Specie botanica
BrassicaceaeCapsella bursa pastoris (L.) Medik.
Borsa del pastore
Descrizione
Descrizione morfologica
Pianta erbacea annuale o biennale, la Borsa del pastore presenta un portamento eretto, con altezza variabile da 10 fino a 60 cm, talvolta raggiungendo i 70 cm. Il fusto è sottile, semplice o ramificato, glabro o ricoperto da peli corti e tricomi appressati, semplici o stellati con 3-5 raggi. La superficie del fusto può essere liscia o leggermente striata.
L’apparato radicale è costituito da una radice a fittone, legnosa e robusta, che consente alla pianta di adattarsi a diversi tipi di terreno.
Le foglie basali sono riunite in una rosetta, con picciolo breve e lamina di forma oblungo-spatolata, oblanceolata o lanceolata, di dimensioni variabili tra 0,5-2 cm di larghezza e 3-10 (fino a 15) cm di lunghezza. Il margine è intero o più frequentemente profondamente inciso, con lobi arrotondati, acuti o ottusi, e può essere dentato o pennato-partito. Le foglie cauline, più piccole, sono sessili, di forma sagittata e amplexicaula (abbracciano il fusto), con margini interi o dentati e consistenza erbacea.
I fiori, ermafroditi e piccoli, sono riuniti in racemi densi e allungati posti all’apice dei fusti o dei rami. Ogni fiore è composto da 4 sepali ovali e verdastri, lunghi circa 1,5-2 mm, e da 4 petali bianchi, lunghi 2-3 (fino a 5) mm, più grandi dei sepali e disposti in modo alternato. La corolla ha forma tipica delle Brassicaceae, con petali opposti e un aspetto delicato.
Il frutto è una siliquetta appiattita, di forma triangolare o a cuore rovesciato (obcordata), con lati quasi rettilinei o leggermente convessi. Le dimensioni variano da 4-6 mm fino a 9-10 mm di lunghezza e 3-7 mm di larghezza. La superficie è glabra, con vene subparallele e uno stilo persistente di circa 0,2-0,7 mm. I peduncoli dei frutti sono patenti (aperti lateralmente) e lunghi da 0,3 fino a 2 cm. All’interno sono contenuti fino a 12 semi oblunghi, marroni, lunghi circa 0,8-1,1 mm.
La pianta emana un caratteristico odore solforato se stropicciata, dovuto alla presenza di oli essenziali contenenti composti solforati.
Habitat e distribuzione
La Borsa del pastore è una specie cosmopolita, presente in quasi tutte le zone temperate e subtropicali del mondo, con origine indigenza in Europa e Africa occidentale. In Italia e nel Mediterraneo è estremamente comune e diffusa, presente in tutti i tipi di habitat modificati dall’uomo.
Vegetale molto adattabile, colonizza ambienti aperti e disturbati come orti, vigne, terreni incolti, bordi di strade, radure boschive e vecchi muri. Cresce su una vasta gamma di suoli, da quelli argillosi a quelli sabbiosi, prediligendo esposizioni soleggiate o semi-ombreggiate. È comune dal livello del mare fino a quote montane, generalmente fino a 1.800 m, ma può spingersi anche fino a 2.600 m di altitudine.
La sua capacità di adattamento e la produzione rapida di semi la rendono una delle infestanti più diffuse e resistenti, spesso presente anche in ambienti urbani e agricoli.
Periodo di fioritura
La Borsa del pastore ha un lungo periodo di fioritura che si estende da gennaio fino a luglio, e in alcune aree può continuare a fiorire quasi tutto l’anno, grazie alla presenza di più cicli e alla rapida germinazione dei semi. In condizioni favorevoli e in climi temperati, la fioritura può prolungarsi fino a novembre.
Questa continua fioritura contribuisce alla sua diffusione e alla capacità di colonizzare rapidamente nuovi habitat.
