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Description

Descrizione morfologica

La perlina minore è una pianta erbacea annuale emiparassita, che raggiunge generalmente un’altezza compresa tra 10 e 60 cm, eccezionalmente fino a 70 cm. Il fusto è eretto, semplice o poco ramificato, coperto da una pubescenza di peli rigidi e retrorsi, spesso ghiandolosi, con peli rivolti verso il basso. Questa caratteristica conferisce alla pianta una superficie vischiosa o appiccicosa al tatto.

Le foglie sono disposte in modo opposto lungo il fusto, sessili, di forma lanceolata o lanceolato-lineare, con dimensioni variabili da 1 a 6 cm di lunghezza e circa 2-10 mm di larghezza. Le foglie inferiori sono generalmente subspatolate, quelle medie più strette, e quelle superiori triangolari e a volte bratteiformi. Il margine è dentato con circa 4-6 denti ottusi e spaziati su ciascun lato. La superficie fogliare è erbacea, spesso ghiandolosa.

L’infiorescenza è un racemo terminale spiciforme, breve e compatto durante la fioritura, con un portamento scaposo (asse fiorale allungato e privo o quasi di foglie). La spiga è di forma piramidale e quadrangolare, molto ghiandolosa. I fiori sono ermafroditi, zigomorfi, orientati in tutte le direzioni. Il calice è rigonfio, lungo 7-12 mm, con denti triangolari larghi, poco profondi e meno lunghi di un quarto del tubo calicino.

La corolla è bilabiata e misura tra 17 e 24 mm. Ha una caratteristica gibbosità alla gola, con il labbro superiore convesso, di colore porporino e bianco o completamente giallo, mentre il labbro inferiore è trilobato e riflesso con lobi di dimensioni simili. L’ovario è supero e biloculare.

Il frutto è una capsula loculicida ovoide, lunga quanto il calice (7-11 mm), apicolata e leggermente compressa lateralmente, densamente villosa. All’interno contiene numerosi semi ellissoidi, subreniformi, castano-chiari, con scanalature longitudinali e striature trasversali.

Habitat e distribuzione

La perlina minore è tipica di ambienti montani e submontani, presente dalla pianura fino a circa 1200 m di altitudine. Cresce preferibilmente in pascoli, terreni incolti, garighe, luoghi sabbiosi e aridi. È una specie eliofila e termofila, che predilige esposizioni soleggiate e aree con clima mediterraneo.

In Italia, la sua diffusione è segnalata soprattutto lungo le regioni costiere e nelle zone interne della Penisola fino alla Romagna, con presenze anche in Sardegna, Sicilia e Corsica. È presente inoltre nelle regioni dell’Eure-Mediterraneo e in alcune aree del Nord-Est come il Cuneese e la provincia di Venezia, estendendosi anche in Istria, anche se con popolazioni più scarse e localizzate.

Periodo di fioritura

La perlina minore fiorisce principalmente nei mesi di aprile e maggio. In alcune zone a clima più caldo o in situazioni particolari, il periodo di fioritura può estendersi leggermente, ma generalmente si concentra in primavera.

Ecologia e impollinazione

Essendo una pianta emiparassita, la perlina minore si nutre parzialmente di altre piante ospiti tramite radici specializzate, pur mantenendo la capacità di fotosintesi grazie alla presenza di clorofilla. Questa strategia consente di sopravvivere in ambienti relativamente poveri di nutrienti.

L’impollinazione è mediata da insetti pronubi, attratti dal colore giallo brillante dei fiori e dalla loro forma bilabiata che facilita l’accesso al nettare. La disposizione zigomorfa e il labbro inferiore trilobato fungono da piattaforma di atterraggio per gli impollinatori, che probabilmente includono api e altri imenotteri.

La dispersione dei semi avviene tramite la capsula loculicida che, una volta matura, si apre liberando numerosi semi piccoli e leggermente scanalati, favorendo una disseminazione efficace soprattutto in ambienti aperti e soleggiati.

Curiosità e usi tradizionali

La perlina minore, come molte Orobanchaceae, ha sviluppato un interessante adattamento evolutivo: pur essendo emiparassita, conserva la funzione fotosintetica, a differenza di altre specie completamente parassite come Orobanche.

Non sono note particolari applicazioni medicinali o usi alimentari tradizionali legati a questa specie, né folklore specifico che la riguardi. Tuttavia, il nome del genere ricorda un botanico piemontese del XVIII secolo, Carlo Antonio Lodovico Bellardi, a cui è dedicata la denominazione scientifica.

Etimologia

Il nome del genere Bellardia è un omaggio al botanico Carlo Antonio Lodovico Bellardi (1741-1826), attivo a Torino. L’epiteto specifico trixago deriva dal greco e si riferisce a un termine antico per una pianta simile, probabilmente con riferimento alla forma del labbro inferiore trilobato della corolla, che ricorda la struttura di piante citate da Plinio.

Il nome comune italiano “perlina minore” si riferisce alla dimensione relativamente contenuta della pianta e alla presenza di piccoli fiori gialli, che possono ricordare piccole perle sparse sulla spiga fiorale.

Fonti

  • Prof. S. Pignatti, "Flora d'Italia"
  • Acta Plantarum - Flora delle regioni italiane (scheda di Anja Michelucci)
Texte élaboré avec assistance IA à partir de sources scientifiques ·Méthodologie
Attention : Les applications pharmaceutiques et les usages alimentaires sont indiqués à titre purement informatif ; aucune responsabilité n'est assumée quant à leur utilisation à des fins curatives, esthétiques ou alimentaires.

Caractéristiques

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Classification

Règne
Plantae
Nom complet
Bellardia trixago (L.) All.
Synonymes
Bartsia trixago
Forme biologique
Terofite scapose

Période de floraison

Janv.
Févr.
Mars
Avr.Mai
Juin
Juil.
Août
Sept.
Oct.
Nov.
Déc.

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