Pflanzenart
Sternbergia lutea
(L.) Ker Gawl. ex Spreng.
Herbst-Goldbecher
Beschreibung
Descrizione morfologica
Pianta perenne bulbosa appartenente alla famiglia delle Amaryllidaceae, caratterizzata da un bulbo di forma piriforme, con un diametro compreso tra 1 e 4 cm, ricoperto da scaglie di aspetto membranaceo e colore bruno scuro. Il bulbo è l'organo perennante da cui la pianta sviluppa annualmente fiori e foglie.
Le foglie sono da 4 a 6 per esemplare, rigide, lineari e carnose, con una consistenza coriacea. Presentano una superficie superiore scanalata e arrotondata all’apice; i margini sono dotati di papille più larghe che alte. Il colore è verde scuro opaco e la loro posizione è eretta o leggermente arcuata verso l’esterno. Durante la fioritura le foglie compaiono e raggiungono la maturità vegetativa al termine del periodo fiorale, superando in altezza il fusto floreale.
I fiori sono solitari, di un giallo lucente e brillante, quasi sempre avvolti da una spata membranacea lanceolata lunga circa 4 cm e larga 1 cm, con bordo verde. Il perigonio è composto da sei tepali oblungo-ellittici, saldati alla base in un tubo corto di 6-8 mm; le lacinie misurano circa 4 cm di lunghezza, con le tre interne più strette e più lunghe, e tutte ottuse all’apice, larghe tra 1 e 2,3 cm. Il fiore presenta sei stami ineguali, lunghi più della metà delle lacinie, con antere aranciate ben visibili. L’ovario è infero e tricarpellare, con ovuli disposti in due serie; lo stilo è filiforme e lo stigma, piccolo, è trilobato.
Il frutto è una capsula obovoide carnosa, che contiene semi piccoli, subglobosi e protetti da un guscio nero.
La pianta raggiunge un’altezza variabile, con il fusto fiorale generalmente più corto delle foglie mature.
Habitat e distribuzione
La specie è diffusa in gran parte del territorio italiano e in diverse aree del bacino mediterraneo, con un areale che si estende anche verso zone montane. In Italia è presente dal piano fino a circa 1200 metri di altitudine.
Predilige habitat quali prati, campi incolti e margini di boschi di latifoglie. Il suolo è generalmente ben drenato, con esposizione solitamente soleggiata o parzialmente ombreggiata, tipica degli ambienti montani e submontani mediterranei.
Nel contesto mediterraneo, si può trovare anche in ambienti semi-desertici e subdesertici estendendosi dal bacino fino all’Asia centrale, in conformità con il tipo corologico Mediterraneo-Turano.
Periodo di fioritura
La fioritura avviene prevalentemente tra settembre e novembre. Il periodo può subire leggere variazioni in base all’altitudine e alle condizioni climatiche locali, ma generalmente la pianta fiorisce in autunno, periodo in cui le sue vistose corolle gialle emergono nei prati e nei margini boschivi.
Ecologia e impollinazione
Il fiore, con la sua colorazione giallo brillante e la struttura aperta, è adattato all’impollinazione tramite insetti pronubi, che sono attratti dal colore e dal nettare. L’ovario infero e la presenza di stami ben sviluppati favoriscono la fecondazione.
La dispersione dei semi avviene tramite la deiscenza della capsula carnosa, con semi piccoli e protetti, che possono essere trasportati da agenti biotici o abiotici, anche se dati specifici sulla modalità di dispersione non sono dettagliati nelle fonti.
Curiosità e usi tradizionali
La pianta è notoriamente tossica e non deve essere confusa con lo zafferano coltivato (Crocus sativus), sia per portamento che per colore. L’ingestione di parti di questa specie può provocare sintomi simili a quelli dell’avvelenamento da colchicina, inclusi disturbi digestivi gravi quali enteriti, nefriti, vomito, diarrea e emorragie interne che possono portare al decesso. L’inalazione della polvere dei semi provoca forti starnuti.
Dal punto di vista biologico, la specie è stata utilizzata in laboratorio per esperimenti di raddoppio cromosomico, ottenendo fiori con caratteristiche più complesse.
In ambito ornamentale, la bulbosa si presta bene per abbellire aiuole e giardini rocciosi, grazie alla sua fioritura autunnale e al colore vivace.
Etimologia
Il nome del genere, Sternbergia, è un omaggio a G.M. Sternberg, botanico boemo vissuto tra il 1761 e il 1838, riconosciuto per aver scoperto e studiato queste piante. L’epiteto specifico "lutea" deriva dal latino e si riferisce al colore giallo del fiore.
Il nome comune italiano "zafferanastro giallo" richiama la somiglianza cromatica con lo zafferano vero, pur distinguendosi nettamente per la specie e le caratteristiche botaniche.
Fonti
- Acta Plantarum - Flora delle regioni italiane (actaplantarum.org)
- Acta Plantarum - Flora delle regioni italiane (scheda di Antonino Messina)
Merkmale
Wo ich sie gefunden habe (6 Beobachtungen)
Klassifikation
- Reich
- Plantae
- Familie
- Amaryllidaceae
- Vollständiger Name
- Sternbergia lutea (L.) Ker Gawl. ex Spreng.
- Synonyme
- Amaryllis lutea L.; Oporanthus luteus (L.) Herb.
- Lebensform
- Geofite bulbose
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