti, depurative, diuretiche, diaforetiche e parassiticide. Storicamente è stata utilizzata per combattere affezioni cutanee come scabbia e tigna, e per favorire la secrezione urinaria tramite i suoi semi. La tintura alcolica ricavata dalla pianta veniva impiegata per alleviare cefalee, crisi di dispnea e dismenorrea. Le foglie venivano usate per preparare cataplasmi contro foruncoli, ulcere, piaghe e scorbuto.
È importante sottolineare che tutta la pianta, in particolare i semi, è tossica a causa della presenza di glucosidi cardioattivi che liberano acido cianidrico e alcaloidi come l’aquilegina. L’avvelenamento da questa specie può causare bruciore alla bocca e sulla pelle, agitazione, indebolimento del battito cardiaco, vomito, diarrea, convulsioni e può risultare fatale.
Per questi motivi, qualsiasi uso terapeutico o alimentare deve essere evitato o effettuato solo sotto stretto controllo medico.
Etimologia
Il nome del genere deriva probabilmente dal latino aquilegium, che può significare “cisterna” o “raccogliere acqua”, con riferimento alla forma delle foglie che raccolgono l’acqua piovana. Un’altra interpretazione collega il nome alla somiglianza degli speroni dei fiori con i rostri di un’aquila, interpretando Aquilegia come “simile all’aquila”.
L’epiteto specifico atrata fa riferimento al colore scuro, quasi nerastro, dei petali. In italiano la specie è chiamata “Aquilegia scura” o “Aquilegia nerastra” proprio per questa caratteristica cromatica distintiva.
Fonti
- Prof. S. Pignatti, Flora d’Italia
- Acta Plantarum – Flora delle regioni italiane (scheda di Giuliano Salvai)
- World Flora Online (WFO)
Caratteristiche
Dove l'ho trovata (13 avvistamenti)
Classificazione
- Regno
- Plantae
- Famiglia
- Ranunculaceae
- Nome completo
- Aquilegia atrata W.D.J.Koch
- Forma biologica
- H scapScaposeH — Emicriptofite
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