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Specie botanica

Araceae

Arisarum vulgare O.Targ.Tozz.

Arisaro comune

Tossica o urticante
G rhiz
Geofite rizomatose
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Descrizione

Descrizione morfologica

Pianta erbacea perenne che raggiunge un'altezza massima di circa 30 cm. L’organo di riserva è rappresentato da un tubero ovoidale o cilindrico, situato nel terreno, da cui ogni anno si sviluppano foglie e fiori. Le foglie, poste sopra il tubero, sono di forma ovata o astata (a forma di freccia), con apice ottuso o lievemente mucronato (dotato di una punta rigida e dura). I piccioli delle foglie sono notevolmente lunghi, fino a 20 cm, sottili e caratterizzati da picchiettature porporine che conferiscono un aspetto punteggiato.

Lo scapo fiorale, che raggiunge una lunghezza simile o leggermente inferiore a quella dei piccioli, porta all’apice una spata tubulosa a forma di cappuccio. Questa spata ha un colore verde pallido, con striature rosso-purpuree nella parte inferiore; la parte superiore è invece verde scuro o bruno-porpora e si presenta più svasata, arrotondata o con apice più o meno acuto, terminante con un'apertura frontale. Dall’apertura emerge lo spadice, l’infiorescenza a forma di spada, di colore verdastro, incurvato e leggermente clavato (con la parte terminale ingrossata).

I fiori sono unisessuali e contigui, disposti all’interno dello scapo alla base dello spadice, in modo unilaterale. Vi sono da 3 a 5 fiori femminili alla base, mentre sopra si trovano circa 20 fiori maschili, dotati ciascuno di un solo stame. La disposizione è tale che i fiori maschili sono più numerosi e sovrastano quelli femminili.

Il frutto è costituito da una bacca globosa del diametro di circa 1 cm, che a maturità assume una colorazione verde brunastro. All’interno si trovano da 2 a 6 semi biancastri.

L’apparato radicale è costituito da un rizoma tuberoso profondo, ricco di amidi, che funge da organo di riserva per la pianta.

Habitat e distribuzione

È una specie tipicamente mediterranea, con distribuzione steno-mediterranea circoscritta principalmente alle coste e alle aree interne della fascia mediterranea. In Italia si rinviene soprattutto nelle regioni costiere e nei territori caratterizzati dalla presenza delle principali formazioni vegetali di tipo mediterraneo, quali la fascia dell’olivo, del leccio e del castagno.

L’habitat preferito comprende suoli ricchi di sostanza organica (humus), frequentemente ombreggiati e situati in ambienti boschivi o incolti. Cresce spesso ai piedi di muri o in aree fresche e ombrose. L’altitudine di presenza varia dal livello del mare fino a circa 800 metri.

È presente anche in altre regioni del bacino mediterraneo quali la Provenza, la Corsica e il Roussillon, ed è stata naturalizzata in alcune zone come la Gironda.

Periodo di fioritura

La fioritura si estende da ottobre fino a maggio, con un picco nei mesi primaverili (marzo-maggio) e un secondo periodo autunnale (ottobre-novembre). Questa doppia finestra fenologica è tipica delle specie mediterranee, che sfruttano sia la stagione primaverile che quella autunnale per riprodursi.

Ecologia e impollinazione

I fiori di questa specie sono unisessuali e disposti in modo contiguo all’interno della spata; la struttura molto particolare della spata e dello spadice suggerisce una strategia di impollinazione specializzata, probabilmente legata ad insetti specifici attratti dalla forma e dal colore verde-porpora, sebbene non siano disponibili dettagli precisi sugli insetti pronubi.

La disposizione dei fiori femminili e maschili in posizione unilaterale e la presenza dello spadice che sporge dalla spata potrebbero facilitare l’incontro con gli impollinatori, mentre la produzione di bacche con semi biancastri favorisce la dispersione. I cinghiali sono noti per nutrirsi dei rizomi, contribuendo potenzialmente alla dispersione e al rinnovamento degli individui nelle aree boschive.

Curiosità e usi tradizionali

La pianta è tossica in tutte le sue parti verdi (foglie, fusto e bacche), ma ha avuto in passato alcuni impieghi officinali e alimentari tradizionali. In particolare, in alcune zone della Toscana, le foglie venivano utilizzate in decotti come antipiretico, per abbassare la febbre in caso di malattie da raffreddamento.

Il rizoma contiene amidi ed è stato impiegato come lassativo, diuretico, espettorante, afrodisiaco, vulnerario e cicatrizzante. In tempi antichi, il tubero essiccato e macinato in farina veniva consumato anche dall’uomo come alimento di emergenza. Oggi, invece, è molto ricercato dai cinghiali, che ne sono ghiotti.

Va sottolineato che, a causa della tossicità, qualsiasi uso medicinale o alimentare deve essere considerato con estrema cautela e non è consigliabile senza adeguata conoscenza.

Etimologia

Il nome generico "Arisarum" deriva dal greco "asaron", un termine attribuito a Dioscoride per indicare piante della famiglia delle Araceae. L’epiteto specifico "vulgare" deriva dal latino e significa "comune", in riferimento alla relativa diffusione della specie nel suo areale naturale. Il nome comune italiano "Arisaro comune" riprende proprio questa caratteristica di diffusione.

Fonti

  • Acta Plantarum - Flora delle regioni italiane (actaplantarum.org)
  • Acta Plantarum - Scheda di Giuliano Salvai
  • Tela Botanica / H. Coste, Flore descriptive et illustrée de la France
Attenzione: Le applicazioni farmaceutiche e gli usi alimurgici sono indicati a mero scopo informativo, si declina pertanto ogni responsabilità sul loro utilizzo a scopo curativo, estetico o alimentare.

Caratteristiche

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Classificazione

Regno
Plantae
Famiglia
Araceae
Nome completo
Arisarum vulgare O.Targ.Tozz.
Forma biologica
G rhizRizomatose
G — Geofite

Periodo di fioritura

Gen
Feb
Mar
Apr
Mag
Giu
Lug
Ago
Set
Ott
Nov
Dic

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