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Famiglia botanica

Araceae

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Specie

Descrizione

Caratteristiche botaniche

Le piante di questa famiglia sono prevalentemente erbacee perenni, con una forma biologica tipica definita geofita rizomatosa o tuberosa. Ciò significa che portano le gemme in organi sotterranei come rizomi o tuberi, da cui ogni anno si sviluppano radici e fusti aerei. Durante la stagione avversa, le parti aeree scompaiono, lasciando solo gli organi sotterranei dormienti. Nelle specie europee si trovano inoltre forme acquatiche, appartenenti alla sottofamiglia delle Lemnoideae, che sono idrofite natanti.

Il fusto sotterraneo è dunque un rizoma tuberiforme, mentre la parte aerea è erbacea o cespugliosa, con portamento generalmente eretto o rampicante; ai tropici può assumere anche carattere legnoso. Alcuni generi presentano portamento acquatico o galleggiante, mentre altre specie sono epifite, con radici aeree.

Le foglie possono essere semplici o composte, con lamina variabile da larga a ensiforme. La disposizione sul fusto è spiralata, alterna o distica, senza stipole; i piccioli spesso guainano il caule alla base. La lamina è glabra, continua o fenestrata, e può presentare nervature di vario tipo: palmate, pennate, pedate o intermedie. Alcune specie possiedono foglie bulbillifere. Nelle forme acquatiche, le foglie sono poche per pianta.

L’infiorescenza è caratteristica e di tipo indefinito: uno spadice, ossia un asse fiorale lungo e denso di fiori sessili molto ravvicinati, avvolto da una grande spata spesso colorata, che funge da vessillo e protezione. I fiori femminili sono disposti nella parte basale, quelli maschili nella parte apicale, con zone intermedie di fiori sterili. Tra le varie sezioni si trovano estroflessioni setoliformi che intrappolano insetti impollinatori. Nelle specie acquatiche lo spadice è ridotto e la spata spesso presente.

I fiori sono attinomorfi e possono essere ermafroditi o unisessuali; le piante sono generalmente monoiche (fiori maschili e femminili sulla stessa pianta), raramente dioiche. Il perianzio è di tipo sepaloide, con 4-6 segmenti più o meno connati; nelle ex-Lemnaceae è spesso assente. Gli stami sono fino a 6 (raramente 12), con antere poricide. Il gineceo è cenocarpico, con 2-3 carpelli fusi (1 nelle ex-Lemnaceae), ovario supero e stigma unico. La placentazione è varia.

Il frutto è prevalentemente una bacca colorata contenente semi poliedrici o globosi, con tegumento coriaceo o mucillaginoso. Nelle specie acquatiche il frutto può essere una nucula, una drupa o simile a una noce.

Distribuzione e diversità

La famiglia è cosmopolita, con una notevole presenza nelle regioni tropicali e temperate. Nel territorio europeo le specie sono spesso geofite rizomatose o tuberose, mentre ai tropici la famiglia si arricchisce di forme acquatiche, epifite e arboree. La famiglia comprende circa 114 generi e oltre 3.700 specie in tutto il mondo.

Generi principali e specie rappresentative

Tra i generi più noti e rappresentativi si annoverano:

  • Arum: il genere tipo, con specie erbacee perenni che presentano ossalato di calcio e succhi lattiginosi. Alcune specie sono presenti in Italia, come Arum maculatum.
  • Monstera: noto per le sue foglie grandi e fenestrate, dotate di peli stellati rigidi interni ai tessuti.
  • Lemna: appartenente alla sottofamiglia Lemnoideae, comprende piante acquatiche natanti di dimensioni minime, come Wolffia arrhiza, tra le più piccole piante a fiore al mondo.
  • Arisaema: caratterizzato da piante con fiori dioici (raramente), presenti anche in Europa.

Questi generi rappresentano la varietà morfologica e ecologica della famiglia, spaziando da piante terrestri perenni a specie galleggianti acquatiche.

Etimologia

Il nome della famiglia deriva dal genere tipo Arum, che a sua volta proviene dal greco "aron" o dall'ebraico "ar", termini che significano "calore". Questo riferimento è legato alla capacità di alcune specie di questa famiglia di emettere calore durante la fioritura, fenomeno che favorisce l’attrazione degli insetti impollinatori.

Curiosità e usi

Le Araceae sono note per il fenomeno della termogenesi, ovvero la produzione di calore da parte dello spadice durante la fioritura, che può innalzare la temperatura fino a 14 °C sopra quella ambientale. Questo calore aiuta a volatilizzare composti odorosi, spesso sgradevoli, che attirano insetti impollinatori come mosche e coleotteri. La spata, con la sua forma e posizionamento, agisce anche come una trappola a scivolo, trattenendo gli insetti finché l’impollinazione non è completata. L’autoimpollinazione è evitata grazie alla maturazione protandrica dei fiori, in cui i fiori femminili maturano prima di quelli maschili.

Nelle specie acquatiche l’impollinazione può avvenire anche tramite piccoli molluschi, mentre la riproduzione vegetativa è particolarmente importante nelle forme con infiorescenze rudimentali.

Fonti

  • Wikipedia
Testo elaborato con assistenza AI da fonti scientifiche ·Metodologia

Specie della famiglia

2 specie catalogate

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