Descrizione
Descrizione morfologica
Pianta erbacea perenne, con portamento scaposo e altezza variabile tra 20 e 120 cm, caratterizzata da un odore sgradevole e fetido, particolarmente evidente quando la pianta è stropicciata. I fusti sono ascendenti, legnosi alla base, ramosi e rivestiti da una densa peluria di peli retrorsi, flessuosi o tomentosi, di colore grigio-verdastro, che conferiscono una superficie rugosa e irsuta.
Le foglie sono opposte, con picciolo lungo da 1 a 3 cm, di forma ovale-lanceolata, ovale o anche a lamina più arrotondata, con base cordata o cuneata e apice acuminato. Il margine è crenulato-dentato, con denti irregolari e piuttosto evidenti. La superficie delle foglie è peloso-vellutata o tomentosa, di colore verde-grigiastro, con una rete di nervature ben visibile e consistenza erbacea.
L’infiorescenza è costituita da verticillastri densi, subsferici o leggermente unilaterali, formati da 15-30 fiori, situati all’ascella delle foglie superiori. Alla base dei verticillastri sono presenti bratteole lineari-subulate lunghe circa 3-9 mm. Il calice è imbutiforme, attinomorfo e lungo tra 7 e 13 mm, con 10 nervature ben marcate e cinque denti triangolari e mucronati, generalmente piegati per il lungo sulla linea mediana. I denti del calice variano in lunghezza e posizione a seconda della sottospecie.
La corolla è bilabiata, lunga circa 10-15 mm, con colore variabile dal rosa, al lilla fino al bianco; il labbro superiore è convesso, peloso all’esterno e appena convesso, mentre il labbro inferiore è trilobato, con il lobo mediano più grande, emarginato o bilobo e spesso screziato di bianco. Gli stami sono quattro, didinami, con filamenti paralleli; l’ovario è supero con stimma bifido.
Il frutto è costituito da quattro nucule lisce, di colore castano scuro, arrotondate all’apice, tipiche del genere.
L’apparato radicale è fibroso e ben sviluppato, adatto a piante perenni che si rigenerano annualmente da gemme poste al livello del terreno.
Il numero cromosomico è 2n=22.
Habitat e distribuzione
La specie è diffusa in tutta l’area mediterranea, con un areale esteso lungo le coste e zone interne temperate, ma con presenze che si spingono anche verso nord e est dell’Europa. In Italia è presente praticamente su tutto il territorio, dalla pianura fino a circa 1300 metri di altitudine, con una maggiore concentrazione nelle regioni centro-meridionali e sulle isole maggiori.
Cresce preferibilmente in ambienti antropizzati e ruderali, quali incolti, bordi di strade, siepi, rovine, e terreni ricchi di sostanze nutritive, mostrando una forte affinità per suoli nitrofili. Predilige esposizioni soleggiate o parzialmente ombreggiate, con condizioni termofile.
La specie è polimorfa nel territorio italiano, con almeno quattro sottospecie che differiscono principalmente per caratteristiche del calice e distribuzione geografica: subsp. nigra, subsp. foetida, subsp. uncinata e subsp. velutina, alcune delle quali sono più frequenti in determinate aree, ad esempio la subsp. uncinata in Sardegna, Sicilia e Corsica, mentre la subsp. foetida è prevalente nella penisola fino alla Campania.
Periodo di fioritura
La fioritura si estende da maggio fino ad agosto, con possibili variazioni locali legate all’altitudine e alla latitudine. Nei climi più caldi e nelle zone mediterranee, la fioritura può iniziare precocemente a maggio e proseguire fino a settembre. La pianta presenta un ciclo polimorfo che permette una produzione prolungata di fiori durante la stagione estiva.
Ecologia e impollinazione
La pianta produce fiori bilabiati con corolla colorata e visibile, che attirano insetti pronubi, in particolare api e altri impollinatori entomofili. La struttura bilabiata e la disposizione degli stami favoriscono l’impollinazione incrociata, mentre la presenza di un odore forte e caratteristico può scoraggiare alcuni erbivori.
La disseminazione è barocora, ossia avviene per caduta dei semi vicino alla pianta madre. Le nucule, piccole e lisce, si depositano sul terreno favorendo la colonizzazione di nuovi siti, soprattutto in zone disturbate.
Curiosità e usi tradizionali
Il nome del genere richiama l’odore pungente e sgradevole della pianta, che è un carattere distintivo e che ha influenzato il suo utilizzo limitato in ambito erboristico e medicinale. Storicamente, la pianta è conosciuta per le sue proprietà sedative, utili per calmare stati di ansia, insonnia, isterismo e nervosismo, nonché per attenuare la tosse, in particolare la pertosse. Inoltre, stimola la secrezione biliare e possiede proprietà astringenti e vulnerarie utili in applicazioni topiche per ferite e irritazioni cutanee.
L’odore poco gradevole ha però sempre limitato la diffusione dell’uso medicinale e alimentare, anche se in passato gli infusi venivano spesso miscelati con erbe aromatiche quali anice, tiglio e camomilla per migliorarne il sapore e l’aroma. Nonostante ciò, la pianta è ancora considerata officinale e viene impiegata in fitoterapia.
Etimologia
Il nome scientifico deriva dal latino nigra, che significa “nera”, probabilmente in riferimento all'annerimento della pianta dopo l’essiccazione o al colore scuro delle nucule. Il nome del genere Ballota ha origini greche (ballote), con il significato di “rigetto” o “rifiuto”, alludendo al cattivo odore della pianta che la rende poco gradita agli animali erbivori.
Il nome comune italiano “cimiciotta” è probabilmente legato all’odore sgradevole, simile a quello di alcune cimici, che caratterizza tutta la pianta.
Fonti
- Prof. P.V. Arrigoni, "Flora analitica della Toscana", "Flora dell'Isola di Sardegna"
- Acta Plantarum - Flora delle regioni italiane (scheda di Anja Michelucci)
- World Flora Online (WFO)
Caratteristiche
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Classificazione
- Regno
- Plantae
- Famiglia
- Lamiaceae
- Nome completo
- Ballota nigra L.
- Forma biologica
- H scapScaposeH — Emicriptofite
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