Primula comune

Primula vulgaris

Rizoma obliquo, breve (3-5 X 30-40 mm) con grosse radici secondarie; fusto nullo (cfr. Nota). Foglie tutte basali, oblanceolato-spatolate (alla fior. 1-2 X 5-9 cm, in seguito grandi fino al doppio e più), con apice arrotondato e margine irregolarmente eroso-dentellato, progressivamente ristretto fino alla base. Fiori portati da piccioli di 4-7 cm; calice con tubo di 3 X 10 mm e denti lesiniformi di 5-7 mm; corolla gialla (nel secco spesso verde-azzurra) con tubo di 13-20 mm e lobi obcordati (7-12 X 10-15 mm), portanti una macchia più scura alla base.
Nota - Sp. Primula vulgaris è strettamente collegata a Sp. Primula elatior per i caratteri del calice, di notevole peso tassonomico, e per la colorazione della corolla (giallo-chiara, anziché giallo-uovo). La caratteristica disposizione dei fiori si potrebbe interpretare come derivata da una normale ombrella (simile a quella di Sp. Primula elatior e delle Primula in maggioranza) per progressiva riduzione dell'asse comune fino a totale annullamento di questo. In effetti, singole specie prive di scapo si presentano in varie sezioni del subgen. Primula (ad es. P. juliae Kusn. del Caucaso, P. heterochroma Stapf dell'Iran Settentrionale ed il trio P. tibetica Watt - P. urticifolia Maxim, e P. fasciculata Balf. et Ward dell'Asia Centr. e Cina), sempre assieme ad una maggioranza di specie scapose. In Sp. Primula vulgaris l'esistenza dei tipi ancestrali scaposi può ritenersi verosimile in quanto nelle popolazioni selvatiche sporadicamente compaiono individui con uno scapo più o meno allungato: essi sono stati indicati come var. caulescens Koch, ma rappresentano solo una variazione accidentale.
P. sibthorpii Hoffmgg. (probabilmente, una sottospecie di Sp. Primula vulgaris) dell'Albania, Macedonia, Asia Minore e Caucaso è simile, ma con corolla rossa o purpurea: introdotta nell'Europa Occidentale (la prima notizia risale al 1622) per ornamento è spesso coltivata, anche in ibridi con Sp. Primula vulgaris, che sporadicamente si osservano più o meno spontaneizzati presso i centri abitati e nei parchi e giardini.
Eterostilia - Nelle popolazioni naturali di Sp. Primula vulgaris si riconoscono facilmente individui a fiori longistili ed altri (per il resto identici) con fiori brevistili: il fenomeno è molto evidente e venne descritto già da Darwin. Il rapporto quantitativo normale è 1:1 (secondo altre misure 0.6:0.4), ma in generale è necessario misurare un gran numero di individui per ottenere cifre non troppo divergenti da questo.

Primula odorosa

Primula veris

Rz. obliquo o suborizzontale, generalmente arcuato (2-3 cm); scapo eretto 12-22 cm, indiviso ed afillo. Foglia tutte basali con picciolo (3-8 cm) abbastanza nettamente distinto dalla lamina che è ovata (3-5 X 5-8 cm). Fi. 5-15 in ombrella densa; peduncoli 5-20 mm; calice con tubo di 4-5 X 8-10 mm e denti triangolari-acuti 2.5-3.5 X 2.0-3.0 mm (tanto lunghi che larghi o più larghi che lunghi); corolla gialla con tubo diametro 1-2 mm e lembo diametro 10-13 mmAlpi, App. Sett. e Centr. fino alla Camp.: C. Nota - La distinzione tra le subsp. (c) e (d) è poco chiara e forse esse non sono veramente diverse. I peli delle due subsp. secondo O. Schwarz sarebbero ramificati e lunghi fino a 2 mm, ma nel materiale da noi controllato (Alpi Or.) essi invece sono semplici ed assai più brevi (non oltre 0.6 mm). Le 3 specie sopra descritte (Sp. Primula vulgaris, Sp. Primula elatior e Sp. Primula veris) possono frequentemente produrre ibridi, sia come individui sporadici inter parentes, sia come popolazioni compatte: il loro riconoscimento dalle forme parentali è spesso difficile e richiede un confronto statistico. Le combinazioni più frequenti sono: P. X tommasinii G. et G. (Sp. Primula vulgaris X Sp. Primula veris) e P. X digenea Kerner (Sp. Primula vulgaris X Sp. Primula elatior).