Gigaro chiaro

Arum italicum

Pianta perenne e glabra di aspetto erbaceo, eretto, con un rizoma ovoide, tuberiforme sotterraneo, dal quale in autunno si sviluppano le foglie svernanti, astate lunghe sino a 30 cm, con la pagina superiore lucida e spesso con venature biancastre, trilobe con un lobo apicale a forma lanceolata e due basali divergenti.
I fiori molto piccoli, unisessuali, crescono alla base di una colonna (spadice) che è una speciale infiorescenza simile ad una clava generalmente più corta della metà della spata, con un' appendice di colore giallo, lunga quanto il peduncolo o poco meno.
La spata a forma di un cappuccio parzialmente circonda e racchiude lo spadice con funzione di protezione dagli agenti atmosferici, riuscendo a mantenere, con un notevole dispendio di energia metabolica, la temperatura interna in corrispondenza dei fiori, assai superiore a quella esterna, è lunga fino a 30 cm, ed è di colore giallo-verdastro con a volte sfumature purpuree.
I frutti sono bacche raccolte sull'asse, prima verdi poi rosse a maturità, della grandezza di un pisello.
Note di Sistematica: Pianta assai varibile nelle foglie che possono avere i lobi basali più o meno divergenti ed avere o no variegature bianche e/o macchie porpora o nerastre, e nella spata che puo essere più o meno sfumata di rosso-violaceo.
Etimologia: il nome generico è quello greco della pianta e la sua etimologia è incerta, quello della specie fa riferimento alla regione di maggior sviluppo.
Proprietà ed utilizzi: Tutta la pianta è velenosa, e può provocare serie intossicazioni soprattutto ingerendo i suoi frutti che per la loro colorazione possono attrarre la curiosità dei bambini, fortunatamente la loro masticazione che provoca immediati dolori alla bocca e l’odore cadaverico del fiore riducono la possibilità di ingerire quantità della pianta che potrebbero essere letali. Tra i sintomi, vomito, diarrea, emorragie, eccitazione psicomotoria, tachicardia, dermatiti e vesciche sono provocate dal contatto con la pianta.
Per i suoi principi attivi quali aroina, una saponina e glucosidi cianogenetici che in presenza di acqua liberano acido cianidrico, la pianta ha un uso officinale, per il quale sono utilizzate le foglie ed il rizoma, come coadiuvante nelle affezioni delle prime vie respiratorie.
Poiché i suoi principi tossici sono termolabili e si attenuano, sino quasi a scomparire, anche con l'essiccazione, in passato si sfruttava come commestibile il rizoma che contenendo il 70% di amido, veniva usato per mescolare alla farina o era venduto come amido col nome di Tapioca di Portland.
Curiosità: Nei tempi antichi il Gigaro era considerato una pianta magica, che teneva lontani gli spiriti maligni, proteggeva i neonati e donava amore a chi in amore era sfortunato.

Arisaro comune

Arisarum vulgare

Tuberetto ovoide o cilindrico. Foglie 1 o poche, con picciolo molle di 15-20 cm; lamina ovale-cuoriforme (3-9 X 4-15 cm), acute. Scapo 10-20 cm; spata con tubo di 2-3.5 cm e lembo (1-1.5 cm) ripiegato a cappuccio, biancastra con venature olivacee o purpuree, oppure purpureo-olivacea con venature bianche; spadice verdastro, incurvato, sporgente sotto la spata; bacca verde (1 cm).