Pianta erbacea annua alta 5-30 cm. Fusto semplice o ramoso, subglabro. Foglie basali in rosetta, di forma oblanceolato-spatolata (0,5-2 x 2-10 cm), dentate o pennatifide, con picciolo irregolare, quelle cauline ridotte e squamiformi. Capolini singoli o in infiorescenza corimbosa (5-6), quelli medi di 2–2,5 cm. Fiori gialli, ligulati sfumati di rosso nella parte esterna. Brattee involucrali disposte in più serie, quelle esterne corte e di forma ovale (-11 mm), quelle interne più lunghe e lanceolate. Acheni periferici con tre ali di cui 2 laterali (5-7 mm) con ridotta capacità di dispersione rispetto a quelli centrali capaci di arrivare più lontano. Frutti di tre tipi: gli esterni stretti e lievemente compressi, gli intermedi fusiformi con aculeo e gli interni fusiformi ma lisci. Pappo setoloso e bianco.
Note, possibili confusioni: con Crepis sancta subsp. nemausensis (P. Fourn.) Babc. che però presenta acheni esterni alati ma privi di pappo o con pappo molto ridotto, i centrali senza ali e con becco e pappo.
Etimologia: dal greco "Crèpìs" = "Pantofola" riferendosi ai suoi frutti il cui involucro strozzato a metà ricordano una calzatura domestica. Crepis era anche il nome che i greci davano al legno di sandalo, quindi non si capisce quale criterio fu usato da Vaillant per denominare il genere che in seguito fu confermato da Linneo (1737). L'epiteto "sancta" perché molto comune in Terrasanta.
Proprietà ed utilizzi: la rosetta basale giovane viene generalmente consumata insieme ad altre misticanze quasi sempre lessata. Nella medicina popolare veniva usata come antinfiammatorio delle vie urinarie.
Curiosità: De Jusseau sistemò le Crepis nella famiglia delle Coriaceae. Il genere, molto comune nella nostra flora (circa 37 specie e 9 subsp.) si è diffuso influenzato dal clima. Le Crepis capostipiti sembra siano 4 : C. rubra, C. sibirica, C. aurea e C. foetida. Già nel XVIII sec. alcune Crepis venivano coltivate per scopi ornamentali nei "Giardini di lusso". La radicchiella in Toscana fu segnalata per la prima volta a Livorno nel 1827 e da li si diffuse in tutta la zona dell'ulivo. Si trova nell'elenco delle malerbe perché invasiva.

Fonte: actaplantarum.org

Attenzione: Le applicazioni farmaceutiche e gli usi alimurgici sono indicati a mero scopo informativo, si declina pertanto ogni responsabilità sul loro utilizzo a scopo curativo, estetico o alimentare.

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