Ecologia e impollinazione
La specie è ermafrodita e presenta una strategia riproduttiva basata principalmente sull’autogamia, garantendo così un’alta capacità di fissazione genetica nelle popolazioni naturali. Tuttavia, è impollinata anche da insetti pronubi, in particolare piccoli imenotteri e ditteri, attratti dai fiori bianchi.
La dispersione dei semi avviene principalmente per caduta vicino alla pianta madre, favorendo la formazione di dense colonie locali. I semi, una volta caduti a terra, possono germinare rapidamente, permettendo la presenza di piante fiorite durante tutto l’anno, soprattutto in ambienti temperati.
Interessante è la capacità dei semi di secernere una sostanza viscosa quando inumiditi, che può intrappolare piccoli insetti; sebbene siano stati osservati enzimi digestivi e capacità di assorbimento di sostanze organiche, non è ancora chiaro se questa caratteristica conferisca alla pianta qualche vantaggio nutrizionale o ecologico.
Curiosità e usi tradizionali
La Borsa del pastore è stata utilizzata da millenni dall’uomo, sia come alimento che in medicina tradizionale. Semi di questa pianta sono stati rinvenuti in siti archeologici neolitici come Çatal Hüyük (6000 a.C.) e nello stomaco dell’uomo di Tollund (ca. 500 a.C.–400 d.C.), confermando il suo uso alimentare antico.
Dal punto di vista medicinale, la pianta contiene tannini, flavonoidi (tra cui esperidina, diosmina e rutina), oli essenziali solforati, alcaloidi, acidi organici e saponine. Tradizionalmente è stata impiegata per il trattamento delle metrorragie e menorragie lievi, agendo come regolatore del flusso mestruale grazie alla capacità di favorire la contrazione della muscolatura uterina. È stata utilizzata anche per epistassi, diarree, emorroidi e varici.
Lo stelo fresco, macerato in aceto, veniva applicato localmente su infezioni cutanee. Tuttavia, dopo la scoperta degli alcaloidi tossici nella segale cornuta, il suo uso medicinale è stato in parte abbandonato per la variabilità e l’affidabilità incerta degli effetti.
In cucina, pur essendo commestibile, viene solitamente consumata insieme ad altre insalate selvatiche, spesso cruda o lessata, e si abbina bene con il radicchio selvatico.
In ambito scientifico, la Borsa del pastore è usata come organismo modello per lo studio della morfogenesi e in agricoltura e industria è nota per la produzione di insetticidi naturali.
Etimologia
Il nome generico Capsella deriva dal latino capsa, che significa "contenitore", "scatola" o "piccola borsa", riferendosi alla forma del frutto piuttosto caratteristico. L’epiteto specifico bursa-pastoris significa "borsa del pastore", richiamando la forma triangolare e appiattita della siliquetta, che ricorda la tasca o la bisaccia usata tradizionalmente dai pastori per portare provviste.
Un’interpretazione alternativa suggerisce che il frutto non assomigli a una borsa ma piuttosto a una zeppa, collegando l’etimologia all’accadico burussu ("tappo" o "turacciolo") e paštu ("ascia" o "scure"), con il significato complessivo di “tappo a forma di scure”.
Il nome comune italiano "Borsa del pastore" deriva dalla stessa analogia con questo piccolo contenitore portatile, usato in passato da chi lavorava nei campi o con il bestiame.
Fonti
- Prof. S. Pignatti, "Flora d'Italia"
- Acta Plantarum - Flora delle regioni italiane (scheda di Marinella Zepigi)
- Tela Botanica / H. Coste, "Flore descriptive et illustrée de la France"
- World Flora Online (WFO)
Caratteristiche
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Classificazione
- Regno
- Plantae
- Famiglia
- Brassicaceae
- Nome completo
- Capsella bursa pastoris (L.) Medik.
- Sinonimi
- Thlaspi bursa-pastoris L.
- Forma biologica
- H bienneBienniH — Emicriptofite
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