Specie botanica
FabaceaeTrifolium repens L.
Trifoglio strisciante
Descrizione
Descrizione morfologica
Pianta erbacea perenne, con portamento strisciante e tappezzante, alta generalmente tra 10 e 30 cm. Il fusto è orizzontale, stolonifero e radicante ai nodi, permettendo una rapida espansione sul terreno. I rizomi sono molto ramificati e glabrescenti, con scapi eretti che portano i fiori all’apice, lunghi da 5 a 20 cm.
Le foglie sono trifogliate, con piccioli lunghi da 4 a 12 cm (in alcune varietà coltivate anche più lunghi, fino a 60 cm). Le foglioline hanno forma da obovata a subovata, larghe da 12 a 25 mm e lunghe fino a 35 mm, con margine finemente dentato o seghettato. La superficie superiore delle foglioline è verde, spesso caratterizzata da una macchia chiara trasversale o marbrata di bianco, che rende la pianta facilmente riconoscibile. Le stipole sono grandi, membranose, dentate e terminano bruscamente con una punta sottile (subulata).
I fiori, riuniti in capolini globosi solitari di 15-20 mm di diametro, sono bianchi o leggermente rosati, composti da 40-80 fiori papilionacei. Ogni fiore è lungo 8-11 mm, con corolla che racchiude 10 stami di cui 9 fusi insieme. Il calice è campanulato, glabro, con denti ineguali, due superiori più lunghi e appuntiti, lunghi quanto il tubo calicino (circa 4-5 mm). Dopo la fioritura i fiori diventano penduli, bruniti e riflessi verso il basso.
Il frutto è un legume lineare-oblungo, compresso tra i semi, di 4-5 mm di lunghezza, contenente 2-4 semi di forma ovoidale o reniforme, di circa 1 mm. I semi possono variare nel colore da giallo, arancio a rosso.
La pianta si adatta a diversi ambienti, con forme che variano dall’ecotipo spontaneo di montagna, più ridotto e adattato a condizioni più severe, fino alle varietà coltivate selezionate per l’allevamento, come il Trifoglio lodigiano, caratterizzato da dimensioni maggiori di fusto, foglie e fiori.
Habitat e distribuzione
Specie ampiamente diffusa in Italia e nell’area mediterranea, cresce spontaneamente in prati, pascoli, margini boschivi e bordi di strade. È presente dalla pianura fino a quote montane subalpine, con segnalazioni fino a circa 2.750 m di altitudine. Predilige suoli freschi, ben drenati ma anche umidi, spesso silicei o alluvionali, con esposizione variabile da pieno sole a zone parzialmente ombreggiate.
In Italia è comune soprattutto nelle regioni settentrionali e centrali, dove si trovano anche le coltivazioni intensive per foraggio nelle marcite lombarde e nelle zone di pianura della Val Padana. In ambiente montano si presenta in forme ridotte e adattate alle condizioni più rigide.
La specie ha un’ampia distribuzione globale, essendo originaria dell’Europa ma naturalizzata in molte altre aree del mondo, dove è coltivata come foraggera.
Periodo di fioritura
La fioritura si estende da aprile a luglio nella maggior parte delle regioni italiane. In alcune zone mediterranee e temperate può prolungarsi fino a ottobre o dicembre, soprattutto nelle colture o in condizioni climatiche favorevoli. Dopo la fioritura i fiori diventano penduli e assumono colorazioni brune.
Ecologia e impollinazione
Il trifoglio strisciante è una pianta entomogama, impollinata principalmente da api e altri insetti pronubi attratti dalla ricca produzione di nettare e polline. I fiori, con la loro corolla papilionacea, sono ben adattati per l’impollinazione da insetti con linguette relativamente lunghe, come le api italiane, che riescono a raggiungere il nettare anche in corolle profonde.
La pianta si riproduce sia per via sessuata tramite semi, sia per propagazione vegetativa tramite stoloni radicanti. I semi, contenuti nei legumi, cadono a terra o vengono dispersi in modo limitato nell’ambiente circostante. La capacità di radicare ai nodi dei fusti striscianti consente una rapida colonizzazione del terreno.
Curiosità e usi tradizionali
Questa specie è una delle più importanti erbe foraggere, utilizzata in agricoltura per il pascolo e per la produzione di foraggio verde di alta qualità, grazie alla sua rapida crescita e capacità di arricchire il terreno di azoto grazie alla simbiosi con batteri azotofissatori nelle radici.
In ambito etnobotanico, è nota per le sue proprietà medicinali: è stata tradizionalmente impiegata come antireumatica, depurativa, tonica e oftalmica. Viene usata per alleviare disturbi digestivi, diarree ostinate, infiammazioni delle vie respiratorie e reumatismi. Per uso esterno è considerata antisettica.
I fiori sono commestibili e possono essere utilizzati in cucina, ad esempio nelle frittate o per preparare una bevanda chiamata “sangrilla”, ottenuta lasciando macerare fiori e foglie tenere in vino con agrumi e zucchero. In passato, durante carestie, i capolini secchi venivano macinati per integrare la farina.
Per l’apicoltura, il trifoglio strisciante rappresenta una fonte importante di nettare e polline, contribuendo alla produzione di miele di ottima qualità, soprattutto nelle aree dove la coltivazione è ancora diffusa.
Etimologia
Il nome del genere “Trifolium” deriva dal latino “tri” (tre) e “folium” (foglia), in riferimento alla caratteristica foglia trifogliata. L’epiteto specifico “repens” significa “strisciante”, descrivendo il portamento del fusto che si sviluppa orizzontalmente radicando ai nodi.
Il nome comune italiano “trifoglio strisciante” enfatizza proprio questa caratteristica crescita a tappeto della pianta.
Fonti
- Prof. S. Pignatti, "Flora d'Italia"
- Acta Plantarum - Flora delle regioni italiane (scheda di Marinella Zepigi)
- Tela Botanica / H. Coste, "Flore descriptive et illustrée de la France"
- World Flora Online (WFO)
Caratteristiche
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Classificazione
- Regno
- Plantae
- Famiglia
- Fabaceae
- Nome completo
- Trifolium repens L.
- Sinonimi
- Trifolium prostratum Biasol., nom. illeg.; Trifolium repens L. subsp. prostratum Nyman
- Forma biologica
- H reptReptantiH — Emicriptofite
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