Descrizione
Descrizione morfologica
Pianta erbacea perenne rizomatosa con portamento prostrato, ascendente o rampicante, i cui fusti possono raggiungere da 1 fino a 3 metri di lunghezza. I fusti sono glabri e appiattiti, caratterizzati da due ali opposte larghe tra 2,5 e 6 mm, con margine seghettato. Le ali conferiscono al fusto un aspetto alato, spesso con superficie liscia.
Le foglie sono composte da un paio di foglioline lanceolate o ellittico-lanceolate, di dimensioni variabili tra 3 e 8 cm di lunghezza e 1-3 cm di larghezza, con cinque nervature parallele ben evidenti. Sono glauche inferiormente e presentano un rachide alato che termina in cirri ramosi e prensili, che permettono alla pianta di aggrapparsi e arrampicarsi su supporti vegetali circostanti. Le stipole sono ampie, ovate o lanceolate, spesso acuminate e con un caratteristico dente basale a forma di ghiandola fogliare; le dimensioni variano da 1 a 3 cm.
L’infiorescenza è un racemo lasso e peduncolato che porta da 3 fino a 15 fiori, con peduncoli lunghi 10-20 cm. I fiori, di forma papilionacea, misurano 2-3 cm di lunghezza. Il vessillo è spatolato, di colore roseo-porporino o fucsia intenso, spesso con vene porporine evidenti, mentre le ali e la carena hanno tonalità variabili dal roseo vivace al bianco-verdastro. Il calice è tubuloso con denti disuguali: quelli superiori sono corti e quasi nulli, mentre quelli inferiori sono più lunghi e triangolari-lanceolati. L’ovario è densamente glandoloso, con stilo contorto.
Il frutto è un legume cilindrico, liscio con coste dorsali poco evidenti, lungo tra 5 e 11 cm, contenente 10-15 semi di colore bruno rossastro e di forma sub-sferica. Il rizoma è legnoso e verticale, da cui ogni anno si sviluppano nuovi fusti.
Habitat e distribuzione
La specie è diffusa in tutta l’Italia, dalla zona costiera fino alle aree montane, fino a circa 1200 metri di altitudine. È presente naturalmente nell’Europa meridionale e nel bacino del Mediterraneo, con particolare concentrazione nelle regioni temperate e submontane.
Predilige ambienti di margine boschivo, cespuglieti, siepi e boschetti, dove può arrampicarsi sfruttando le piante vicine tramite i suoi cirri prensili. Frequenta suoli ben drenati, spesso calcarei o silicei, con esposizione soleggiata o semi-ombreggiata. È in grado di colonizzare ambienti disturbati e talvolta cresce spontaneamente ai margini di coltivi o in zone abbandonate, mostrando una certa rusticità e adattabilità.
Periodo di fioritura
La fioritura avviene generalmente da maggio a agosto, con variazioni locali legate all’altitudine e al clima. Nei territori più meridionali e a quote inferiori, la fioritura può iniziare già a maggio, mentre in zone più fresche o montane tende a protrarsi fino ad agosto.
Ecologia e impollinazione
La pianta si riproduce principalmente attraverso la produzione di semi, dispersi dai legumi maturi. La strategia riproduttiva è entomofila, con impollinazione mediata da insetti pronubi, soprattutto api e bombi attratti dai vistosi fiori papilionacei di colore brillante. La presenza di cirri prensili permette alla pianta di arrampicarsi e sfruttare la vegetazione circostante, aumentando la capacità di colonizzazione e competizione per la luce.
Il rizoma legnoso consente inoltre una riproduzione vegetativa per gemmazione, garantendo la perennità dell’individuo anche in condizioni avverse.
Curiosità e usi tradizionali
Il nome del genere richiama antiche credenze attribuite a queste leguminose, considerate afrodisiache nell’antichità. Il termine "Lathyrus" deriva dal greco e indicava una pianta leguminosa con presunti effetti stimolanti.
Il nome italiano "cicerchione" è collegato alla somiglianza con altre specie del genere Lathyrus, come la cicerchia (Lathyrus sativus), ma si distingue per le foglie più larghe e il portamento rampicante.
Non sono state segnalate particolari applicazioni alimentari o medicinali estese per questa specie, che comunque in passato poteva essere utilizzata localmente come foraggio o per scopi decorativi grazie ai suoi grandi fiori colorati. La sua capacità di arrampicarsi e il portamento elegante la rendono anche una pianta interessante per la valorizzazione naturalistica degli spazi verdi spontanei.
Etimologia
Il nome scientifico deriva dal latino: "Lathyrus" è una latinizzazione del termine greco che indicava una leguminosa ritenuta un tempo “eccitante” o afrodisiaca, mentre "latifolius" significa “a foglie larghe”, in riferimento alle foglioline ampie che caratterizzano questa specie rispetto ad altre affini.
Il nome comune italiano "cicerchione" si riferisce alla somiglianza con la cicerchia, ma con foglie più grandi (“-one” come suffisso aumentativo), distinguendo così la specie per le sue dimensioni fogliari.
Fonti
- Prof. S. Pignatti, "Flora d'Italia"
- Acta Plantarum - Flora delle regioni italiane (scheda di Mirna Medri)
- World Flora Online (WFO)
Caratteristiche
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Classificazione
- Regno
- Plantae
- Famiglia
- Fabaceae
- Nome completo
- Lathyrus latifolius L.
- Forma biologica
- H scandScandentiH — Emicriptofite
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