Descrizione
Descrizione morfologica
Pianta erbacea perenne di modeste dimensioni, alta generalmente tra 3 e 12 cm, con portamento scaposo e fusto legnoso, breve e strisciante. Il fusto è in grado di resistere a condizioni di freddo intenso tipiche degli ambienti montani in cui vive, e presenta piccoli rami erbacei ascendenti. Le gemme perennanti si trovano a livello del terreno, da cui si sviluppa l’asse fiorale allungato, spesso privo di foglie.
Le foglie basali sono coriacee e glabre, di un verde lucente, con lamina di forma obcordata, arrotondata o bilobata all’apice, e sono inserite su un picciolo lungo 3-4 cm. Le dimensioni della lamina variano mediamente tra 13-18 mm in lunghezza e 14-22 mm in larghezza. Presentano da 3 a 7 nervature e sono caratterizzate dalla presenza di secrezioni calcaree sotto forma di minuscoli cristalli bianchi puntiformi, visibili con una lente, che vengono accumulati dalla pianta e liberati nell’ambiente. Le foglie cauline si riducono progressivamente verso l’alto, assumendo forme ovate, ellittiche e infine lanceolate.
I fiori sono raccolti in capolini sferici, compatti, di circa 1-1,2 cm di diametro, posti su un lungo scapo foglioso. Le brattee che compongono l’involucro sono lanceolate, con dimensioni variabili: le inferiori misurano circa 1,5 x 5 mm, mentre le superiori sono più piccole, tra 0,7 e 1 mm per 4-5,5 mm, e sono dotate di peli laterali lunghi 0,3-0,4 mm. Il calice è campanulato e dentato a cinque punte. La corolla è simpetala, bilabiata, con labbro superiore intero e labbro inferiore trilobato, di colore azzurro-violaceo che tende a schiarirsi con l’età fino a diventare quasi biancastro, fenomeno che riflette il nome specifico "incanescens" (che diventa canuto). I fiori sono pentameri, ermafroditi e zigomorfi. L’ovario è supero e uniloculare, formato da due carpelli, mentre lo stilo presenta uno stigma capitato o lievemente bilobo.
Il frutto è un achenio, piccolo e secco, tipico di molte specie della famiglia Plantaginaceae.
Habitat e distribuzione
Specie endemica dell’Italia, è presente esclusivamente nelle Alpi Apuane e nell’Appennino Tosco-Emiliano, dalla zona del Monte Orsaro al Monte Libro Aperto, estendendosi fino alle località di Montemarcello e Portovenere lungo la costa ligure. La sua presenza è strettamente legata a substrati calcarei, preferibilmente su rupi e affioramenti rocciosi calcarei, dove si trova distribuita tra i 600 e i 1300 metri di quota, con alcune presenze fino a 1600 metri. In alcune stazioni si spinge anche fino al livello del mare.
Predilige esposizioni soleggiate e ambienti montani caratterizzati da substrati duri e poveri di sostanza organica, dove il terreno è asciutto e ben drenato, condizione che favorisce lo sviluppo delle sue particolari foglie coriacee e delle infiorescenze.
La sua distribuzione limitata e la specificità dell’habitat la rendono una specie di grande interesse conservazionistico, tutelata dalla legge regionale toscana.
Periodo di fioritura
La fioritura si concentra prevalentemente nei mesi di maggio e giugno, periodo in cui i capolini sferici si mostrano con il loro caratteristico colore azzurro-violaceo, che con l’avanzare della stagione tende a schiarirsi. Non sono note variazioni significative del periodo di fioritura nelle differenti aree di distribuzione, ma la fioritura è strettamente legata alle condizioni climatiche montane locali.
Ecologia e impollinazione
La pianta si riproduce per via sessuata attraverso la produzione di acheni, ma anche per via vegetativa grazie al fusto legnoso strisciante da cui si originano nuovi germogli. I fiori, ermafroditi e zigomorfi, sono adattati per l’impollinazione entomogama, principalmente da insetti pronubi che visitano i capolini per l’impollinazione.
I dettagli specifici degli insetti pronubi non sono stati documentati approfonditamente, ma la struttura dei fiori bilabiati e la colorazione azzurro-violacea indicano l’attrazione verso api e altri imenotteri impollinatori comuni degli ecosistemi montani calcarei.
La dispersione dei semi avviene tramite gli acheni, la cui modalità di diffusione non è stata dettagliatamente studiata, ma probabilmente è limitata alla caduta vicino alla pianta madre, contribuendo alla limitata espansione dell’areale della specie.
Curiosità e usi tradizionali
Non sono documentati usi tradizionali alimentari o medicinali per questa specie, probabilmente a causa della sua diffusione molto limitata e dell’habitat roccioso poco accessibile. Tuttavia, la pianta riveste un notevole interesse scientifico e botanico per la sua antichità evolutiva e le caratteristiche morfologiche peculiari, nettamente differenziate rispetto ad altre specie del genere.
È stata scelta come simbolo dell’Orto Botanico "Pietro Pellegrini" di Massa, sottolineando il valore culturale e naturalistico che questa specie rappresenta per le Alpi Apuane e il territorio circostante.
Etimologia
Il nome del genere, Globularia, deriva dal latino globus, che significa "sfera" o "globo", in riferimento alla forma sferica dei capolini fiorali. L’epiteto specifico incanescens significa "che diventa canuto", richiamando il caratteristico cambiamento di colore delle infiorescenze che, con l’età, passano da un azzurro-violaceo intenso a tonalità più chiare, quasi biancastre.
Il nome comune italiano "Vedovella delle Apuane" è legato alla sua distribuzione geografica esclusiva sulle Alpi Apuane e probabilmente richiama la delicatezza e la rarità della pianta, simile a quanto accade per altre specie con nomi popolari evocativi nel contesto botanico regionale.
Fonti
- Prof. S. Pignatti, Flora d'Italia, Edagricole, Bologna 1982
- Acta Plantarum - Flora delle regioni italiane (scheda di Giuliano Salvai)
Caratteristiche
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Classificazione
- Regno
- Plantae
- Famiglia
- Plantaginaceae
- Nome completo
- Globularia incanescens Viv.
- Forma biologica
- H scapScaposeH — Emicriptofite
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