Descrizione
Descrizione morfologica
Pianta erbacea palustre perenne, con portamento eretto e altezza che può raggiungere i 3 metri. Il fusto è robusto, cilindrico, non glauco, con uno spessore tra 2 e 3 mm nella parte prossima all'infiorescenza, mentre i germogli fioriferi hanno uno spessore di 5-12 mm nella parte centrale. La pianta possiede un rizoma semplice e rizomatoso, che emette radici e fusti avventizi, consentendo un ampio sviluppo e la formazione di popolazioni compatte.
Le foglie sono distiche, con lamina lanceolata (ensiforme), piana, di colore verde scuro, larghe da 3 a 12 mm (in media 3-6 mm), più lunghe dell'infiorescenza. La loro consistenza è erbacea. Il margine della guaina fogliare è membranoso e presenta auricole membranose all’apice, che spesso si disintegrano a fine stagione. Le ghiandole mucillaginose sono presenti nella zona di transizione tra guaina e lamina e sono di colore bruno, mentre sono assenti sulla lamina stessa e, di norma, anche al centro della guaina vicino all'apice.
L'infiorescenza è posta all'apice del fusto ed è costituita da due spighe monoiche separate da un asse nudo lungo da 1 a 12 cm. La spiga inferiore, più lunga (8-20 cm), porta fiori femminili, mentre quella superiore, leggermente più corta, ospita i fiori maschili. L’infiorescenza ha forma cilindrica, con un diametro di 1-2,5 cm. I fiori femminili sono rivestiti da squame spatolate opache di colore bruno scuro, con peli bruni e un perianzio aclamidato formato da setole sottili, che conferiscono all'infruttescenza un aspetto cotonoso. I fiori maschili presentano antere oblunghe di 1,5-2 mm con theche gialle e apici brunastro scuro, e peli o squame lineari. L’ovario è fusiforme, lungo 1-1,5 mm, con numerosi peli disposti in verticilli; lo stimma è lineare o lanceolato, di colore brunastro alla maturazione.
Il frutto è un achenio fusiforme, lungo circa 1 mm, con pericarpo non aderente al seme e dotato di peli che ne facilitano la dispersione per anemocoria (disseminazione tramite vento), formando una sorta di paracadute.
Habitat e distribuzione
Specie tipica di ambienti palustri e spondicoli, cresce lungo stagni, paludi, fossi e acque stagnanti o lente con profondità fino a circa 1 metro. Predilige acque mesotrofe, neutro-acide, ed è comune in habitat costieri e zone umide di pianura e collina, con presenza documentata in molte regioni dell’Italia e dell’area mediterranea. La sua presenza si estende anche nelle zone fredde e temperato-fredde dell’Europa, Asia e Nordamerica, con una distribuzione circumboreale. In Italia si trova diffusa soprattutto in aree umide del nord, centro e sud, spesso associata a specie come Scirpus e Phragmites.
Il substrato su cui prospera è tipicamente fangoso e ricco di sostanza organica, con esposizione a pieno sole o in zone parzialmente ombreggiate. La specie si adatta bene a condizioni di umidità costante e basse profondità d'acqua.
Periodo di fioritura
La fioritura avviene principalmente nei mesi di giugno e luglio, con possibili leggere variazioni a seconda dell’altitudine e delle condizioni climatiche locali. In genere, nelle zone più temperate e costiere la fioritura può anticiparsi o protrarsi più a lungo.
Ecologia e impollinazione
Typha angustifolia è una specie anemofila: l’impollinazione è affidata al vento, che trasporta il polline prodotto dai fiori maschili verso quelli femminili. I fiori sono circondati da un involucro di setole sottili che facilitano la dispersione del polline e successivamente dei semi. La disseminazione delle propagule avviene anch’essa tramite il vento (anemocoria), grazie ai numerosi peli ciliati che formano una specie di paracadute per i semi, facilitandone la dispersione su ampie distanze.
La pianta è eterofilla, con foglie di diversa forma e funzione, e forma popolazioni dense grazie all’espansione dei rizomi, che le permettono di colonizzare rapidamente gli habitat umidi. Questa capacità, unita alla resistenza a condizioni anche inquinate, fa sì che la specie possa diventare infestante in certi ambienti.
Curiosità e usi tradizionali
Storicamente, le foglie coriacee e impermeabili di questa specie sono state utilizzate per la realizzazione di stuoie, ceste, sedie e per impagliare fiaschi e damigiane. Nelle zone costiere, le foglie venivano impiegate anche per costruire capanne e piccoli natanti, mentre i giovani germogli erano consumati come alimento.
I rizomi essiccati venivano macinati per ottenere una farina simile a quella del grano, usata in tempi di necessità. Inoltre, i pappi pressati servivano per imbottire materassi, un uso che si rifà all’etimologia del nome generico legato all’uso delle foglie come imbottitura.
Oggi le infiorescenze femminili, con il loro caratteristico aspetto cotonoso, sono apprezzate nell’ambito della floricoltura come elemento decorativo per composizioni floreali secche.
Dal punto di vista ecologico, la specie viene utilizzata nei moderni impianti di fitodepurazione grazie alla sua capacità di resistere a vari tipi di inquinamento, anche chimico.
Va segnalato che la specie è considerata allergenica.
Etimologia
Il nome generico Typha deriva dal greco τύφη (týphe), termine usato da Teofrasto per indicare piante con foglie allungate usate per imbottiture, identificato con questa specie o simili. Probabilmente è connesso sia con il latino tuber che con l’inglese tuft, risalendo a una radice indoeuropea tewh- che significa “gonfiare, ingrossare”.
Il nome specifico angustifolia significa “a foglie strette”, dal latino angustus (stretto) e folium (foglia), un chiaro riferimento alla forma stretta e lanceolata delle foglie che caratterizza questa specie rispetto ad altre del genere.
In italiano la pianta è comunemente chiamata Lisca a foglie strette, un nome che sottolinea proprio la particolare forma delle sue foglie, più strette e sottili rispetto a quelle di specie affini come Typha latifolia.
Fonti
- Acta Plantarum - Flora delle regioni italiane (scheda di Roberta Alberti)
- World Flora Online (WFO)
Caratteristiche
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Classificazione
- Regno
- Plantae
- Famiglia
- Typhaceae
- Nome completo
- Typha angustifolia L.
- Forma biologica
- G rhizRizomatoseG — Geofite
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