Descrizione
Descrizione morfologica
La pianta è un arbusto caducifoglio, suffruticoso, che si presenta con un portamento eretto e molto ramificato, raggiungendo un’altezza compresa tra 1 e 2 metri. I fusti sono legnosi, angolosi e striati, con una superficie inizialmente pelosa che diventa glabra con l’età; la colorazione del fusto tende al rossastro. La consistenza è legnosa, mentre la sezione del fusto è marcatamente angolosa.
Le foglie sono alterne e imparipennate, formate da 4-9 foglioline di forma obovato-cuneata, con l’apice che può essere ottuso o terminare con un breve mucrone. La pagina inferiore delle foglioline è più o meno pubescente, mentre quella superiore è generalmente glabra. Le foglie apicali possono essere parzialmente persistenti. Alla base delle foglie si trovano stipole libere, di forma triangolare e colorazione rossastra.
I fiori, inodori, si raggruppano in infiorescenze pendule di tipo ombrelliforme, solitamente composte da 1 a 4 fiori. Queste infiorescenze sono più o meno peduncolate. Il pedicello del fiore è peloso e più corto del calice, che presenta una peluria rada e talvolta un’intonazione arrossata. I denti del calice sono brevi e ciliati. La corolla è di colore giallo chiaro, con il vessillo ovato, talvolta venato di bruno, tronco alla base e un’unghia che può superare in larghezza il calice. Le ali sono ellittiche e di dimensioni simili al vessillo, mentre la carena è notevolmente più corta delle ali.
Il frutto è un legume arcuato, munito di un rostro apicale, suddiviso internamente in più logge monosperme. Nella sottospecie nominale, il legume presenta una tipica strozzatura fra una loggia e l’altra. I semi sono di colore rosso o nero, con tegumenti molto duri e impermeabili.
L’apparato radicale non è descritto in dettaglio nelle fonti consultate, ma essendo una leguminosa, è probabile che presenti noduli radicali in simbiosi con batteri azotofissatori.
Habitat e distribuzione
La specie cresce tipicamente in ambienti boschivi, preferibilmente nelle cerrete e nei boschi di latifoglie decidue con caratteristiche mesofile, ma è anche frequente in cespuglieti e incolti, rappresentando un elemento tipico della macchia mediterranea. Predilige suoli calcarei e si adatta a un ampio range altitudinale, dalla quota del livello del mare fino a circa 1700 metri di altitudine.
La sua distribuzione geografica interessa la regione centroeuropea e l’Europa temperata, estendendosi dalla Francia fino all’Ucraina. In Italia è presente su tutto il territorio in condizioni idonee.
Periodo di fioritura
La fioritura si estende da gennaio a novembre, con la possibilità di lievi variazioni in base alla latitudine e alle condizioni climatiche locali. Questo lungo periodo di fioritura favorisce una prolungata attività riproduttiva.
Ecologia e impollinazione
La pianta è impollinata principalmente da insetti pronubi attratti dai fiori gialli, che, pur essendo inodori, offrono un’importante fonte di nettare. La struttura delle infiorescenze e la morfologia dei fiori sono adatte all’impollinazione entomofila. La dispersione dei semi avviene mediante il rilascio dai legumi che si aprono spontaneamente, mentre la presenza di semi con tegumenti duri suggerisce una strategia di persistenza nel terreno e possibile disseminazione secondaria tramite animali.
Essendo una leguminosa, la specie stabilisce una simbiosi con batteri azotofissatori del genere Rhizobium leguminosarum, capaci di convertire l’azoto atmosferico in forme assimilabili dalle piante, contribuendo così al miglioramento della fertilità del suolo.
Curiosità e usi tradizionali
Questa specie è nota anche per le sue proprietà officinali. Contiene proteine, aminoacidi, lipidi, acidi grassi, flavonoidi e il glucoside coronillina. Tradizionalmente è considerata una pianta diuretica e cardiotonica, con estratti alcolici delle foglie che mostrano un effetto leggermente purgativo.
Le foglie, dal sapore amaro, venivano talvolta usate per adulterare preparati a base di Cassia acutifolia (Senna), un lassativo tra i pochi utilizzabili in gravidanza e allattamento. Proprio per questa ragione, uno dei nomi vernacolari della pianta è “Cassia mata”.
Oltre all’uso medicinale, la pianta è importante dal punto di vista agricolo e ambientale: è apprezzata come foraggio, specialmente per i conigli, e viene coltivata anche come ornamentale. La sua capacità di fissare l’azoto nel terreno la rende utile per migliorare la fertilità degli ambienti in cui cresce.
Etimologia
Il nome del genere, Emerus, deriva dal greco "kérmeros", che significa “addomesticato” o “coltivato”, richiamando l’uso tradizionale della pianta o delle sue congeneri. L’epiteto specifico major è un comparativo latino che indica “maggiore” o “più grande”, riferendosi alle dimensioni maggiori raggiunte da questa specie rispetto ad altre del genere.
Il nome comune italiano “Cornetta dondolina” si riferisce verosimilmente alla forma caratteristica delle infiorescenze pendule (dondoline) e ai fiori a forma di cornetta, tipici delle Fabaceae.
Fonti
- Acta Plantarum - Flora delle regioni italiane (actaplantarum.org)
- Acta Plantarum - Flora delle regioni italiane (scheda di Marinella Zepigi)
Caratteristiche
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Classificazione
- Regno
- Plantae
- Famiglia
- Fabaceae
- Nome completo
- Emerus major Mill.
- Forma biologica
- NPNano-FanerofiteP — Fanerofite
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